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Perché Meloni snobba il Trattato del Quirinale

Macron Draghi Meloni

Il Trattato del Quirinale, siglato da Mario Draghi ed Emmanuel Macron, non è mai piaciuto a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia

Le relazioni tra Italia e Francia non sembrano riuscire a trovare una strada in discesa. A poco più di un anno dalla firma del “Trattato del Quirinale”, un accordo per una cooperazione bilaterale rafforzata in ambiti quali la politica estera ed europea, la difesa, la gestione dei flussi migratori, l’industria e lo spazio, voluto e sostenuto dall’ex Premier Mario Draghi e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Premier Meloni, nel corso della conferenza stampa di fine anno, ne ha messo in dubbio l’operatività.

MELONI: “NON SO SE SIA PIENAMENTE OPERATIVO”

Per la premier Meloni e FdI i dubbi in merito al Trattato del Quirinale risalgono a più di un anno fa. “Ho contestato il “Trattato del Quirinale” tra Italia e Francia perché il Parlamento non era stato minimante coinvolto in questa vicenda”, ha detto ieri in conferenza stampa mettendo in dubbio che sia realmente operativo. “I contorni del Trattato non mi sono ancora chiarissimi, perché non ho avuto la possibilità di approfondirlo come avrei voluto – ha detto la Premier -. Mi pare che non sia ancora pienamente operativo, in ogni caso non lo è in questo momento, nel senso che io e Macron nelle ultime settimane, pur avendo parlato di mille cose, non ci siamo consultati sulle materie che erano oggetto. Mi riservo di valutare se il Trattato è operativo o non è operativo e sulla base di questo deciderò come andare avanti”.

LA COMPLICATA GENESI DEL TRATTATO DEL QUIRINALE MACRON-DRAGHI

Il trattato ha avuto una genesi complessa e lunga. I primi a parlare di un “Trattato fra la Repubblica francese e la Repubblica italiana per una cooperazione bilaterale rafforzata” (questo il vero nome del Trattato) furono, nel settembre 2017, l’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron, il quale propose l’idea di una partnership simile a quella siglata da Charles de Gaulle e Konrad Adenauer tra Francia e Germania nel 1963 e che Macron e Angela Merkel avrebbero replicato ad Aquisgrana nel 2019. Il ruolo del Presidente Sergio Mattarella si è fatto via via più centrale negli anni dei complicati rapporti italo-francesi durante il governo Conte I e Conte II. Con il governo Draghi le cose sono cambiate ma il Presidente della Repubblica ha continuato a essere il punto di riferimento per i partner francesi. Il Trattato è arrivato a conclusione dopo essere stato vagliato da un gruppo di “saggi” nominati dall’Italia e dalla Francia. Singolare il ruolo di Sandro Gozi, cui fu affidata la supervisione dei lavori, in quanto sottosegretario agli Affari esteri, insieme alla ministra degli Esteri francese Nathalie Loiseau. Oggi Sandro Gozi è deputato del Gruppo Renew Europe al Parlamento europeo, eletto nella circoscrizione francese con la lista Renaissance, promossa dal presidente francese Emmanuel Macron e da En Marche.

IL RICORDO DI MATTARELLA E MACRON A UN ANNO DALLA FIRMA

Non hanno dubbi sulla sua operatività il Presidente francese Macron e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Poche settimane fa, il 26 novembre a un anno esatto dalla firma del Trattato, il presidente Emmanuel Macron, via Twitter, ha ricordato il primo anniversario definendolo un simbolo di “unione” tra Francia e Italia. “Un anno fa siglavamo in un trattato l’unione dei nostri due Paesi”, ha scritto Macron su Twitter. Così come ha fatto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Il Trattato del Quirinale rilancia un’intensa e autentica amicizia tra i nostri popoli, che va alimentata nell’interesse comune dei due Paesi e, insieme, dell’Ue. Esattamente un anno fa, abbiamo suggellato l’unione tra i nostri due Paesi con un trattato. In questo giorno, invio un messaggio di profonda amicizia al popolo italiano”, ha detto il Capo dello Stato.

I DUBBI DI FDI SUL TRATTATO DEL QUIRINALE ARRIVANO DA LONTANO

I parlamentari di Fratelli d’Italia, dal canto loro, non hanno mai nascosto le perplessità in merito al Trattato. L’attuale ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto, lo scorso 26 novembre del 2021, in occasione della firma del Trattato tra Mario Draghi ed Emmanuel Macron al Quirinale alla presenza di Sergio Mattarella, criticò l’iniziativa “per questioni di metodo e di merito”, descrivendo l’accordo come “l’ennesimo tentativo di subordinare gli interessi di Roma a quelli di Parigi”. Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Delmastro, attuale viceministro della Giustizia che, in occasione della ratifica parlamentare, il 25 maggio del 2022, cui i parlamentari di FdI si opposero, disse che c’era “da dubitare della buona fede contrattuale dei francesi se nel frattempo si appropriano di fette territoriali e di confini italiani”.

LE CRITICHE DI URSO (DI IERI E DI OGGI)

Tra i parlamentati di FdI più critici in merito al Trattato del Quirinale c’è Adolfo Urso. La relazione del Copasir, di cui Urso era presidente, dello scorso febbraio aveva sottolineato alcuni aspetti critici del trattato del Quirinale, chiedendo di prevedere “un’adeguata tutela degli asset strategici in ambito finanziario e industriale italiani”. Il Comitato evidenziava infatti i rischi per la sicurezza nazionale rappresentati dalla penetrazione economica francese in Italia, nel settore automobilistico (Stellantis), delle telecomunicazioni (Tim-Vivendi) e bancario (Crédit Agricole). Il Copasir lamentava il mancato coinvolgimento preliminare del Parlamento per discutere dei temi della sicurezza nazionale interessati, come fatto invece per il memorandum sulla Belt and Road Initiative, l’accordo politico firmato con la Cina dal governo di Giuseppe Conte nel 2019. Adolfo Urso continua ad avere dubbi sul Trattato anche da ministro del Made in Italy. “Pochi giorni fa si è celebrato un anno del Trattato del Quirinale, ma ancora i gruppi di lavoro sulla cooperazione industriale e scientifica non erano stati attuati – ha detto Urso, rispondendo alle domande dei parlamentari nel corso dell’audizione sulle linee programmatiche del suo dicastero -, non basta celebrare un anno dalla sottoscrizione, bisognerebbe anche dare attuazione a cosa si è sottoscritto”. Il ministro ha poi teso la mano al “collega Le Maire” con il quale scegliere “i gruppi di lavoro bilaterali sui vari argomenti, tra cui quello dello spazio, oltre a quello automotive, che per noi è un settore straordinariamente significativo perché condividiamo un’impresa strategica e globale come Stellantis”.

UNA RELAZIONE ECONOMICA SOLIDA: SCAMBIATI BENI PER 103,8 MILIARDI DI EURO

Se le relazioni diplomatiche tra Italia e Franci non vivono un periodo felice, lo stesso non si può dire di quelle economiche. “La Francia è il primo investitore in Italia con uno stock di 74.3 miliardi di euro nel 2021, nonché il primo datore di lavoro straniero in Italia, con 290 000 persone impiegate”. A sostenerlo è una relazione pubblicata dall’Ambasciata di Francia. “L’Italia è il 5° paese di destinazione degli investimenti francesi all’estero, con il 5,3% dello stock totale francese netto all’estero”, allo stesso tempo l’Italia è “il 5° investitore in Francia, con uno stock di 54.5 miliardi di euro, mentre era il 9° nel 2020”. Insomma una relazione economica solida che sembra prescindere dalle scaramucce politiche.

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