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Amministrative, il Campidoglio assediato da candidati no – nì – boh vax

candidati no vax
Enrico Michetti

Povera Roma. La capitale alle prese con una pletora di candidati no vax che quotidianamente si lasciano andare a dichiarazioni imbarazzanti e anti-scientifiche. La città eterna non merita un dibattito politico migliore?

Alla fine, Enrico Michetti (qui il profilo), con le sue improbabili esternazioni sui “Vaccini come doping” e le ripetute partecipazioni alle trasmissioni di una emittente radiofonica parecchio corsara che persegue teorie che di scientifico non hanno nulla e inneggia alla dittatura sanitaria, almeno sul fronte vaccinale rischia di essere il candidato più moderato (qui tutti i nomi e le liste in corsa per le amministrative di ottobre). Pare incredibile, ma è così.

Nonostante l’esponente scelto dalla destra (Forza Italia, ricordiamolo, lo ha dovuto ingoiare a forza), abbia sostenuto che “Non siamo delle cavie” e pertanto “nessuno può imporci alcuna iniezione”, argomentando in modo più o meno caracollante che “stanno [non si sa chi… ndR] affogando la costituzione negli acidi… Il principio di precauzione non esiste nel diritto italiano” e che fosse più utile combattere il rischio contagio col “saluto romano” in quanto “più igienico”, alla fine del baccano mediatico, quando ha smesso di strepitare e puntare i piedi, il suo dovere civico lo ha fatto: abbiamo le prove che si sia vaccinato. E questo, almeno un pochino, tranquillizza.

Di contro, non sappiamo ancora nulla se Virginia Raggi, sindaca pentastellata uscente, si sia vaccinata o meno. Ancora a metà agosto aveva ripetuto la solfa spacciata a più riprese ai cronisti: “Non sono no vax, ho ancora anticorpi molto alti [dopo aver contratto il Covid, ndR] il mio medico mi dice che al momento non è da fare. Mi faccio tamponi di continuo”. “Ognuno – aveva argomentato rispondendo alle domande dei giornalisti della trasmissione In Onda di La7 – deve sentire il proprio medico e fare quello che gli consiglia”. Per Raggi “Il tema della vaccinazione deve essere un tema medico, i politici non devono mettersi a fare battaglie di principio e farlo diventare un tema elettorale. Se diventa un tema elettorale vuol dire che non ci sono altri temi di cui parlare”.

Tra i candidati no – nì – boh vax dobbiamo obbligatoriamente menzionare Luca Teodori, la cui partecipazione al movimento 3V (verità sui vaccini…) la dice lunga sulle idee portate avanti. E difatti sui social scrive: “Il vaccino non è, non era, non sarà la soluzione. La campagna di vaccinazione di massa è stato il più grande errore politico della Repubblica, speriamo che le conseguenze economiche e di salute pubblica non siano drammatiche per milioni di italiani”.

Chiude la rassegna l’ex grillina Francesca Benevento, consigliera al XII Municipio, oggi candidata con Michetti, che via social prova a metterci in guardia sulle vere finalità della campagna vaccinale, volta a garantire il “dominio e sorveglianza mondiale grazie al 5G e alle onde elettromagnetiche”. Sarebbe tutto un complotto di “élite finanziarie, big pharma, media, politici corrotti e sotto di loro i medici finanziati dalle case farmaceutiche e le forze dell’ordine che eseguono gli ordini senza osservare la Costituzione”.

candidati no vax

“Le cavie – sostiene Benevento – sono i popoli a cui viene fornito un racconto falsato della realtà, affinché cadano come mosche nel tranello dei vaccini. Il loro piano è lo sterminio dei popoli, perché siamo troppi sul pianeta e, come dice Cingolani, ministro della Transizione ecologica, l’uomo è una parassita che consuma le risorse del pianeta. Sembra di vivere in un film dell’orrore, invece è realtà”. Secondo la candidata di Michetti: “Un certosino inietterà i quantum dots” e a quel punto le cavie saranno “interconnesse con la rete: sì, proprio come un elettrodomestico a distanza” telecomandatile “da un altro luogo”.

In mezzo a una simile confusione mentale non poteva mancare pure l’antisemitismo. E allora ecco che il ministro alla Salute Roberto Speranza secondo il Benevento – pensiero (ehr…) diventa un “ebreo che risponde agli ordine dei suoi padroni, di origine ebraica, quelli che hanno creato la dittatura sanitaria in Israele, e ora vogliono fare lo stesso qui“. Nel frattempo, scoppiato il caso politico, l’autrice s’è data alla macchia, speriamo per la vergogna.

Di fronte a simili candidati e a certe prese di posizione, è ormai evidente che il tema del vaccino non è più di sanità pubblica ma di sanità mentale e che la campagna elettorale per il Campidoglio meritasse discussioni più auliche e candidati più credibili…

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