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Coronavirus, chi sono le 11 donne nominate nelle task force per recuperare la parità di genere

donne task force

Il presidente del Consiglio ha integrato la task force Colao e il Comitato tecnico-scientifico guidato da Borrelli con 11 donne esperte di diversi settori tra cui la direttrice centrale dell’Istat, Sabbadini

Le polemiche non sono state poche, soprattutto dalle fila della maggioranza che lo sostiene, e così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, come aveva promesso una settimana fa, è corso ai ripari: altre undici donne nelle tante — forse troppe — task force che stanno aiutando il governo a gestire l’emergenza causata dal Covid-19.

Le esperte entreranno a far parte del gruppo di lavoro per la fase 2 guidata da Vittorio Colao e del Comitato tecnico-scientifico — finora tutto al maschile — presieduto dal capo della Protezione civile, Angelo Borrelli. Tutto ciò, spiega una nota diffusa da Palazzo Chigi, “nell’esigenza di garantire una rappresentanza di genere”.

CHI SONO LE NUOVE NOMINATE

Le cinque donne che vanno ad integrare il Comitato di esperti diretto da Colao si aggiungono alle quattro già presenti. Eccole:

Enrica Amaturo, docente di sociologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II;

Marina Calloni, docente di Filosofia politica e sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e fondatrice di “ADV – Against Domestic Violence”, il primo centro universitario in Italia dedicato al contrasto alla violenza domestica;

Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell’Istat;

Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia e conduttrice televisiva;

Maurizia Iachino, dirigente di azienda.

Sei sono invece le donne che affiancheranno Borrelli nel Comitato tecnico-scientifico:

Kyriakoula Petropulocos, direttrice generale Cura della Persona e Welfare della Regione Emilia Romagna;

Giovannella Baggio, già ordinario di Medicina interna e titolare della prima cattedra di Medicina di genere in Italia, attualmente Presidente del Centro Studi Nazionale di Salute e Medicina di Genere;

Nausicaa Orlandi, presidente della Federazione Nazionale degli ordini dei chimici e dei fisici ed esperta di sicurezza sul lavoro;

Elisabetta Dejana, biologa a capo del programma di angiogenesi dell’istituto di Oncologia molecolare di Milano e capo dell’unità di Biologia vascolare nel Dipartimento di immunologia, genetica e patologia dell’Università di Uppsala, in Svezia;

Rosa Marina Melillo, docente di Patologia Generale presso il dipartimento di Medicina molecolare e Biotecnologie mediche dell’Università “Federico II” di Napoli;

Flavia Petrini, docente di Anestesiologia presso l’Università degli studi G.D’Annunzio di Chieti-Pescara e direttrice dell’Unità operativa complessa di anestesia, rianimazione e terapia intensiva dell’Ospedale Santissima Annunziata di Chieti.

COS’ERA SUCCESSO

A convincere Conte della necessità di un riequilibrio di genere era stato soprattutto, come aveva ammesso egli stesso, l’appello di 16 senatrici – tra cui Emma Bonino, Valeria Fedeli e Laura Boldrini – che si era tradotto in una mozione parlamentare. Le parlamentari, soprattutto dem e M5S, evidenziavano che “task force composte in maniera schiacciante da uomini, seppur autorevoli, non possono essere in grado di elaborare strategie e piani di rilancio del Paese, senza che questi siano pensati e condivisi anche dal restante 50% della popolazione”. Peraltro sottolineavano come non si trattasse di “numeri ma di pensiero” e come fossero necessarie donne “che hanno in mente ‘un nuovo modello di sviluppo sostenibile’”.

Critico era stato anche il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, che insieme alla presidente del partito, Valentina Cuppi, aveva lanciato l’appello “Women New Deal” per evidenziare la scarsa presenza femminile nella lotta alla pandemia.

La promessa del presidente del Consiglio aveva trovato il plauso della ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, secondo cui “la presenza, la competenza, il protagonismo femminile sono fondamentali per il nuovo rinascimento che ci attende. E le donne — continuava ampliando l’orizzonte — non sono solo la prospettiva del futuro: sono state le principali artefici della nostra resistenza in questi mesi, perché il 70% degli impiegati nei servizi socio-sanitari sono donne”. Bonetti ha istituito anche lei una task force, chiamata appunto Donne per un nuovo rinascimento, presieduta dalla direttrice generale del Cern di Ginevra, Fabiola Gianotti.

LE TASK FORCE ISTITUZIONALI E REGIONALI

L’emergenza causata dalla pandemia da Covid-19 sarà ricordata anche per il fiorire di task force, sia a livello nazionale sia a livello regionale. In particolare, i gruppi di lavoro istituzionali sono 15 con oltre 450 esperti e, oltre a quelli guidati da Borrelli e da Colao, troviamo la task force che affianca il commissario per l’emergenza — e amministratore delegato di Invitalia — Domenico Arcuri, quella per le fake news sull’emergenza, voluta dal sottosegretario alla Presidenza con delega all’Editoria Andrea Martellaquella tecnologica – con oltre 70 membri e 8 sottogruppi – istituita dalla ministra per l’Innovazione Paola Pisano; quelle del Miur – una composta a febbraio da dirigenti, pediatri, Protezione civile, referenti del ministero e degli studenti e una per il dopo emergenza -; quella sulle carceri con 40 membri e quella sulla giustizia che invece ne conta la metà. E ancora: la task force sulla liquidità per il sistema bancario, voluta dal decreto “Cura Italia” e composta da 35 esperti del  ministero dell’Economia, del ministero dello Sviluppo economico, della Banca d’Italia, dell’Abi, di Mediocredito Centrale e di Sace; la task force sulla finanza sostenibile per agevolare l’accesso delle imprese green al credito che fa capo al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, e le “Donne per un nuovo rinascimento” che fa invece capo alla ministra Bonetti. L’ultima arrivata infine è la Cabina di regia per la fase 2 presieduta dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia.

Oltre a tutte queste bisogna ricordare che tutte le 20 regioni italiane si sono dotate nel mese di febbraio di una task force propria per affrontare l’emergenza sanitaria, composta da esperti delle direzioni sanitarie, del 118, dei pronto soccorso e da rappresentanti di medicina generale, di pediatria, di terapia intensiva, di malattie infettive e dei settori ospedaliero e territoriale. Si tratta di gruppi di lavoro – che assicurano una rete di prevenzione e sicurezza del territorio – operativi h24 e in contatto costante con la task force del ministero della Salute che coordina le azioni di competenza delle Regioni e diffonde le circolari relative alla gestione dell’epidemia.

Sono poi nate altre task force “settoriali” come quelle che hanno effettuato i controlli nelle case di riposo o la Task Force Velocità istituita dalla Regione Lazio per accelerare l’azione amministrativa e l’erogazione delle risorse stanziate nel pacchetto “Regione vicina” o la task force per sostenere la Camera di Commercio, Industria e Artigianato voluta dal governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.

Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria, e Nello Musumeci, omologo siciliano, hanno invece avviato gruppi di lavoro dedicati alla fase 2 mentre il governatore piemontese Alberto Cirio ha creato una task force guidata dall’ex ministro della Salute Ferruccio Fazio per analizzare le carenze strutturali nel sistema sanitario della sua regione.

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