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Perché il Superbonus dà il via alle maggioranze a geometria variabile

Superbonus

Forza Italia ‘isolata’ e resa ininfluente nel voto in commissione sul Superbonus. L’emendamento del governo passa grazie al soccorso di Italia Viva

Giorgia Meloni con Fratelli d’Italia alla fine decide di schierarsi con il ministro Giorgetti, Forza Italia capeggiata da Tajani si mette di traverso e si astiene e così ad andare in soccorso arriva il voto di Dafne Musolino (neo acquisto) di Italia Viva. Ecco inaugurato il primo caso significativo di maggioranza a geometria variabile del governo Meloni. L’occasione è stato il voto in commissione Finanze del Senato sull’emendamento del governo (o del Mef?) al decreto anti superbonus. Una battaglia campale per Giorgetti, per il suo presente e futuro alla scrivania di Quintino Sella e – sostiene il ministro – per gli stessi conti pubblici italiani.

FORZA ITALIA “ISOLATA” SUL SUPERBONUS MA RIVENDICA IL RINVIO DELLA SUGAR TAX

Il risultato sostanziale è stato che è passato lo spalma-crediti del Superbonus in 10 anni per tutte le spese sostenute nel 2023; sul piano politico i giornali (quelli di solito mai teneri con il centrodestra) parlano di una Forza Italia “isolata e schiacciata”, “commissariata”, “congelata”. Comunque resa ininfluente, dal voto e dai fatti, quantomeno su questa battaglia. Persino il Giornale si schiera con Giorgetti, con un editoriale firmato da Osvaldo De Paolini “Una scelta difficile ma obbligata”. Forza Italia, in questa fase apertamente dalla parte del mondo dei costruttori, delle imprese e delle banche, comunque può rivendicare di aver consentito l’accordo per rinviare l’entrata in vigore della sugar tax al 1° luglio 2025.

IL RIASSUNTO DELLE ULTIME PUNTATE SUL SUPERBONUS

Andiamo con ordine, e riportiamo il riassunto del Fatto quotidiano sugli step precedenti: “Il decreto di fine marzo in discussione in Senato vuole porre fine – è il terzo tentativo, forse quello buono – alla stagione dei vecchi bonus edilizi a partire dal 110%, il cui effetto si scaricherà sulle entrate statali nel prossimo quinquennio a colpi da 30 miliardi all’anno. Questa settimana, però, il governo s’è accorto che il decreto non bastava e ha presentato un emendamento al suo decreto per introdurre nuove strette: le detrazioni maturate dal 1° gennaio verranno spalmate in dieci anni anziché in 4-5, i crediti in mano a banche e simili in sei anni se sono stati acquistati sottocosto; sempre banche & C. non potranno usare i bonus edilizi per compensare i contributi Inps e Inail; i crediti già usati sulle scorse annualità non potranno più essere ceduti, etc.

Questa roba vale un anticipo della manovra d’autunno, perché – spiega il quotidiano di Travaglio – la sola detrazione decennale secondo il Tesoro sposta quasi 8 miliardi di minori entrate dello Stato dal prossimo quadriennio a dopo il 2029. Forza Italia però è contraria: “Lo Stato non può fare norme con valenza retroattiva”, diceva ancora ieri Tajani. In sostanza, FI lunedì ha proposto che tutte le nuove misure su detrazioni e crediti partissero dopo l’approvazione della legge, cioè da giugno: in questo modo, però, la manovrina di Giorgetti sarebbe stata decurtata di un buon terzo. Il Tesoro, forte dell’appoggio di Palazzo Chigi, ha dato dunque parere contrario su tutte le proposte di Forza Italia, che però non le ha ritirate.

LA SPONDA ALLA MAGGIORANZA (SENZA FI) DEL GRUPPO AUTONOMIE E DI ITALIA VIVA

(…) Meloni e Giorgetti hanno trovato sponda nell’opposizione. Ieri all’imbrunire il senatore altoatesino del gruppo Autonomie, Pietro Patton, ha fatto sapere che non avrebbe partecipato ai voti “notturni”, riportando la situazione in parità. Ma per approvare un emendamento serve la maggioranza e all’ora di cena quello del governo su cui Giorgetti aveva minacciato le dimissioni è passato grazie al voto favorevole di Italia Viva. Lotito di FI si era astenuto. Stamattina – conclude il Fatto quotidiano -, con l’aiutino del nuovo senatore meloniano, si vota per mandare il testo in aula: “La retroattività è un errore, ma saremo leali”, ha detto Tajani ieri sera. La guerricciola è finita”.

La guerricciola è finita adesso. Si riaprirà molto probabilmente con la stesura della prossima manovra di Bilancio. Fuoco e fiamme ma, anche in quel caso, c’è da aspettarsi che alla fine o qualcuno ingoierà il rospo o si troverà un compromesso e la maggioranza andrà avanti.

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