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Il Fsb al G20: Italia ora deve aiutare solo le imprese sane

Fsb G20

Nel rapporto del Financial Stability Board al G20 si cita il caso italiano. Per Fsb G20 i ristori e i bonus devono essere indirizzati solo a chi può riuscire a uscire dalla crisi

Mario Draghi lo aveva lasciato intendere appena arrivò a Palazzo Chigi: è finita la stagione degli aiuti a pioggia, quelli dati (anche) alle imprese che stavano male ben prima del Covid. Il suo governo avrebbe indirizzato bonus, ristori e indennizzi solo a quelle realtà che stavano in piedi prima della pandemia e sono state azzoppate dai lockdown e dalle restrizioni. Un “modus operandi” che non è piaciuto a tutti, nella sua variegata e vasta maggioranza e che finora non ha avuto conseguenze concrete nel solo decreto approntato (il Sostegni), ma che è stato comunque già promosso dal G20.

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“Nella fase finale della pandemia, questi aiuti dovranno essere spostati verso le imprese in grado di farcela nell’economia post-pandemia”. Lo si legge, con riferimento proprio al caso dell’Italia, preso non a caso come esempio, nel rapporto del Financial Stability Board (Fsb) al G20 dei ministri delle Finanze e Governatori sulle misure di sostegno all’economia. Nel documento, intitolato ‘Covid-19 support measures. Extending, amending and ending’, il Fsb parte dalle progressive proroghe sulle moratorie sui prestiti bancari in Italia durante la pandemia come una delle principali forme di sostegno alle imprese.

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Al pari di quanto affermato dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco, “ritirare le misure di aiuti prima che le prospettive macroeconomiche si siano stabilizzate potrebbe associarsi a rischi significativi e immediati per la stabilità finanziaria”, avverte il Fsb. “Allo stesso tempo, potrebbero gradualmente accumularsi rischi per la stabilità finanziaria se gli aiuti sono mantenuti troppo a lungo”. Resta però da chiedersi se il governo, nell’aiutare esclusivamente le imprese che hanno possibilità di rimettersi realmente in sesto, deciderà di abbandonare colossi moribondi come Ilva e Alitalia, o se per loro si farà ancora una eccezione, approfittando del fatto che l’Ue è ora meno intransigente in tema di aiuti di Stato.

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