Skip to content

Italia Domani MArco Rizzo

Marco Rizzo lancia il suo partito: cos’è Italia Domani e con chi si alleerà

Si chiama Italia Domani, ma non è il portale dedicato al Pnrr: l’ex Pci Marco Rizzo ci riprova dopo il divorzio da Democrazia Sovrana e Popolare: in arrivo il nuovo partito, il congresso fondativo e il saggio programmatico

Secondo Marco Rizzo, la storica divisione tra destra e sinistra è superata da 80 anni e oggi il vero scontro è tra il popolo e i vertici della finanza globale. L’ex comunista, oggi tacciato di rossobrunismo, ha sposato da tempo le battaglie sovraniste, proponendo una sintesi tra queste e le istanze dei lavoratori e dei ceti medi svincolata dalla logica bipolare destra-sinistra.

Assunti che erano già alla base di Democrazia Sovrana Popolare, la forza politica da lui fondata e poi abbandonata a fine luglio, in polemica con il presidente Francesco Toscano, che lo accusava di voler creare un asse con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Nel breve volgere di poche settimane, Rizzo s’è già riorganizzato e questa settimana ha annunciato il lancio della sua una nuova creatura, Italia Domani, modellata ancor più a sua immagine e somiglianza, e omonima della piattaforma governativa dedicata al Pnrr.

COS’È ITALIA DOMANI

Il nuovo soggetto politico sarà presentato ufficialmente il 3 ottobre all’Eur, in concomitanza con il lancio del nuovo saggio – “L’ultima trincea. Pace, lavoro, famiglia, città sicure” – in cui Rizzo tratteggia la sua visione politica. Intanto sono già disponibili sito e simbolo: un circolo a prevalenza blu, con il cognome Rizzo ben visibile al centro, il nome del partito nella corona e un inserto tricolore a richiamare la vocazione identitaria.

La nuova forza politica punta a “unire il popolo come il ceto medio, la classe media, piccola impresa, artigiani, agricoltori, professionisti con la classe lavoratrice. Quindi il 90% della popolazione, quindi non più uno scontro orizzontale destra-sinistra ma uno scontro verticale popolo unito contro l’elite economica e finanziaria”, ha spiegato Rizzo all’AdnKronos. Molto ottimista la nota che accompagnava la presentazione, che accredita già Italia Domani “al 3% delle intenzioni di voto”.

Quanto alle alleanze, per il momento Rizzo si limita ad apprezzare la linea “pacifista” di Roberto Vannacci, ma rivendica l’autonomia “Un generale che dice no alla guerra mi piace, ma precisiamo subito, non ci sarà nessuna alleanza. Puntiamo alla discussione programmatica partecipazione autonoma alle prossime consultazioni politiche”.

COSA C’È NEL PROGRAMMA DI ITALIA DOMANI

Venendo al programma, la proposta politica s’impernia sulla difesa della sovranità nazionale e sulla totale neutralità dell’Italia sul palcoscenico internazionale. Il che implica anche un netto rifiuto all’invio di armamenti militari all’Ucraina.

Sul fronte economico, il partito denuncia l’arricchimento di banche e multinazionali a discapito dei cittadini, proponendo un taglio radicale del carico fiscale, l’introduzione del contante in Costituzione e la creazione di una moneta sovrana complementare denominata Sire.

La sicurezza ricopre un ruolo centrale nel manifesto, con la richiesta di abbassare da cinque a tre anni le soglie per la detenzione effettiva, l’introduzione del lavoro carcerario e il blocco dei flussi migratori basato sulla reale capacità sociale del Paese. Dura è anche la critica verso l’Unione Europea, ritenuta un’entità tecnocratica da disarticolare, e verso le attuali politiche ambientali, accusate di provocare la deindustrializzazione del continente.

Sette i punti chiave – ma un solo obiettivo, ossia “un’Italia sovrana, giusta e finalmente protagonista del proprio domani” –  che campeggiano nell’homepage del sito: “1)  Pace, neutralità e sovranità; 2) Identità, Scuola, Cultura 3) Lavoro, Impresa, Moneta Sovrana 4) Sanità Pubblica e Stato Sociale; 5) Casa, Famiglia, Natalità; 6) Sicurezza, Confini, legalità; 7) L’Italia torni padrona delle sue risorse”. Per chiarire quest’ultimo punto, si specifica inoltre la volontà di creare una “nuova IRI e una Banca Pubblica Italiana” oltre a chiedere “lo stop alle sanzioni alla Russia” e “un federalismo solidale che rafforzi le Province” — basta con l’ambientalismo ideologico che impoverisce famiglie e imprese.

CHI C’È CON MARCO RIZZO IN ITALIA DOMANI

Scorrendo la lista dei firmatari dello Statuto, il dato più evidente è il travaso di ex esponenti di Dsp nel nuovo contenitore. Aderiscono infatti diversi transfughi, già referenti regionali nella scorsa avventura: Giuseppe Modafferi (Calabria, oltre che tesoriere),  l’ex vicesindaco di Imperia Alessio Saso (Liguria), Giuseppe Gasparri (Umbria) e Modesto Mario Della Rosa (Lazio). Completano il quadro altri ex componenti del direttivo nazionale di Dsp, ossia il saggista Antonello Cresti, già segretario organizzativo e rappresentante legale, il biologo e scrittore Enzo Pennetta e Antonella D’Angeli.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Torna su