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Bielorussia, Lukashenko zittisce ancora i media

Bielorussia Lukashenko Media

Continua la repressione e la censura dei media indipendenti da parte del presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko che ha recentemente messo offline il sito di news indipendente TUT.BY

Le autorità bielorusse hanno fatto irruzione nella redazione del sito di news indipendente TUT.BY e lo hanno messo offline, ma questo è solo l’ultimo episodio di un disegno di repressione molto più grande ideato e messo in atto dal presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko.

LE PERQUISIZIONI

I redattori di TUT.BY hanno riferito martedì che i loro uffici sono stati perquisiti da agenti del dipartimento investigativo finanziario bielorusso per “frode fiscale”. La direttrice Marina Zolotova ha detto che i funzionari hanno fatto irruzione nel suo ufficio, nella sua casa e nelle case dei giornalisti. Almeno sei dipendenti sarebbero stati presi per essere interrogati, secondo quanto riferito dall’Associazione bielorussa dei giornalisti.

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L’ACCUSA

Il ministero dell’Informazione bielorusso ha confermato di aver limitato l’accesso a TUT.BY in seguito a un ordine del procuratore generale del Paese. Sul sito del Ministero si legge che “l’ufficio del procuratore generale ha stabilito numerosi fatti di violazione della legge in termini di pubblicazione di informazioni vietate sul sito TUT.BY”. Queste informazioni, scrive Euronews, avrebbero incluso contenuti sulla fondazione “non registrata” BYSOL, che sostiene le vittime della repressione nel Paese.

L’INFORMAZIONE FA PAURA

TUT.BY riceveva fino a 20 milioni di visitatori unici al giorno ed è il principale media indipendente bielorusso. Aveva ampiamente coperto le manifestazioni e la violenta repressione delle autorità, tanto che diversi dei suoi reporter sono stati condannati a brevi pene detentive per aver partecipato alle manifestazioni.

Negli ultimi mesi, Lukashenko ha supervisionato la repressione dei media indipendenti del Paese, così come i reporter stranieri. A febbraio, fa sapere Euronews, Daria Chultsova e Katerina Bakhvalova del canale di opposizione Belsat, con sede in Polonia, sono state condannate a due anni di prigione con l’accusa di aver fomentato disordini mentre coprivano il movimento di protesta esploso nel 2020.

“Oggi stiamo assistendo al deliberato ‘assassinio’ di media indipendenti”, ha detto l’attivista, nonché principale oppositrice del Presidente, Svetlana Tikhanovskaya chiedendo alla comunità internazionale di reagire immediatamente. “Questo è un attacco pianificato contro i nostri giornalisti e media, e hanno bisogno di protezione legale e di un trasferimento di emergenza. È fondamentale aiutare i media a continuare il loro lavoro”.

LA SITUAZIONE IN BIELORUSSIA

Lukashenko, al potere dal 1994, sta affrontando grandi proteste contro il suo governo autoritario dallo scorso agosto quando ha dichiarato l’ennesima vittoria alle elezioni, nonostante essere poi state ritenute falsate anche a livello internazionale. Da allora la repressione è diventata sempre maggiore e molti oppositori sono stati arrestati o costretti a lasciare la Bielorussia.

È il caso di Tikhanovskaya che proprio recentemente ha incontrato diversi esponenti politici di tutta Europa per denunciare quanto sta avvenendo nel suo Paese: “oltre 35.000 arresti e 3.000 casi penali aperti contro i manifestanti e i numeri continuano a crescere”, ha ricordato all’Euronest.

Durante le ultime elezioni, insieme a Tikhanovskaya, altre due donne si erano schierate con lei per sfidare Lukashenko: Veronika Tsepkalo e Maria Kolesnikova, arrestata a settembre e tuttora dietro le sbarre dove rischia di restare per 12 anni. Kolesnikova aveva strappato il proprio passaporto per evitare l’esilio forzato pur sapendo a cosa sarebbe andata incontro.

Leggi anche: Bielorussia, la nuova Resistenza contro Lukashenko

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