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Tregua fiscale: la finanziaria aiuta chi non ha pagato le tasse?

Fisco

La tregua fiscale tende una mano ai contribuenti inadempienti: stralcio delle cartelle sotto i mille euro e rateizzazioni senza sanzioni delle altre

La Legge di Bilancio presentata dal nuovo governo fornisce la possibilità di ravvedimento a chi non ha voluto (o potuto) pagare le tutte le sue tasse. La cosiddetta “tregua fiscale”, secondo le prime stime dovrebbe riguardare 140 milioni di cartelle, e dovrebbe permettere di ricavare dagli introiti attesi dal “ravvedimento speciale” e dalla definizione agevolata delle controversie tributarie in ogni grado di giudizio, circa 1,9 miliardi.

Più di 1000 miliardi di tasse non pagate

L’ammontare di tasse non pagate dalle famiglie e dalle imprese italiane è un numero che solo a pronunciarlo fa paura: 1132 miliardi di euro. Una montagna di soldi tra tasse, imposte e contributi non riscossi. Circa la metà di queste cartelle ha un importo basso, al di sotto dei mille euro. “I costi di riscossione sono più elevati rispetto a quello che si può riscuotere”, ha detto il viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Inoltre molte di quelle cartelle non saranno mai pagate perché fanno riferimento a contribuenti deceduti o a imprese fallite.

Tregua fiscale: niente sanzioni purchè si paghi

La tregua fiscale introdotta dalla Legge di Bilancio riguarda i contribuenti debitori che non hanno regolarizzato la loro posizione con il fisco nelle precedenti tre rottamazioni a saldo e stralcio. Quando riapriranno i termini per la presentazione delle domande di regolarizzazione, i soggetti interessati potranno riallinearsi ai pagamenti scontati e pagare il dovuto rateizzando il loro debito in cinque anni. La logica seguita dal Governo è fare in modo che i contribuenti inadempienti paghino ma avendo a disposizione più tempo e senza dover aggiungere agli arretrati le sanzioni ordinarie.

Cancellate le cartelle sotto i mille euro

Tregua fiscale significa anche cancellare le cartelle esattoriali maturate nel periodo 2010-2015 fino a mille euro: saranno annullati tutti i debiti, comprensivi di capitale, interessi e sanzioni. La cancellazione sarà effettuata entro la fine di gennaio. “Invece per un ammontare superiore, si paga tutta l’imposta senza sanzioni, senza interessi, e con una rateizzazione 5 anni – ha detto il viceministro all’economia Maurizio Leo -. Non c’è nessun tipo di sanatoria, né agevolazione ai contribuenti facciamo pagare tenendo conto delle difficoltà e del carico sanzionatorio elevatissimo”.

I tre casi di inadempienza previsti dalla manovra

La manovra prevede tre diverse fattispecie di inadempienza. Nella prima il contribuente ha presentato dichiarazioni fedeli ma poi non è riuscito a pagare: in tal caso avrà una sanzione ridotta al 3% e la possibilità di rateizzare i pagamenti in cinque anni. Nel secondo caso il contribuente nella dichiarazione ha omesso di inserire alcuni redditi: pagherà una sanzione del 5% e potrà saldare il debito in due anni. L’ultima eventualità è quella in cui il contribuente sia stato raggiunto da un “avviso di accertamento” e potrà o aderire con “l’acquiescenza” alla proposta del fisco e ottenere uno sconto sulle sanzioni e una rateizzazione, oppure accedere a un contraddittorio al termine del quale avrà le sanzioni ridotte al 5% e il suo debito sarà rateizzato in cinque anni.

I vincoli della tregua fiscale

Tornano, anche in questa nuova tregua fiscale, dei vincoli presenti nelle precedenti edizioni. I contribuenti che vorranno ravvedersi potranno rateizzare il dovuto in un massimo di 18 rate però le prime due dovranno essere più corpose delle altre: ognuna di esse dovrà coprire il 10% del debito. In sostanza il fisco vuole tastare subito la buona volontà del contribuente. Se da un lato il fisco tende una mano dall’altro richiede serietà: in caso di mancato pagamento della prima o unica rata e di quelle successive si viene espulsi dal piano di recupero agevolato e riprendono a decorrere i termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei debiti con il fisco. In questo caso i versamenti effettuati saranno considerati come un acconto dell’importo complessivo.

I precedenti: il condono del governo gialloverde

Una misura molto simile a quella del governo Meloni era stata adottata nel 2018 dal governo gialloverde guidato da Giuseppe Conte. Nel decreto fiscale era previsto un condono per le cartelle fino a mille euro, maturare nel periodo compreso tra il primo gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010. L’operazione portò al recupero di circa 30 miliardi di euro ma i contribuenti italiani non hanno imparato a essere più virtuosi. Ogni anno si recuperano in media 10 miliardi ma allo stesso tempo si accumulano altri 70 nuovi miliardi da riscuotere. Tra il 2018 e il 2022 l’ammontare di crediti non riscossi è salito da 909,5 miliardi del 2018 a i 1132 del 2022: un aumento di 222,5 miliardi in appena quattro anni.

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