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Quanto conta il Pnrr per migliorare la nostra sanità

Salute E Ricerca

Secondo estratto del White Paper “Salute e ricerca – Immaginare nuovi modelli di sanità” di Start Magazine, che potete scaricare qui. Le sfide dell’Italia non possono ignorare l’esperienza della pandemia da Covid 19

La pandemia da Covid-19 ha impattato su ogni aspetto della nostra società: non solo sull’economia ma anche sulla struttura stessa, facendoci riscoprire, in un periodo storico in cui il welfare pubblico pareva destinato a sfilacciarsi a favore di una dimensione sempre più spesso privata se non perfino familiare, la centralità dei sistemi sanitari, scudo di difesa contro nemici subdoli e insidiosi: le malattie.

Adesso, intenti in quella che potremo definire “ricostruzione post pandemica” finanziata dai fondi europei del Next Generation Eu, dobbiamo dimostrare di avere imparato la lezione impartita dal virus: le difese debbono essere rafforzate e la salute deve tornare ad assumere un ruolo centrale, dopo che per anni tale settore era stato considerato la vittima predestinata di ogni taglio finanziario.

Anzi, dobbiamo intendere la pandemia come uno stress test utile a fare emergere, simultaneamente, tutti i problemi del sistema, così da rafforzare se non persino rivoluzionare le sue parti più deboli ed esposte, a iniziare dalla medicina territoriale, primo bastione del nostro sistema sanitario che, lo provano i fatti, si è anche rivelato il più debole, portando così alla congestione delle strutture ospedaliere e alla necessità di rinviare esami, visite e operazioni non attinenti all’emergenza sanitaria contingente.

IL PNRR E L’OCCASIONE DA NON PERDERE ANCHE NELLA SANITA’

Com’è noto, un capitolo importante dei fondi che l’Unione europea ha messo a disposizione dei vari Paesi membri per garantire la ripresa dopo la crisi è stato destinato proprio alla sanità. Attorno a questo capitolo di spesa si gioca la partita di una trasformazione del sistema sanitario che implica innanzitutto quel famoso “cambio di paradigma” che viene richiesto in tanti settori della nostra vita sociale nell’era post-pandemica. La chiamano “disruptive health innovation”.

Il White Paper di Start Magazine Salute e ricerca – Immaginare nuovi modelli di sanità parte proprio dalle lezioni impartite da un “essere” microscopico come il Covid-19 capace però di scuotere fin dalle fondamenta gli Stati più ricchi nel tentativo di comprendere non solo ciò che non ha funzionato, ma anche cosa si deve fare per non correre più il rischio di farsi trovare impreparati di fronte a minacce egualmente imponderabili.

IL PAPER SALUTE E RICERCA: COME FAR COESISTERE L’ASSISTENZA DOMICILIARE E LA TELEMEDICINA

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dunque, prova a ridisegnare la Sanità italiana, puntando, come è semplice intuire su una maggiore territorialità e assistenza domiciliare, con un approccio decisamente nuovo nell’assistenza sanitaria, che dovrà essere sempre più costruita attorno alle esigenze specifiche della singola persona.

Già oggi il Servizio sanitario nazionale (Ssn) garantisce alle persone non autosufficienti, o in condizioni di fragilità, l’assistenza sanitaria a domicilio, attraverso l’erogazione del- le prestazioni mediche, riabilitative, infermieristiche e di aiuto infermieristico necessa- rie e appropriate in base alle specifiche condizioni di salute del paziente. Il Pnrr dovreb- be rafforzare questo punto, facendo di ogni casa il primo luogo di cura di un soggetto: a questo obiettivo sono destinati ben 4 miliardi di euro, di cui 2,72 miliardi connessi ai costi derivanti dal servire un numero crescente di pazienti, 0,28 miliardi per l’istituzione delle Centrali Operative Territoriali e 1 miliardo per la telemedicina.

L’URGENZA DEGLI INTERVENTI SOCIALI

“L’investimento mira ad aumentare il volume delle prestazioni rese in assistenza domi- ciliare fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10 percento della popolazione di età superiore ai 65 anni (in linea con le migliori prassi europee). L’intervento si rivolge in particolare ai pazienti di età superiore ai 65 anni con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti”, si legge nel PNRR20.

“Solo attraverso l’integrazione dell’assistenza sanitaria domiciliare con interventi di tipo sociale si potrà realmente raggiungere la piena autonomia e indipendenza della persona anziana/disabile presso la propria abitazione, riducendo il rischio di ricoveri inappropriati. Ciò sarà possibile anche grazie all’introduzione di strumenti di domotica, telemedicina e telemonitoraggio”.

In questo contesto, andare oltre la singola prestazione “reattiva” a valle del singolo evento o bisogno è diventa un dovere: è necessario assistere costantemente e preven- tivamente il paziente lungo il suo intero percorso di vita. Tutto questo si traduce in una riorganizzazione tecnologica che presuppone lo sfruttamento di tutte le potenzialità della telemedicina, ovvero del monitoraggio dei pazienti attraverso sensori collegati con il medico di base, che può rendere più efficiente ed efficace la gestione del paziente e anche migliorare la prognosi della malattia.

Si tratta di un processo rivoluzionario, che può rappresentare la prossima frontiera per rendere i pazienti autonomi, agevolandone l’autogestione.

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