Fact Checking

Cosa dice l’AGCOM nella relazione annuale 2020. Big data, Banda larga, Scuola, Editoria e TV

Agcom

L’AGCOM sottolinea con forza il ruolo delle infrastrutture e dei servizi di telecomunicazioni, fisse e mobili, e di internet quale precondizione per il godimento dei diritti sociali costituzionalmente garantiti

Nella relazione annuale 2020 sulle attività svolte e i programmi di lavoro il presidente di AGCOM Angelo Marcello Cardani ha detto che l’analisi AGCOM descrive le dinamiche dei mercati regolati e deve essere interpretato come un resoconto delle attività svolte nel periodo maggio 2019 – aprile 2020. La relazione è interessante perché segna di fatto il confine fra la realtà prima e dopo l’arrivo del COVID-19. Già lo scorso anno era stata prevista l’importanza delle sfide regolamentari future, ma l’avvento del virus ha reso necessaria “non più una evoluzione bensì una radicale modifica dei paradigmi su cui si fonda l’attività regolatoria”. Cardani ha spiegato che occorrerà “perseguire un non agevole bilanciamento che consenta all’intelligenza artificiale, ai big data e alle nuove tecnologie di connessione di far uscire il nostro Paese dalla crisi generata dall’emergenza nel modo più rapido possibile, senza la costituzione o il rafforzamento di posizioni dominanti nei mercati e mantenendo un adeguato livello di tutela dell’utenza”.

COLMARE IL DIGITAL DIVIDE

Come evidenza l’Authority, il settore delle comunicazioni ha giocato un “ruolo centrale nella gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 dimostrandosi, ancora una volta, l’asse portante di ampi segmenti del sistema economico e sociale. La transizione alla ‘nuova normalità’ sta evidenziando questioni fondamentali che investono, in primo luogo, il ruolo delle infrastrutture e dei servizi di telecomunicazioni, fisse e mobili, e di internet quale precondizione per il godimento dei diritti sociali costituzionalmente garantiti: imprese, scuole, famiglie dipendono più che mai dalla garanzia di connettività sufficiente allo svolgimento in contemporanea di una varietà di attività online e dal grado di copertura delle reti a banda larga e ultralarga”. Per questo è necessario intervenire sul digital divide per favorire la ripresa della crescita dell’Italia. Sostenere la domanda della digitalizzazione del Paese è per l’AGCOM la sfida maggiore dei prossimi mesi, infatti “non solo la carenza di domanda di connettività rappresenta un problema multidimensionale complesso, nella misura in cui non dipende solo da fattori economici ma anche da fattori di ordine socio-demografico e culturali in senso ampio, ma è anche una condizione indispensabile per ripensare a un piano di digitalizzazione del Paese che sia efficace e che contempli contemporaneamente interventi sul versante infrastrutturale, sulla domanda, nonché sulle crescenti problematiche legate alla sicurezza informatica”.

BANDA ULTRALARGA E SCUOLA

L’Autorità suggerisce inoltre di accelerare il piano per le ‘aree grigie’ e rivedere il piano banda ultralarga per aggiornarlo e dimensionarlo, geograficamente, tecnologicamente ed economicamente, alla luce degli interventi infrastrutturali che intanto gli operatori privati hanno realizzato e in vista del potenziamento di servizi come la didattica a distanza e lo smart working. Inoltre, “è auspicabile che si realizzi un piano di cablatura almeno degli edifici scolastici e degli uffici pubblici. In questo quadro di interventi infrastrutturali, un’attenzione particolare dovrebbe essere rivolta a razionalizzare le risorse ed evitare inefficienze, coordinando gli investimenti pubblici e privati e utilizzando il mix di tecnologie disponibili (fibra ottica, ma anche tecnologie radio) nel rispetto della neutralità tecnologica”. L’AGCOM stima inoltre che durante l’emergenza COVID-19 “il 12,7% degli studenti italiani non ha usufruito della didattica a distanza”. Risulta infatti che 25 ragazzi su 100 hanno avuto problemi nelle velocità di connessione, 19 su 100 hanno segnalato che non tutta la classe ha partecipato alle lezioni a distanza, quasi 10 su 100 hanno lamentato la mancanza di dispositivi idonei. Tra le criticità rilevate dall’AGCOM, le condizioni socio-economiche e la presenza di dotazioni tecnologiche inadeguate che hanno inciso in modo significativo sulla crescita educativa dei ragazzi in un momento in cui l’e-learning è diventato lo strumento di approfondimento. Anche la situazione delle scuole non è migliore perché non tutte vengono raggiunte dai cavi in fibra per le connessioni ad alta velocità. La criticità riguarda in particolare le regioni del Sud. Secondo il rapporto AGCOM, il periodo dell’emergenza coronavirus è stato uno stress test per il sistema digitale e delle comunicazioni che “nel complesso hanno dato prova di saper reagire alla situazione eccezionale”.

TELEVISIONE, RADIO, EDITORIA E INTROITI PUBBLICITARI

La televisione a pagamento, che ha dovuto confrontarsi con la progressiva diffusione di contenuti a pagamento via web, ha registrato nell’ultimo anno una flessione consistente dei ricavi, pari al 6,7%, tornando ai valori del 2015. La televisione in chiaro ha subito una flessione meno accentuata nell’ultimo anno, pari all’1,9%, mentre il trend degli anni 2015-2019 è in aumento del 4,1%. Anche in questo caso, ovviamente, la situazione emergenziale ha avuto – e avrà – implicazioni rilevanti, ma, a differenza della telefonia fissa, l’impatto sarà negativo, a causa delle ripercussioni registrate sul settore pubblicitario. La radio, in netta controtendenza, ha visto aumentare i ricavi del 1,7% nell’ultimo anno, in continuità con il trend positivo che ha visto i ricavi aumentare di oltre il 9% negli ultimi cinque anni. Il settore editoriale prosegue nel proprio declino strutturale, determinato dalla riduzione delle copie vendute e degli annessi introiti pubblicitari (causata sia dalla minore disponibilità di spesa degli inserzionisti sia dall’abbassamento dei prezzi di vendita degli spazi pubblicitari), che hanno portato ad una ulteriore flessione dei ricavi complessivi, per i quotidiani e i periodici, di oltre il 9% su base annua e del 25,7% se si considera il periodo 2015-2019. Alla flessione registrata dai media tradizionali si contrappone la costante crescita della raccolta pubblicitaria effettuata dalle piattaforme online. I ricavi di questo segmento sono cresciuti del 9,5% solamente nel 2019 e sono più che raddoppiati negli ultimi cinque anni, passando da 1,7 ad oltre 3,3 miliardi di euro. I dati dell’ultimo anno, in cui l’online ha superato anche la televisione come mercato pubblicitario nazionale, verranno ulteriormente influenzati, in senso positivo, dalla situazione emergenziale in corso, che ha ulteriormente incentivato il commercio elettronico.

COSA RESTA DA FARE

Secondo Cardani dal profondo mutamento degli equilibri di mercato, delle abitudini di consumo e dei parametri sociali che si sta verificando in questi mesi non può che derivare una ulteriore spinta all’innovazione, alla revisione dei processi aziendali e alla diversificazione dei modelli di business. “Riteniamo opportuno, oggi con convinzione ancora maggiore, che venga arricchita la strumentazione a nostra disposizione per verificare il funzionamento della profilazione algoritmica ai fini della selezione delle informazioni e dei contenuti e di indagare gli esiti dell’applicazione delle policy e delle regole che le piattaforme digitali globali si sono date in tema di rimozione di informazioni false o di hatespeech”.

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