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Chi è Enrico Stefàno e perché non si ricandida a Roma

Chi è Enrico Stefàno

Con un lungo post, l’M5s Enrico Stefàno, presidente commissione Mobilità di Roma Capitale, dopo aver bocciato il Raggi bis in estate annuncia adesso i motivi per cui non si candiderà alle prossime amministrative a Roma. Elencando tutti i fallimenti della sindaca

“Come avevo già preannunciato, non sarò della partita per le prossime elezioni amministrative a Roma. Non mi ricandido”. Con queste parole si apre il lungo post di Enrico Stefàno, esponente del M5s e presidente della commissione Mobilità di Roma Capitale.

Dopo aver fatto sapere in estate con un messaggio sui social che boccia la ricandidatura della sindaca Virginia Raggi, adesso Stefàno annuncia tutti i motivi per cui non parteciperà alle prossime elezioni amministrative della capitale. La delusione sull’operato Raggi è lampante: “Il Sindaco ha perso 5 Municipi, formalmente 5 consiglieri, ma in realtà molti di più, cambiato assessori non si sa quante volte… Io almeno due domande me le sarei poste”.

CHI È ENRICO STEFÀNO

Enrico Stefàno è nato a Roma il 2 luglio del 1987. A marzo 2013 è stato scelto, attraverso Internet da tutti gli iscritti al portale nazionale www.beppegrillo.it/movimento/, come candidato portavoce per la lista di Roma Capitale alle elezioni amministrative e con 745 preferenze, è stato eletto in Assemblea Capitolina, insieme a Marcello de Vito, Daniele Frongia e Virginia Raggi.

È stato membro delle Commissioni Permanenti Mobilità, Ambiente, Commercio e delle Commissioni Speciali “Metro C”, “Smart City, sistemi informativi e beni comuni” e “Indagine amministrativa sull’Atac”.

Attualmente è Presidente della Commissione Permanente Mobilità e membro delle Commissioni Urbanistica; Commercio; Roma Capitale, Statuto e Innovazione Tecnologica.

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LE MOTIVAZIONI

“Avevo proposto, insieme ad altri autorevoli e preparati colleghi, una linea, un percorso, diverso da quello che è stato preso lo scorso fine settimana. Spiace che la nostra proposta non è stata bocciata, ma semplicemente rimasta inascoltata. Un peccato per la democrazia e per un Movimento che ha sempre fatto della partecipazione e “dell’uno conta uno” un cavallo di battaglia. Che ha preferito prendere la strada più facile e scontata. Me ne farò comunque una ragione e coerentemente mi faccio da parte.

Per carità, forse Virginia Raggi è il candidato ideale per il Movimento a Roma. Mi sarebbe però piaciuto arrivare a questa conclusione attraverso un confronto prima all’interno del Consiglio e della Giunta, poi all’interno del Movimento. E infine con un sano confronto con la città. Perché si abbiamo raggiunto risultati, ma abbiamo anche commesso tantissimi errori. Vorrei capire cosa faremo e cosa è cambiato affinché non si ripetano.

Meritava almeno una riflessione il fatto che, penso per la prima volta nella storia, un Sindaco ha perso 5 Municipi, formalmente 5 consiglieri, ma in realtà molti di più, cambiato assessori non si sa quante volte. Io almeno due domande me le sarei poste.

Meritava almeno una riflessione l’occasione mancata del Recovery Fund o i rilievi della Corte dei Conti, solo per citare la cronaca recente.

Invece no. Comandano i post su Facebook, i like dei fan, le conferenze stampa e gli annunci prima dei passaggi nelle sedi istituzionali.

Si continua con (devo dire da tutte le parti chi più chi meno) la denigrazione dell’avversario, la colpa a quello di prima, l’offesa verso dove si abita o dove si risiede o le professioni che si sono svolte.

Tutto questo non mi appartiene, è lontano anni luce dal mio modo di fare politica.

Ho sempre rappresentato la mia città in maniera coerente, con abnegazione, fedele ai dettami della Costituzione. Rappresentandola anche in contesti internazionali, conferenze, seguendo importanti progetti europei, dove fino ad oggi la città di Roma attraverso la politica non era mai stata presente. Perché chiaramente se intervieni al seminario a Bruxelles non ti vota nessuno, se aggiungi invece fermate a un autobus per soddisfare il condominio si.

Il dibattito sul futuro della Capitale di un Paese del G7 è completamente assente.

Proposte, piani, programmi ma soprattutto metodo e strategia per raggiungere e realizzare quanto si annuncia ormai da vent’anni. Senza risultati tangibili per i cittadini. La differenza sarà non tanto tra chi annuncia la MC, la MD, l’Anello Ferroviario ecc ecc ma tra chi spiegherà bene come realizzare questi interventi fondamentali per il futuro della città. Si parla sempre di fondi ma quello è l’ultimo dei problemi. Serve personale formato, progettisti, direttori lavori, responsabili dei procedimenti. E soprattutto serve negoziare con il Governo nazionale un iter amministrativo snello ed efficace. Perché non posso perdere un anno con la Sovrintendenza per decidere il lampione del tram a piazza Venezia o due anni con il ricorso al TAR del comitato di quartiere che non vuole la fermata sotto casa perché fa rumore.

Tutto questo, ovviamente, forse perché troppo “tecnico” per i “poveri” cittadini, è totalmente assente dal dibattito. Ma da questo ne va del futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Mi sarebbe piaciuto dare continuità a quanto fatto in questi anni.

Perché ritengo, sperando di non passare per immodesto, che molti tabù siano stati sfatati in questi anni anche grazie all’impegno del sottoscritto. In un ruolo non certo di primo piano, e formalmente con pochi poteri, come quello di Presidente di Commissione. Corsie ciclabili, isole ambientali, corsie preferenziali, pedonalizzazioni, tutti interventi che fino a ieri si erano fermati al “nun ze ponno toglie posti maghina” finalmente affrontati con coraggio mostrando una idea nuova di città e di gestione dello spazio urbano, con l’uomo al centro e non più l’auto. E ancora i tanti progetti tramviari, con determinazione recuperati dal passato o impostati (quasi) da zero.

Peccato che questi sforzi resteranno vani, il clima da “guerriglia” che già si sta delineando in campagna elettorale porterà, ahimè, ancora una volta a buttare tutto quanto fatto dal predecessore, anche gli aspetti positivi.

Per questo mi sarebbe piaciuto avviare un dialogo, un confronto, con le altre forze politiche (che badate bene non significa un accordo o un apparentamento a tutti i costi) mettendo al centro il futuro della città di Roma. Perché la fase che stiamo vivendo, tra pandemia, crisi economica e sociale, recovery fund è una nuova fase costituente che richiede lo sforzo di tutti. Ogni rappresentanza politica, sociale, economica dovrebbe mettere a disposizione “i migliori” per la rinascita. Ma questo purtroppo non è stato possibile. Perché se ti vuoi confrontare con gli altri, prima devi capire chi sei. E ahimè ad oggi il Movimento ho paura non lo sappia.

E anzi, si fa esattamente il contrario: vade retro accordi al primo turno, dove si potrebbe parlare di città e di proposte, e apertura invece ad un accordo al secondo turno, dove inevitabilmente si “gioca” al ribasso e ci si mette d’accordo al più su qualche poltroncina.

Onestamente non so cosa farò in futuro, sicuramente non abbandonerò il tema della mobilità, a me caro, dove ritengo di aver dato un contributo importante in questi anni e maturato una esperienza, che ovviamente metterò a disposizione e cercherò di raccogliere, se riesco, nelle prossime settimane in un libro che sto già impostando.

Auguro ovviamente a tutti i partecipanti alla prossima competizione, le migliori fortune”.

Leggi anche: Chi è Roberto Gualtieri, (auto)candidato PD a Roma

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