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Schlein non mi convince, preferisco Bonaccini alla guida del Pd. Parla Patrizia Prestipino

Patrizia Prestipino

Il PD si è riunito a Roma per riflettere sul risultato elettorale e sul futuro del partito. Ne abbiamo parlato con l’on. Patrizia Prestipino

È andata in scena a Roma una direzione PD infuocata. L’occasione per il Partito democratico per riflettere sulle ragioni di un deludente risultato elettorale e per capire come procedere in vista del congresso primaverile. Sul tavolo c’è il rebus delle alleanze, la scelta di un nuovo segretario (o segretaria) e lo stile dell’opposizione al governo Meloni. A questo va aggiunto lo scontento delle donne del Partito democratico che criticano la scarsa valorizzazione dei loro talenti all’interno del Partito.

Di tutto questo ne abbiamo parlato con l’on. Patrizia Prestipino, vulcanica deputata PD nel corso dell’ultima legislatura.

Cos’è emerso da questa direzione del PD?

All’ordine del giorno c’era l’analisi del voto. Io ho notato due diversi atteggiamenti. C’è chi ha avuto un atteggiamento autoassolutorio e lo ha espresso in maniera nemmeno troppo celata dando la colpa agli altri o alla legge elettorale. Atteggiamento che io trovo sbagliato.

Chi si è autoassolto?

A iniziare con questo atteggiamento autoassolutorio è stato il segretario. Nessuno voleva il mea culpa. Ma, a parte qualche passaggio in cui si è assunto delle responsabilità, c’è stato un continuo riferimento alla corresponsabilità. Che è anche vero, perché in questa fase in direzione si è votato sempre all’unanimità, come potevamo dividere il partito durante la pandemia, la guerra, la crisi energetica? Però non ho sentito passaggi critici costruttivi sulla strategia elettorale, politica e comunicativa. Mi sarei aspettata una riflessione più critica sulle ragioni che hanno portato a questa sconfitta.

E invece quali posizioni le sono piaciute?

Direi che le più schiette sono state le donne, anche appartenenti a correnti trasversali. Ho apprezzato molto gli interventi di Enza Bruno Bossio che ha parlato della mancanza di candidate donne nei posti sicuri al Sud, e dei temi del Sud che sono stati mal affrontati. Mi è piaciuto l’intervento di Alessia Morani che ha parlato di una sconfitta sotto tutti i fronti, politico, comunicativo, strategico. Mi è piaciuta la Pinotti.

Ha trovato coraggiosi tutti gli interventi delle donne ascoltati nel corso della Direzione PD?

No. Devo dire che chi ha avuto meno coraggio, e mi dispiace, è la presidente della conferenza delle donne (Cecilia D’Elia n.d.r.). MI sarei aspettata che dicesse una parola di condanna sul modo in cui sono state composte le liste a Ferragosto. Sono state messe donne in posizioni non elegibili. Il caso più eclatante è quello della presidente del partito Valentina Cuppi, candidata in una posizione non sicura e che, difatti, ha perso. Un partito che non tutela il suo presidente è destinato a morire. Poi stranamente tutti gli altri presidenti uomini sono stati sempre eletti in Parlamento. Questo è il modo in cui trattano le donne. Sa cos’è il metodo Towanda?

No, sinceramente no..

Il metodo Towanda è il grido di dolore delle donne sacrificate agli uomini. Tante donne hanno avuto pluricandidature per far entrare un uomo. Questo è un trucchetto del rosatellum, e queste cose sono insopportabili.

Ci può fare un esempio?

Si certo, proprio nel Lazio. Marianna Madia candidata nel collegio Lazio 1 dopo Zingaretti e candidata a Viterbo per far entrare Andrea Casu e non fare entrare me che ero al quarto posto. Ed è molto triste che una donna faccia una cosa del genere contro una collega.

Qualche giorno fa l’on. Turco ci ha detto che il PD ha un problema di maschilismo e che le donne devono preferire fare rete invece che stare vicine ai capi corrente. Mi sembra che lei confermi, o mi sbaglio?

Sì, però è anche vero che, come ha detto Monica Cirinnà, tra donne non riusciamo a fare squadra anche perché divise tra le correnti.

Da quello che racconta sembra che sia stata molta tensione tra le correnti anche nella composizione delle liste elettorali?

La mia corrente, Base riformista, è stata decapitata e non si è guardato al fatto che tanti dei parlamentari “fatti fuori” rappresentassero un territorio. Non si è guardato ai meriti e alle capacità ma ha prevalso il correntismo. Ci sono state tante di quelle incongruenze, si è scelto di salvare chi apparteneva alle correnti giuste, e sono state le donne a pagare di più. Non credo che dovrebbe essere questo il criterio che un segretario o una classe dirigente dovrebbe utilizzare. Enrico Letta ha ringraziato i territori e i circoli e poi in fase di composizione delle liste sono state scavalcate le esigenze dei territori, dei circoli e dei militanti. Non è coerente dire una cosa e farne un’altra.

Con candidati non propriamente ancorati al territorio…

Esatto i territori non sono stati rispettati. Fassino, Lorenzin, sono stati tutti catapultati da altre regioni. Già siamo in una situazione difficile e gli elettori del PD hanno dovuto digerire tante mancanze del partito, gli fai anche digerire candidati che non sono suoi ma come si può pensare che votino per noi. È naturale che trovino il PD repellente. E poi ci sono stati errori strategici gravissimi.

Ci spieghi meglio.

Abbiamo detto “no” a Calenda e al M5S e siamo stati andati a combattere avendo come alleati Fratoianni, che diceva di no alla Nato, cha ha attaccato Draghi in tutti i modi. Forse sarebbe stato meglio andare con il M5S o andare da soli. Ci saremmo potuti tenere tutti i collegi uninominali. Anche perché i collegi più sicuri li abbiamo dati ai nostri alleati mentre in quelli incerti ci abbiamo mandato le nostre donne e i nostri uomini. Non so se rendo l’idea. Il PD ha ceduto collegi sicuri come Roma 1, dove è stato eletto Gentiloni, Gualtieri, Cecilia D’Elia, a Demos. Perché? Perché abbiamo dato a Ilaria Cucchi il collegio di Firenze, forse sarebbe stato meglio metterla a Roma. Perché abbiamo dato Torino 1 a Riccardo Magi?

E la comunicazione in campagna elettorale le è piaciuta?

No, è un’altra cosa che critico. La mia è stata lunga, sono andata nei mercati, nelle piazze, ho macinato migliaia di km. Il dato che ho registrato è che non ci siamo fatti capire dagli elettori. Il M5S aveva il reddito di cittadinanza e l’ha difeso fino alla morte. La destra aveva diversi temi, dalla pressione fiscale alla cancellazione del reddito di cittadinanza. Noi abbiamo balbettato, non abbiamo detto né sì né no. Io per esempio l’ho difeso sebbene non l’abbia votato ma mi sono accorta che è stato uno strumento utile per arginare la povertà nel corso del lockdown. Gli elettori non hanno capito la strategia elettorale, non hanno capito la strategia di comunicazione, non hanno capito il messaggio. Se poi vedono anche candidati catapultati sul territorio è naturale che non ci votino. E poi voglio aggiungere una cosa.

Prego.

È stata impostata una campagna elettorale sul “pericolo fascista” e l’emergenza democratica. Cosa hanno fatto i francesi per contrastare la Le Pen? Hanno tirato fuori lo spirito repubblicano e tutti insieme l’hanno battuta. Noi no. Abbiamo detto che è la destra peggiore di sempre, la destra di Orban, la destra contro i diritti ma non abbiamo fatto da argine. Abbiamo fatto il contrario di quello che abbiamo detto. E quindi gli elettori o hanno votato il M5S, o non sono andati a votare, o hanno votato la Meloni per provare qualcosa di diverso. Perché del pericolo fascista è interessato poco.

Con chi dovrebbe allearsi il PD alle prossime elezioni regionali? Se n’è discusso in Direzione PD?

Vorrei sottolineare il dato pessimo che è stato realizzato nelle province del Lazio, parliamo di 56 a 18, è stato un dramma. Con questi numeri non si può pensare di vincere senza alleanze. Però bisogna capire sulla base di cosa ci si allea perché poi bisogna anche governare insieme.

Si deciderà al prossimo congresso…

Lei ha capito quando ci sarà? Letta ha detto che sarà in primavera ma la primavera inizia il 21 marzo e dura fino al 21 giugno. Quando è primavera? Per me il congresso prima si fa meglio è. Dobbiamo parlare di temi, di quale leadership abbiamo, se aperturista, socialdemocratico. A me non basta sapere se sia un uomo o una donna, perché mi interessa che cultura rappresenta.

Cosa ne pensa dell’ipotesi di ticket Schlein – Bonaccini?

Io penso che il ticket sia una follia, poi sono entrambi emiliani, mi sembra una cosa assurda. Un grande partito popolare non mette come ticket due esponenti della stessa regione, ci vuole un’equa distribuzione di rappresentanza territoriale.

Chi le piacerebbe invece?

Quello che ritengo più idoneo per storia, cultura, capacità di aggregazione è Stefano Bonaccini. Senza se e senza ma. Tra i nomi letti sinora dico Bonaccini. Con tutto il rispetto per la Schlein io non mi ci ritrovo in quel tipo di cultura politica. Non mi ci ritrovo per niente.

Forse non è nemmeno così vicina ai territori.  

Sicuramente è in gamba, preparata, ottima abilità oratoria però non la vedo radicata sul territorio. A differenza di Bonaccini, che arriva da una storia netta.

Il PD arriva a mangiare il panettone?

Sì, sì che ci arriva. Il PD è un essere strano. È una comunità vivente che ha tante sfaccettature al suo interno, come una grande famiglia allargata, dove si litiga, si divorzia, poi si ritorna. Ha un po’ troppe porte girevoli. Molti colleghi ci sono rimasti malissimo perché si sono visti scavalcati da chi dal partito è andato via come la Schlein, o da chi veniva da Forza Italia o dalla destra. Noi a Bologna abbiamo ri-candidato Casini da 40 anni in Parlamento e che è stato il vice di Berlusconi, a discapito di tanti bravi parlamentari uscenti. Pensi un po’ lei.

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