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Perché Salvini strappa sulla delega fiscale

Salvini Delega Fiscale

La Lega sulle barricate, almeno fino ai ballottaggi: “Che resti Forza Italia a donare sangue al governo”. E così Salvini sfrutta il pretesto della delega fiscale per muovere guerra al governo: “dentro ipotesi di nuove tasse”

“Si sono rotti gli argini… e pure qualcos’altro”, è la risposta che continuano a ripetere da via Bellerio, nel quartier generale della Lega. Un quartier generale per la verità un po’ in sofferenza, perché Matteo Salvini ultimamente passa più tempo a Roma che a Milano. Ma dalla estrema periferia nord del capoluogo lombardo, ora, ostentano compattezza.

“Matteo aveva due scelte – dice a Policy Maker un suo fedelissimo, che parla solo dietro la promessa che il suo nome non sarà rivelato – o tenere la testa bassa e ammettere che la sconfitta elettorale è colpa sua, o dimostrare la tesi opposta”, ovvero “che è colpa del nostro sostegno incondizionato all’esecutivo, dai vaccini agli sbarchi fino al green pass”.

Perché, fa notare il leghista che è stato anche esponente di spicco, “ovunque la Meloni è avanzata, ovunque dove noi ci siamo ridimensionati“. Come a dire: l’appoggio al governo fa male alla Lega, mentre le battaglie di Salvini, che sono le stesse della Meloni ma rimangono su carta per evitare fibrillazioni nella maggioranza, sono quelle giuste, alla base del travaso di consensi dal Carroccio a Fratelli d’Italia.


E poi c’è il tema, tutto interno alla Lega, del fronte dei presidenti di Regione del Nord contro Matteo Salvini: “quelli del Nord Est hanno sempre fatto di testa loro”, chiosa con l’aria di chi ha già vissuto esperienze simili la nostra fonte. “Il guaio questa volta è Giorgetti, lui a differenza dei governatori parla poco, ma sposta grosse fette di elettorato”. Il riferimento, ovviamente, è agli imprenditori del Nord.

Tra Giorgetti e Confindustria c’è un feeling particolare, che a Salvini non è mai andato giù. Tra Confindustria e Draghi c’è ben più di un feeling, quasi una liaison, basti pensare alla recente ovazione che gli industriali hanno tributato al premier. E anche questo non va giù a Salvini, stanco di provare a ingoiare rospi. Quindi? “Quindi sarà battaglia”, promettono da via Bellerio. Ma fino ai ballottaggi o pure più in là? “Dipende da come andranno i ballottaggi”.

E infatti Salvini sfrutta il tema della delega fiscale per iniziare la prova muscolare con Draghi: “Non voto la Delega fiscale perché non contiene quello che era negli accordi”. E questa volta dai suoi esige compattezza, niente più esponenti del governo leghisti che lo smentiscano a stretto giro: “I ministri della Lega – ha detto Salvini spiegando la diserzione dei leghisti del Cdm – non possono averla in mano alle 13:30 per una riunione alle 14. Non è l’oroscopo, non è possibile avere mezz’ora di tempo per analizzare il futuro degli italiani. C’è qualcosa da cambiare nella modalità operativa”.

Il segretario federale è durissimo: “I nostri ministri mi dicevamo che nei corridoio tutti gli altri ministri dicevano ‘avete ragione’. Poi dentro per ipocrisia si china il capo e si alza la manina. Noi non chiniamo il capo quando ci sono di mezzo la casa e il risparmio degli italiani”. Quindi, sulla delega fiscale, sconfessa Draghi: “C’è un’ipotesi di aumento di tasse che la Lega non avalla”. Draghi e il ministro dell’Economia, Daniele Franco, hanno ribadito a più riprese che non sarà così, ma Salvini, appunto, è ormai in campagna elettorale.

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