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Tutte le pene di Giorgia Meloni

Meloni

Alla viglia dell’insediamento delle Camere, Giorgia Meloni arriva con uno stress non da poco: troppi ancora i nodi da sciogliere per la formazione del nuovo Governo

A volerla dire tutta con franchezza, al netto dell’ottimismo e della grinta di facciata che le ha appena fatto promettere “il governo più politico di sempre”, Giorgia Meloni sta arrivando stressata all’insediamento delle Camere, domani, e alle trattative vere per la formazione del governo con i suoi alleati di centrodestra, quando Sergio Mattarella potrà finalmente conferirle l’incarico di presidente del Consiglio. Quelle svoltesi sino ad ora, del tutto informali, non sono state trattative. Sono stati incontri o contatti, spesso del tutto occasionali, serviti solo a moltiplicare i dubbi dell’interessata, o farle fare il classico segno della croce.

Sentite questo passaggio della cronaca della Stampa di oggi, in prima pagina: “Lontano dalle telecamere va in scena un breve faccia a faccia tra Meloni e Ronzulli. Non serve a nulla, se non a far capire alla senatrice che la premier in pectore non si muove di un millimetro. Il governo si allontana: per Ronzulli si inizia a parlare della presidenza del gruppo di Forza Italia a palazzo Madama. Meloni si sfoga con i suoi. “Io voglio un governo con le persone giuste al posto giusto- ripete allo sfinimento- non come quello di Berlusconi nel 2018”. Un esecutivo di cui lei faceva parte ma, a quanto pare, non conserva proprio un’ottima memoria”: fu prima minato da una mezza guerriglia politica condotta con grande disinvoltura dall’allora presidente della Camera Gianfranco Fini, sino a proporne la sfiducia, e infine spazzato via per fare posto al loden e al laticlavio di Mario Monti.

Purtroppo non è una forzatura giornalistica né “l’asta di governo” lamentata su tutta la prima pagina da Repubblica, riferendo appunto del traffico nell’ufficio di Giorgia Meloni a Montecitorio, né la rappresentazione amletica della giovane leader della destra italiana proposta dal Riformista attribuendole questa domanda: “Licia Ronzulli dove la metto?”.

Non si tratta della prima ex infermiera – sia detto senza volontà di offendere- che incrocia le simpatie e la fiducia di Berlusconi, ma questa Ronzulli è la prima che sta facendo davvero rischiare il naufragio del primo governo a guida femminile nella storia d’Italia per l’ostinazione con la quale il Cavaliere ha deciso di sostenerne le ambizioni, liquidando come “arroganti”, senza uno straccio di smentita o precisazione, le resistenze della candidata a Palazzo Chigi, Alla quale pure non più tardi di qualche giorno fa, intervistato da Augusto Minzolini per il Giornale di famiglia, l’ex presidente del Consiglio aveva riconosciuto “la determinazione e la lucidità” necessarie a guidare il governo.

 

Tutti i Graffi di Damato. 

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