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Tutti i subbugli del centro politico a caccia di identità

Centro Calenda Bonino

Carlo Calenda disponibile a correre da premier. E poi Toti, Gelmini, Di Maio, Renzi, Brunetta e Beppe Sala… ecco chi lavora al ritorno di un movimento politico di centro

A due mesi dalle elezioni anticipate, il panorama politico prova a riassestarsi in vista dell’inedita campagna elettorale estiva. Se nel centrodestra gli attori sono chiari (ma devono trovare un accordo sulla leadership), il centrosinistra è il mare più agitato. Lo strappo di Giuseppe Conte sul Governo Draghi ha gettato alle ortiche il progetto politico del “campo largo” di Enrico Letta. L’eterogenesi dei fini della caduta del Governo Draghi ha fatto sì che sia proprio l’area del centro a emergere con più forza. Toti, Gelmini, Di Maio, Carlo Calenda, Renzi, Brunetta e il sindaco di Milano Giuseppe Sala lavorano al ritorno di un movimento politico di centro.

BRUNETTA, GELMINI E CARFAGNA: ADDIO A FORZA ITALIA

La chiusura dell’esperienza del Governo Draghi rischia di decretare la fine del partito più longevo della seconda Repubblica. I ministri Maria Stella Gelmini, Renato Brunetta e Mara Carfagna hanno lasciato Forza Italia in disaccordo con la scelta dei parlamentari azzurri di affossare il governo dell’ex governatore della BCE. “Per quattro anni, mi sono battuta all’interno del partito per difendere la sua collocazione europeista, occidentale e liberale, dall’abbraccio del sovranismo – dice Mara Carfagna a Repubblica -. Una parte considerevole di Forza Italia la pensava allo stesso modo. Siamo stati sconfitti, più volte, l’ultima in modo bruciante: neppure consultati sulla crisi del governo di salvezza nazionale che noi stessi avevamo voluto. Ora mi chiedo: ha un senso proseguire una battaglia interna? O bisogna prendere atto di una scelta di irresponsabilità e instabilità, fatta isolando chi era contrario, e decidere cosa fare di conseguenza?”

IL FRONTE REPUBBLICANO

Azione e +Europa, con Carlo Calenda, Matteo Richetti, Emma Bonino e Benedetto Della Vedova hanno presentato nella sede romana dell’Associazione Stampa Estera il Patto Repubblicano, un manifesto elettorale in 14 punti che prova a offrire una proposta politica alternativa alla destra e che guarda al PD. La politica estera acquisisce un valore primario in questa epoca, i cardini del Patto Repubblicano sono l’europeismo e l’atlantismo, da declinare con il sostegno alla difesa comune europea, alla Nato e con il superamento dell’unanimità al Consiglio Europeo. Il secondo tema in agenda è il bilancio. La proposta dei centristi – liberali è ridurre il debito e tagliare con la politica dei sussidi a pioggia, quindi si auspicano una revisione del reddito di cittadinanza e del bonus 110%, da sostituire con azioni di efficientamento energetico mirato.

CARLO CALENDA FA SCOUTING

Al patto repubblicano guarda con interesse l’ex ministro Maria Stella Gelmini che ha affidato il suo interesse ai canali social. “Ho letto il manifesto di @Azione_it. Europeismo e atlantismo, infrastrutture, PNRR, industria 4.0, revisione del reddito di cittadinanza. È l’agenda Draghi ed è quello che serve all’Italia. @CarloCalenda io ci sono, vediamoci”. Appello a cui ha risposto in termini affermativi il leader di Azione, Carlo Calenda.

Calenda, sempre via Twitter, ha anche condiviso l’intervista a La Repubblica nella quale Mara Carfagna discute di un possibile avvicinamento al Patto Repubblicano. “Credo che l’esperienza del governo di salvezza nazionale, una esperienza davvero patriottica fondata su una visione concreta dei problemi e degli impegni internazionali dell’Italia, meriti un secondo tempo – dice il ministro del Sud -. Ci serve più europeismo e più credibilità verso ogni nostro alleato. È necessario affrontare le grandi questioni dello sviluppo, delle tasse, del lavoro, per risolverle e non per fare propaganda. E penso anche all’azione per il Sud: per la prima volta dopo vent’anni il governo Draghi non lo ha trattato come zavorra ma come area su cui investire per creare più lavoro e più servizi. Il mio “fronte” è questo, questa sarà la mia battaglia del futuro…”.

I CENTRISTI DI CARLO CALENDA PROPONGONO DRAGHI PREMIER

Per i centristi del Patto Repubblicano “c’è una sola persona che bisogna tenere a fare il presidente del Consiglio e si chiama Mario Draghi – dice Calenda. Se i cittadini italiani ci faranno vincere prometto che chiederemo a Draghi di restare a palazzo Chigi”. Tale presa di posizione ne porta con sé un’altra: una chiusura netta a chi ha lavorato per far cadere il Governo Draghi. Quindi, tirando le somme, sì all’alleanza con il PD e no a quella con il M5S. “Da 24 ore è iniziata la prima interlocuzione col Pd che in questi anni ha preferito altri interlocutori, il M5s e l’estrema sinistra, ad esempio – ha detto Emma Bonino -. Starà anche al Pd aprire un’interlocuzione con noi, che auspichiamo. Non è che mi posso presentare nella sede del Pd con un bazooka, non si può fare”.

DI MAIO: “COSTRUIRE UN’AREA DI UNITÀ NAZIONALE”

Se Carlo Calenda ha chiuso a Di Maio liquidando con una battuta (“Non so di chi lei stia parlando”) l’ipotesi di ingresso nel Patto Repubblicano di “Insieme per il futuro”, il partito del ministro degli Esteri, quest’ultimo prova ad essere più conciliante. “Se vogliamo davvero costruire un’area di unità nazionale che guardi all’obiettivo di mettere a posto questo Paese, con una prospettiva, una visione, una programmazione, non posso rispondere tramite le interviste o le repliche all’uno o all’altro tweet, io vorrei cercare di unire come stanno facendo tanti altri – dice Di Maio a Repubblica -. Se ci riusciamo bene. Se non ci riusciamo allora vorrà dire che gli elettori prenderanno atto anche di questo”.

IL CENTRODESTRA ESISTE ANCORA?

Nell’area del centro c’è chi non guarda (solo) a sinistra. Stiamo parlando del governatore della Liguria Giovanni Toti e del suo movimento Italia al Centro. “Aspetto di conoscere con quale piattaforma il centrodestra intende governare questo Paese, con quali forze, con quali ruoli e con quale dignità alle idee liberali e popolari – dice il presidente a margine di un evento a Villa Grande -. Dall’altra parte vedo una grande coalizione che sta cercando di mettersi insieme più per la paura di perdere che non per il desiderio di governare. Al momento c’è molta confusione, il caldo aiuta ad aumentare l’entropia del sistema, dicono che nei prossimi due giorni rinfrescherà e pioverà, mi auguro che porti anche una schiarita nella politica”. Il governatore della Liguria si chiede se esiste ancora il centrodestra nel quale si riconosce. “Chiedo se il centrodestra è ancora quello del contenimento della spesa pubblica, del merito, della flessibilità del mercato del lavoro, della formazione, delle grandi opere – aggiunge Toti -. Per il momento non ho sentito nessuno della mia coalizione di centrodestra, ho sentito pochi amici dell’altro fronte di centrosinistra, vedremo quali programmi presenteranno i principali partiti delle coalizioni e sceglieremo ovviamente sulla base dell’utilità, della ragione e del Paese”.

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