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Perché il condono salva-calcio non s’ha da fare

Emendamento Dl Aiuti Quater Condono Salva Calcio

Mentre l’inchiesta sul caso Juve procede tra nuove e vecchie intercettazioni che spuntano ogni giorno, il Ministero dell’Economia ha respinto l’emendamento inserito nel Dl Aiuti quater

Sono giorni caldi per il mondo del calcio. L’inchiesta Prisma che sta scuotendo l’ambiente Juventus ha riaperto i discorsi sulla poca, quasi nulla, sostenibilità di un sistema che non sa fare altro che produrre debiti (circa 600 milioni su 800 del totale prodotto dal calcio professionistico: Serie A, B e Lega Pro). In Italia, il calcio – oltre a dividere, far parlare, generare tifoserie – genera affari per quasi 80 miliardi di euro, la pandemia – tra stadi vuoti e mancati introiti dalla biglietteria – ha soltanto acuito inadempienze e falle già ampiamente esistenti. Dallo Stato non sono arrivati aiuti, se non per la misera cifra equivalente a poco meno dell’1% delle perdite. Negli ultimi tre anni, superiori ai tre miliardi di euro.

Bene, anzi male. Servirebbero riforme, interventi sostanziosi e sostanziali. Nell’ultimo decreto Aiuti del governo Meloni, il quater, è stato inserito un emendamento già ribattezzato come condono salva-calcio.

COS’E’ IL CONDONO SALVA-CALCIO

La norma riguarda l’articolo 13 e prevedrebbe la “rateizzazione fino a un massimo di 60 rate mensili di pari importo, con il versamento delle prime tre rate entro il 22 dicembre 2022” dei versamenti fiscali e contributivi sospesi a causa dell’emergenza Covid da inizio 2022 fino ad ora. Operazioni che, tra l’altro, dovevano essere completate in forma unica al 16 dicembre. Con l’emendamento si revoca la sanzione del 10% prevista per suddetta rateizzazione quinquennale.

A proteggere lo spalmamento dei debiti c’è anche lo scudo penale sportivo e amministrativo. Questo perché in caso di mancato versamento di ritenute Irpef superiori ai 150 mila euro annui e mancati pagamenti Iva oltre i 250 mila euro, le condotte di dirigenti e società diventano penalmente rilevanti.

FONTI DI GOVERNO: MEF CONTRARIO ALL’EMENDAMENTO NEL DL AIUTI

L’ultimo aggiornamento, però, riguarderebbe l’opposizione del Ministero di via XX settembre guidato da Giancarlo Giorgetti. Contrario quindi alla misura che in realtà vede il supporto non solo della maggioranza di governo ma anche di Pd, grillini, Maie e gruppo Misto. Anche Andrea Abodi, ministro dello Sport, sarebbe favorevole al blocco dell’emendamento. Dal mondo politico, invece, il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha minacciato un intervento in Senato per opporsi al condono. Stefano Patuanelli (M5S), invece, ha chiesto di ampliare la platea anche alle altre attività economiche e ai cittadini.

Insomma, il grido di dolore dei club di calcio sembra rimanere ancora inascoltato dalla politica. Certo, le ragioni per non guardare con occhi di compassione a società fortemente indebitate che da anni ripetono gli stessi errori, proponendo di quando in quando nuove astruse soluzioni salvifiche, ci sono tutte. Ma è anche vero che il rapporto strategico tra calcio e uomini di governo non può limitarsi soltanto al rimedio di accrediti gratis o a banali foto-opportunity da campagna elettorale. Quelle con sciarpa al collo e sorrisi magici.

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