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Paola Amadei

Chi è l’ambasciatrice Paola Amadei convocata dal governo iraniano

L’ambasciatrice italiana a Teheran, Paola Amadei, è stata convocata dal Ministero degli Esteri iraniano in segno di protesta contro le recenti dichiarazioni del vicepremier Antonio Tajani, che aveva annunciato l’intenzione  dell’Italia di inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’UE. Ecco il profilo della diplomatica chiamata a gestire una fase di tensione senza precedenti e i dettagli dello scontro tra Roma e Teheran

La tensione diplomatica tra Italia e Iran sale nuovamente di livello. Nelle ultime ore, il governo di Teheran ha convocato l’ambasciatrice italiana Paola Amadei per esprimere il proprio disappunto formale dopo le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha annunciato l’intenzione di proporre all’Unione Europea la classificazione del Corpo de

lle Guardie della Rivoluzione Islamica (i cosiddetti Pasdaran) come organizzazione terroristica.

LO SCONTRO DIPLOMATICO E LA CONVOCAZIONE

Secondo quanto riferito dai media di Stato iraniani e riportato da Iran International, l’ambasciatrice Amadei è stata ricevuta da Alireza Yousefi, direttore generale per l’Europa occidentale del Ministero degli Esteri iraniano. Il messaggio recapitato alla rappresentante italiana è stato netto: Teheran definisce quelle di Tajani «dichiarazioni irresponsabili» e richiede che l’Italia «riveda il suo atteggiamento avventato».

Per la Repubblica Islamica, i Guardiani della Rivoluzione non sono un’entità separata o una milizia, ma «parte delle forze armate ufficiali», pilastro della sicurezza nazionale. Di conseguenza, qualsiasi sanzione o etichettatura terroristica viene percepita come un atto ostile diretto contro lo Stato stesso, con l’avvertimento che tali decisioni avranno «conseguenze dannose».

LA LINEA DURA DI TAJANI E I PASDARAN

La reazione iraniana scaturisce dalla strategia annunciata da Antonio Tajani in vista del prossimo consiglio Affari Esteri dell’UE. Il titolare della Farnesina intende allineare l’Italia alla posizione espressa a suo tempo da Berlino e Washington (che sotto l’amministrazione Trump designarono i Pasdaran come terroristi già nel 2019).

L’obiettivo è isolare politicamente e finanziariamente i Guardiani della Rivoluzione, descritti ormai come un «leviatano economico» che controlla settori vitali come il petrolio e le telecomunicazioni. La motivazione addotta da Tajani è umanitaria e politica: la proposta nasce in risposta alla «durissima repressione delle proteste» e a quella che viene definita una «brutalità senza precedenti» contro i manifestanti, in un ciclo di violenze che ha causato migliaia di vittime.

Tuttavia, la strada per l’approvazione europea è in salita: la misura richiede l’unanimità e paesi come Francia e Spagna mantengono riserve, temendo che chiudere ogni canale di dialogo possa compromettere i negoziati sul nucleare e la liberazione dei cittadini UE detenuti in Iran.

CHI È L’AMBASCIATRICE PAOLA AMADEI

Al centro di questa tempesta diplomatica c’è Paola Amadei, diplomatica di lungo corso con un curriculum di alto profilo,  prima donna nella storia della diplomazia italiana a guidare l’ambasciata a Teheran.

La carriera di Paola Amadei, iniziata nel 1992 dopo la laurea in Scienze Politiche, si è snodata attraverso snodi cruciali della diplomazia internazionale, alternando incarichi alla Farnesina — dove si è specializzata in affari europei e cooperazione internazionale — a missioni strategiche all’estero. Il suo percorso l’ha vista impegnata prima presso la Rappresentanza permanente d’Italia all’UE a Bruxelles e successivamente come vice capo missione a Singapore.

Tuttavia, è nell’area del Golfo che Amadei ha consolidato la sua esperienza diplomatica apicale: prima di approdare a Teheran, ha infatti guidato l’ambasciata italiana in Oman dal 2012 al 2016 e, più recentemente, quella in Bahrain dal 2020 al 2024. La sua nomina in Iran, ufficializzata nel marzo 2024, ha assunto fin da subito un significato che trascende la semplice rotazione diplomatica. Inviare una donna a capo della rappresentanza in un Paese dove i diritti femminili subiscono una repressione sistematica, e dove proprio le donne sono state l’anima delle recenti rivolte popolari, ha rappresentato un segnale politico forte e intenzionale da parte dell’Italia. Il suo ruolo è stato centrale nei 21 giorni di prigionia di Cecilia Sala a Teheran, tanto che nel gennaio dell’anno scorso il Consiglio dei Ministri la promosse, insieme ad altri otto ministri plenipotenziari, ad ambasciatore di grado “per meriti speciali”.

 

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