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Termovalorizzatori vintage? Ecco la cartina in Europa

Termovalorizzatori una tecnologia vintage come dice il vice premier Luigi Di Maio? Dati alla mano, non è proprio così visto che molti paesi europei utilizzano questa tecnologia che consente di “valorizzare” a livello energetico i rifiuti.

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ccc Italia

Manovra, la risposta del Governo alla Commissione europea

Ecco il testo della lettera a firma del ministro dell’Economia Giovanni Tria indirizzata al vice presidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis e al commissario per gli Affari economici Pierre Moscovici, di accompagnamento al nuovo testo del Documento programmatico di bilancio

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Rinnovabili. Le reazioni al Decreto FER

Secondo ANIE Rinnovabili si tratta di un testo migliorato che però necessita ancora di interventi su idroelettrico e clausola di salvaguardia tecnologica nei registri

Prolungamento temporale delle procedure d’asta e incremento della capacità di potenza dei registri e delle aste del gruppo A (eolico e fotovoltaico) e B (idroelettrico, geotermoelettrico, gas residuati da processi di depurazione e impianti a gas di discarica) per i quali si prevedono rispettivamente 920 MW e 100 MW aggiuntivi. Limitazioni al contingente di potenza del comparto idroelettrico a 190 MW rispetto ai 375 della bozza dello scorso febbraio. Incremento della decurtazione della tariffa incentivante dal 10% al 20% per quegli impianti che utilizzano componenti rigenerate nel comparto eolico. Sono alcune delle novità della nuova bozza di DM FER 2018-2020 in corso di valutazione.

PER ANIE RINNOVABILI LA NUOVA BOZZA DEL DM È MIGLIORATA MA SONO ANCORA NECESSARI ALCUNI INTERVENTI

Positivi i primi commenti sulle modifiche apportate nella nuova bozza del DM FER “secondo quanto si apprende da testi pubblicati dalla stampa di settore sia per il prolungamento temporale delle procedure sia per l’incremento della capacità di potenza dei registri e delle aste del gruppo A e B per i quali si prevedono rispettivamente 920 MW e 100 MW aggiuntivi. Attenzione però che, fatta eccezione per alcune tipologie, gli impianti che saranno commissionati presumibilmente dopo il 31 dicembre 2020 potrebbero non beneficiare del principio della priorità di dispacciamento in virtù del futuro regolamento europeo del market design incluso nel Clean Energy Package”, avverte l’associazione.

PINORI (ANIE): LE TEMPISTICHE SI STANNO ESTENDENDO ECCESSIVAMENTE E NON C’È ANCORA NESSUNA BOZZA DEL SECONDO DECRETO PER LE FER INNOVATIVE

Secondo il Presidente, Alberto Pinori, “le tempistiche si stanno estendendo eccessivamente visti i passaggi presso l’Autorità per l’Energia e la Conferenza Stato Regioni e soprattutto presso la Commissione Europea, cui la bozza di DM sarà sottoposta. C’è il rischio che la prima procedura possa slittare ulteriormente. Siamo inoltre perplessi per il fatto che non vi è ancora alcuna bozza del secondo decreto ministeriale per lo sviluppo delle FER Innovative”.

NESSUN PASSO AVANTI SUL COMPARTO IDROELETTRICO SECONDO ANIE

ANIE Rinnovabili considera, inoltre, che “non si siano fatti passi avanti sul comparto idroelettrico per il quale da un lato si limita il contingente di potenza che tra registri e aste cuba 190 MW (nella bozza dello scorso febbraio i MW erano 375, cioè -50%) e dall’altro limita le tipologie di impianto solo a quelle previste dall’art. 4 comma 3 lettere i e ii del DM 23.6.2016 (nella bozza dello scorso febbraio le tipologie di impianto erano anche quelle delle lettere iii e iv e anche quelle dell’art. 3 comma 5 lettera c) punto 2). Si accoglie favorevolmente il chiarimento che gli impianti idroelettrici costruiti su acquedotti siano ad acqua fluente, ma occorre annoverare tra gli impianti ad acqua fluente anche quelli realizzati su canali irrigui o a DMV per i quali il produttore di energia non dispone della autonoma possibilità di utilizzo della risorsa oggetto della concessione e della piena autonomia di modulazione del volume d’acqua utile ai fini della produzione di energia elettrica”.

BENE PER ANIE LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA TECNOLOGICA INTRODOTTA PER LE ASTE

L’Associazione è “soddisfatta anche per l’introduzione della clausola di salvaguardia tecnologica all’interno dei gruppi A e B introdotta dal nuovo art. 20 per le aste, ma non comprende il motivo per il quale non possa essere adottata anche per i registri, dato che per questi ultimi la tariffa incentivante base della singola tecnologia differisce maggiormente rispetto a quella prevista nelle aste; a titolo esemplificativo nel gruppo A delle aste eolico e fotovoltaico partono entrambi da una tariffa base di 70 €/MWh, mentre nel medesimo gruppo A dei registri l’eolico parte da una tariffa base di 150 o di 90 €/MWh contro una tariffa del fotovoltaico pari a 110 o a 90 €/MWh. Si ritiene indispensabile che tale clausola di salvaguardia tecnologia sia introdotta anche per i registri”.

ANIE SODDISFATTA DELL’INCREMENTO DELLA DECURTAZIONE DELLA TARIFFA INCENTIVANTE DAL 10% AL 20% PER GLI IMPIANTI CHE UTILIZZANO COMPONENTI RIGENERATE NEL COMPARTO EOLICO

Da ultimo ANIE Rinnovabili “apprezza l’incremento della decurtazione della tariffa incentivante dal 10% al 20% per quegli impianti che utilizzano componenti rigenerate nel comparto eolico, ma confida che l’incremento della tariffa incentivante del 7% (da 140 a 150 €/MWh) vada a compensare l’incremento di decurtazione e quindi la decurtazione dev’essere ragionevolmente incrementata e non inferiore al 30%”.

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ccc Italia

Cosa c’è dietro gli attacchi al Capo di Gabinetto del Mef Roberto Garofoli

Il Fatto Quotidiano, prima, e i 5 Stelle, poi, accusano il tecnico del ministero guidato da Tria di essere la “manina” dietro il dl fiscale, ma le tempistiche sembrano dire altro

Il caso che sembra scuotere il ponte di Ognissanti sembra riguardare il coinquilino di via XX Settembre, il Capo di Gabinetto Roberto Garofoli, riconfermato a sorpresa dopo essere stato già nello stesso ruolo con il Ministro Padoan durante i governi Renzi e Gentiloni.

PER IL FATTO QUOTIDIANO E’ L’UOMO DIETRO IL FINANZIAMENTO DA 84 MILIONI ALLA CROCE ROSSA IN LEGGE DI BILANCIO

Con un articolo pubblicato il 31 ottobre, infatti, il Fatto Quotidiano gli imputa di essere l’uomo dietro il finanziamento di 84 milioni alla Croce Rossa Italiana inserito nell’ultima bozza della legge di bilancio, finanziamento difeso dal Ministro Tria di fronte alla legittima richiesta di spiegazioni da parte del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Secondo la ricostruzione de Il Fatto Quotidiano, quegli 84 milioni – che nella realtà sarebbero stati richiesti dal Ministero della Salute per ovviare al pagamento dei TFR ai lavoratori dell’ente ora in liquidazione – rappresenterebbero la contropartita di Garofoli nei confronti della Croce Rossa Italiana per una vicenda riguardante un immobile del centro di Molfetta.

AL CENTRO DI TUTTO UNA CASA A MOLFETTA?

La famiglia di Garofoli aveva infatti acquistato nel 2006 un appartamento nella cittadina barese, immobile che per un sesto era però rimasto proprietà della Croce Rossa Italiana. Dopo una serie di contenziosi, le parti giungono finalmente ad un accordo nel dicembre del 2017, quando Garofoli versa 28mila euro all’ente per il “sesto mancante”, cifra ritenuta congrua da tutti gli uffici di controllo sia del Comune che della stessa Croce Rossa. A quel tempo – nel dicembre del 2017 – il governo guidato da Paolo Gentiloni era sulla via delle dimissioni in vista delle elezioni politiche del 4 marzo, e difficilmente l’allora Capo Gabinetto Garofoli poteva immaginare di essere richiamato a gestire, nello scorso giugno, la macchina del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Allo stesso modo, era difficile per Garofoli pensare di poter favorire l’inserimento di un articolo nella legge di bilancio del 2019. Ancora il Fatto Quotidiano ha continuato la sua offensiva oggi 1 novembre, contestando a Garofoli l’attività detenuta dalla moglie e dal padre, una casa editrice che svolge corsi specializzanti per giuristi, per il quale Garofoli aveva ricevuto regolare nulla osta proprio dal Consiglio di Stato, a cui lo stesso Capo Gabinetto aveva dato trasparenza dei fatti. In entrambi i casi, la tempistica delle accuse del Fatto Quotidiano può lasciare perplessi. E come spesso accade, gli umori della stampa anticipano quelli della politica: non è un caso che diversi Cinque Stelle, da Silvestri a Carabetta a Lannutti, abbiano attaccato duramente il Capo Gabinetto in queste ore.

FORTE LA VOGLIA DEI M5S DI TROVARE LA “MANINA”

Sembra insomma forte la voglia all’interno del Movimento di trovare, tra gli alti funzionari dei ministeri, quella “manina” di cui prima di tutti aveva parlato Luigi Di Maio per la questione riguardante i condoni, e che ora potrebbe materializzarsi proprio nella figura di Garofoli. Un modo per indebolire politicamente un Ministro, Tria, che più volte ha espresso la volontà di rispettare le regole di bilancio imposte dalla Commissione Europea.

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ccc Insider

Tagli alla difesa e arriva Centrale per opere pubbliche. Ecco il testo della Manovra bollinata

Spese militari ridotte, fondi decurtati alle Regioni che non tagliano i vitalizi, salta il Fondo per le politiche della famiglia e arriva la Centrale per la progettazione delle opere pubbliche. Sono alcune delle norme contenute nella bozza della Manovra, bollinata dalla Ragioneria di Stato, che Policy Maker è in grado di anticipare integralmente

TAGLIO ALLE SPESE MILITARI

“Le spese militari sono ridotte di euro 60 milioni annui a decorrere dall’anno 2019 e di ulteriori euro 531 milioni nel periodo dal 2019 – 2031”. È quanto si legge nell’ultima bozza della manovra, dove poi si specifica che “con apposito decreto, il ministro della Difesa di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze, entro il 30 gennaio 2019, ridetermina i programmi di spesa dei settori interessati e le relative consegne”.

ATTENZIONE ALLE REGIONI

Le Regioni che non provvederanno al taglio dei vitalizi si vedranno decurtati i fondi nella misura dell’80%. Lo stabilisce l’articolo 75 dell’ultima bozza della manovra circolata. Sebbene accanto alla misura ci sia scritto “in attesa di valutazione politica”.

SALTA IL FONDO PER LE POLITICHE DELLA FAMIGLIA

Nell’ultima bozza della Manovra uscita dal vertice di ieri sera a Palazzo Chigi, salta la norma che era contenuta nella versione precedente e che incrementava di 100 milioni di euro a partire dal 2019 il Fondo per le politiche della famiglia.

ARRIVA LA CENTRALE PER LE OPERE PUBBLICHE

Dall’ultima bozza della Manovra arriva all’art. 17 la Centrale per la progettazione delle opere pubbliche, che opererà, in autonomia amministrativa, organizzativa e funzionale, sotto la responsabilità di un Coordinatore che ne dirige l’attività e può stipulare convenzioni. La Centrale, su richiesta delle amministrazioni centrali e degli enti territoriali interessati, si occupa della progettazione di opere pubbliche.

Sono alcune delle norme contenute nell’ultima bozza della Manovra, bollinata dalla Ragioneria di Stato e inviata al Quirinale, che Policy Maker è in grado di anticipare integralmente (qui il testo integrale)

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ccc Italia

Manovra, ecco la lettera di Giovanni Tria all’Europa

“Il Governo italiano è cosciente di aver scelto una impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di Stabilità e crescita”. E’ questo il punto centrale della lettera che il Ministro dell’Economia Giovanni Tria ha inviato alla Commissione Europea, per rispondere alla critiche di quest’ultima alla manovra economica del Governo Lega – M5S.

“E’ stata una scelta difficile ma necessaria – prosegue il Ministro Giovanni Tria – alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livell di PIL pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana”.

 

Ecco il testo completo della lettera di Giovanni Tria all’Europa

Gentile Vice Presidente, Gentile Commissario,
in relazione alla vostra lettera indirizzatami il 18 ottobre 2018 nella quale chiedete chiarimenti in merito al Documento Programmatico di Bilancio (DPB) inviato dal Governo all’inizio della scorsa settimana osservo quanto segue.
Nella vostra lettera sollevate tre questioni: la deviazione del saldo strutturale rispetto a quanto prescritto dal Patto di Stabilità e Crescita, la possibile necessità di una revisione delle conclusioni del vostro più recente Rapporto ai sensi dell’articolo 126(3) del TFUE relativo alla regola di riduzione del debito pubblico e la mancata validazione delle previsioni macroeconomiche da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio.
Per quanto riguarda il sentiero del saldo strutturale, il Governo italiano è cosciente di aver scelto un’impostazione della politica di bilancio non in linea con le norme applicative del Patto di Stabilità e Crescita. È stata una decisione difficile ma necessaria alla luce del persistente ritardo nel recuperare i livelli di PIL pre-crisi e delle drammatiche condizioni economiche in cui si trovano gli strati più svantaggiati della società italiana. Il Governo intende inoltre attuare le parti qualificanti del programma economico e sociale su cui ha ottenuto la fiducia del Parlamento italiano. La Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, e la Relazione al Parlamento a esso allegata, chiariscono che il Governo prevede di discostarsi dal sentiero di aggiustamento strutturale nel 2019 ma non intende espandere ulteriormente il deficit strutturale nel biennio successivo e si impegna a ricondurre il saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine a partire dal 2022. Qualora il PIL dovesse ritornare al livello pre-crisi prima del previsto, il Governo intende anticipare il percorso di rientro.
Quanto sopra esposto rileva anche in merito alla regola del debito”. Il Governo considera le condizioni macroeconomiche e sociali attuali particolarmente insoddisfacenti a un decennio dall’inizio della crisi e reputa necessario imprimere un’accelerazione alla crescita. La dinamica del PIL è ovviamente cruciale quando si valutano gli sviluppi del rapporto debito/PIL. Inoltre, va sottolineato il calo significativo di tale rapporto previsto per il prossimo triennio, a differenza di quanto sperimentato dalle finanze pubbliche italiane nell’ultimo decennio. Tale evoluzione è frutto delle misure a favore della crescita che verranno introdotte con la prossima legge di bilancio. Tra queste il rilancio degli investimenti pubblici che godrà non solo di maggiori risorse finanziarie ma di semplificazioni normative e di nuovi strumenti di capacity building che faciliteranno la loro esecuzione in tempi brevi.
Infine, in merito alle previsioni macroeconomiche programmatiche e alla mancata validazione da parte dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), va ricordato che la legislazione italiana (Articolo 18, comma 3, Legge n. 243/2012) prevede che in caso di non validazione del quadro macroeconomico da parte dell’UPB il Governo sia tenuto ad adeguarsi alle previsioni dell’UPB o a spiegare le ragioni che lo inducono a confermare le proprie previsioni (conformità o spiegazione). A seguito della mancata validazione da parte dell’UPB il Governo ha quindi spiegato in Parlamento i motivi per cui si è ritenuto opportuno confermare le previsioni contenute nella Nota di aggiornamento. Va ricordato, in ogni caso, che la Commissione europea, con il Rapporto del 22 febbraio 2017, non sembra aver contestato la correttezza di questa procedura.
Venendo al merito delle previsioni, in primo luogo va evidenziato che le previsioni a legislazione vigente sono state validate dall’UPB. Il dissenso è circoscritto, pertanto, alla valutazione dell’impatto della manovra di bilancio sulla crescita. In termini aggregati, a fronte di una legge di bilancio che fa aumentare il deficit di 1,2 punti percentuali un impatto sulla crescita pari a 0,6 punti percentuali è del tutto in linea con le stime usuali dei moltiplicatori di bilancio. In questo contesto si evidenziano due elementi cruciali sollevati dall’UPB: gli investimenti pubblici e i rendimenti sui titoli pubblici.
Con riferimento agli investimenti pubblici il DPB prevede che questi aumentino di 0,2 punti percentuali di PIL nel 2019 e di 0,3 punti percentuali all’anno a partire dal 2020. E questo un tratto qualificante della manovra di bilancio che verrà attuato con misure concrete in grado di superare i limiti che finora hanno frenato gli investimenti, quali l’istituzione di una centrale di supporto alla progettazione, operativa a livello nazionale, e la semplificazione del codice degli appalti. La “Centrale per la progettazione delle opere pubbliche” offrirà, sia alle amministrazioni centrali sia a quelle locali, servizi e assistenza tecnica, mentre la riforma del codice degli appalti permetterà di realizzare le opere pubbliche nel rispetto delle regole e in tempi più rapidi e certi. Il Governo ritiene che tali innovazioni consentiranno alle imprese pubbliche e private, che investono nelle infrastrutture, di procedere più speditamente e di incrementare i loro piani di investimento. Più in generale il rilancio degli investimenti pubblici e la modernizzazione delle infrastrutture determineranno un aumento dei rendimenti degli investimenti privati e dunque del loro ammontare.
Per quanto riguarda i rendimenti sui titoli pubblici, lo scenario programmatico del DPB assume tassi di rendimento sui titoli di Stato inferiori a quelli riscontrati sul mercato negli ultimi giorni ma coerenti con i livelli registrati all’atto della chiusura delle stime. Nello scenario programmatico sono stati infatti indicati livelli di rendimento lievemente più elevati rispetto allo scenario tendenziale per tener conto degli sviluppi di mercato che sono nel frattempo intervenuti.
Il Governo è dunque fiducioso di poter far ripartire gli investimenti e la crescita del PIL e che il recente rialzo dei rendimenti sui titoli pubblici verrà riassorbito quando gli investitori conosceranno tutti i dettagli delle misure previste dalla legge di bilancio.
Da ultimo si rileva che le grandezze del quadro di finanza pubblica programmatico sono calcolate applicando gli effetti della manovra alle proiezioni dello scenario tendenziale e, poiché non si includono effetti di retroazione, non sono direttamente influenzate dalle stime di maggiore crescita del PIL. Pertanto, le valutazioni riguardanti gli effetti della manovra di bilancio non comportano una sottostima del livello dell’indebitamento netto programmatico, che comunque è il limite superiore autorizzato dal Parlamento.
Ad oggi il dibattito pubblico sulla legge di bilancio si è limitato alla consistenza dei numeri e degli indicatori e non ha ancora fatto emergere le riforme strutturali che formeranno parte integrante della legge di bilancio e dei disegni di legge ad essa collegati e che avranno un impatto significativo sulla percezione e sui comportamenti dei cittadini, delle imprese e degli investitori. In particolare verranno approvate misure volte a creare un ambiente favorevole agli investimenti quali: la semplificazione dei procedimenti amministrativi e in particolare di quelli rilevanti per le iniziative economiche delle imprese, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la rivisitazione del codice dei contratti pubblici, la riforma del codice civile e in particolare del diritto contrattuale, lo snellimento della procedura civile e la riduzione dei tempi dei processi. Gli interventi già posti in essere in tema di semplificazione fiscale, di anticorruzione e di trasparenza nel finanziamento ai partiti e agli enti collegati, e le misure in tema di fatturazione elettronica e trasmissione elettronica dei corrispettivi, oltre ad aumentare il tasso di legalità, ridurranno in maniera significativa l’evasione fiscale. Il Governo è convinto che l’insieme di queste misure permetterà il rilancio della crescita, assicurando al contempo la sostenibilità di lungo periodo delle finanze pubbliche e la programmata riduzione del rapporto debito/PIL.
Al riguardo, qualora i rapporti debito/PIL e deficit/PIL non dovessero evolvere in linea con quanto programmato, il Governo si impegna a intervenire adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati.
Il Governo è fiducioso che quanto esposto sia sufficiente a chiarire l’impostazione della manovra di bilancio e che quest’ultima non esponga a rischi la stabilità finanziaria dell’Italia, né degli altri paesi membri dell’Unione Europea. Riteniamo, infatti, che il
rafforzamento dell’economia italiana sia anche nell’interesse dell’intera economia europea.
Pur riconoscendo la differenza delle rispettive valutazioni, il Governo italiano continuerà nel dialogo costruttivo e leale così come disciplinato dalle regole istituzionali che governano l’Area Euro. Il posto dell’Italia è in Europa e nell’area Euro.
Cordiali saluti, Giovanni Tria

La lettera del Ministro Giovanni Tria all’UE

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ccc Italia

L’Italia cresce meno, lo dice l’ultimo bollettino di Bankitalia

La crescita si è affievolita nell’ultimo trimestre, la Manovra per avere successo deve riscontrare la fiducia di risparmiatori e investitori

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ccc Insider

Decreto fiscale. Pace armata tra Lega e M5S

Dopo lo scontro sul Decreto Fiscale, le accuse di “manine” e manipolazioni, il Consiglio dei Ministri sancisce una “pace armata” tra Lega e M5S. Ma il Decreto fiscale andrà rivisto in sede di conversione
Sabato pomeriggio di ottobre, interno Palazzo Chigi. A fine conferenza stampa Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Luigi Di Maio si alzano in piedi nella saletta al piano terra per la foto della “pace”, che poco dopo lo staff social del premier posterà su Instagram. E’ l’immagine sorridente di una ritrovata concordia che i tre leader dell’esecutivo giallo-verde vogliono diffondere, ma che certo non basta a cancellare le ferite lasciate da due giorni ad alta tensione tra i vicepremier sul decreto fiscale.

Polemica a distanza tra Di Maio e Salvini sul Decreto fiscale

Per tutta la mattinata i due continuano a punzecchiarsi a distanza. “Stavolta voglio il testo del decreto”, comincia Salvini. “Gliene faremo due copie, così non sbaglia”, gli replica Di Maio. Alle 13 è in programma il Consiglio dei Ministri. Di Maio e Conte sono a Palazzo Chigi fin dalla mattina, Salvini invece è a Cernobbio, al Forum Coldiretti, e fa sapere di non voler partecipare a nessun vertice prima della seduta. Tant’è che quando arriva, intorno alle una, ognuno resta chiuso nella sua stanza: separati in casa. Ma Conte, nel suo ruolo di instancabile mediatore, riesce alla fine a metterli intorno a un tavolo, prima dell’inizio della seduta, che comincia alle 15. “Sarà breve”, preannuncia fiduciosa una fonte di governo. Ma non è così. E allora in sala stampa c’è tempo per vedere la partita della nazionale di volley femminile, poi anche quella della Roma, prima della fumata bianca. “C’è l’accordo”, fanno sapere fonti Lega e M5s. “C’è un accordo pieno”, ribadisce il presidente del Consiglio aprendo la conferenza stampa.

Lo scontro sulle norme del Decreto Fiscale

Dal dl escono lo scudo fiscale per i patrimoni all’estero e il condono penale. La nuova formulazione dell’articolo 9, spiega Conte, introduce una “modesta definizione agevolata, è tecnicamente un ravvedimento operoso delle dichiarazioni tardive” e “probabilmente non consente la piena attuazione di tutte le previsioni del contratto di governo e allora c’è un accordo politico per cui in sede di conversione di questo decreto legge noi troveremo una formulazione tecnica adeguata per offrire una definizione agevolata a tutti i contribuenti che versano in situazioni di oggettiva difficoltà economica”.

La pace armata tra Di Maio e Salvini

Tutto a posto dunque? Assolutamente no. O meglio, lo si vedrà nelle prossime settimane. Innanzitutto nel confronto con l’Unione europea: entro domani alle 12 l’Italia dovrà rispondere alla lettera con i rilievi della Commissione Ue alla manovra. Conte punta a spiegare che il 2,4% del rapporto deficit/Pil è quasi una scelta obbligata per l'”eredità” raccolta e soprattutto che gli investimenti e le riforme spingeranno in alto la crescita. Ma pochi credono che Bruxelles si faccia convincere. E poi c’è il percorso parlamentare del dl fisco e della manovra (sempre accidentati) e di altre partite fondamentali, su cui i nervi sono scoperti e la Lega punterà i piedi: la legittima difesa e soprattutto il decreto sicurezza e immigrazione. Salvini non ha affatto digerito gli 81 emendamenti M5s che annacquerebbero il testo sui migranti. “Si troverà un accordo”, ha assicurato Di Maio, con un ottimismo che però non tiene in debito conto delle sensibilità dell’ala “sinistra” del Movimento (quella che fa capo a Roberto Fico) che inizia a mostrare la propria insofferenza per la strada presa dal governo. Insomma, da qui a Natale sarà un percorso a ostacoli.

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Pd. Una riunione di under 35 potrebbe lanciare una nuova candidatura

Pd. All’associazione Centofiori una riunione di under 35  del partito potrebbe dare del filo da torcere ai big che hanno già annunciato la loro candidatura

In principio fu il solo governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Poi si aggiunsero l’affascinante renziano a fasi alterne Matteo Richetti, il pugliese Francesco Boccia in quota Michele Emiliano, e Dario Corallo, candidatosi a sorpresa con un selfie – i millennials fanno così, dice lui – scattato alla Marcia della Pace, in onore dei bei tempi della sinistra movimentista. E infine aleggia un convitato di pietra: l’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti, ancora indeciso sullo sciogliere o meno la riserva.

LA RIUNIONE DEGLI UNDER 35 ALL’ASSOCIAZIONE CENTOFIORI

Ma domenica pomeriggio – quando si stava già smontando Piazza Grande, il “villaggio” romano in cui Zingaretti ha lanciato la corsa alla leadership (sia mai che il Governatore del Lazio si spostasse oltre le Mura Aureliane) – nella sede dell’Associazione Centofiori di via Goito si incontrava qualche decina di giovani dirigenti e amministratori del Partito Democratico che a quanto pare di arrendersi all’assetto esistente non ne vogliono proprio sapere.

AUTOCONVOCAZIONE SUI SOCIAL PER I MILLENIALS DEL PD

“Un’autoconvocazione in piena regola, partita con un tam-tam di chiamate, messaggi WhatsApp, contatti personali. Alla fine, siamo oltre 70”, dicono alcuni partecipanti alla riunione all’associazione Centofiori. “Giovani amministratori eletti a suon di voti, dirigenti nazionali del Pd e della giovanile, militanti, esponenti di storiche associazioni del centrosinistra. L’unico denominatore comune è quello generazionale: tutti under 35, molti ventenni, di ogni sensibilità e provenienza, da chi ha seguito l’avventura di Renzi a chi si colloca nella sinistra dem, cattolici e laici, lavoratori, studenti e ricercatori”.

I VOLTI NOTI TRA GLI AUTOCONVOCATI

Alcune presenze di rilievo tra i ragazzi di Centofiori: l’eurodeputato spezzino Brando Benifei, l’outsider alle primarie per la candidatura a sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, il giovane consigliere regionale lombardo Jacopo Scandella. Tanto nord, ma anche il Sud di Marco Schirripa, da Reggio Calabria in Direzione Nazionale, il Segretario della Giovanile barese Davide Montanaro e dirigenti nazionali dei Giovani Democratici come il Presidente Michele Masulli e Vittorio Pecoraro, responsabile dell’organizzazione. Tra i più giovani Margherita Colonnello, 26 anni, consigliere comunale di Padova, Vittorio Ivis, 27, Segretario Provinciale a Padova, e Giacomo Fisco, che a soli 23 anni è già consigliere comunale a Varese.

LE PREOCCUPAZIONI PER LO STATO DEL PARTITO

Gli invitati all’assemblea del Centofiori, preoccupati dello stato del partito, ora sembrano voler muoversi sul serio, portandosi un bel pezzo che sui territori chiede iniziative forti, radicali e unitarie. Una questione di sopravvivenza, insomma: assieme alle diverse proposte sulla democrazia interna del partito (qualcuno sembra esserci rimasto male per come siano state stilate quelle sfortunate liste elettorali di marzo…), pare sia stata anche ventilata la possibilità di una ulteriore candidatura, all’insegna della cosiddetta “autonomia generazionale”. I riferimenti concreti? L’esperienza di Padova, dove il Pd riesce a governare con Coalizione Civica, così come quella di Milano, dove il partito è sempre in dialogo con movimenti civici di ogni natura.

LA NASCITA DI UNA NUOVA CANDIDATURA

E dopo questa riunione? Ci sarà a breve una nuova “chiamata alle armi”, un evento pubblico dove i “ragazzi del Centofiori” puntano a fare il pieno, con almeno 300 partecipanti. Da segnare in calendario il weekend del 10 e 11 novembre, data in cui il Segretario Maurizio Martina dovrebbe anche convocare l’Assemblea Nazionale. L’intenzione dichiarata per ora sembra solo quella di lanciare un documento radicale per i candidati già in campo. Ma in una fase in cui ancora nulla è deciso, nessuno può dire se da quella stessa assemblea non possa anche partire una candidatura che sparigli le carte. La porta insomma non è ancora chiusa: avremo un quinto o sesto candidato al congresso del Partito Democratico? Intanto qualche big incomincia a informarsi e a far squillare i telefoni.

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ccc Insider, Italia

La pace fiscale fa esplodere la guerra tra Lega e grillini

La pace fiscale fa scoppiare la guerra tra Lega e M5S, la più dura da quando è nato il governo giallo-verde.

A poche ore dal Consiglio dei Ministri che dovrebbe dare il via libera alla manovra e al decreto legge fiscale, i leader dei due principali partiti di governo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, neanche si parlano. Un gelo che va avanti ormai da ore, con i due che hanno disertato i vertici, ieri sera e stamani, che di fatto sono andati a vuoto.

Al centro del braccio di ferro c’è la cosiddetta pace fiscale sulle pendenze con il fisco. Nell’ultima bozza, quella di sabato, era presente il colpo di spugna sulle “mini-cartelle”, quelle al di sotto dei mille euro, ma niente era stato ancora deciso sui grandi importi, quelli che nei giorni scorsi avevano fatto gridare al “condono” da parte delle opposizioni. E che anche nel Movimento 5 stelle creano grande imbarazzo. “Una cosa – sottolinea un esponente pentastellato di primo piano – è chiudere i conti con il fisco su piccoli importi, un altro è fare un favore agli evasori. È  contro la nostra storia, il nostro elettorato non lo capirebbe”. Per questo Di Maio vuol tenere il punto, anche mostrando apertamente il suo disappunto.

Questa mattina il ministro dello Sviluppo economico ha annullato tutti gli impegni e si è presentato a Palazzo Chigi, ma al vertice alle 10.30 non è andato, facendo sapere attraverso il suo entourage che la sua assenza era un segno di dissenso. Per i pentastellati c’erano il ministro dei Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro e la viceministra al Mef Laura Castelli. Anche Salvini non si è fatto vedere: per lui c’era un impegno istituzionale a Monza e ha mandato il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, “con pieno mandato da parte del segretario della Lega”, ha fatto sapere il ministro dell’Interno.

Ma il problema, come è stato subito evidente, può essere sbloccato solo dai due capi, che torneranno a vedersi oggi nel vertice e poi nel Consiglio dei Ministri, che si preannunciano lunghi e assai tesi. Salvini assicura che sulla pace fiscale “andremo fino in fondo” ricordando che è nel contratto di governo. Ma anche Di Maio non vuole né può mollare e chiede di inserire dei paletti: un ‘tetto’ alla possibilità, per ogni contribuente, di mettersi in regola e la limitazione del provvedimento a tutti quei cittadini che non hanno pagato le tasse dovute, ma che hanno segnalato in modo fedele il proprio debito al fisco. “Niente spazio per la regolarizzazione dell’evasione”, è il mantra di Di Maio. Consapevole del fatto che un cedimento su questo terreno porterebbe a uno snaturamento della storia del M5S. Con conseguenze che potrebbero essere gravi.

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ccc Italia

Alitalia, le Fondazioni di Cdp premono su Tria per azzoppare il piano di Di Maio

Perchè Cdp non può entrare in Alitalia? Nelle ultime ore c’è subbuglio tra coloro che detengono parte del capitale di Cassa Depositi e Prestiti che premono sul titolare del Mef, affinché il piano del vicepremier non decolli

Nelle ultime ore, dopo l’intervista di Luigi Di Maio, a Il Sole 24 ore – che esponeva il piano per il salvataggio, o rilancio come ha detto il leader grillino, di Alitalia – le fondazioni bancarie che compongono parte del capitale di Cassa Depositi e Prestiti sono in un vero e proprio subbuglio.

LO STATUTO CDP VIETA DI ENTRARE IN OPERAZIONI RIGUARDANTI SOCIETÀ CHE NON GODONO DI BUONA SALUTE

Le fondazioni bancarie non se la sentono di prendere in mano un dossier che è destinato a fallire sicuramente. Anche perché, come spesso ricordato, lo Statuto di Cassa Depositi e Prestiti prevede espressamente che la Cassa non possa entrare in operazioni riguardanti società che non godono di buona salute. Recita infatti l’articolo 3 punto D dello Statuto di Cassa Depositi e Prestiti sull’oggetto sociale di Cdp, che l’ente può assumere partecipazioni anche indirette “in società di rilevante interesse nazionale – che risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività – che possiedono i requisiti previsti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze ai sensi dell’articolo 5, comma 8 bis, del decreto legge”.

LE FONDAZIONI BANCARIE SONO RILUTTANTI ALL’IPOTESI ALITALIA

Il nervosismo di Tria è causato non solo dal contropiede di Di Maio che ha annunciato urbi et orbi il suo piano di “rilancio” ponendo il MEF come attore principale ma anche dal fatto che gli azionisti che compongono quasi il 16% di CDP, le fondazioni bancarie sono riluttanti a questa ipotesi e premono sul titolare di Via XX Settembre perché il piano della newco di Alitalia non veda la luce. Quanto meno a queste condizioni. Se poi aggiungiamo che ogni qualvolta si crea motivo di tensione tra Tria e il Movimento 5 Stelle parte la serie di dichiarazioni dei grillini che invitano Tria a dimettersi se non segue la linea, si capisce bene che lo scontro su Alitalia, Cdp e ruolo di quest’ultima può lasciare il segno.

DIMISSIONI DI TRIA SUL CASO ALITALIA?

Non è stato così sulla Manovra – sulla quale Tria ha spinto senza successo per tenere l’argine del rapporto deficit/pil all’1,6% -, non è stato così sulla nomina degli stessi vertici di CDP (Tria preferiva a Palermo, l’attuale vice presidente della Bei, Dario Scannapieco), ma questa volta si potrebbe oltrepassare il confine e potremmo assistere alle dimissioni di Tria che si è detto sfiduciato e stanco secondo i bene informati, che lo hanno incontrato a Bali in occasione del meeting annuale del Fondo Monetario Internazionale.

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ccc Insider

Privacy. Le incertezze del M5S e della Casaleggio Associati

Secondo Daniela Aiuto, Europarlamentare M5S che ha da poco lasciato il MoVimento, il partito di Di Maio avrebbe imposto agli eletti di consegnare le password dei loro profili social. Una palese (e grave, se vera) violazione della Privacy, per di più ai danni di personaggi pubblici e con incarichi istituzionali.

I dubbi sulle dichiarazioni della Aiuto sono legittimi, dal momento che la stessa si era autosospesa dal M5S per aver finanziato con i soldi della UE una ricerca, che era però – in buona parte – un copia e incolla da Wikipedia (per altro, non proprio una fonte a prova di bomba).

L’intervista di Daniela Aiuto

Tuttavia, quando dichiarato da Daniela Aiuto in una lunga intervista, rilasciata all’indomani dal definitivo addio dal M5S, trova dei riscontri nella cronaca recente: politici sotto schiaffo dello staff di comunicazione, una certa malsopportazione per dichiarazioni pubbliche non preventivamente approvate dagli uomini della Casaleggio Associati.

L’intervista dei soci della Casaleggio Associati

Anche se nel quartier generale di Ivrea negano di occuparsi di politica. Lagnano anzi il fatto di essere stati danneggiati dalla esposizione mediatica del M5S, creatura di quel Gianroberto Casaleggio che della Casaleggio Associati fu amministratore delegato e principale animatore ed ispiratore. Davide Casaleggio, Luca Eleuteri e Maurizio Benzi lo hanno dichiarato in una intervista rilasciata a Raffaele Leone e Carmelo Caruso per Panorama, nella quale ricostruiscono anche la storia della loro azienda. Che, sempre stando alle parole dei manager, ha anticipato i tempi, ci ha visto giusto, ha saputo interpretare al meglio alcuni cambiamenti. Dei mercati, certo, ma molto di più del modo di comunicare e di costruire il consenso. Basti pensare al Blog di Beppe Grillo, capolavoro comunicativo della società di Ivrea, intuizione di Gianronerto Casaleggio.

La comunicazione nel M5S secondo Daniela Aiuto

E delle intuizioni di Gianroberto Casaleggio in materia di comunicazione ha fatto tesoro il M5S di Luigi Di Maio e Rocco Casalino. Una gestione verticistica che tutti i cronisti politici conoscono, e che forse potrebbero riconoscere nelle parole di Daniela Aiuto: “Nel Movimento 5 Stelle gli eletti sono al servizio della comunicazione, e non il contrario. Comunicazione fatta di persone di solito provenienti dalla Casaleggio, o scelte lì. Queste persone sono diventate il gestore delle nostre e sistenze, non della comunicazione soltanto. Non faccio di tutta l’erba un fascio, nel Movimento ci sono tantissime persone che stimo. Io metto in discussione la subalternità di tutti alla comunicazione, cioè alla Casaleggio”.

Maurizio Benzi, supporter di Buttarelli (e della Privacy)

Eppure, alcune di queste pratiche (come ad esempio l’obbligo a condividere le password dei social network) sembrano essere in disaccordo con le convinzioni di alcuni dei soci della Casaleggio. Di Maurizio Benzi, in particolare, che pochi giorni fa su Twitter (un social, ca va san dir) plaudeva entusiasta alle parole di Giovanni Buttarelli, garante UE della Privacy, che ha dichiarato in una intervista a Michele Mezza “il potere dei proprietari delle soluzioni, dei dispositivi di servizio, travalica il ruolo e diventa un dominio assoluto che arriva ad asservire gli altri soggetti. Questa asimmetria va considerata provvisoria e dannosa.”.
E’ proprio questo il passaggio che lo stesso Maurizio Benzi definisce “Perfetto”. Avrà avuto in mente il sistema Rousseau, soluzione proprietaria della Casaleggio Associati, che secondo Buttarelli, in questo ruolo opera un “dominio assoluto che arriva ad asservire altri soggetti”?

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ccc Italia

Ecco gli articoli pro-Europa della neo portavoce di Tria

Adriana Cerretelli, corrispondente da Bruxelles del Sole 24 Ore, nominata portavoce del ministro Tria. Ecco cosa scriveva nelle vesti di giornalista economica (molto apprezzata)

Nell’era del governo giallo-verde, anche la nomina di un portavoce può diventare un segnale politico. E’ il caso di Adriana Cerretelli, da ieri portavoce del ministro dell’Economia Giovanni Tria.

Chi è Adriana Cerretelli

Giornalista del ‘Sole 24 Ore‘, come si legge nella nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze, “ha costruito a Bruxelles la sua carriera giornalistica, seguendo da vicino le dinamiche dell’integrazione europea: dalla nascita del mercato unico a quelle della moneta unica, dalla grande crisi finanziaria e debitoria scoppiata nel 2008 alle riforme del fiscal compact e dell’unione bancaria fino alle nuove riforme in cantiere per rafforzare l’euro e renderlo più resiliente agli shock esterni”. Editorialista, per oltre vent’anni corrispondente da Bruxelles a capo dell’ufficio europeo del quotidiano della Confindustria, è stata insignita della Legion d’onore da François Hollande, ha ricevuto a marzo il premio Biagio Agnes nella categoria Giornalista per l’Europa “per la capacità di raccontare la politica dell’Unione Europea” e insegna all’università cattolica del Sacro cuore di Milano.

La nomina di Adriana Cerretelli  (e le gaffe della comunicazione di Palazzo Chigi)

Una europeista convinta, sicuramente, che Giovanni Tria ha nominato dopo essere rimasto per 5 mesi uno dei pochi ministri senza un “comunicatore” di fiducia, affidandosi all’Ufficio stampa di via XX settembre. E forse non è un caso che la decisione sia arrivata poco dopo l'”incidente” della conferenza stampa del 3 ottobre a Palazzo Chigi. Un incontro, presenti il premier Giuseppe Conte, i vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio e lo stesso Tria, per presentare la nota di aggiornamento al Def, ma senza domande per i giornalisti convocati via whatsapp in fretta e furia. Un format evidentemente non gradito dal titolare dell’Economia, che si era soffermato a rispondere ad alcune domande, prima di venire portato via quasi di peso dalla portavoce del ministro dell’Interno Iva Garibaldi.

Un episodio che ha suscitato critiche (oltre che una parodia di Maurizio Crozza che ha avuto un boom di visualizzazioni sui social) e che, forse, potrebbe aver accelerato la nomina della Cerretelli, che ha davanti un compito non facile: comunicare la linea politica del Mef, cercando anche di arginare le intemperanze verbali degli alleati di governo in una fase delicatissima nei rapporti con l’Ue.

Cosa Scriveva Adrianna Cerretelli sul Sole 24 Ore

E lei è ben consapevole che il lavoro da fare è fondamentale, se appena il 2 ottobre scorso, sul Sole, in un articolo dal titolo “I rischi delle fughe in avanti”, sottolineava “l’estrema volatilità e l’intempestività quasi patologica delle disordinate frasi in libertà con cui si esprime la coalizione al governo fragilizzando la credibilità della propria posizione“. “O verrà posto fine al più presto al ballo dell’incertezza e dei messaggi politici contraddittori sulla manovra, o l’Italia finirà davvero risucchiata in una spirale di instabilità finanziaria che non si sa quanto costerà al paese e quale ne sarà la possibile via di uscita finale”, scriveva la Cerretelli nel suo articolo, lanciando un allarme per il Paese. “Il problema – sosteneva l’attuale portavoce di Tria – è che le fughe in avanti dell’Italia nazional-populista creano diffidenza perché fanno temere derive nel segno dell’irresponsabilità finanziaria con danni collaterali individuali e collettivi. Nell’Europa dei populismi plurali dove si scontrano gli opposti nazionalismi Nord-Sud Est-Ovest, basta una goccia di benzina per scatenare incendi fuori controllo. Attenta Italia, meglio evitare di esserne vittima“.

Allarme ripreso in un altro editoriale del 6 ottobre, in cui prevedeva che “l’Italia si muoverà in un ambiente ostile anche perché sfide, provocazioni quando non strafottenza dei suoi nuovi leader non le attirano simpatie e in più alimentano il nervosismo dei mercati con inevitabile aumento degli spread, quindi del costo del debito e danni alla stabilità del sistema bancario“. “L’Italia – avvertiva – oggi si muove sulla lama di un rasoio, ma sono i mercati molto più dell’Europa i veri sovrani del suo futuro: i primi prosperano sulla sua instabilità, l’Europa la teme per gli inevitabili contraccolpi sulla tenuta propria e dell’euro. Per questo alla fine l’Europa probabilmente farà qualche concessione per evitare altre traumatiche rotture post-Brexit e non soffiare vento nelle vele del vittimismo populista con le elezioni europee alle porte. Ammesso che con gli ultimi ritocchi il nuovo bilancio alla fine passi l’esame a Bruxelles, perché solo crescendo si sostiene il debito, per l’Italia del cambiamento sarà solo il principio di nuove prove: rilancio effettivo dello sviluppo con riforme strutturali oltre che investimenti, recupero di efficienza e competitività dell’economia e non di assistenzialismo nel rispetto dei nuovi impegni europei. In caso contrario le vere sanzioni non le arriveranno dal patto di stabilità, ma dai mercati. E saranno pesantissime”.

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ccc Italia

Cosa (non) c’è nel Def su cultura e dintorni

Un’idea ben definita nel provvedimento quella di utilizzare un ddl collegato alla manovra di bilancio per intervenire in maniera radicale sulle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

Il cuore del Def (se di cuore si può parlare), sta da un’altra parte. Ma la cultura ha un suo spazio che pure merita di essere valutato. Diversi sono gli interventi annunciati sul settore, ma che non sembrano avere quella necessaria visione d’insieme.

INTERVENIRE IN MANIERA RADICALE SULLE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE?

Obiettivo primario dovrebbe essere sempre quello di far diventare la cultura un vero asset strategico del Paese, un autentico motore di sviluppo. Sono numerosi gli studi che dimostrano come la valorizzazione di un bene culturale o la promozione di eventi culturali possano produrre numeri significativi per l’economia di un territorio. Eppure questo dato, ormai indiscusso, sembra non riuscire ad assumere una dimensione strategica. Veniamo alla nota di aggiornamento del Def. Viene annunciato un collegato alla manovra di bilancio per il riordino della materia dello spettacolo e per la modifica del codice dei beni culturali. Ma chi conosce i fatti e gli atti sa bene che il riordino della materia dello spettacolo è già oggetto di una legge delega approvata nella scorsa legislatura. La maggioranza giallo-verde intenderà, forse, smontare l’impianto del precedente Governo? Parrebbe di no, visto che qualche riga dopo l’annuncio del nuovo collegato è scritto testualmente “si procederà ai decreti attuativi della legge sullo spettacolo”, due argomenti che sembrerebbero essere in contraddizione. Eppure, i bene informati dicono che in questa apparente contraddizione ci sarebbe un’idea ben definita: quella di utilizzare un ddl collegato alla manovra di bilancio per intervenire in maniera radicale sulle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

LA SCELTA È TRA PUNTARE SU UN RAFFORZAMENTO ED UN INVESTIMENTO SULL’OFFERTA O PROVARE AD INCENTIVARE LA DOMANDA

Il tema è sempre molto delicato per il dicastero dei Beni e delle attività culturali. Le difficoltà economiche in cui versano molte Fondazioni, sono ormai un tema non più procrastinabile. Alcune di esse hanno utilizzato gli strumenti concessi dalla cosiddetta “Legge Bray” senza riuscire ancora a raggiungere quell’equilibrio di bilancio, rinviato di anno in anno. Il tema primario, chiaramente, resta il dato occupazionale, sovradimensionato si dice. Eppure c’è e con quello bisogna fare i conti. Proprio sabato scorso i lavoratori dei settori cultura e spettacolo si sono ritrovati a Roma per manifestare tutto il loro disagio dovuto ad una presunta mancata attenzione da parte elle istituzioni. Eppure un po’ di azioni, seppur prive di una visione strategica come dicevamo, le Istituzioni sembrano volerle mettere in campo. La scelta è, tenendo conto anche della ristrettezza delle risorse, tra puntare su un rafforzamento ed un investimento sull’offerta o provare ad incentivare la domanda.

NEL DEF MISURE DI SOSTEGNO AL FONDO UNICO E IL MIGLIORAMENTO DEI CRITERI DI ASSEGNAZIONE DELLE RISORSE PER GLI SPETTACOLI DAL VIVO

Su questa seconda ipotesi – tornando al Def – il Governo sembrerebbe voler lavorare quando si parla di “sperimentazione di card digitali per usufruire di beni ed attività culturali” e di “nuove risorse per la promozione della cultura tra i giovani”. Seppur tra le prime uscite del Ministro Bonisoli ci sia stata una netta contrarietà al modello “app 18”, le azioni rappresentate oggi nel Def sembrano andare, invece, in quella direzione. Magari immaginando strumenti diversi, ma sempre investendo su azioni che inducano al “consumo culturale”. Ed, infine, sempre la nota di aggiornamento del Def parla di “adozione di mirate misure di sostegno al Fondo Unico e il miglioramento dei criteri di assegnazione delle risorse, in particolare per lo spettacolo dal vivo”. Il Fondo Unico è la principale fonte di finanziamento per lo spettacolo e la revisione dei criteri di assegnazione era tra i punti del contratto di Governo. Su questo, quindi, il Governo sembrerebbe intenzionato ad intervenire, fermo restando che i programmi sulla base dei quali viene assegnato il contributo sono triennali e, di conseguenza, essendo stato valutato proprio nel 2018 un nuovo triennio, è difficile che le regole possano cambiare prima del 2021. In attesa, però, resta centrale il tema delle Fondazioni Liriche, indiscusso patrimonio culturale ed artistico del nostro Paese. E’ un dossier su cui, molto presto, il Mibac darà notizie.

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ccc Italia

Alitalia. Il governo Conte conferma la cassa integrazione

Il governo Conte si appresta a confermare la cassa integrazione straordinaria (Cigs) per i lavoratori di Alitalia. Ecco tutti i dettagli sulla richiesta della compagnia e sulle attese dei lavoratori, con le intenzioni del governo.

LA RICHIESTA DI ALITALIA E I DIPENDENTI INTERESSATI

Tutto nasce dalla mossa di Alitalia: la compagnia aerea ha rinnovato la richiesta di cassa integrazione straordinaria in vista della scadenza dell’attuale Cigs fissata al 31 ottobre prossimo. La nuova richiesta avanzata ai sindacati riguarda 1.570 lavoratori, meno dei 1.680 della Cigs in corso. Nello specifico, la richiesta di nuova Cigs riguarda 950 dipendenti su terra, 100 piloti, 100 comandanti e 420 assistenti di volo.

LA TEMPISTICA DELLA PROCEDURA

La nuova Cigs dovrebbe quindi partire il primo novembre fino al 23 marzo del 2019. Al momento non è stata ancora fissata nessuna convocazione al ministero del Lavoro sull’avvio della procedura della nuova Cigs.

LA NOTIZIA DEL SOLE SULLA PROROGA DELLA CIGS

Per Alitalia è in arrivo la proroga fino al 23 marzo 2019 della casa integrazione straordinaria in scadenza il 31 ottobre, scrive oggi il Sole 24 Ore.

IL PROSSIMO INCONTRO CON I SINDACATI

Sulla richiesta dell’azienda partirà a breve il confronto con i sindacati e le associazioni professionali. Che, ha annunciato il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, saranno convocati il 12 ottobre al ministero.

LE RICHIESTE SINDACALI

«Speriamo sia la positiva risposta al grido d’allarme che abbiamo lanciato – dice Stefano De Carlo (Fnta) – e che arrivino risposte concrete dal governo per dare una prospettiva futura ad Alitalia e consolidare i miglioramenti effettuati sul fronte dei conti». Secondo quanto riportato dal quotidiano di Confindustria, ci sarebbe preoccupazione in vista della scadenza di fine mese per la vendita di Alitalia e del termine del 15 dicembre per la restituzione del prestito ponte da 900 milioni (circa un miliardo con gli interessi), anche se il ministro Danilo Toninelli (Mit) è fiducioso che il dossier «verrà chiuso entro ottobre».

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ccc Italia

Def. Il testo ed i numeri della manovra Lega – M5S

Reddito di cittadinanza, stime del PIL viste al ribasso, riforma della legge Fornero. Ecco tutti i numeri (e le incognite) del DEF. Il testo integrale della nota di aggiornamento inviato alle Camere

L’Italia deve crescere “più rapidamente del resto d’Europa” e recuperare il “terreno perso negli ultimi vent’anni”:il ministro dell’Economia Giovanni Tria definisce “ambizioso ma realistico” l’obiettivo dichiarato della manovra, al punto che i paletti fissati ieri dal governo nella nota di aggiornamento al DEF potrebbero addirittura, assicura, essere superati.

Il documento è stato pubblicato e trasmesso alle Camere ieri, dopo esattamente una settimana (e tre conferenze stampa) dal Consiglio dei ministri che ha approvato la nota di aggiornamento al DEF (documento di economia e finanza)

Le stime del Pil per quest’anno vengono riviste al ribasso, quelle del prossimo triennio sono confermate rispettivamente all’1,5% per il 2019, l’1,6 per il 2020 e 1,4% nel 2021.

Confermate anche alcune delle promesse della maggioranza M5S – Lega, dal reddito di cittadinanza alla riforma della legge Fornero per un totale di 21,5 miliardi di impegni il prossimo anno.

L’esecutivo ha deciso di sterilizzare solo in parte l’aumento dell’Iva: non salirà nel 2019 mentre tornerà ad innalzarsi parzialmente nel biennio successivo.

Viene confermata la dote di nove miliardi per reddito e pensioni di cittadinanza e sette per la quota cento delle pensioni, a cui vanno aggiunti un miliardo per i centri per impiego, due per la flat tax, un miliardo per le forze dell’ordine e un miliardo e messo per i truffati delle banche.

Ipotizza anche incentivi per spingere le auto elettriche e ridurre le auto diesel e a benzina.

“Con gli interventi previsti in manovra – si legge nel documento che fa da cornice alla manovra – il governo spingerà la crescita di 0,6 punti percentuali nel 2019, di 0,5 nel 2020 e di 0,3 nel 2021”.

Tornando al quadro macro, il Def però mostra come a peggiorare sia il deficit strutturale, cioè la misura su cui l’Ue valuta i miglioramenti dei conti pubblici dei Paesi: questo “numerino” peggiorerà il prossimo anno di 0,8 punti percentuali passando dallo 0,9% di quest’anno all’1,7% per poi rimanere stabile su questo livello anche nel 2020 e nel 2021.

Rinviato poi sine die il pareggio di bilancio ‘strutturale’, previsto in precedenza nel 2020, quando “la crescita e la disoccupazione saranno tornati ai livelli precrisi”.

Il governo per contro registra una progressiva discesa del debito pubblico che passa dal 131,2% del 2017 al 126,7% del 2021, attestandosi al 130,9% di quest’anno. E seppure non si esclude la possibilità di una “riduzione più accentuata” proprio su questo fronte “qualora si realizzi una maggior crescita”, l’Esecutivo si trova a dover ammettere di non rispettare la cosiddetta regola del debito “dato che il rapporto debito/PIL nel 2021 è previsto eccedere il benchmark di 3,9 punti percentuali”.

La crescita messa in programma dal governo è dell’1,5% per l’anno prossimo, salirà all’1,6% in quello successivo per ripiegare sull’1,4% nel 2021. E’ quanto si evince dalla lettera inviata dal ministro dell’Economia Giovanni Tria a Bruxelles per riavviare un confronto che si prospetta tutto in salita.

«Auspico che il dialogo rimanga aperto e costruttivo», afferma però Tria. «A questo dialogo – chiude il ministro forse anche per allontanare le voci di sue dimissioni che continuano a circolare nei palazzi – il Governo si presenta compatto e fiducioso».

Da far digerire a Bruxelles ci sarà un deficit strutturale fisso all’1,7% per i prossimi tre anni, senza nessuna convergenza verso il pareggio di bilancio che secondo la relazione «sarà raggiunto gradualmente negli anni a seguite».

Il saldo netto da finanziare di competenza potrà aumentare nel 2019 fino al 68,5 per cento. Nonostante questo, la spesa per interessi crescerebbe solo di un decimo di Pil (meno di due miliardi) il prossimo anno.

Il debito scende dal 130,9 del 2018 al 129,2% del 2019, al 126,7% del 2020 e al 124,6% al 2021. Il saldo primario si attesta all’1,3% il prossimo anno, all’1,7% il successivo e al 2,1% a fine triennio. Confermate le clausole Iva, parziali, su 2020 e 2021.

Sul piano delle misure la NaDef arrivata in tarda serata conferma le priorità su reddito di cittadinanza, affidato a un Ddl collegato alla manovra insieme alla riforma dei centri per l’impiego, tasse e pensioni.

IL TESTO INTEGRALE DEL INVIATO ALLE CAMERE

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