Italia

Tutti i grilli tra Grillo e Di Maio nel Movimento 5 Stelle

Di Maio Grillo

I graffi di Damato sui sogni di Beppe Grillo su Luigi Di Maio, il mostro politico che ha creato e leader del Movimento 5 Stelle

Invitato, esortato, supplicato sotto e oltre le cinque stelle a mettere finalmente ordine nel movimento da lui fondato e portato fortunosamente al governo, per giunta non come una componente minore di chissà quale maggioranza ma come la forza più consistente in Parlamento, com’era una volta la Dc, quel diavolo di Beppe Grillo continua a giocare con quella specie di mostro politico che ha creato.

E’ un miracolo che la vista che si concede sui Fori Imperiali ogni volta che va a Roma per incontrare i suoi “portavoce” del popolo, fra una visita e l’altra all’ambasciata della Cina, quella naturalmente comunista di Pechino, perché non so neppure se sia rimasta aperta in Italia una rappresentanza diplomatica della Cina nazionalista di Formosa, non lo abbia tentato a imitare Nerone. Non siamo ancora arrivati, per fortuna, a questo, cioè alle fiamme.

L’ultimo gioco di Grillo con e attorno al suo tormentatissimo movimento, che oltre a perdere voti dappertutto come acqua da una botte bucata ha cominciato a perdere anche parlamentari nelle Camere pur salvate nella scorsa estate dallo scioglimento anticipato cambiando rocambolescamente alleati di governo, è quello che sotto traccia si scorge sul blog personale dell’”elevato” nella sua 93.ma settimana, ultima di questo bizzarro 2019 e prima dell’incipiente 2020.

Vi si trova una notizia, chiamiamola così, che sembra studiata o scelta apposta fra le tante con le quali si diverte il comico genovese per immaginare una soluzione al problema principale, o più “divisivo”, direbbe il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del maggiore partito di governo: come sostituire nel ruolo di “capo” l’ormai contestatissimo Luigi Di Maio. Contro il quale alcuni senatori sono già passati alla Lega e altri, anche deputati, sono quanto meno tentati dal progetto dell’ormai ex ministro della Pubblica Istruzione Lorenzo Fioramonti di costituire gruppi autonomi in soccorso di Conte, per quanto il professore li abbia nella conferenza stampa di fine anno supplicati di rinunciarvi e di restare, per carità, dove sono. Diversamente essi potrebbero non aiutarlo ma rovinarlo facendo impazzire l’irrequieto, inquieto e quant’altro Di Maio. Che neppure la politica estera, di cui è titolare alla Farnesina, riesce a distrarre dai problemi interni e intricatissimi del suo partito, o com’altro debba essere chiamato, sentendosi accerchiato, tradito, incompreso e quant’altro.

“Il tuo prossimo capo potrebbe essere un Robot”, ha titolato testualmente Grillo sotto un bel disegno rigorosamente rosso come il colore della Cina che lui ormai ama, e dove le percentuali di consenso al robot, come vedremo, sono fra le più alte nel mondo, insieme con l’India.

Forte d’indagini condotte da gente che se ne intende, Grillo ha raccontato che “entro il 2030”, cioè entro una decina d’anni, “fino a 800 milioni di lavoratori in tutto il mondo potrebbero essere sostituiti da una macchina”. E volete che il giovane Di Maio, per quanto mai occupato- che si sappia- prima di diventare deputato e poi vice presidente della Camera, e poi ancora vice presidente del Consiglio, ministro dello Sviluppo Economico, ministro del Lavoro e infine ministro degli Esteri, dopo avere peraltro conquistato i gradi o galloni di capo del movimento grillino, possa sottrarsi al destino di tante centinaia di milioni di lavoratori, magari con la stessa precocità con la quale lui ha potuto scalare la politica italiana?

Grillo, sempre documentatissimo nei suoi spettacoli, ha anche rivelato che “Oracle e Future Worplace”, mica i giornali e giornalini che noi leggiamo ormai senza neppure passare per le edicole, “hanno riscontrato che l’82% dei lavoratori crede che i robot siano più bravi in determinati compiti -come mantenere gli orari di lavoro e fornire informazioni imparziali- rispetto ai loro omologhi umani”. “E quasi i due terzi (64%) dei lavoratori di tutto il mondo -ha aggiunto Grillo, generosamente sottrattosi nella sua vocazione di sinistra alla tentazione di definirli “proletari”- hanno affermato che avrebbero più fiducia di un robot che di un responsabile umano. In Cina e in India questa cifra sale a quasi il 90 per cento”.

Davvero formidabile il nostro “elevato”, anzi elevatissimo, che abbia o no pensato di sostituire Di Maio con un robot di fronte ai tanti inviti che gli vengono a intervenire finalmente sulle sorti della propria creatura politica. Formidabile anche l’idea di sistemare sotto questa disquisizione sull’inarrestabile avvenire dei robot la pubblicità del nuovo spettacolo di Grillo, che si chiama “Terrapiattista”, naturalmente da terra piatta anziché tonda come adesso la vedono anche gli astronauti e, ammirati, ce la fotografano a colori.

Tutti I graffi di Damato.

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