ccc Italia

Ecco tutte le misure della manovra economica targata Lega – M5S

Insieme alla legge di Bilancio troveranno spazio nella manovra il decreto fiscale e il decreto semplificazione per “deburacratizzare” il paese. Tra le ultime novità introdotte la Rc Auto, impignorabilità della casa per chi ha crediti con la Pa, fine del numero chiuso a medicina

Via libera alla manovra 2019 con misure da circa 37 miliardi di euro tra riduzioni di tasse e maggiori spese.

L’aumento del deficit al 2,4% dall’1,2% tendenziale, assicura 22 miliardi di risorse. Costituito dalla manovra vera e propria, dal decreto fiscale e da un decreto semplificazione, il primo ostacolo sarà Bruxelles anche se il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha mostrato ottimismo sull’esito del dialogo con la Commissione europea.

Ecco nel dettaglio tutte le misure comunicate dal governo:

DECRETO FISCALE

ROTTAMAZIONE TER – Si prevede, per chi aveva già beneficiato della rottamazione bis e ha versato almeno una rata, la possibilità di ridefinire il proprio debito con il fisco (relativo al periodo tra il 2000 e il 2017) a condizioni agevolate, tra cui l’esclusione dal pagamento delle sanzioni e degli interessi di mora, la possibilità di rateizzare il pagamento (massimo 10 rate consecutive di pari importo) in 5 anni pagando un interesse ridotto del 2% l’anno e quella di compensare i debiti con il fisco con i crediti nei confronti della pubblica amministrazione.

STRALCIO DEI DEBITI FINO 1000 EURO – Si prevede la cancellazione automatica di tutti i debiti con il fisco relativi al periodo che va dal 2000 al 2010 di importo residuo fino a 1000 euro.

DEFINIZIONE AGEVOLATA – Sono previste varie ipotesi di definizione agevolata delle controversie tra i contribuenti e il fisco. In particolare, si prevede la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea; delle controversie tributarie nei confronti dell’Agenzia delle entrate; degli atti del procedimento di accertamento; degli atti dei procedimenti verbali di contestazione; delle imposte di consumo.

FATTURAZIONE ELETTRONICA – Si mantiene l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica dal primo gennaio 2019, riducendo per i primi sei mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici.

SEMPLIFICAZIONE PER EMISSIONE FATTURE – Si dà la possibilità di emettere fatture entro 10 giorni dalla operazione alla quale si riferiscono. Inoltre, si prevede che le fatture debbano essere annotate nel registro entro il giorno 15 del mese successivo alla loro emissione. Sempre nell’ottica della semplificazione viene abrogato l’obbligo di registrazione progressiva degli acquisti.

IVA – Si prevede che il pagamento dell’Iva slitti al momento in cui la fattura viene incassata.

GIUSTIZIA TRIBUTARIA DIGITALE – Si favorisce il processo telematico anche per la giustizia tributaria.

TRASMISSIONE TELEMATICA DEI CORRISPETTIVI – Oltre all’obbligo di fatturazione elettronica, si introduce l’obbligo generalizzato di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi. Questo consentirà di eliminare alcuni adempimenti contabili come l’obbligo di tenuta dei registri e conservazione delle fatture e degli scontrini e un controllo maggiore e meno invasivo dell’Agenzia delle entrate. L’obbligo parte per chi ha un volume d’affari superiore a 400 mila euro dal primo luglio 2019. Per gli altri dal primo gennaio 2020.

DECRETO SEMPLIFICAZIONE

1. MISURE PER IL LAVORO

Il decreto contiene disposizioni in materia di:
CIGS per riorganizzazione o crisi aziendale – si consente la proroga degli ammortizzatori sociali per il 2018 e 2019 per le imprese con più di 100 dipendenti, che abbiano problemi occupazionali. La cassa integrazione può essere concessa per 12 mesi per riorganizzazione aziendale e sei mesi per il caso di crisi;
trattamento di mobilità in deroga – il trattamento di mobilità in deroga è concesso per 12 mesi a favore di quei lavoratori che hanno cessato o cessano la mobilità ordinaria o in deroga dal 22 novembre 2017 al 31 dicembre 2018 a condizione che a questi lavoratori siano applicate misure di politica attiva. La stessa misura si applica ai i lavoratori dell’area di Termini Imerese e Gela che godono di tale trattamento dal 2016.
riforma della governance dell’Agenzia nazionale per il lavoro (Anpal);
abolizione del libro unico del lavoro;
semplificazione del rapporto biennale del personale;
semplificazione in materia di imprese dello spettacolo;
semplificazione del deposito dei contratti collettivi;
semplificazione in materia di appalti;
semplificazione della gestione separata.

2. MISURE PER LO SVILUPPO ECONOMICO

Il decreto contiene disposizioni in materia di:
semplificazione per le imprese agro-alimentari,
riduzione oneri per le start-up, le piccole e medie imprese innovative e gli incubatori;
riduzione di oneri informativi e obblighi delle imprese;
snellimento delle procedure per la costituzione di società di capitali;
definizione dei registri distribuiti (blockchain) e sostegno, con un fondo di venture capital con Cassa Depositi e Prestiti per investire nelle startup innovative e si creato un fondo blockchain per utilizzare questa tecnologia a sostegno del made in Italy;
incentivazione utilizzo strumenti di notificazione telematica;
norma “Bramini” – si introducono norme a tutela di chi ha debiti nei confronti delle banche ma vanta crediti nei confronti dello Stato;
disposizioni per favorire la circolazione degli immobili oggetto di donazione;
esenzioni in materia di invenzioni dei ricercatori delle università e degli enti pubblici di ricerca;RC auto equa sul territorio – Per realizzare una RC auto equa, con canoni differenziati rispetto al territorio, si eliminano i vincoli di trasferimento della polizza da un assicuratore a un altro.

SALUTE

Il decreto contiene disposizioni in materia di:
transazioni con le aziende farmaceutiche per il ripiano della spesa farmaceutica;
commissariamento delle Regioni in piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario (viene prevista l’incompatibilità della figura del commissario con qualsiasi altro incarico istituzionale presso la Regione);
istituzione della Anagrafe nazionale vaccini, con l’obiettivo di monitorare i programmi vaccinali sul territorio;
istituzione del fondo per la riduzione delle liste d’attesa.

TAGLIO AGLI SPRECHI E AI COSTI DELLA POLITICA

Si riducono i costi della politica nelle Regioni a statuto ordinario, speciale e nelle province autonome, mediante il calcolo contributivo dei vitalizi derivanti da mandato elettivo regionale. Inoltre, si prevede il blocco del trasferimento dei fondi per i vitalizi alle regioni che non ne prevedano l’abolizione.

ALTRE MISURE

Il decreto contiene disposizioni in materia di:

Ferrovie dello Stato – si autorizzata la spesa di 40 milioni di euro per il 2018 per finanziare la parte servizi 2016/2021, del contratto di programma tra Ministero delle infrastrutture e Ferrovie dello Stato. Per la parte investimenti 2017/2021, invece, si prevede la spesa di 600 milioni per il 2018;

fondo di garanzia FSC – nel fondo di garanzia per le piccole e medie imprese sono assegnati 735 milioni di euro per il 2018;

Genova – sono stanziati ulteriori fondi per Genova. Per la ristrutturazione dell’Autotrasporto 10 milioni di euro per il 2018 e 15 milioni per l’adeguamento dei porti.

Missioni internazionali di pace – il fondo per le missioni di pace è incrementato in modo da garantirne la copertura finanziaria per tutto il 2018.

LEGGE DI BILANCIO

Le principali previsioni contengono misure per:

Reddito di cittadinanza – Si introdurrà una misura universalistica di sostegno al reddito, con la previsione che nessun cittadino abbia un reddito mensile inferiore ai 780 euro, che crescono in base al numero dei componenti della famiglia.

Pensione di cittadinanza – Le pensioni minime saranno aumentate fino a 780 euro, con una differenziazione tra chi è proprietario di un immobile e chi non lo è.

Flat tax per partite Iva e piccole imprese – Si estendono le soglie minime del regime forfettario fino a 65 mila euro, prevedendo un’aliquota piatta al 15 per cento.

Ires al 15 per cento – Si taglia dal 24 per cento al 15 per cento l’Ires sugli utili reinvestiti per ricerca e sviluppo, macchinari e per garantire assunzioni stabili, incentivando gli investimenti e l’occupazione stabile.

Flat tax al 21 per cento sui nuovi contratti di affitto, anche commerciali – Si prevede una cedolare fissa al 21 per cento anche sui nuovi contratti di affitto degli immobili commerciali, come i capannoni.

Superamento della legge Fornero – Si abrogano i limiti di età per i pensionamenti previsti dalla legge Fornero, introducendo la “quota 100”: si potrà andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati, favorendo così chi ha iniziato a lavorare in età molto giovane e al contempo agevolando il necessario ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione e nel privato. Per le donne si proroga “Opzione Donna”, che permette alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione.

Ires verde – Si introducono incentivi fiscali per le imprese che riducono l’inquinamento, usando tecniche di produzione con minori emissioni.

Risarcimento per le vittime delle crisi bancarie – Si stanzia un fondo da 1,5 miliardi per risarcire tutte le vittime delle crisi bancarie. Il fondo è così ampliato di 14 volte rispetto a prima.

Rilancio degli investimenti pubblici – Si stanziano 15 miliardi aggiuntivi nei prossimi 3 anni per rilanciare gli investimenti pubblici, soprattutto nell’ambito infrastrutturale, dell’adeguamento antisismico, dell’efficientamento energetico, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Si crea inoltre una task force per valutare, monitorare e attivare rapidamente i progetti d’investimento.

Piano di assunzioni straordinario – Si stanziano 500 milioni per un grande piano di assunzioni per poliziotti, magistrati e personale amministrativo, in modo da assicurare ai cittadini maggiore sicurezza, processi civili e penali più rapidi e una Pubblica Amministrazione più efficiente.

Task force per la qualità della spesa pubblica – Si crea una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Il team analizzerà nel dettaglio ogni singola voce di spesa nel bilancio dello Stato per intervenire sugli sprechi ed efficientare la spesa, intervenendo, tra l’altro, su auto blu, voli di Stato e scorte.

Editoria, stop al finanziamento pubblico – Si prevede l’azzeramento graduale del fondo pubblico per l’editoria.

Pensioni d’oro – Si interviene sulle pensioni d’oro, sopra i 4.500 euro mensili, in modo da rimodulare i trattamenti pensionistici più elevati e renderli più equi in considerazione dei contributi versati.

Riduzione delle spese militari – Si prevede una riduzione delle spese militari pari ai fondi necessari per la riforma dei Centri per l’impiego.

Liste d’attesa sanitarie – Si interviene per ridurre drasticamente le liste d’attesa con lo stanziamento, tra l’altro, di un fondo da 50 milioni per le regioni per gli interventi di abbattimento delle liste d’attesa. Inoltre, con l’istituzione del Centro Unico di Prenotazione (CUP) digitale nazionale, si potrà monitorare quando effettivamente sono stati presi gli appuntamenti, in modo da evitare possibili episodi fraudolenti di indebito avanzamento nelle liste d’attesa.

Più soldi per scuola e istituti tecnici e professionali – Si stanziano i fondi necessari a una profonda riforma della formazione tecnica e professionale, in modo da tornare a formare professionisti e tecnici sempre più richiesti nel settore dell’industria e della moda.

Sgravi per chi assume manager innovativi – Si investe sull’innovazione tecnologica, con incentivi fiscali importanti per tutte le imprese che assumeranno un manager dell’innovazione altamente qualificato.

Italia.it – Più fondi per rilanciare Italia.it e trasformarlo in sito per la promozione del made in Italy.

Potenziamento del fondo per il microcredito alle imprese – Si raddoppia il fondo per le micro e piccole imprese.

Taglio agli sprechi – Si recuperano fino a 2 miliardi di euro grazie alla riorganizzazione della spesa, prevedendo l’obbligo per le amministrazioni pubbliche di acquistare beni e servizi tramite Consip.

Fondi per la salute – Si stanziano 284 milioni per i rinnovi contrattuali di tutto il personale del Servizio sanitario nazionale e altri 505 milioni saranno attribuiti alle regioni per le spese farmaceutiche.

Abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina – Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi.

Gestioni commissariali della Sanità – Si reintroduce l’incompatibilità tra la carica di commissario alla Sanità e ogni incarico istituzionale presso la regione soggetta a commissariamento.

Si prevede l’incremento del Fondo per il servizio civile.

Continua...

ccc Italia

Perché Sky e Dazn finiscono nel mirino dell’Antitrust

Al via istruttoria sui pacchetti calcio della serie A offerti dalle due piattaforme: possibili violazioni del codice del consumo

Continua...

ccc Italia

Al via iter della proposta Meloni per togliere dalla Costituzione i vincoli Ue

Quattro articoli in tutto per “far recuperare allo Stato la sua sovranità in talune circostanze, evitando che le decisioni siano poi assunte da altri soggetti, magari nemmeno non eletti dal popolo”

È cominciato lo scorso 11 ottobre l’iter in commissione Affari Costituzionali della Camera della proposta di legge costituzionale targata Giorgia Meloni (FdI) sulla modifica dei rapporti tra ordinamento italiano e ordinamento europeo sugli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione, in particolare cioè sull’osservanza ai vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento unionale. (qui il testo della proposta).

COSA DICE LA PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE

Come ha chiarito il relatore Emanuele Prisco (FdI) durante la prima seduta, “la proposta di legge costituzionale si compone di quattro articoli, i primi tre volti ad apportare modifiche agli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione, mentre il quarto contiene una disposizione transitoria”. L’obiettivo della proposta di legge costituzionale è quello di rimuovere dagli articoli della Costituzione i riferimenti all’ordinamento internazionale e dell’Unione europea dalla Costituzione. In sintesi: le pubbliche amministrazioni sarebbero tenute ad assicurare l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico non più in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea (articolo 97 della Costituzione); la potestà legislativa sarebbe esercitata dallo Stato e dalle regioni senza avere come vincoli espliciti quelli derivanti dall’ordinamento internazionale e dell’Unione europea (articolo 117 della Costituzione); l’autonomia finanziaria di entrata e di spesa, subordinata alla necessità di garantire l’equilibrio dei rispettivi bilanci, per i comuni, le province, le città metropolitane e le regioni sarebbe mantenuta senza che tali enti debbano concorrere ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea (articolo 119 della Costituzione).

L’OBIETTIVO? FAR RECUPERARE ALLO STATO LA SUA SOVRANITA’

In tale quadro, Prisco ha osservato, durante l’esposizione in commissione, che “i princìpi di equilibrio tra entrate e spese del bilancio dello Stato e di garanzia della sostenibilità del debito a carico di tutte le pubbliche amministrazioni”, “non vengono mutati” limitandosi la norma infatti “ad escludere che il rispetto di tali princìpi debba essere effettuato nel rispetto dei vincoli economico-finanziari derivanti dall’Unione europea”. Restando in vigore “i vincoli derivanti dagli obblighi assunti in sede internazionale e di Unione europea”. Prisco, infine, ha sottolineato come la proposta “nasca dalla necessità di tutelare l’interesse nazionale laddove esso venga messo in discussione da una norma europea, disciplinando una specifica clausola di salvaguardia. Si tratta, a suo avviso, di far recuperare allo Stato la sua sovranità in talune circostanze, evitando che le decisioni siano poi assunte da altri soggetti, magari nemmeno non eletti dal popolo”.

GLI ESEMPI? L’AQUILA E IL DEF

Nel richiamare alcune sentenze della Corte costituzionale, che hanno già posto il tema dei “controlimiti” opponibili dall’ordinamento nazionale nei confronti di quello internazionale, il deputato di Fratelli d’Italia ha evidenziato “l’opportunità di una simile clausola di salvaguardia, laddove un’applicazione della norma europea impedisca di realizzare interventi importanti a favore delle popolazioni, soprattutto nelle occasioni in cui essi appaiono essenziali, come nel caso delle calamità naturali”. Per esempio è il caso della restituzione delle somme che erano state riconosciute a titolo di agevolazione alle vittime del terremoto dell’Aquila, richiesta sulla base di un’applicazione rigida delle norme europee. Secondo Prisco tale clausola di salvaguardia “va applicata ogniqualvolta entri in gioco la tutela dell’interesse nazionale, anche in campo economico, laddove si tratti, ad esempio, di tutelare i prodotti italiani, come nel settore agroalimentare”. Il parlamentare ha anche richiamato la recente presentazione della Nota di aggiornamento del DEF 2018, che dimostra, a suo avviso, “come i limiti imposti dall’ordinamento europeo possano costituire un ostacolo alla realizzazione di politiche a favore dei cittadini”. Per questo ha anche preannunciato la presentazione di emendamenti al testo della proposta di legge, “al fine di introdurre, ad esempio, la possibilità di sottoporre a referendum le decisioni relative alle cessioni di sovranità dello Stato o di modificare le norme relative al pareggio di bilancio, al fine di tutelare, in certe circostanze, la sovranità dello Stato e la libertà dei Governi di perseguire certe politiche economiche” affinché s”i interrompa un processo che – analogamente a quanto avvenuto in passato tra le regioni e lo Stato centrale – rischia di ridurre lo Stato italiano a un ente di secondo livello rispetto all’Unione europea”.

PD E LEU CONTRARI

Nettamente contrario il Pd (a cui si è associata anche LeU) che durante la prima seduta per bocca di Stefano Ceccanti ha espresso “il proprio radicale dissenso sul merito del provvedimento” pur riconosce ai presentatori della proposta di legge “di perseguire con chiarezza le proprie finalità, attraverso una presa di posizione sovranista espressa in termini espliciti, a differenza di quanto sta facendo il Governo in carica, con la Nota di aggiornamento al DEF 2018, con la quale ritiene che l’Esecutivo stia surrettiziamente tentando di aggirare le norme europee, in violazione dell’articolo 81 della Costituzione”.

Continua...

ccc Italia

Dl fiscale, ecco l’ultima bozza. Nodo pace fiscale tra Lega e M5s

In corso il vertice a Palazzo Chigi per sciogliere il nodo della pace fiscale in vista del cdm di questa sera. Ecco l’ultima bozza del dl fiscale visionata da Policy Maker.

Mentre è in corso a palazzo Chigi il vertice collegiale sulla manovra con il premier Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Giovanni Tria e i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, resta ancora da sciogliere il nodo sul decreto fiscale riguardante gli interventi per la pace fiscale. Nella trattativa tra M5s e Lega in vista del Cdm il problema rimane lo  strumento da utilizzare: per la Lega è necessario che i contribuenti possano scontare non solo sanzioni e interessi ma anche il capitale, ovvero l’imposta dovuta (al 15% o al 25%). I pentastellati puntano invece a rafforzare il ravvedimento che consente di non pagare sanzioni e interessi ma senza scontare l’imposta.

Tra le novità contenute nell’ultima bozza che Policy Maker ha visionato ci sono: lo stanziamento di 50.000 euro l’anno in piu’ dal 2019 per la “completa realizzazione e la gestione evolutiva dell’Anagrafe nazionale vaccini” al fine di “raccogliere in modo uniforme sull’intero territorio nazionale mediante le anagrafi vaccinali regionali i dati da inserire nell’Anagrafe nazionale vaccini”. In totale sono stanziati 2 milioni di euro per il 2018 e 500.000 euro annui dal 2019.
Viene inoltre vietata ai governatori di essere anche commissari straordinari per la Sanita’ che diventano incompatibili. Infine arrivano 130 milioni in piu’ nel 2018 per le missioni internazionali.

(Qui il testo completo della bozza).

Continua...

ccc Insider, Italia

La pace fiscale fa esplodere la guerra tra Lega e grillini

La pace fiscale fa scoppiare la guerra tra Lega e M5S, la più dura da quando è nato il governo giallo-verde.

A poche ore dal Consiglio dei Ministri che dovrebbe dare il via libera alla manovra e al decreto legge fiscale, i leader dei due principali partiti di governo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, neanche si parlano. Un gelo che va avanti ormai da ore, con i due che hanno disertato i vertici, ieri sera e stamani, che di fatto sono andati a vuoto.

Al centro del braccio di ferro c’è la cosiddetta pace fiscale sulle pendenze con il fisco. Nell’ultima bozza, quella di sabato, era presente il colpo di spugna sulle “mini-cartelle”, quelle al di sotto dei mille euro, ma niente era stato ancora deciso sui grandi importi, quelli che nei giorni scorsi avevano fatto gridare al “condono” da parte delle opposizioni. E che anche nel Movimento 5 stelle creano grande imbarazzo. “Una cosa – sottolinea un esponente pentastellato di primo piano – è chiudere i conti con il fisco su piccoli importi, un altro è fare un favore agli evasori. È  contro la nostra storia, il nostro elettorato non lo capirebbe”. Per questo Di Maio vuol tenere il punto, anche mostrando apertamente il suo disappunto.

Questa mattina il ministro dello Sviluppo economico ha annullato tutti gli impegni e si è presentato a Palazzo Chigi, ma al vertice alle 10.30 non è andato, facendo sapere attraverso il suo entourage che la sua assenza era un segno di dissenso. Per i pentastellati c’erano il ministro dei Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro e la viceministra al Mef Laura Castelli. Anche Salvini non si è fatto vedere: per lui c’era un impegno istituzionale a Monza e ha mandato il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, “con pieno mandato da parte del segretario della Lega”, ha fatto sapere il ministro dell’Interno.

Ma il problema, come è stato subito evidente, può essere sbloccato solo dai due capi, che torneranno a vedersi oggi nel vertice e poi nel Consiglio dei Ministri, che si preannunciano lunghi e assai tesi. Salvini assicura che sulla pace fiscale “andremo fino in fondo” ricordando che è nel contratto di governo. Ma anche Di Maio non vuole né può mollare e chiede di inserire dei paletti: un ‘tetto’ alla possibilità, per ogni contribuente, di mettersi in regola e la limitazione del provvedimento a tutti quei cittadini che non hanno pagato le tasse dovute, ma che hanno segnalato in modo fedele il proprio debito al fisco. “Niente spazio per la regolarizzazione dell’evasione”, è il mantra di Di Maio. Consapevole del fatto che un cedimento su questo terreno porterebbe a uno snaturamento della storia del M5S. Con conseguenze che potrebbero essere gravi.

Continua...

ccc Italia

Come cambia il voto elettorale nella proposta M5S

Urne elettorali semitrasparenti, possibilità di voto fuori sede, sorteggio degli scrutatori, divieto di assunzione di personale da parte delle aziende speciali, delle istituzioni e delle società a partecipazione pubblica locale o regionale in prossimità delle elezioni locali o regionali

Introduzione delle urne elettorali semitrasparenti e delle cabine che riparino solo il busto dell’elettore; divieto per il presidente di seggio di ricoprire l’incarico per due volte consecutive nello stesso seggio; esclusione dalla funzione di componente di seggio dei condannati anche in via non definitiva per gravi reati; sorteggio degli scrutatori. Sono alcune delle novità contenute nella proposta di legge sulle elezioni, a firma del Movimento 5 stelle (Dalila Nesci, relatrice), che dopo un breve esame emendativo ha ricevuto il via libera della commissione Affari costituzionali alla Camera e ha cominciato il suo iter in aula. (qui il testo del provvedimento)

PREVISTO ANCHE IL VOTO FUORI SEDE

Il testo, ricalca, di fatto, la proposta di legge esaminata e approvata nella scorsa legislatura a Montecitorio ma poi archiviata al Senato. Ora il Movimento 5 stelle ha deciso di riproporla introducendo, oltre alle novità descritte (qui il dossier di documentazione della Camera) anche la riserva della metà dei posti di scrutatori ai disoccupati, l’aumento del limite inferiore di elettori per seggio, da 500 a 700 e il divieto di assunzione di personale da parte delle aziende speciali, delle istituzioni e delle società a partecipazione pubblica locale o regionale in prossimità delle elezioni locali o regionali. Viene introdotta, inoltre, la possibilità a coloro che, per motivi di studio, lavoro o cure mediche si trovino in un comune di una regione diversa da quella di residenza, di esercitare il diritto di voto – per i referendum e per l’elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo – nel comune in cui si trovano, ancorché diverso da quello di iscrizione elettorale.

SALA DEL SEGGIO ELETTORALE SIGILLATA

Per quanto riguarda la sala del seggio elettorale, la proposta di legge interviene in ordine alle porte e finestre. La disposizione oggi vigente già prevede che le porte e le finestre posizionate nella parete adiacente ai tavoli e ad una distanza minore di due metri dal loro spigolo più vicino, debbano essere chiuse in modo da impedire la vista ed ogni comunicazione dal di fuori. La proposta di legge aggiunge che devono essere chiuse anche le porte e le finestre che si trovino nella parete adiacente o retrostante alla cabine elettorali.

NIENTE SURROGA DEL PRESIDENTE E SCELTA PRESSO LA CORTE D’APPELLO

Il presidente di seggio dovrà essere scelto dal presidente di Corte d’appello competente per territorio tra i cittadini iscritti nell’apposito elenco eliminando la scelta dei cittadini sulla base di un “giudizio di idoneità all’ufficio del medesimo Presidente della Corte d’appello”. Così come si elimina la possibilità di surroga del presidente con il sindaco o suo delegato, in caso di impedimento che non consenta la nomina ordinaria del presidente. In tali casi la proposta di legge prevede che in sede di Corte di appello si proceda alla sostituzione mediante estrazione a sorte dall’elenco degli idonei alla funzione di presidente dell’ufficio elettorale.

LE INCOMPATIBILITÀ

Sono inoltre introdotte ulteriori cause ostative alla funzione di componente l’ufficio elettorale. La prima riguarda i dipendenti del Ministero dello sviluppo economico. La disposizione in vigore prevede l’esclusione per i dipendenti del Ministero dell’interno, del Ministero delle poste e telecomunicazioni e del Ministero dei trasporti, la cui denominazione viene adeguata, dalla proposta in esame, a quella vigente: “delle infrastrutture e dei trasporti”. La seconda causa ostativa riguarda i parenti e affini fino al secondo grado dei candidati alle elezioni interessate (attualmente è prevista l’esclusione dei soli candidati) riferita – nella proposta di legge – alle funzioni di presidente e di segretario (non a quella di scrutatore). La terza causa di esclusione riguarda coloro che siano stati condannati, anche non in via definitiva, per i seguenti reati: reati contro la pubblica amministrazione; delitti di cui all’articolo 416- bis (associazione mafiosa) nonché quelli commessi avvalendosi delle condizioni previste da tale articolo o al fine di agevolare l’attività delle associazioni ivi previste; delitti di cui all’articolo 416- ter (scambio elettorale politico-mafioso). L’esclusione si applica anche in caso di patteggiamento (art. 444 cpp) e in caso di condanna per decreto a pena pecuniaria (art. 459 cpp). Infine, sono esclusi anche coloro che sono stati condannati in via definitiva per reato non colposo, ovvero a pena detentiva uguale o superiore a 2 anni di reclusione per reato colposo. Le cause di esclusione sono verificate d’ufficio.

OBBLIGO DEGLI SCRUTATORI DI CONFERMARE LA LORO DISPONIBILITÀ

Nel corso dell’esame in sede referente, è stato introdotto l’obbligo per gli iscritti all’albo degli scrutatori di confermare, ad ogni consultazione elettorale, la disponibilità a svolgere la funzione di scrutatore pena la cancellazione dall’albo dopo la mancata conferma per due consultazioni consecutive. A tal fine la commissione elettorale comunale sollecita la conferma attraverso un invito pubblicato, anche sul sito internet del comune, entro il 40esimo giorno antecedente la data della votazione. La conferma deve pervenire al comune entro il 27esimo giorno prima delle elezioni. In ogni caso, anche coloro che non hanno confermato sono presi in considerazione ai fini del sorteggio per la scelta degli scrutatori, qualora il numero dei “confermati” non sia sufficiente.

IL LIMITE MINIMO DEI SEGGI DA 500 A 700 ELETTORI

L’articolo 5 incide invece sull’ampiezza demografica delle sezioni elettorali. Secondo la norma vigente ciascuna sezione elettorale è costituita di regola da un numero di elettori iscritti non superiore a 1.200 e non inferiore a 500. Fanno eccezione i casi in cui particolari condizioni di lontananza e viabilità rendano difficile l’esercizio del diritto elettorale, per i quali è possibile costituire seggi con numero di iscritti non inferiore a 50. La disposizione aumenta il limite inferiore dei seggi ordinari sopra indicato, elevandolo da 500 a 700 elettori iscritti, al fine di rendere meno agevole una eventuale identificazione del voto. Tale disposizione è previsto si applichi a decorrere dal 1° giorno del secondo semestre successivo a quello di entrata in vigore del presente provvedimento.

Continua...

ccc Italia

Ad Unimpresa piace la pace fiscale del Governo Conte

Pucci (Unimpresa): “La pace fiscale va nella direzione giusta”. Secondo i dati dell’associazione ogni anno gli italiani evadono 97 miliardi di tasse e 11 miliardi di contributi previdenziali. Per l’Istat economia in nero e attività illegali valgono 210 miliardi

Raggiunge quota 108 miliardi di euro l’anno il totale dell’evasione fiscale in Italia. Alle casse dello Stato vengono sottratti ogni 12 mesi, in media, 97 miliardi di tasse e quasi 11 miliardi di contributi previdenziali per un totale di 107 miliardi e 933 milioni. E’ l’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche) la tassa “preferita” dagli evasori, con 37,8 miliardi, seguita dall’Iva (imposta sul valore aggiunto), con 35,7 miliardi. L’evasione dell’Irap (imposta regionale sulle attività produttive) ammonta a 8,1 miliardi, mentre l’Imu (imposta municipale unica) e la Tasi (tassa sui servizi indivisibili) si fermano vicine a quota 4 miliardi. Questi i dati principali di un rapporto del Centro studi di Unimpresa sull’evasione fiscale, secondo il quale i balzelli sulle locazioni generano un ammanco di gettito per quasi 1 miliardo.

PUCCI (UNIMPRESA): LA PACE FISCALE ANNUNCIATA DAL GOVERNO DI GIUSEPPE CONTE VA NELLA GIUSTA DIREZIONE

“Le tasse vanno pagate e onorare le scadenze col fisco è un dovere di tutti i contribuenti sia famiglie sia imprese. Tuttavia, quando si osservano dati sull’evasione fiscale,  non si possono ignorare alcuni aspetti. Come il fatto che una parte dei soggetti che decide di non versare imposte e tributi nelle casse dello Stato lo fa per necessità, talora per la mancanza assoluta di disponibilità talora per far fronte ad altri pagamenti. Ciò vale per le famiglie e vale soprattutto per le imprese. L’imprenditore che non paga, spesso dirotta il denaro al pagamento degli stipendi o di altri fornitori magari artigiani, piccole aziende o professionisti” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci secondo il quale “la pace fiscale annunciata dal governo di Giuseppe Conte va nella giusta direzione, ma va accompagnata da una riforma tributaria volta sia all’abbattimento del peso delle tasse sia a una radicale semplificazione normativa”.

L’EVASIONE FISCALE IN ITALIA SI ATTESTA A 107,9 MILIARDI

Secondo la ricerca, basata su dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, l’evasione fiscale in Italia si attesta a 107,9 miliardi. Il dato è il frutto della media relativa al 2011-2015, anni per i quali sono disponibili informazioni complete: 97,1 miliardi si riferiscono alle tasse non pagate regolarmente all’erario, altri 10,8 miliardi sono, invece, contributi previdenziali non versati. Nel 2016, periodo per il quale i dati sull’Irpef sono parziali, il totale dell’evasione ha raggiunto quota 90,2 miliardi, ma mancano i dati relativi ai contributi. Nel 2011, l’evasione ha toccato quota 104,8 miliardi (94,4 miliardi di tasse e 10,4 miliardi di contributi); nel 2012 l’ammontare è salito a 108,1 miliardi (97,4 miliardi e 10,5 miliardi), per poi calare leggermente nel 2013 a 106,9 miliardi (96,6 miliardi e 10,2 miliardi); nel 2014 lo stock di evasione ha raggiunto il record con 112,6 miliardi (101,3 miliardi e 11,2 miliardi) e nel 2015 si è attestata a 107,2 miliardi (95,5 miliardi e 11,7 miliardi).

IRPEF LA PIÙ ODIATA DAI CONTRIBUENTI

Quanto all’analisi per tributo, l’Irpef risulta la più “odiata” dai contribuenti italiani. La media per il periodo 2011-2015 è di 37,8 miliardi; negli anni precedenti, il mancato gettito legato all’imposta sui redditi delle persone fisiche si è attestato a 37,1 miliardi nel 2011, 37,1 miliardi nel 2012, 36,8 miliardi nel 2013, 39,7 miliardi nel 2014, 39,7 miliardi nel 2015 e 33,9 miliardi nel 2016 (dato parziale). Poco dietro si posiziona, nella speciale classifica, l’Iva con una media di 35,7 miliardi nel periodo 2011-2015; negli anni precedenti l’evasione della tassa sui consumi si è attestata a 36,7 miliardi nel 2011, a 36,1 miliardi nel 2012, 34,7 miliardi nel 2013, 36,4 miliardi nel 2014, 34,8 miliardi nel 2015 e 34,8 miliardi nel 2016. Per quanto riguarda l’Ires (società) la media dell’evasione è di 8,3 miliardi nel periodo 2011-2015; negli anni precedenti l’evasione della tassa sui redditi delle persone giuridiche si è attestata a 9,1 miliardi nel 2011, 8,4 miliardi nel 2012, 8,3 miliardi nel 2013, 8,9 miliardi nel 2014, 6,8 miliardi nel 2015 e 7,6 miliardi nel 2016. Quanto al settore immobiliare, l’evasione relativa all’Imu/Tasi è in media pari a 3,9 miliardi: 3,9 miliardi nel 2012, 5,2 miliardi nel 2013, 5,2 miliardi nel 2013, 5,2 miliardi nel 2014, 5,1 miliardi nel 2015 e 5,3 miliardi nel 2016. La quota di evasione relativa all’Irap (imposta regionale sulle attività produttive) si attesta (media 2011-2015) a 8,1 miliardi (9,1 miliardi nel 2011, 8,7 miliardi nel 2012, 8,5 miliardi nel 2013, 8,4 miliardi nel 2014, 5,7 miliardi nel 2015 e 5,3 miliardi nel 2016), mentre quella relativa ai tributi applicati sulle locazioni vale in media 1,1 miliardi (1,8 miliardi nel 2011, 1,3 miliardi nel 2012, 739 milioni nel 2013, 736 milioni nel 2014, 1,2 miliardi nel 2015 e 1,1 miliardi nel 2016). Il Canone Rai, che dal 2016 si paga direttamente nella bolletta dell’energia elettrica, ha generato in media, nel periodo 2011-2015, una quota di mancato gettito pari a 916 milioni (765 milioni nel 2011, 887 milioni nel 2012, 942 milioni nel 2013, 977 milioni nel 2014, 1,1 miliardi nel 2015 e 240 milioni nel 2016).

L’EVASIONE CONTRIBUTIVA MAGGIORE È QUELLE DI COMPETENZA DELLE AZIENDE E DEI DATORI DI LAVORO

Per quanto riguarda l’evasione contributiva, la fetta maggiore è quelle di competenza delle aziende e dei datori di lavoro: su una media per il periodo 2011-2015 di 10,8 miliardi, 2,5 miliardi sono riferibili ai lavoratori e 8,3 miliardi sono mancati versamenti dei datori di lavori. Una proporzione rispettata anche nelle serie storiche: 2,4 miliardi e 8,1 miliardi nel 2011 (totale 10,4 miliardi), 2,4 miliardi e 8,1 miliardi nel 2012 (totale 10,5 miliardi), 2,3 miliardi e 7,9 miliardi nel 2013 (totale 10,2 miliardi), 2,6 miliardi e 8,6 miliardi nel 2014 (totale 11,2 miliardi), 2,8 miliardi e 8,8 miliardi nel 2015 (totale 11,7 miliardi).

ISTAT: ECONOMIA IN NERO E ATTIVITA’ ILLEGALI VALGONO 210 MILIARDI

Secondo Istat, l’economia non osservata, ossia la somma dell’economia sommersa e delle attività illegali, nel 2016 vale circa 210 miliardi di euro, pari al 12,4% del Pil. Le stime al 2016, osserva l’istituto di statistica confermano la tendenza alla discesa dell’incidenza della componente non osservata dell’economia sul Pil, dopo il picco del 2014 (13,1%). In particolare, il valore aggiunto generato dall’economia sommersa (che va dalle sotto-dichiarazioni all’impiego di lavoro irregolare, dagli affitti in nero alle mance) ammonta a poco meno di 192 miliardi di euro; quello connesso alle attività illegali (produzione e traffico di droga, prostituzione e contrabbando di tabacco), incluso l’indotto (pari a circa 1,3 miliardi), risulta pari a circa 18 miliardi, stima l’Istituto.

Continua...

ccc Italia

Alitalia, le Fondazioni di Cdp premono su Tria per azzoppare il piano di Di Maio

Perchè Cdp non può entrare in Alitalia? Nelle ultime ore c’è subbuglio tra coloro che detengono parte del capitale di Cassa Depositi e Prestiti che premono sul titolare del Mef, affinché il piano del vicepremier non decolli

Nelle ultime ore, dopo l’intervista di Luigi Di Maio, a Il Sole 24 ore – che esponeva il piano per il salvataggio, o rilancio come ha detto il leader grillino, di Alitalia – le fondazioni bancarie che compongono parte del capitale di Cassa Depositi e Prestiti sono in un vero e proprio subbuglio.

LO STATUTO CDP VIETA DI ENTRARE IN OPERAZIONI RIGUARDANTI SOCIETÀ CHE NON GODONO DI BUONA SALUTE

Le fondazioni bancarie non se la sentono di prendere in mano un dossier che è destinato a fallire sicuramente. Anche perché, come spesso ricordato, lo Statuto di Cassa Depositi e Prestiti prevede espressamente che la Cassa non possa entrare in operazioni riguardanti società che non godono di buona salute. Recita infatti l’articolo 3 punto D dello Statuto di Cassa Depositi e Prestiti sull’oggetto sociale di Cdp, che l’ente può assumere partecipazioni anche indirette “in società di rilevante interesse nazionale – che risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività – che possiedono i requisiti previsti con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze ai sensi dell’articolo 5, comma 8 bis, del decreto legge”.

LE FONDAZIONI BANCARIE SONO RILUTTANTI ALL’IPOTESI ALITALIA

Il nervosismo di Tria è causato non solo dal contropiede di Di Maio che ha annunciato urbi et orbi il suo piano di “rilancio” ponendo il MEF come attore principale ma anche dal fatto che gli azionisti che compongono quasi il 16% di CDP, le fondazioni bancarie sono riluttanti a questa ipotesi e premono sul titolare di Via XX Settembre perché il piano della newco di Alitalia non veda la luce. Quanto meno a queste condizioni. Se poi aggiungiamo che ogni qualvolta si crea motivo di tensione tra Tria e il Movimento 5 Stelle parte la serie di dichiarazioni dei grillini che invitano Tria a dimettersi se non segue la linea, si capisce bene che lo scontro su Alitalia, Cdp e ruolo di quest’ultima può lasciare il segno.

DIMISSIONI DI TRIA SUL CASO ALITALIA?

Non è stato così sulla Manovra – sulla quale Tria ha spinto senza successo per tenere l’argine del rapporto deficit/pil all’1,6% -, non è stato così sulla nomina degli stessi vertici di CDP (Tria preferiva a Palermo, l’attuale vice presidente della Bei, Dario Scannapieco), ma questa volta si potrebbe oltrepassare il confine e potremmo assistere alle dimissioni di Tria che si è detto sfiduciato e stanco secondo i bene informati, che lo hanno incontrato a Bali in occasione del meeting annuale del Fondo Monetario Internazionale.

Continua...

ccc Italia

Fs interessata ad Alitalia. Ma sul ruolo del Mef Tria taglia corto

Se l’operazione andasse in porto si potrebbe creare un polo integrato nel trasporto attivo su gomma, rotaia e aria

Le Ferrovie scendono in pista per l’Alitalia. Malgrado nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti, avesse smorzato i toni e parlato di focus sul core business, il trasporto ferroviario, escludendo l’intervento in Alitalia a distanza di poche ore è arrivato il cambio di programma dopo le affermazioni dal vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio.

LA MANIFESTAZIONE DI INTERESSE DI FS

Fs ha presentato, infatti, la manifestazione di interesse con una breve nota precisando che “tale manifestazione, necessaria per analizzare al meglio il dossier relativo all’azienda, non è in questa fase vincolante”. Una mossa di natura evidentemente politica, visto che dal punto di vista industriale la società di trasporto deve assimilare l’incorporazione di Anas voluta dal governo Renzi e che invece l’attuale esecutivo parrebbe non voler portare avanti

LO STATO CON UN RUOLO NON SUPERIORE AL 15-20%

Ma che ruolo avrà Fs nel capitale di Alitalia, vettore in crisi da decenni? “Non immaginiamo uno Stato con una quota superiore al 15-20%: staremo in linea con le partecipazioni che hanno altri Stati europei”, ha dichiarato il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri interpellato dall’agenzia di stampa Ansa, escludendo l’idea di arrivare al 51% come indicato in passato dal ministro Toninelli. “Potremo stare tra il 15-20%, l’importante è che ci sia un piano industriale sostenibile che dia prospettive per il futuro: non vogliamo soluzioni posticce, ma una soluzione seria e industriale”.

TRIA TAGLIA CORTO SU UN EVENTUALE RUOLO DEL MEF

Il progetto complessivo del governo, impostato in prima battuta dal vicepremier Di Maio, vedrebbe anche il Mef entrare direttamente in scena per salvare la compagnia di bandiera. Ma questa mattina il titolare del dicastero delle Finanze, Giovanni Tria, ha preso le distanze tagliando corto sulla questione. “Penso che delle cose che fa il Tesoro ne debba parlare il ministro dell’Economia e io non ne ho parlato”.Def

DI MAIO: IL PIANO PER ALITALIA È SOSTENUTO DAL CAPO DEL GOVERNO E DA TUTTE E DUE LE FORZE POLITICHE DI MAGGIORANZA

In post su Facebook Di Maio ha invece ribadito che “adesso inizia il percorso che può portarci al 31 ottobre con altri partner industriali che faranno di nuovo grande Alitalia, senza sprechi e senza sperpero di soldi degli italiani, e lo Stato ci sarà con parte del prestito ponte”. Ma soprattutto, Di Maio ha sottolineato che questa è la linea del governo e della maggioranza gialloverde. “Il piano per Alitalia – ha scritto nel post – è sostenuto dal capo del Governo e da tutte e due le forze politiche di maggioranza che lavorano ad un atto di indirizzo al Governo per rafforzare la linea del contratto per il Governo del cambiamento”. “Da oggi potrebbe nascere il primo gruppo al mondo di trasporto integrato gomma-ferro-aria. Su Alitalia l’Esecutivo ha le idee chiare. Il nostro obiettivo non è di “salvare” la compagnia ma di rilanciarla “affinché torni ad essere grande. Salvaguarderemo i livelli occupazionali ma, soprattutto, realizzeremo una politica turistica integrata per l’Italia. Ci sono milioni di turisti in ogni parte del globo che aspettano solo di conoscere il paese più bello del mondo. Andiamo a prenderceli!”, ha sottolineato.

CONTE: DI MAIO STA FACENDO UN OTTIMO LAVORO PER IL RILANCIO DI ALITALIA

Linea che era stata confermata anche dallo stesso premier in mattinata. “So che il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico – ha detto Conte – sta facendo un ottimo lavoro per il rilancio di Alitalia: creare una partnership tra Fs e uno o più aziende partecipate dello Stato va in questa direzione”.

Continua...

ccc Italia

Ponte Morandi, Autostrade invia progetto ricostruzione al commissario straordinario

Il progetto prevede le attività di demolizione e ricostruzione del Ponte da realizzarsi in nove mesi. La società è pronta ad “impegnarsi contrattualmente al rispetto dei tempi indicati”

Il progetto per la ricostruzione del Ponte Morandi elaborato dalla società Autostrade per l’Italia, in adempimento delle previsioni di Convenzione, è stato inviato al Commissario Straordinario per Genova. Lo ha deciso il Consiglio di Amministrazione di Autostrade per l’Italia, “ritenendo essenziale l’obiettivo di ripristinare nei minori tempi possibili il Viadotto Polcevera e avendo particolare riguardo alla comunità di Genova”.

SULLA RICOSTRUZIONE IN NOVE MESI LA SOCIETÀ È PRONTA AD IMPEGNARSI CONTRATTUALMENTE

Il progetto prevede le attività di demolizione e ricostruzione del Ponte da realizzarsi in nove mesi decorrenti dalla sua approvazione e dalla disponibilità delle aree. “Su tale progetto la società è pronta ad impegnarsi contrattualmente al rispetto dei tempi indicati, fornendo garanzie economiche al riguardo – ha sottolineato Autostrade per l’Italia -. La società si dichiara altresì disponibile a sviluppare eventuali ulteriori ipotesi progettuali, laddove richieste dal Commissario”.

SOLUZIONE PROGETTUALE ED OPERATIVA DOVEROSA E LEGITTIMA E LA PIÙ EFFICACE PER RIPRISTINARE IN TEMPI CERTI E RAPIDI LA TRATTA AUTOSTRADALE

Autostrade per l’Italia ritiene che la presentazione di tale soluzione progettuale ed operativa “sia doverosa e legittima e la più efficace per ripristinare in tempi certi e rapidi la tratta autostradale Genova Aeroporto-Genova Ovest, auspicando (ovviamente salva la tutela delle sue ragioni) che possa essere positivamente valutata dal Commissario Straordinario e dalle Istituzioni tutte”, ha concluso la società.

Continua...

ccc Italia

Week-end di impegni per il premier Conte. Lunedì il cdm per il Dl fiscale

Sabato a Bologna e domenica a Milano. Poi lunedì a Roma per il Consiglio dei ministri sul decreto in materia di fisco. La manovra entro il 20 ottobre

Dopo il tour in Etiopia, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è atteso da un week end di impegni che apriranno la strada a un inizio settimana denso di appuntamenti: il premier parteciperà sabato 13 ottobre a Bologna all’ottava edizione di “Io non rischio” della Protezione civile. L’incontro è previsto alle ore 16:30, in via Rizzoli dove Conte incontrerà i volontari della Protezione civile e la cittadinanza. Domenica 14 ottobre invece il premier sarà a Milano. Alle 10:45 e parteciperà alla giornata inaugurale della Scuola di formazione politica della Lega presso il centro Congressi Palazzo Castiglioni. Alle 12 visita la ‘Digital Factory’ di Italgas, infine alle 14:30 incontra le start up a ‘Talent Garden’. Lunedì, infine, il Consiglio dei ministri approverà il dl fiscale, la legge di bilancio sarà invece approvata nei giorni successivi entro il termine del 20 ottobre, secondo quanto confermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, da Trento. Il M5S aveva annunciato, invece, l’intenzione del governo di approvare decreto e manovra insieme lunedì. Entro il 15 l’esecutivo dovrà comunque inviare a Bruxelles il Def.

Continua...

ccc Italia

I dubbi di Anac (e non solo) sul Decreto Genova

Il presidente dell’anticorruzione ha evidenziato perplessità sulla al Codice antimafia e sull’esclusione di soggetti diversi dall’attuale concessionario, generalizzate a tutti i concessionari. Incertezze sul testo anche secondo i tecnici della Camera

Dubbi e perplessità sull’impianto normativo del decreto Genova soprattutto per quanto riguarda la deroga a tutte le norme extrapenali che comporta anche la deroga al Codice antimafia e alla relativa disciplina sulle interdittive. Ma anche su come dovranno essere affidati gli appalti o sulla possibilità del general contractor di poter subappaltare. Sono alcuni degli esempi di incertezze contenute nel testo del provvedimento espresse dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone alle Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera. Che si aggiungono a quelle espresse del Comitato per la legislazione di Montecitorio.

RISCHIO MOLTIPLICAZIONE DEI CONTENZIONI

Cantone ha osservato come la deroga a tutte le norme dell’ordinamento italiano, ad esclusione di quelle penali sia di fatto “una disposizione senza precedenti” che nelle intenzioni dell’esecutivo deve consentire al Commissario Bucci, “peraltro la persona più adatta per quel ruolo, di muoversi con assoluta e totale libertà, imponendogli solo i principi inderogabili dell’Unione europea ed ovviamente i principi costituzionali”. Secondo il numero uno dell’Anac però la deroga, per quanto amplissima, “ovviamente non preclude la possibilità, garantita costituzionalmente, di adire la giurisdizione per un qualunque aspetto connesso alle attività da compiersi da parte di chiunque possa averne interesse”, con il rischio “di moltiplicare il contenzioso proprio perché il quadro normativo si caratterizzerà per estrema incertezza”.

L’ESCLUSIONE DI TUTTI I CONCESSIONARI APPARE DI DUBBIA LEGITTIMITÀ

Ma soprattutto Cantone ha espresso dubbi su chi dovrà occuparsi della ricostruzione, sulla scia di quanto già evidenziato dall’Antitrust e cioè che “l’esclusione di soggetti diversi dall’attuale concessionario, generalizzate a tutti i concessionari di strade a pedaggio o che abbiano partecipazioni in esse o che siano da esse controllate, appare di dubbia legittimità, perché in contrasto con i principi di proporzionalità, concorrenza e con le indicazioni contenute nella più volte richiamata direttiva 2014/24/UE, che prevede cause di esclusione tassative”. La stessa precisazione contenuta nel comma 7 del decreto, “appare poco comprensibile: evitare un indebito vantaggio. Che cosa significa? Quale sarebbe il vantaggio competitivo di un operatore che ha una partecipazione anche minima in una concessionaria di strade a pedaggio? E quale sarebbe il vantaggio competitivo di altri operatori, diversi dall’attuale concessionario?”, ha aggiunto il presidente dell’Anac.

TEMPI DI PUBBLICAZIONE TROPPO LUNGHI E MANCANO LE RELAZIONI

Molte osservazioni sono giunte sul decreto anche dai tecnici del Comitato per la legislazione della Camera nel dossier di documentazione del provvedimento (qui il testo). Prima di tutto i tempi di pubblicazione e le relazioni allegate. Il primo appunto riguarda la pubblicazione del testo del decreto legge 15 giorni dopo il via libera del Consiglio dei ministri. Malgrado sia avvenuto altre volte, anche nella passata legislatura, “appare opportuno un approfondimento sulle conseguenze di questa prassi, anche con riferimeto al requisito dell’immediata applicazione dei decreti-legge di cui all’articolo 15 della legge n. 400 del 1988”. Il provvedimento, inoltre, “non è corredato né della relazione sull’analisi tecnico-normativa (ATN) né della relazione sull’analisi di impatto della regolamentazione (AIR), nemmeno nella forma semplificata.

PROBLEMI ANCHE DALLA MANCANZA DEL REQUISITO DELL’OMOGENEITÀ E SULL’AGENZIA NAZIONALE PER LA SICUREZZA DELLE FERROVIE E DELLE INFRASTRUTTURE STRADALI E AUTOSTRADALI

Secondo i tecnici della Camera anche le due distinte finalità del provvedimento – la necessità di affrontare le emergenze di Genova, Ischia e dei sisma in generale e l’autorizzazione a nuovi interventi di cassa integrazione guadagni straordinaria – “avrebbe anche potuto costituire, in vero, due autonomi provvedimenti di urgenza” e potrebbe “ presentare profili problematici, per quel che concerne il requisito dell’omogeneità, la disposizione di cui all’articolo 43, recante misure urgenti in favore dei soggetti beneficiari di mutui agevolati”. “Potrebbe presentare criticità, sotto il profilo del requisito dell’immediata applicazione dei decreti-legge, di cui all’articolo 15 della legge n. 400 del 1988, la previsione dell’articolo 12 che istituisce, ma solo a decorrere dal 1° gennaio 2019, l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali”.

SU ALCUNE DEROGHE IMPLICITE ERA OPPORTUNO FARE RICORSO ALLE PROCEDURE ORDINARIE”

Alcune disposizioni del provvedimento prevedono procedure ad hoc, in deroga solo implicita rispetto alle procedure ordinarie come la nomina dei Commissari straordinari con DPCM piuttosto che con DPR e l’istituzione della zona logistica semplificata per il porto e il retroporto di Genova e la zona franca per la città metropolitana di Genova, mentre a legislazione vigente, alla loro istituzione si poteva procedere, rispettivamente, con DPCM o con provvedimento del CIPE. “Al riguardo, con riferimento a tali disposizioni potrebbe risultare opportuno fare ricorso alle procedure ordinarie previste in via generale a legislazione vigente, ovvero esplicitarne il carattere derogatorio rispetto a tali procedure ordinarie”, scrivono i tecnici della Camera che evidenziano in relazione alla nomina del direttore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali, il richiamo all’articolo 41, comma 2, del decreto-legge n. 262 del 2006 “che tuttavia risulta abrogato”. Non “risulta chiaro” inoltre se l’ampliamento delle competenze dell’Autorità di regolazione dei trasporti alle concessioni autostradali aggiornate o revisionate “riguardi sia la definizione dei sistemi tariffari dei pedaggi sia gli schemi dei bandi di gara ovvero solo una di queste due competenze”. Infine, la “durata massima del mandato del Commissario straordinario per la ricostruzione dei territori dell’isola di Ischia colpiti dal sisma del 21 agosto 2017 non risulta allineata con la durata dello stato di emergenza per il medesimo sisma che, si concluderà il 31 dicembre 2018”.

Continua...

ccc Italia

Decreto sicurezza. Tutti i dubbi dei tecnici del Senato

I tecnici del Senato puntano l’indice su alcuni aspetti del decreto sicurezza riguardanti i taser, la revoca della cittadinanza, le misure contro le occupazioni e i subappalti

Perplessità sulla sperimentazione dei taser e su un loro eventuale esito negativo (o positivo). Ma anche sulla revoca della cittadinanza, sulle misure anti-occupazioni e sul trattamento sanzionatorio per le condotte degli appaltatori, che facciano ricorso, illecitamente a meccanismi di subappalto. Sono solo alcuni dei rilievi mossi dai tecnici del Senato nel dossier sul provvedimento (qui il testo completo).

DECRETO SICUREZZA. I DUBBI SUI TASER

Il decreto sicurezza introduce in via sperimentale – sei mesi – per le polizie municipali (dei comuni sopra i centomila abitanti), la possibilità di utilizzare armi comuni ad impulsi elettrici. In esito alla sperimentazione, i comuni potranno poi deliberare, con proprio regolamento, di assegnare in dotazione effettiva di reparto queste armi. “Affinché il comune possa procedere alla messa a regime del ricorso allo strumento ad impulsi elettronici, occorre che l’arma risulti ‘positivamente sperimentata’. In proposito, la disposizione non detta alcun principio circa la modalità con cui debba essere effettuata tale valutazione, che pare pertanto demandata alla piena discrezionalità dei comuni (in assenza di richiami a criteri eventualmente rimessi alla Conferenza unificata o alla Conferenza Stato-città). Non è peraltro chiaro se un’eventuale valutazione negativa possa costituire un ostacolo alla possibilità di procedere, in un secondo momento (anche a seguito del rinnovo degli organi comunali) alla messa a regime dello strumento”. Si pone, inoltre, a carico dei Comuni e delle Regioni “gli oneri derivanti, rispettivamente, dalla sperimentazione e dalla formazione del personale delle polizie municipali interessato, nei limiti delle risorse disponibili nei propri bilanci. Al termine del periodo di sperimentazione, qualora questo abbia dato esiti positivi e i Comuni decidano di introdurre a regime tale strumento fra quelli in dotazione effettiva alla Polizia municipale, le regioni parrebbero essere chiamate a sostenere i costi della formazione a regime”.

REVOCA DELLA CITTADINANZA NEL DECRETO SICUREZZA

Nel decreto si introducono nuove disposizioni in materia di acquisizione e revoca della cittadinanza. In particolare, viene abrogata la disposizione che preclude il rigetto dell’istanza di acquisizione della cittadinanza per matrimonio decorsi due anni dall’istanza. Inoltre viene innalzato da 200 a 250 euro l’importo del contributo richiesto per gli atti relativi alla cittadinanza. Si estende da ventiquattro a quarantotto mesi il termine per la conclusione dei procedimenti di riconoscimento della cittadinanza per matrimonio e per c.d. naturalizzazione. Da ultimo, sono introdotte nuove ipotesi di revoca della cittadinanza in caso di condanna definitiva per i reati di terrorismo ed eversione esclusa per i cittadini italiani iure sanguinis. Tuttavia, “in relazione all’ambito di operatività delle ipotesi di revoca introdotte andrebbe valutato se, a fronte di una condanna definitiva per determinati reati, sia configurabile che le conseguenze (in termini di revoca della cittadinanza) differiscano in base alla modalità con cui la cittadinanza sia stata acquisita”.

LE OCCUPAZIONI

Il decreto SICUREZZA inasprisce le sanzioni per coloro che promuovono o organizzano l’invasione di terreni o edifici, ovvero che compiono il fatto armati. Due le circostanza aggravanti speciali, la cui presenza modifica il regime di procedibilità implicando la punibilità d’ufficio. La prima circostanza ricorre quando “il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno palesemente armata; la seconda circostanza, invece, ricorre quando il fatto è commesso da più di dieci persone, anche senza armi. In questo secondo caso, “è opportuno rilevare che per la configurabilità dell’aggravante prevista dal secondo comma dell’art. 633, la giurisprudenza ritiene necessario che l’azione invasiva sia stata commessa collettivamente, da più persone concorrenti che agiscano riunite e siano presenti simultaneamente sul luogo del delitto per la sua consumazione (Cassazione, sez. II. Sentenza 26 giugno 2016, n. 43120). Pertanto – osservano i tecnici del Senato – la nuova disposizione sembrerebbe escludere dal proprio ambito di applicazione i promotori e organizzatori che pur avendo progettato l’invasione non vi hanno poi, materialmente, preso parte”.

APPALTATORI CHE FANNO RICORSO ILLECITAMENTE A MECCANISMI DI SUBAPPALTO

L’articolo 25 del decreto sicurezza mira ad inasprire il trattamento sanzionatorio per le condotte degli appaltatori, che facciano ricorso, illecitamente a meccanismi di subappalto. La disposizione trasforma questo tipo di reati da contravvenzioni a delitti, puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a un terzo del valore dell’opera concessa in subappalto o a cottimo e non superiore ad un terzo del valore complessivo dell’opera ricevuta in sub-appalto. “In proposito è opportuno rilevare che la trasformazione in delitto – in mancanza di una espressa previsione – comporta l’esclusione della punibilità delle ipotesi colpose – evidenzia il dossier –. Si tratta di una conseguenza di non poco conto soprattutto per gli effetti inter-temporali della trasformazione: in altri termini in sede applicativa si dovrà chiarire se i fatti colposi commessi ante decreto-legge restino punibili alla luce della previgente fattispecie contravvenzionale oppure la restrizione dell’area della rilevanza penale alle sole ipotesi dolose, conseguente alla trasformazione del reato da contravvenzione a delitto, si riverberi anche ai fatti antecedenti alla modifica normativa”.

Continua...

ccc Italia

Ecco i presenti alla cabina di regia per gli investimenti a Palazzo Chigi

Presenti i vertici politici e il gotha dell’industria italiana: Oltre al premier Conte saranno presenti, tra gli altri, Ferraris (Terna), Palermo (Cdp), Profumo (Leonardo), Alverà (Snam), Descalzi (Eni), Starace (Enel), Bono (Fincantieri), Battisti (Open Fiber)

È convocata oggi, mercoledì 10 ottobre, alle ore 16.30 a Palazzo Chigi, la cabina di regia per gli investimenti.

CHI PARTECIPA ALLA RIUNIONE

Alla riunione, presieduta dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, saranno presenti: l’amministratore delegato di Terna, Luigi Ferraris; l’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti, Fabrizio Palermo; l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo; l’amministratore delegato di Snam, Marco Alverà; l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi; l’amministratore delegato di Saipem, Stefano Cao; l’amministratore delegato di Ansaldo Energia, Giuseppe Zampini; l’amministratore delegato di Enel, Francesco Starace; l’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante; l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono; l’amministratore delegato di Italgas, Paolo Gallo; l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti; l’amministratore delegato di Open Fiber, Elisabetta Ripa.

Continua...

ccc Italia

Occupazione e sicurezza, si amplia il gap tra regioni. Ecco lo studio Ocse

Maglia nera della Calabria per la disoccupazione giovanile e della Campania per quella di genere. Nel Lazio il maggior numero di furti auto d’Italia

L’Italia si colloca al primo posto tra i paesi Ocse per le disparità occupazionali a livello regionale ed è al secondo posto per le disuguaglianze nella sicurezza. Il giudizio arriva dalla stessa organizzazione internazionale che rileva come le già ampie disparità economiche tra le diverse regioni italiane siano aumentate negli ultimi anni.

DISOCCUPAZIONE GIOVANILE AL TOP IN CALABRIA

Il tasso di disoccupazione giovanile in Calabria è tra i più alti dell’Ocse, con oltre il 55% dei giovani disoccupati. Tassi di disoccupazione giovanile superiori al 50% si osservano anche in Puglia, Campania e Sicilia, mentre la provincia di Bolzano mostra il tasso più basso del paese (10% nel 2017). La Campania, inoltre, ha il più alto gender gap – indicatore del divario di genere – per la disoccupazione femminile (10,3). Un dato maggiore anche della Grecia: nell’Ocse solo l’Anatolia fa peggio.

LA VAL D’AOSTA TRA LE REGIONI PIÙ SICURE DELL’OCSE. NEL LAZIO IL MAGGIOR NUMERO DI FURTI AUTO

Non solo. L’Italia si colloca al secondo posto anche per le disuguaglianze nella sicurezza. E ci sono divari ampi anche nell’ambiente, nell’accesso ai servizi, nella casa, nella sanità, nella scuola e, in generale, nel livello di soddisfazione della vita che vede il suo massimo in Val d’Aosta e il minimo in Calabria. Milano e Venezia si collocano però nel 2% delle aree metropolitane con l’inquinamento atmosferico più elevato di tutta l’Ocse. In materia di sicurezza, la Val d’Aosta è tra le regioni più sicure dell’intera Ocse (0,4 omicidi per 100.000 persone), mentre la Sicilia è nel 10% meno sicuro (4,5 omicidi per 100.000 abitanti). La regione italiana con il maggior numero di furti d’auto è il Lazio (187 per 100mila abitanti), quella con il minor numero è la provincia di Trento (12 per 100mila persone), che è più sicura del Vermont e anche della Baviera (al primo posto c’è Berlino con 337 furti).

MIGLIORANO LE SPERANZE DI VITA IN ITALIA

Rispetto alle altre regioni Ocse, dal 2000 in poi tutte le regioni italiane hanno migliorato la loro posizione relativa in termini di salute (speranza di vita) e si collocano ora tra le il 20% delle regioni Ocse più sane, ad eccezione di Campania e Sicilia.

LE CONDIZIONI ABITATIVE MIGLIORI IN FRIULI VENEZIA GIULIA

Le condizioni abitative migliori della Penisola sono in Friuli Venezia Giulia, con 1,5 persone per stanza nel 2016, meglio che in Svezia, contro le 2 persone della Campania (2 persone, ma il dato è migliore di tanti altri Paesi anche scandinavi). La spesa per l’alloggio varia tra il 44% (più che a Oslo) e il 25% del reddito famigliare a seconda della regione e in ogni caso più della media Ocse che è del 20% circa.

MILANO LA PIÙ RICCA D’ITALIA IN TERMINI DI PIL PRO CAPITE, CROLLO ROMA

Secondo il rapporto Ocse, inoltre, le 13 aree metropolitane contano nel loro insieme, circa il 33% della popolazione ma sono state in grado di generare tra il 2000 e il 2016 solo il 29% della crescita di Prodotto interno lordo. Milano è l’area metropolitana più ricca d’Italia in termini di Pil pro capite, si colloca al 79esimo posto su 329 aree metropolitane Ocse, ma ha perso 37 posizioni rispetto al 2000. Roma, che nel 2000 era nella top del 20% delle aree metropolitane più ricche, ha perso 78 posizioni, il calo più alto tra le aree metropolitane del Paese. Nella provincia di Bolzano il livello del Pil pro capite nel 2016 è stato due volte e mezzo superiore a quello della Calabria. Con una crescita della produttività dello 0,2% annuo nel periodo 2000-16, Bolzano ha registrato, inoltre, la crescita di produttività più elevata tra le regioni italiane, anche se ancora molto al di sotto della media Ocse dell’1,1% nello stesso periodo. Con una crescita negativa della produttività del -1% all’anno in Molise, il divario con Bolzano si è ulteriormente ampliato, soprattutto a partire dal 2010.

SPESA PUBBLICA AL DI SOTTO DELLA MEDIA OCSE

La spesa pubblica italiana ammonta a 5.473 dollari pro capite, contro una media Ocse di 6.817 dollari. In Italia, ciò equivale al 14,3% del Pil (la media è del 16,2%). La sanità e i servizi pubblici generali sono le due principali voci di spesa italiane: insieme rappresentano il 62% della spesa contro il 32% dell’area Ocse.

DISPARITÀ IN AUMENTO IN METÀ DEI PAESI OCSE

Il rapporto OECD Regions and Cities at a Glance 2018 mostra che dal 2000 le disparità regionali sono aumentate nella metà dei paesi Ocse (tra cui Spagna e Irlanda) e sono rimaste stabili o sono diminuite nell’altra metà (tra cui Cile, Messico e Nuova Zelanda, che hanno visto una significativa riduzione delle disparità economiche regionali). Le regioni più esposte alla concorrenza internazionale o con stretto contatto con una grande città hanno registrato un recupero più rapido rispetto alle regioni più prospere dello stesso paese in termini di produttività. Le differenze più ampie a livello Ocse riguardano il Regno Unito dove Londra registra un Pil pro capite di 23 volte più alto di quello della sperduta isola di Anglesey (463mila dollari contro 19.800) seguita da Usa, Germania, Francia, Svizzera e Olanda.

Continua...

ccc Italia

Ecco gli articoli pro-Europa della neo portavoce di Tria

Adriana Cerretelli, corrispondente da Bruxelles del Sole 24 Ore, nominata portavoce del ministro Tria. Ecco cosa scriveva nelle vesti di giornalista economica (molto apprezzata)

Nell’era del governo giallo-verde, anche la nomina di un portavoce può diventare un segnale politico. E’ il caso di Adriana Cerretelli, da ieri portavoce del ministro dell’Economia Giovanni Tria.

Chi è Adriana Cerretelli

Giornalista del ‘Sole 24 Ore‘, come si legge nella nota del Ministero dell’Economia e delle Finanze, “ha costruito a Bruxelles la sua carriera giornalistica, seguendo da vicino le dinamiche dell’integrazione europea: dalla nascita del mercato unico a quelle della moneta unica, dalla grande crisi finanziaria e debitoria scoppiata nel 2008 alle riforme del fiscal compact e dell’unione bancaria fino alle nuove riforme in cantiere per rafforzare l’euro e renderlo più resiliente agli shock esterni”. Editorialista, per oltre vent’anni corrispondente da Bruxelles a capo dell’ufficio europeo del quotidiano della Confindustria, è stata insignita della Legion d’onore da François Hollande, ha ricevuto a marzo il premio Biagio Agnes nella categoria Giornalista per l’Europa “per la capacità di raccontare la politica dell’Unione Europea” e insegna all’università cattolica del Sacro cuore di Milano.

La nomina di Adriana Cerretelli  (e le gaffe della comunicazione di Palazzo Chigi)

Una europeista convinta, sicuramente, che Giovanni Tria ha nominato dopo essere rimasto per 5 mesi uno dei pochi ministri senza un “comunicatore” di fiducia, affidandosi all’Ufficio stampa di via XX settembre. E forse non è un caso che la decisione sia arrivata poco dopo l'”incidente” della conferenza stampa del 3 ottobre a Palazzo Chigi. Un incontro, presenti il premier Giuseppe Conte, i vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio e lo stesso Tria, per presentare la nota di aggiornamento al Def, ma senza domande per i giornalisti convocati via whatsapp in fretta e furia. Un format evidentemente non gradito dal titolare dell’Economia, che si era soffermato a rispondere ad alcune domande, prima di venire portato via quasi di peso dalla portavoce del ministro dell’Interno Iva Garibaldi.

Un episodio che ha suscitato critiche (oltre che una parodia di Maurizio Crozza che ha avuto un boom di visualizzazioni sui social) e che, forse, potrebbe aver accelerato la nomina della Cerretelli, che ha davanti un compito non facile: comunicare la linea politica del Mef, cercando anche di arginare le intemperanze verbali degli alleati di governo in una fase delicatissima nei rapporti con l’Ue.

Cosa Scriveva Adrianna Cerretelli sul Sole 24 Ore

E lei è ben consapevole che il lavoro da fare è fondamentale, se appena il 2 ottobre scorso, sul Sole, in un articolo dal titolo “I rischi delle fughe in avanti”, sottolineava “l’estrema volatilità e l’intempestività quasi patologica delle disordinate frasi in libertà con cui si esprime la coalizione al governo fragilizzando la credibilità della propria posizione“. “O verrà posto fine al più presto al ballo dell’incertezza e dei messaggi politici contraddittori sulla manovra, o l’Italia finirà davvero risucchiata in una spirale di instabilità finanziaria che non si sa quanto costerà al paese e quale ne sarà la possibile via di uscita finale”, scriveva la Cerretelli nel suo articolo, lanciando un allarme per il Paese. “Il problema – sosteneva l’attuale portavoce di Tria – è che le fughe in avanti dell’Italia nazional-populista creano diffidenza perché fanno temere derive nel segno dell’irresponsabilità finanziaria con danni collaterali individuali e collettivi. Nell’Europa dei populismi plurali dove si scontrano gli opposti nazionalismi Nord-Sud Est-Ovest, basta una goccia di benzina per scatenare incendi fuori controllo. Attenta Italia, meglio evitare di esserne vittima“.

Allarme ripreso in un altro editoriale del 6 ottobre, in cui prevedeva che “l’Italia si muoverà in un ambiente ostile anche perché sfide, provocazioni quando non strafottenza dei suoi nuovi leader non le attirano simpatie e in più alimentano il nervosismo dei mercati con inevitabile aumento degli spread, quindi del costo del debito e danni alla stabilità del sistema bancario“. “L’Italia – avvertiva – oggi si muove sulla lama di un rasoio, ma sono i mercati molto più dell’Europa i veri sovrani del suo futuro: i primi prosperano sulla sua instabilità, l’Europa la teme per gli inevitabili contraccolpi sulla tenuta propria e dell’euro. Per questo alla fine l’Europa probabilmente farà qualche concessione per evitare altre traumatiche rotture post-Brexit e non soffiare vento nelle vele del vittimismo populista con le elezioni europee alle porte. Ammesso che con gli ultimi ritocchi il nuovo bilancio alla fine passi l’esame a Bruxelles, perché solo crescendo si sostiene il debito, per l’Italia del cambiamento sarà solo il principio di nuove prove: rilancio effettivo dello sviluppo con riforme strutturali oltre che investimenti, recupero di efficienza e competitività dell’economia e non di assistenzialismo nel rispetto dei nuovi impegni europei. In caso contrario le vere sanzioni non le arriveranno dal patto di stabilità, ma dai mercati. E saranno pesantissime”.

Continua...

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Policy Maker

Errore