Dopo il terzo fallimento mondiale consecutivo, Gabriele Gravina rassegna le dimissioni. I tifosi e la politica invocano la rifondazione mentre si scalda la corsa alla presidenza: ecco i primi nomi
Il fischio finale in Bosnia ha certificato la crisi profonda di un sistema già logorato da tempo, segnando una frattura irreversibile e trascinando i vertici di via Allegri in una fase di smarrimento collettivo.
Con le dimissioni di Gabriele Gravina, si apre ora una nuova stagione per il calcio italiano. Tutta l’attenzione è rivolta alle elezioni del 22 giugno, quando verrà scelto il nuovo presidente della Figc. La domanda, adesso, è una sola: chi avrà il compito di guidare la rifondazione?
LA LEGA SERIE A SPINGE PER MALAGÒ
Con la data del 22 giugno cerchiata in rosso sul calendario, è scattato il toto-nomi per la successione. La Lega di Serie A guarda con interesse a Giovanni Malagò, reduce dai successi alla guida del Coni. Formalmente disoccupato – ma ubiquo a tutti i totonomi -, vanta l’endorsement di Aurelio De Laurentiis ed è dato in pole, nonostante il rapporto non sempre idilliaco con parte del mondo politico.
Tuttavia, il nuovo Statuto ha accresciuto il peso della Serie A nell’Assemblea elettiva della Figc: il massimo campionato vale ora il 18% dei voti e a questo dato potrebbe aggiungersi quello della Serie B, che controlla un ulteriore 6%.
DAI DILETTANTI LA PROPOSTA DELL’EX PRESIDENTE ABETE
Sul fronte opposto, le componenti federali cercano una soluzione di continuità che garantisca però anche un rinnovamento d’immagine. In questo quadro resta forte il nome di Giancarlo Abete, figura di grande esperienza, già alla guida della Figc e dal 2017 presidente della Lega Nazionale Dilettanti, la componente più pesante in termini di voti, con il 34%.
Non a caso, al termine dell’assemblea odierna, Abete ha circoscritto la questione del sostituto di Gravina a due punti chiave: le candidature e il consenso. Alludendo probabilmente al fatto che alle ultime elezioni non si fosse fatto avanti nessun altro. E che, qualora non corresse in prima persona, sarà lui l’uomo da convincere.
MARANI, IL VOLTO NUOVO DALLA LEGA PRO
In quota “volti nuovi”, il più spendibile è probabilmente Matteo Marani. L’ex giornalista di Sky e attuale presidente della Lega Pro è tra i profili più apprezzati per freschezza, competenza e per il lavoro svolto finora nel calcio semiprofessionistico. Il 12% dei voti di cui dispone potrebbe diventare decisivo, soprattutto nel caso in cui trovasse sponde tra i campionati di livello superiore.
DAI CALCIATORI RISPUNTA L’IPOTESI ALBERTINI
Tra i calciatori la candidatura più forte, oltre alle suggestioni Del Piero, Maldini e Costacurta, è quella di Demetrio Albertini. L’ex metronomo di Milan e Nazionale, già vicepresidente federale e sconfitto da Tavecchio nel 2014, rappresenta per molti la figura tecnica e di respiro internazionale necessaria per dialogare con Uefa e Fifa.
Su di lui convergerebbe il voto dell’Associazione Italiana Calciatori, che pesa per il 20%. Una quota che potrebbe diventare ancora più incisiva se riuscisse ad aggregare anche il sostegno della componente tecnica degli allenatori, l’AIAC, che vale il 10% nel Consiglio federale.
NEL TOTONOMI ANCHE BEPPE MAROTTA E GALLIANI
Perde quota invece la pista Beppe Marotta, attuale presidente dell’Inter. Come riporta il Corriere dello Sport, la sua eventuale candidatura alla guida della Figc appariva più sostenibile con Gravina ancora in carica, perché il tempo avrebbe potuto attenuare le inevitabili diffidenze legate al suo ruolo nel club nerazzurro. Ora, però, i margini sembrano troppo stretti. Nessun problema di ordine formale, in teoria, per Adriano Galliani, storico plenipotenziario del Milan berlusconiano e fuori dai giochi da tempo.


