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Se il problema nel PD si chiama Goffredo Bettini

Bettini

Le posizioni dell’esponente dem creano confusione e imbarazzo, proprio nei giorni seguenti alla direzione in cui Letta aveva indicato una strada e trovato una ampia convergenza sulla road map che porterà alla elezione del prossimo Presidente della Repubblica

C’è fibrillazione in casa Pd in queste ore. La sovraesposizione mediatica – è il ragionamento che si fa nelle stanze che contano al Nazareno – di Bettini di queste ore fa ricordare la fase finale della segreteria di Zingaretti.
Le posizioni dell’esponente dem creano confusione e imbarazzo, proprio nei giorni seguenti alla direzione in cui Letta aveva indicato una strada e trovato una ampia convergenza sulla road map che porterà alla elezione del prossimo Presidente della Repubblica.

La riunione della direzione – lo ricordiamo – è stata aperta da una relazione sobria e stringata di Letta che ha ripercorso le tappe e le possibilità per arrivare alla elezione del Presidente della Repubblica proponendo in sostanza tre cose: 1. una candidatura di alto profilo istituzionale e garanzia costituzionale con una convergenza dell’attuale maggioranza di Governo. 2. un patto di legislatura tra le forze di maggioranza, che ne garantisca la scadenza naturale nel 2023 con Governo stabile che da un lato gestisca l’uscita dalla pandemia e dall’altro la ripresa economica in linea con il Pnrr. 3. il mantenimento di rapporto saldo con alleati centrosinistra e 5 Stelle per garantire la realizzazione dei primi due passsggi.

Si è poi articolato un dibattito con due posizioni di fondo. La prima, lanciata da Piero Fassino e Franco Mirabelli di area dem (vicina a Franceschini) e Goffredo Bettini – con convergenza anche di Andrea Orlando, in maniera leggermente più sfumata – che propende verso una soluzione che lasci inalterato l’attuale assetto di Governo, quindi con la permanenza di Draghi, come premier. La seconda – lanciata da Nicola Oddati e condivisa da Stefano Bonaccini, Sandra Zampa (persona più vicina a Prodi) e in maniera sfumata da Giuseppe Provenzano – accogliendo le indicazioni di Letta in maniera più autentica, non ha affatto escluso la candidatura di Draghi a Presidente della Repubblica, considerato che è una figura che ha tutte le caratteristiche per ricoprire al meglio il ruolo. In questo modo il garante del patto di legislatura sarebbe proprio Draghi, nel suo nuovo ruolo.
Oddati e Provenzano hanno chiesto mandato pieno a Letta per gestire questa fase, dunque non vincolato ad ulteriori passaggi.

Il Pd deve giocare con grande attenzione questa partita. Non ha i numeri per decidere il gioco, ma puó influenzarlo in maniera intelligente e determinante. A patto che l’istinto al “continuiamo così, facciamoci del male” non prevalga sul buon senso lettiano.

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