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Italia, quali priorità per il Recovery Plan secondo il Mef

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Più fondi per istruzione e ricerca, mobilità sostenibile e parità di genere. Raddoppiati quelli per la Salute. Si fa più piccolo il budget per la digitalizzazione e per la transizione ecologica. Via patent box, agricoltura digitale ed editoria 5.0. Ecco come il Mef ha immaginato il Recovery Plan

Il Recovery Plan o Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), realizzato dai tecnici del Mef ed esaminato dai ministri ieri sera, punta su sei obiettivi: il primo comprende digitalizzazione, innovazione e competitività; il secondo la Rivoluzione verde e la transizione ecologica; il terzo la Salute; il quarto le infrastrutture per la mobilità; il quinto l’Istruzione, la formazione, la ricerca e la cultura; il sesto l’equità sociale, di genere e territoriale.

AMBIZIONI DEL RECOVERY PLAN

Il Piano, come riportato da Libero, dovrebbe permettere di “raddoppiare il tasso medio di crescita dell’economia italiana (0,8% nell’ultimo decennio), aumentare gli investimenti pubblici per portarli almeno al 3% del PIL, portare la spesa per Ricerca e Sviluppo (R&S) al di sopra della media UE (2,1%, rispetto al nostro attuale 1,3%), conseguire un aumento del tasso di occupazione di 10 punti percentuali per arrivare all’attuale media UE (73,2% contro il 63,0% dell’Italia), elevare gli indicatori di benessere, equità e sostenibilità ambientale,  ridurre i divari territoriali di reddito, occupazione, dotazione infrastrutturale e livello dei servizi pubblici e garantire la sostenibilità e la resilienza della finanza pubblica”.

Leggi anche: Rigenerare l’Italia tra economia circolare e parità di genere. Il Recovery Plan secondo il Pd

LE MODIFICHE ALLA PRIMA BOZZA

Rispetto alla prima bozza del Recovery Plan, il Next generation Eu – che si fermava a progetti per 196 miliardi – in questa seconda raggiunge i 209,8 miliardi “comprendendo una quota di ‘riserva’ nel caso di eventuali bocciature Ue”, scrive Il Sole 24 Ore. Vediamo nel dettaglio cosa è cambiato.

DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITÀ E CULTURA

Il pacchetto per digitalizzazione, innovazione e competitività scende da 35,5 a 25,7 miliardi a favore dei settori turismo e cultura che, secondo quanto riportato dal Sole, passano da 3,1 a 8 miliardi. Ma anche la PA digitale dovrebbe beneficiarne guadagnando 1,3 miliardi (da 10 a 11,3).

Aumentano anche gli investimenti per la banda ultralarga e il 5G che, insieme a quelli per la space economy, salgono da 3,5 a 4,2 miliardi e per la microelettronica da 600 a 750 milioni.

RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA

Per la rivoluzione verde e la transizione ecologica, la nuova bozza taglia i fondi, passando in generale da 74,3 a 67,4 miliardi. Nello specifico, riporta Il Sole, per il progetto “Impresa verde ed economia circolare” il budget cala da 6,3 a 5,2 miliardi, per “Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici” da 40,1 a 30,4 miliardi e per la “Transizione energetica e mobilità locale sostenibile” da 18,5 a 17,5 miliardi. I fondi per il progetto sull’idrogeno, invece, aumentano da 1,34 a 2 miliardi così come quelli per la “Tutela del territorio e risorse idriche”, che salgono da 9,4 a 14,3 miliardi.

Leggi anche: Le tre priorità della presidenza italiana G20

CHI POTREBBE VEDER AUMENTARE I PROPRI FONDI

Cambia la musica, in positivo, per Istruzione, formazione e ricerca per cui la nuova bozza prevede che si passi da 19,1 a 26 miliardi e lo stesso vale anche per la Parità di genere, coesione sociale e territoriale, che vede salire i fondi da 17,2 a 21,3 miliardi. Le Infrastrutture per una mobilità sostenibile potrebbero beneficiare di circa 32 miliardi anziché dei 27,8 precedentemente contemplati. Infine, raddoppiano i fondi per la Salute da 9 a 18 miliardi.

COSA È SPARITO

Il quotidiano economico fa notare che nella nuova bozza non ci sono più i 5,8 miliardi “inizialmente previsti per finanziare gli incentivi per il patent box, il regime di tassazione agevolata sulla proprietà intellettuale”. Così come sono scomparsi i 140 milioni per l’agricoltura digitale e i 220 milioni per l’editoria digitale 5.0.

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