Italia

Trivelle, Ravenna chiede al Mise di aprire lo stato di crisi

Ravenna

Firmata in prefettura una lettera di richiesta di convocazione di un tavolo nazionale del settore Oil & Gas che riconosca la crisi di Ravenna

“È stato inviato ieri ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Economia, la richiesta formale da parte del Prefetto di Ravenna, Enrico Caterino, nella sua veste di rappresentante del Governo, di aprire un tavolo di crisi di sito sul comparto offshore centro settentrionale che ha sede a Ravenna. Il documento segue di 10 giorni l’incontro in prefettura con istituzioni, associazioni di categoria e sindacati, nel corso del quale è stata illustrata la situazione di crisi del settore, in particolare per l’estrazione del gas, nell’area del distretto centrosettentrionale che fa capo a Ravenna”. È quanto si legge su Il Resto del Carlino.

IL DOCUMENTO

“Sette pagine di documento e quattro di firme in calce: in tutto diciotto sottoscrizioni – aggiunge invece il Corriere di Romagna -. L’intestazione è ovviamente quella della Prefettura e a farsi portatore dell’istanza è lo stesso Enrico Caterino. Ma a seguire la lettera di richiesta di convocazione di un tavolo nazionale del settore e che riconosca una conclamata crisi del sito (con le conseguenze di tipo formale che ad essa conseguono) ci sono praticamente tutte le rappresentanze istituzionali, economiche e sociali del Ravennate”.

IL SITO DI RAVENNA

“Questa provincia, per le piattaforme di estrazione del metano presenti, rappresenta il più importante know-how italiano e anche la più importante massa critica in termini di occupazione: 3mila lavoratori diretti, 10mila dell’indotto. Dopo la riunione del 24 febbraio scorso in piazza del Popolo, il documento riassume i termini della richiesta promulgata proprio da tutti i soggetti che erano stati convocati dal prefetto. Nel testo si riassume da un lato come ‘sul settore upstream fra il 2013 e il 2016 Eni abbia speso oltre 2,2 miliardi di euro e nel 2017 aveva annunciato un ulteriore impegno per 2 miliardi, di cui circa il 50 per cento è rimasto bloccato’, ovviamente per lo stop alle prospezioni prima di 18 e poi di 24 mesi voluto dal Governo Conte e prolungato dal Conte bis per la scrittura del Pitesai (Piano per la transizione energetica delle aree idonee)”.

QUALE IL$ FUTURO?

“La lettera spiega come ‘questo nuovo intervento normativo non incentivi né il risparmio energetico né la produzione di energia da fonti rinnovabili, ma costringa l’Italia a dipendere esclusivamente da fonti importate’. E ciò nonostante ‘il gas naturale sia la fonte fossile più pulita e fondamentale per la transizione verso la decarbonizzazione’. Chiedendo quale futuro si prospetti per ‘le migliaia di lavoratori che perderanno l’occupazione’, chiede appunto ‘una gestione a livello nazionale della situazione di emergenza creata» e «l’apertura di un tavolo di crisi di sito’”.

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