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Se il ministro Zangrillo condivide le bacchettate della Corte dei Conti

Zangrillo

Il ministro Zangrillo dice no agli aumenti a pioggia nella Pa e condivide le bacchettate della Corte dei Conti sul merito e l’assegnazione dei premi ai dipendenti pubblici

No ad aumenti a pioggia, valorizzazione del merito e promozioni decise anche dai dirigenti. Nella ricetta sulla Pubblica amministrazione del futuro che, dopo 18 mesi, il ministro Paolo Zangrillo ha nuovamente illustrato, prima in una intervista al Messaggero e poi in occasione del Forum Pa, troviamo alcuni cliché che da anni accompagnano il mondo della Pa senza che abbiano mai dato vita a particolari rivoluzioni. Di stop agli aumenti a pioggia per i dipendenti pubblici parlava già dieci anni fa l’allora ministra Madia. Così come in questi anni si sono sprecati i dibattiti sulla necessità di rendere attrattiva la Pubblica amministrazione per i giovani.

Tra l’altro il confronto si inserisce proprio nelle ore in cui la Corte dei Conti ha bocciato il sistema di valutazione adottato per i lavoratori delle pubbliche amministrazioni centrali (i ministeri) nel periodo 2020-2022. La magistratura contabile, infatti, ha ritenuto che la valutazione del lavoro degli impiegati pubblici è “poco efficace” ed è “stata troppo generosa”, con “l’appiattimento verso l’alto delle valutazioni del personale” e “la conseguente attribuzione di premialità senza adeguati presupposti meritocratici”.

ZANGRILLO: NO AGLI AUMENTI A PIOGGIA NELLA PA

Cosa ha detto quindi il ministro al Forum Pa, intervistato dal direttore dell’Ansa? “Abbiamo destinato un terzo della legge di bilancio al rinnovo dei contratti pubblici. Non possiamo permetterci – è l’ammonimento – di utilizzare questi otto miliardi con gli aumenti a pioggia. Dobbiamo avere il coraggio di introdurre sistemi di valutazione delle persone che ci consentano di utilizzare questi otto miliardi e di premiare le persone eccellenti. Soltanto attraverso la capacità di valorizzare queste persone possiamo guardare con fiducia al futuro”.

In merito non va dimenticato che lo scorso novembre il ministro Zangrillo ha firmato una Direttiva che introduce un sistema di valutazione comprendente anche il giudizio dei colleghi e dei collaboratori insieme a quello dei capi e degli stakeholders, cioè le persone interessate a quello specifico servizio pubblico.

“NELLA PA PROMOZIONI DECISE ANCHE DAI DIRIGENTI”

Nell’intervista al Messaggero, Zangrillo ha manifestato “la volontà di rendere più flessibili le possibilità di avanzamento del personale nella Pubblica amministrazione, assegnando ai nostri dirigenti un ruolo determinante nella crescita delle persone. Cosa che oggi non esiste”. L’ambizione, ha spiegato, “è di rendere disponibile un percorso di crescita delle persone che tenga conto non soltanto della necessità di vincere i concorsi. Anche perché io credo che in un’organizzazione sana, chi ha la responsabilità del capitale umano si debba prendere anche quella di misurare il valore delle persone e fare la differenza tra chi merita e chi no”.

Questo per attrarre soprattutto i giovani a lavorare nella pubblica amministrazione, “che aspirano ad entrare in un’organizzazione capace di farli crescere. Rendere l’organizzazione più attrattiva significa quindi responsabilizzare i capi anche sulla valorizzazione del capitale umano”. Questo cambiamento secondo il ministro non comporta il rischio che si creino baronati. “Niente affatto. L’obiettivo è l’esatto contrario: vogliamo che a prevalere sia il merito – ha precisato – perché soltanto in questo modo le persone davvero capaci possono fare strada e, per riuscirci davvero, stiamo immaginando dei percorsi decisionali collegiali”.

LE PERCEZIONI DI ZANGRILLO E LA BOCCIATURA DELLA CORTE DEI CONTI

Il ministro ha poi detto al direttore dell’Ansa di condividere le osservazioni della Corte dei Conti sulla poca efficacia della valutazione del lavoro dei dipendenti pubblici e “la conseguente attribuzione di premialità senza adeguati presupposti meritocratici”. “Se quel 30% spetta a tutti – ha aggiunto Zangrillo – credo sia un vulnus che fa male alla Pa: se premiamo tutti allo stesso modo sarà difficile risultare attrattivi verso i giovani in gamba”. C’è quindi “un gap significativo tra la nostra percezione e quello che gli utenti, cittadini, famiglie e imprese pensano di noi. Mi fa piacere che ci autopercepiamo come eccellenti ma meno piacere che i nostri utenti non ci percepiscano tali. C’è qualcosa che non torna”.

ZANGRILLO: ENTRO IL 2032 UN MILIONE DI LAVORATORI PA IN PENSIONE

Zangrillo ha poi ribadito che il Ministero sta “lavorando per cercare di rendere attrattiva la pubblica amministrazione. Da qui al 2032 la Pa perderà un milione di persone che hanno i requisiti per andare in pensione. Dobbiamo sostituirli, dobbiamo comprendere il contesto nel quale operiamo, siamo nell’epoca della trasformazione digitale”, ha concluso.

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