Italia

Vaccini obbligatori? La domanda che agita la politica (non solo nostrana)

vaccini obbligatori

Il dibattito estivo della politica italiana verte su una domanda: meglio rendere obbligatori i vaccini o estendere i poteri del green pass? Anche gli altri Paesi europei si interrogano

Vaccini obbligatori sì, vaccini obbligatori no? Il presidente Emmanuel Macron ha fatto la sua mossa: restano facoltativi, ma senza il green pass (che può essere temporaneo, sulla base di un tampone negativo) non si potrà fare più nulla e si finisce marchiati come reietti, tagliati fuori dalla vita sociale. La presa di posizione della Francia sta spingendo l’Italia a considerare prese di posizioni analoghe, privilegiando i possessori dell’agognato pass verde a scapito di chi invece continua a sfuggire alle maglie sanitarie. Il generale Francesco Paolo Figliuolo, massimo responsabile della controffensiva italiana al Covid, la sua l’ha già detta: sì al green pass per entrare anche solo in un bar o prendere un treno. La discussione agita il CTS, la politica italiana, quella regionale ma anche altri Paesi del Vecchio continente, mentre l’Ue, come vedremo, se ne chiama fuori…

“Le campagne vaccinali sono competenze nazionali, quindi se siano obbligatorie o meno è una decisione che spetta agli Stati membri”. Così un portavoce della Commissione europea ai giornalisti che chiedevano se l’esecutivo Ue sia pro o contro all’ipotesi di rendere obbligatori i vaccini. “Detto questo, noi abbiamo sempre detto che è importante continuare a vaccinare i cittadini” contro il Covid-19 “in quanto è la via d’uscita dalla pandemia, soprattutto per i più vulnerabili. “Pensiamo che l’obiettivo di arrivare a vaccinare il 70% degli adulti possa essere raggiunto”, ha poi precisato.

Sempre dall’Ue la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, commenta: “Più della metà di tutti gli adulti nell’Ue sono ora completamente vaccinati!” e “sono state consegnate dosi sufficienti per vaccinare il 70% degli adulti nella Ue”. Quindi l’invito:“per proteggersi dalle varianti ed evitare una nuova ondata di infezioni, è importante vaccinarsi”.

 

Nemmeno la Germania, dove i no vax sono numerosi e sfilano spesso in piazza, ha in programma di rendere i vaccini obbligatori. Lo ha ribadito ancora ieri Angela Merkel in conferenza stampa al Robert Koch Institut. La Cancelliera ha colto poi l’occasione per rivolgere un forte appello alla cittadinanza a vaccinarsi a invitare gli altri a vaccinare.

IL DIBATTITO ITALIANO

Quanto alla politica italiana, Matteo Renzi, spesso variabile impazzita nella maggioranza, è il primo a esporsi: “Io sono per l’obbligo vaccinale per il personale sanitario e per quello della scuola”. Quindi ha aggiunto: “io a agosto, tra luglio e agosto, terminerò la mia pratica di vaccinazione”.

 

Di tutt’altro avviso il solo partito d’opposizione, FdI. Giorgia Meloni ha infatti twittato: “L’idea di utilizzare il green pass per poter partecipare alla vita sociale è raggelante, è l’ultimo passo verso la realizzazione di una società orwelliana. Una follia anticostituzionale che Fratelli d’Italia respinge con forza. Per noi la libertà individuale è sacra e inviolabile”.

Dal governo, Roberto Speranza, titolare del dicastero alla Salute, dopo aver festeggiato il traguardo delle 58 milioni di dosi somministrate, si limita a commentare: “La Francia sull’obbligo della vaccinazione del personale sanitario ha seguito il nostro approccio. Il decreto è stato approvato in Italia già il 1 Aprile. Siamo stati il primo paese europeo a introdurre questo obbligo. Altri ci stanno seguendo”.

Sull’estensione del pass sanitario esprimono perplessità i deputati e le deputate del Movimento 5 stelle in Commissione Affari Sociali che in una nota spiegano: «Al momento l’ipotesi di un pass sanitario esteso come quello pensato in Francia per entrare nei ristoranti, nei bar, negli aerei, nei treni, al cinema e a teatro ci pare prematura». Un’ipotesi che, a loro avviso, «pone non pochi interrogativi anche dal punto di vista pratico, soprattutto per coloro che non possono vaccinarsi e devono forzatamente ricorrere al tampone».

Sul fronte regionale, per quanto riguarda il green pass, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, durante una conferenza stampa dalla sede della Protezione civile di Marghera, ha dichiarato: “noi lo facciamo in linea con le scelte nazionali. In Baviera vai a prendere il caffè al bar, ti devi registrare su un modulo così se il barista, ad esempio, dovesse essere positivo nel giro di qualche giorno ti avvisano. Dobbiamo realizzare una regola uguale per tutti, è come svuotare il mare con un secchiello”. Quindi ha aggiunto: “Non è che facciamo le norme in Veneto e il nostro dirimpettaio vive come se non ci fosse un domani”.

Respinge l’idea dalla Lombardia Attilio Fontana: «In questo momento non ce n’è bisogno, la campagna vaccinale sta andando molto bene. I numeri sono buoni e non siamo assolutamente nelle condizioni di proporre delle misure restrittive, anzi». Così il presidente della Regione Lombardia.

Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, torna sulla necessità di cambiare le modalità di calcolo che determinano i colori regionali: “Chiederemo al Governo di cambiare i parametri per calcolare la circolazione del Coronavirus nel nostro Paese. Alla luce della nuova situazione che si è venuta a creare e considerato che gran parte della popolazione sta aderendo alla campagna vaccinale non ha più senso calcolare l’Rt in base ai contagi ma dovremmo attenerci ai dati della pressione ospedaliera, quindi calcolare i parametri di rischio in base ad un Rt ospedaliero”. Quindi aggiunge: «Sono d’accordo con quello che ha fatto la Francia» e «se il governo italiano» metterà in campo gli stessi provvedimenti «saremo pronti a farlo convintamente».

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