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Lavoro, aumentano gli incidenti mortali. Damiano: “Serve prevenzione”

Damiano Inail

Conversazione con l’ex ministro del lavoro Cesare Damiano (CdA Inail). “Ogni anno l’Italia spende 45 miliardi di euro per riparare i danni che derivano dagli infortuni sul lavoro. Spostiamo quei soldi sulla prevenzione”

Circa tre morti sul lavoro al giorno. Sono questi i dati che arrivano dall’ultimo rapporto dell’Inail che fotografa l’andamento annuale (con dati fino a novembre 2022) in materia di incidenti, anche mortali, sul luogo di lavoro. Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto sono state 652.002 (+29,8% rispetto allo stesso periodo del 2021), 1.006 delle quali con esito mortale in discesa del 9,9% rispetto al 2022. Inoltre, sono in aumento le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 55.732, +9,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Ma cosa significano questi dati e quali trend possiamo leggere? Ne abbiamo parlato con l’on. Cesare Damiano, ex sindacalista e ministro del lavoro del secondo governo Prodi, attualmente componente del CdA dell’Inail.

On . Damiano secondo dati Inail quest’anno ci sono stati, a novembre 2022, 1.006 morti sul lavoro. Un numero enorme seppur in diminuzione rispetto all’anno precedente.

L’Inail fornisce mensilmente l’andamento degli infortuni non mortali, di quelli mortali e delle malattie professionali. La tendenza che si è registrata quest’anno, fino al mese di novembre, è stata di una crescita degli infortuni, di una crescita delle malattie professionali e di una diminuzione degli incidenti mortali. Quest’ultimo dato va letto con attenzione. Se si depura dall’incidenza delle morti sul lavoro dovute al Covid, in realtà quest’anno gli incidenti mortali salgono di numero.

Perché?

Perché mentre l’anno scorso il numero delle morti imputabili al covid contratto sui luoghi di lavoro era consistente, quest’anno è assolutamente più ridotto. Nella statistica bisogna tenerne conto. Questo per dire che, purtroppo, i dati relativi a infortuni non mortali, mortali e alle malattie professionali, sono tutti in aumento.

Cosa si può fare per rendere sicuri i luoghi di lavoro?

La parola chiave è prevenzione. Se si fa largo una cultura della prevenzione possiamo diminuire i 1000 morti all’anno, i tre morti al giorno che registriamo abitualmente. Naturalmente vale anche la pena ricordare in chiave storica l’andamento delle morti sul lavoro. Facciamo una retromarcia di 60 anni, pensiamo al boom dell’economia nel 1960-62. All’epoca purtroppo, accanto all’esplosione dell’economia italiana e al miglioramento delle condizioni di vita in generale, si registravano 10-11 morti sul lavoro al giorno. Poi questo trend, grazie alla contrattazione sindacale, alle scelte lungimiranti di alcuni imprenditori, all’innovazione tecnologica, all’ergonomia e al diffondersi di una maggiore consapevolezza sul problema, è sceso fino al 2008 a 4-5 morti al giorno. Successivamente, dopo il decreto 81 sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro varato nel 2008, di cui sono uno dei padri, siamo arrivati all’attuale situazione di 3 morti al giorno. È ancora una strage, ma con un andamento meno grave di quello dei decenni precedenti.

Cosa intende con “prevenzione”?

Intendo incentivare, lo fa l’Inail e io sono nel CdA, le imprese a predisporre piani di prevenzione. I bandi ISI dell’Inail servono a finanziare questi programmi di salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori. Occorre accentuare tutti gli elementi di controllo di una prestazione di qualità. Naturalmente bisogna anche considerare che il tessuto produttivo dell’Italia è costituito al 90% da piccole e piccolissime imprese nelle quali la diffusione di una visione culturalmente più avanzata sul tema della sicurezza non sempre si fa largo. Poi le do un dato.

Mi dica.

L’Italia spende tre punti di prodotto interno lordo ogni anno, che equivalgono a 45 miliardi di euro, per riparare i danni che derivano dagli infortuni: quindi lesioni, feriti, invalidità permanente o temporanea, malattie professionali o i risarcimenti ai familiari per le morti sul lavoro. Se fossimo in grado di spostare parte di questa risorsa da una spesa ex post in una spesa ex ante, per impedire il danno, si creerebbe un circuito virtuoso. E questo è solo un punto, poi c’è l’aspetto previdenziale

Cosa intende?

Credo sia ormai accettato che bisogna favorire il pensionamento anticipato per chi svolge lavori usuranti o gravosi, che contengono elementi di pericolo maggiori rispetto ai lavori impiegatizi. Allontanare prima il lavoratore attraverso il pensionamento è un elemento di salvaguardia.

Una buona parte dei fondi del Pnrr andrà alla costruzione di opere infrastrutturali. Sono previste penalità per le aziende che, avendo ricevuto fondi del PNRR, non rispettano le regole della sicurezza sul lavoro?

Non vedo norme stringenti da questo punto di vista. Dico che, per quanto riguarda le grandi infrastrutture, come Inail abbiamo promosso un’azione di convenzione attraverso la sottoscrizione di protocolli con le grandi imprese: penso all’Enel, all’Eni, alle Ferrovie dello Stato, ad Aeroporti e Autostrade, per attuare piani di prevenzione che vadano oltre le prescrizioni di legge e contrattuali. Ad esempio, l’apertura di cantieri per il raddoppio o l’insediamento dell’alta velocità dovrebbero, sulla base di questi protocolli, essere accompagnati da misure di digitalizzazione dei cantieri stessi. Intendo, per esempio, il varco elettronico per garantire che nei cantieri accedano esclusivamente i lavoratori realmente dipendenti e regolarmente contrattualizzati con il contratto dell’edilizia. Non lavoratori al nero o con contratti sotto pagati che hanno minore protezione. Il fatto di dotare tutti i dispositivi di protezione individuali di microchip che garantiscano, attraverso un controllo digitale centralizzato, che vengano indossati, penso al casco, ai guanti, alle scarpe antinfortunistiche e alle imbragature. Stiamo cercando di spingere in una direzione virtuosa utilizzando tutte le tecnologie a nostra disposizione con la digitalizzazione e anche i nostri centri di ricerca, come quello di Budrio, nel quale si stanno sperimentando tipologie di macchinari che alleviano la fatica umana, penso all’esoscheletro.

Quindi, per ricapitolare…                          

Per ricapitolare dico prevenzione, tecnologia, progettazione ergonomica dei macchinari al fine di salvaguardare la vita umana. Lei pensi se l’orditoio nel quale purtroppo ha perso la vita Luana D’Orazio fosse stato progettato in maniera da bloccarlo nel caso fosse stato eliminato, com’è stato fatto, il riparo per chi ci lavora. Avremmo salvato una vita umana.

On. Damiano l’aumento delle denunce presentate all’Inail rispecchia una maggiore consapevolezza tra i lavoratori oppure è solo un dato negativo?

Sicuramente può esserci questo fattore che non credo vada sottovalutato. Aggiungo che, soprattutto per quanto riguarda le malattie professionali, la crescita significativa di queste denunce deriva anche da una diversa capacità statistica che un tempo rimaneva più sommersa, e di una maggiore consapevolezza da parte dei lavoratori. Indubbiamente può esserci un fattore di crescita dovuto all’emersione di una parte di denunce che un tempo rimanevano nascoste.

Nel corso della scorsa legislatura vi sono state tre proposte per introdurre un salario minimo, in questa legislatura sembra che si voglia andare in un’altra direzione. Secondo lei rapporto ha il riconoscimento del valore del lavoro con la sicurezza del luogo di lavoro?

È indubbio che se un imprenditore sceglie la strada del sotto salario o del lavoro nero ritiene di dover risparmiare sul costo della manodopera e inevitabilmente risparmierà anche sul costo della sicurezza. Laddove si annida il lavoro nero esistono delle condizioni complessive di disagio nel lavoro che tutelano di meno e fanno crescere le possibilità di infortunio e malattie professionali, è indiscutibile. Se si sceglie la strada virtuosa della trasparenza e dei contratti di lavoro regolari, a tempo indeterminato, stipulati con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, o i migliori contratti del settore di appartenenza, si privilegia la qualità tecnica del prodotto. È questa la strada che dobbiamo seguire. Per quanto riguarda il salario minimo io penso che possa essere una misura da adottare concertandola con le parti sociali e quello che credo opportuno è il recepimento dei migliori contratti stipulati dalle organizzazioni sindacali. Non credo a una misura universale di salario minimo perché è chiaro che ogni settore ha un suo salario, anche in base al valore aggiunto. Inoltre, bisogna considerare che dalle ricerche fatte la maggior parte dei contratti al di sotto di una soglia minima di 8 euro lordi orari sono riconducibili al lavoro domestico, alle guardie giurate, agli operai agricoli e ai florovivaisti. Sono questi i contratti sottopagati per la scarsa rappresentatività dei sindacati. Lì bisognerebbe intervenire. Per il resto dovremmo recepire i minimi contrattuali stabiliti dai vari contratti di lavoro rappresentativi, recepirli per legge s’intende.

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