Si allunga la lista di collaboratori, funzionari e dirigenti costretti a lasciare il Ministero della Cultura da quando a via del Collegio Romano è approdato Alessandro Giuli.
Solo chiacchiericcio e pettegolezzi? Di certo, come sottolinea Arianna Meloni, un ministro ha tutta la libertà di scegliersi le persone con cui collaborare. Eppure gli ultimi due siluramenti al Ministero della Cultura, quelli di Emanuele Merlino ed Elena Proietti, nel bel mezzo della tempesta sul caso Biennale, non possono essere classificati come ordinaria amministrazione, foss’anche soltanto per il fatto che la notizia è trapelata di domenica.
Di più: i due erano rimasti al ministero anche dopo il passaggio di consegne tra Alessandro Giuli e Gennaro Sangiuliano, con l’incarico, secondo i maligni, di controllare il neo titolare del Collegio Romano. Di fatto, gli avvicendamenti al Ministero della Cultura sono diventati quasi una rubrica mensile: dalla gestione dei finanziamenti pubblici agli incidenti diplomatici, dai ritardi ai conflitti d’interesse, gli ultimi due anni sono diventati un incubo per vecchi e nuovi dirigenti.
LA MALEDIZIONE DEL MIC
In principio fu Francesco Gilioli, capo di gabinetto di Sangiuliano, rimosso a ottobre 2024 per il venir meno della fiducia. Dopo pochi giorni arrivano le dimissioni del suo successore, Francesco Spano. A dicembre termina l’incarico di Andrea Petrella, capo ufficio stampa del Mic, su cui è gravato il peso della vicenda Boccia. Una sorte simile toccherà anche al suo successore, Piero Tatafiore, che lascerà un anno più tardi, reo di aver utilizzato i canali istituzionali per diffondere comunicati di natura politica favorevoli a Edmondo Cirielli.
IL CASO KAUFFMANN
Infuriava intanto il braccio di ferro interno con la sottosegretaria Lucia Borgonzoni sul cinema. Una convivenza difficile, spesso sfociata in scontro aperto, fino alle accuse pesantissime a carico della sottosegretaria leghista di orchestrare operazioni mediatiche a danno di Giuli. Il caso rientra anche grazie all’intervento di Claudio Durigon, ma poi deflagra nell’estate 2025 quello sul tax credit concesso a Francis Kauffmann/Rexal Ford, e nel frullatore del MiC finiscono due nomi eccellenti, costretti a lasciare la poltrona: quella dello storico dg del cinema e audiovisivo Niccolò Borrelli, passato indenne sotto sette legislature e quella della presidentessa di Cinecittà Chiara Sbarigia, vicina a Borgonzoni.
LA BIENNALE E IL CASO REGENI
Il 2026 è l’anno della Biennale. Il caso monta lentamente, finché, dopo la lettera dei 22 ministri Ue e il gelo istituzionale con il presidente Pietrangelo Buttafuoco, Alessandro Giuli tira dritto e chiede le dimissioni della rappresentante del suo dicastero nel consiglio d’amministrazione della Fondazione, Tamara Gregoretti, che però è rimasta al suo posto.
Poi scoppia il caso sui mancati fondi al docufilm su Giulio Regeni, la stessa vicenda che sarebbe alla base della revoca dell’incarico a Emanuele Merlino. Nell’immediato, si dimettono Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti, e nelle settimane scorse sono arrivati anche altri addii alla commissione.
SALTANO TUTTI, SALTA ANCHE GIULI?
E arriviamo agli ultimi siluramenti, quello di Emanuele Merlino, che ricopriva il ruolo di Capo della segreteria tecnica del Ministero e considerato diretta emanazione del sottosegretario Giovambattista Fazzolari, e di Elena Proietti, Segretaria personale di Alessandro Giuli, motivato dalla sua mancata partecipazione a una missione ministeriale a New York lo scorso 22 marzo senza previo preavviso allo staff.
Due addii improvvisi e inaspettati – a detta innanzitutto dei due interessati – che raccontano tanto dell’umore del ministro, sempre meno incline ai compromessi. Tanto che, notizia dell’ultima ora, il ministro sarebbe stato a lungo a colloquio a Palazzo Chigi. Che alla fine salti anche la sua di poltrona? Difficile. Nonostante i continui dissidi con alleati e compagni di partito, la linea di Fratelli d’Italia – quella dell’ordinaria amministrazione – sembra orientata a calmare le acque. Aggiungere un altro ministro al novero dei dimissionati potrebbe pregiudicare il piazzamento in cima ai governi più longevi della storia. Un traguardo a cui a via della Scrofa non intendono rinunciare.


