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Quanto costano il Pos e le commissioni per i commercianti

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Perché ai commercianti non piace il Pos? Tra le ragioni ci sono i costi di noleggio del dispositivo e per singola transazione. Ma i pagamenti elettronici riducono di un terzo la propensione all’evasione

Fabrizio Balassone, Capo del Servizio Struttura Economica del Dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, nel corso dell’audizione alla Camera dei Deputati, ha passato in esame le principali misure previste dalla legge di Bilancio. Palazzo Koch ha puntato il dito contro le agevolazioni all’uso del contante, dall’innalzamento del tetto a 5mila euro all’introduzione del limite di 60 euro, al di sotto del quale gli esercenti che non accettano pagamento elettronici non sono sanzionabili.

IL CONTRASTO ALL’EVASIONE FISCALE

 “Come già ricordato in passato – ha spiegato Fabrizio Balassone nel suo intervento -, i limiti all’uso del contante, pur non fornendo un impedimento assoluto alla realizzazione di condotte illecite, rappresentano un ostacolo per diverse forme di criminalità ed evasione”. A questo si aggiunge che “c’è inoltre evidenza che l’uso dei pagamenti elettronici, permettendo il tracciamento delle transazioni, ridurrebbe l’evasione fiscale”.

GLI ITALIANI E I PAGAMENTI DIGITALI: UN AMORE IN CRESCITA

L’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano ha stimato che nei primi sei mesi del 2022, i pagamenti digitali in Italia hanno raggiunto un valore complessivo di 182 miliardi di euro con una crescita del 22% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una tendenza destinata a crescere: entro la fine dell’anno i pagamenti digitali possono crescere tra il 15% e il 22%.

SECONDO CONFESERCENTI IL POS COSTA AI COMMERCIANTI 772 MILIONI DI EURO L’ANNO

Pero ad alcuni commercianti il Pos proprio non piace. La ragione principale è che all’uso del Pos sono legati dei costi, che vanno dal noleggio o l’acquisto del supporto fisico, il Pos sul quale si striscia la carta, al costo per singola transazione. Confesercenti lamenta un costo complessivo, fra commissioni e acquisto o comodato del dispositivo, che arriva a 772 milioni di euro l’anno. Ma tali costi pesano davvero così tanto sul reddito mensile degli esercenti? Nel corso degli ultimi anni il governo è intervenuto per mitigare i costi legati all’uso del Pos. Per esempio fino al prossimo anno viene riconosciuto, attraverso un credito d’imposta, un contributo fino a 50 euro, per l’acquisto dei dispositivi. A questo si aggiunge un ulteriore credito di imposta, per chi fattura fino a 400 mila euro, che copre il 30% delle spese sostenute per le commissioni.

QUANTO COSTA UN POS?

A questa domanda la risposta è “dipende”. Dalla banca, dal servizio richiesto, dall’ammontare del giro d’affari. Certo è che la scelta per il servizio più adeguato alle esigenze del proprio esercizio commerciale è vasta. Nel nostro paese il mercato dei pagamenti vede alcuni attori principali: Nexi, in partner con Intesa Sanpaolo, Unicredit, SumUp e Banca Sella. Come detto i commercianti hanno due oneri da soddisfare: l’acquisto o il noleggio del dispositivo e le commissioni sui pagamenti ricevuti. Un dispositivo può costare, se acquistato, da un minimo 29,99 euro, per i modelli base di Pos, a oltre 100 euro per quelli più sofisticati. Varia, e non poco, anche il canone mensile. Per esempio, Nexi mette a disposizione dei suoi clienti una soluzione a 14,50 euro al mese, alla quale vanno aggiunti 79 euro come costo di installazione, Unicredit e Intesa San Paolo, invece, applicano costi fissi di attivazione (da 100 a 200 euro) ai quali si aggiungono le spese mensili (dai 2,90 euro di Unicredit ai 18 euro di Intesa).

IL PESO DELLE COMMISSIONI DEL POS

I costi per il supporto fisico non esauriscono le spese dei commercianti per i l’uso del Pos. Secondo quanto rilevato da un rapporto congiunto di curato dai siti specializzati nella comparazione delle offerte Osservatorioconfrontaconti e Sostariffe, le spese per le commissioni variano tra l’1,7% e l’1,4%. Chi usa il circuito Pagobancomat, per esempio, paga una commissione media dell’1,40 per cento. Unicredit propone sul suo sito una commissione dello 0,9%, Intesa Sanpaolo scende a un minimo di 0,55% per transazioni, Nexi offre un importo che varia tra lo 0,99% per bancomat e prepagate e il 2,49% per i circuiti Visa e Mastercard tradizionali. Gli operatori più giovani, come Satispay, offrono condizioni ancora più vantaggiose: nessun costo di transazione fino a 10 euro, e oltre questa soglia il costo è fisso a 20 centesimi indipendentemente dall’importo.

I COSTI NASCOSTI DEL CONTANTE

Fabrizio Balassone, nella sua audizione, è intervenuto anche sui costi nascosti del contante, legati soprattutto alla sicurezza. “Nostre stime relative al 2016 – ha spiegato Balassone – indicano che, per gli esercenti, il costo del contante in percentuale dell’importo della transazione è superiore a quello delle carte di debito e credito“.

L’EVASIONE FISCALE IN CONTANTI E IN DIGITALE

Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano “ogni 10 euro pagati in contanti, 3,4 siano in nero. Un numero che scende a 1,2 per i pagamenti digitali”. Dunque la propensione all’evasione fiscale si riduce a un terzo con i pagamenti digitali.

MONETA ELETTRONICA, PNRR E MODERNIZZAZIONE

Quindi l’uso della moneta elettronica non sarebbe solo una comodità per gli acquirenti ma anche uno strumento di sicurezza per i commercianti. A questo va aggiunto che le disposizioni in materia di pagamenti in contante “rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione del Paese che anima il PNRR e con l’esigenza di continuare a ridurre l’evasione fiscale”, come ha sottolineato Fabrizio Balassone nella sua audizione. Non a caso la Premier è tornata sull’argomento ricordando che “quella dei 60 euro è una soglia indicativa”, ha detto Giorgia Meloni. Sulla questione c’è “un’interlocuzione con la Commissione Ue, perché il tema del pagamento elettronico è fra gli obiettivi del Pnrr, bisogna vedere come andrà a finire”, ha aggiunto la leader di FdI.

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