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“Serve l’autonomia differenziata temperata”. Parla Bardi

Bardi

Conversazione con il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi sul tema della riforma dell’autonomia differenziata proposta dal ministro Calderoli

Procede a passo lento la proposta di riforma dell’autonomia differenziata. Dopo l’accelerazione del ministro Calderoli, che a inizio anno ha preparato e presentato una bozza della riforma, dal Governo arrivano segnali di rallentamento. “Ho appena finito di scrivere il testo che recepisce le indicazioni emerse nel tavolo tecnico con i vari ministeri e nel vertice politico dei giorni scorsi – aveva detto il ministro in un’intervista domenica scorsa a L’Unione Sarda -. Penso che la prossima settimana il disegno di legge possa andare in Consiglio dei ministri per l’esame preliminare. Nel nuovo ddl si supera il criterio della spesa storica. Ora ci saranno tutti i passaggi parlamentari e gli altri costituzionalmente previsti”. L’Esecutivo, però, non ha alcuna fretta anche perché tra meno di un mese, il 12 e il 13 febbraio, si voterà in Lazio e in Lombardia. Il tema, almeno nel Lazio, potrebbe essere divisivo. “Non corriamo troppo, occorrono prima dei passaggi tecnici e al massimo possiamo discuterne in un pre Cdm, ma non questa settimana”, ha detto la Premier. Il tavolo del CdM dello scorso 18 gennaio ha stabilito, tra le altre cose, di definire il cronoprogramma sullo status di Roma Capitale e sulla riforma in senso presidenziale dello Stato. Una riforma, quella del presidenzialismo, più semplice da comunicare e meno contrastata nel centro-sud Italia.

Della riforma dell’autonomia differenziata, e delle sue ricadute pratiche, ne abbiamo parlato con il Presidente della regione Basilicata Vito Bardi (Forza Italia).

Abbiamo bisogno della riforma dell’autonomia differenziata? Quali sono i vantaggi e quali i rischi?

Abbiamo bisogno di ridurre il divario nord-sud, che aumenta dal 1971 a oggi. Non possiamo continuare a fare domani le stesse cose di ieri. Il sistema non funziona. Certo, serve gradualità: perciò parlo di autonomia “temperata”.

Cosa intende con “autonomia temperata”?

Intendo un percorso graduale di trasferimento di funzioni e di risorse, in base all’analisi dei dati

Presiedente Bardi la riforma dell’autonomia differenziata si pone nella scia della riforma costituzionale del Titolo V del 2001. Secondo lei su quali aspetti della riforma del 2001 la nuova riforma dovrebbe intervenire?

Diciamo che dobbiamo ancora leggere testi definitivi: per il momento la discussione è filosofica-politica.

Secondo lei quali sono gli aspetti sui quali si dovrebbe lavorare affinché questa riforma non attivi un processo disgregativo?

La premessa sono i LEP. Noi abbiamo un gap infrastrutturale, sanitario e produttivo importante. Come si fa a colmare in tempi rapidi questo divario, come ha fatto la Germania dopo la caduta del muro di Berlino? Questo è il tema.

Numerosi amministratori del sud hanno scritto al Presidente Mattarella preoccupati dai risvolti negativi della riforma. C’è il rischio che la riforma sfavorisca il sud?

Se guardiamo i dati, il regionalismo del 1970, la seconda cassa del Mezzogiorno, il decentramento e il federalismo hanno aumentato il divario nord-sud. Quindi bisogna cambiare un sistema che acuisce il divario Nord-Sud invece di ridurlo.

È rischioso che i Lep siano definiti attraverso una cabina di regia con un Dpcm?

Il veicolo è secondario. Se dopo lustri di attesa si potranno finalmente definire i LEP, credo sia solo una buona notizia per tutti. E poi il presidente del consiglio, Giorgia Meloni, ha una storia personale e un profilo politico molto chiaro in favore della coesione e dell’unità nazionale.

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