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Chi vuole il tampone di cittadinanza?

Tampone Di Cittadinanza

Chi paga i tamponi ai lavoratori che non si sono voluti vaccinare? Per Salvini, Meloni e Grillo deve farsene carico lo Stato. Ma il tampone di cittadinanza spacca i 5S. Sibilia: «Ammesso e non concesso che ci sia un miliardo a disposizione, userei queste risorse per aiutare le famiglie che hanno avuto decessi a causa della pandemia»

Potremmo definirlo tampone di cittadinanza, ovvero la misura, chiesta da un numero crescente di soggetti politici – per di più ostili all’obbligatorietà del green pass e, in una certa misura, forse pure al vaccino – finalizzata a rendere gratis i tamponi a tutti i lavoratori che, per un motivo o per l’altro, non si sono presentati ai centri vaccinali del generale Francesco Paolo Figliuolo.

TAMPONI GRATIS, I POLITICI CONTRO

Se il tampone di cittadinanza venisse attuato, però, sottrarrebbe efficacia alla misura dell’obbligo di certificato di presunta immunità al lavoro, introdotta dall’esecutivo di Mario Draghi al solo fine di intercettare buona parte di quegli otto milioni di over 12 che ancora mancano all’appello dell’anagrafe vaccinale.

Dal governo al momento non sono state prese posizioni ufficiali: l’ultimo DPCM comunque non ha recepito un’altra richiesta della Lega relativa all’estensione della validità del tampone da 48 a 72 ore (tre giorni). Il ministro del Lavoro, il dem Andrea Orlando, potrebbe aver parlato a nome dell’intero esecutivo quando ha dichiarato: “Far diventare il tampone gratuito significa dire sostanzialmente che chi si è vaccinato ha sbagliato”. Anche perché il tampone di cittadinanza sarebbe gratis per i lavoratori, ma comunque a carico di tutta la comunità…

…E QUELLI PRO

Il più agguerrito sul tampone di cittadinanza è senza dubbio Matteo Salvini, anche se, come in tante altre sue battaglie, i valzer e i dietrofront non sono mancati. Qualche settimana fa qui su Policy Maker avevamo fatto notare come il segretario federale della Lega fosse passato da  tamponi gratis per tutti, inclusi coloro che avrebbero dovuto accedere al ristorante o al cinema a “Chiediamo milioni di tamponi rapidi gratuiti o a basso prezzo per milioni di famiglie di italiani in difficoltà”.

Leggi anche: L’allarme del GIMBE: troppi lavoratori senza vaccino, tamponi insufficienti

L’altro ieri è intervenuto Beppe Grillo, forse più per oscurare il vero leader di M5S, Giuseppe Conte, che aveva già dato il proprio ok al tampone di cittadinanza: «Noi come M5S abbiamo invocato e proposto il tampone gratis, quindi adesso bisogna vedere per quanto riguarda le dotazioni finanziarie».

 

A sorpresa, però, la questione crea nuove divisioni tra i 5 Stelle. Il sottosegretario pentastellato Carlo Sibilia ha infatti risposto a muso duro al fondatore del Movimento: «Ammesso e non concesso che ci sia un miliardo a disposizione, userei queste risorse per aiutare le famiglie che hanno avuto decessi a causa della pandemia», ha detto. Per Sibilia, «va bene che si arrivi a prezzi calmierati per i tamponi, ma i vaccini sono gratuiti. Chi oggi non ha il green pass è un no vax».

Vuole il tampone di cittadinanza la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: «Il governo deve intervenire immediatamente per evitare caos e discriminazioni, la spesa dei tamponi venga interamente coperta dallo Stato e la durata del green pass duri almeno 72 ore».

Sul tema si registra l’inedita convergenza di Cgil e Uil con le forze politiche di destra: «Abbiamo chiesto la gratuità dei tamponi fino a fine anno» , hanno detto i segretari Maurizio Landini e Pierpaolo Bombardieri al termine del vertice con Draghi di qualche giorno fa. «Il governo ci ha ringraziato del confronto, non ha dato risposte rispetto al provvedimento definitivo, ci auguriamo che tenga conto di queste riflessioni», ha spiegato Landini, aggiungendo che è stato chiesto al governo di valutare eventualmente anche un periodo transitorio.

Sul fronte opposto, i rappresentanti dei datori di lavoro temono che il tampone di cittadinanza debba essere pagato dagli imprenditori. Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio con delega al lavoro, ha difatti bocciato quanto proposto dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: «Il costo dei tamponi per ottenere il green pass non può essere a carico delle imprese, che hanno già sostenuto costi ingenti di adeguamento dei luoghi di lavoro alle discipline concordate nei protocolli vaccinali».

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