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Sta nascendo un nuovo partito verde e radicale?

Carlo De Benedetti

Carlo De Benedetti, ex proprietario de La Repubblica e oggi patron di Editoriale Domani, starebbe pensando a un movimento politico ambientalista posizionato molto a sinistra

Nel percorso di ricostruzione della sinistra potrebbe non bastare il nuovo Pd. Che è alle prese con il percorso congressuale, sceglierà il suo nuovo segretario tra un mese, dopo le elezioni regionali in Lazio e Lombardia.

In Italia però manca una tradizione ambientalista degna di questo nome, con a carico una storia solida e un futuro promettente. Che sappia rimarcare le orme di quanto avviene in Francia e ancor più in Germania. Per non parlare dei Paesi scandinavi.

IL PARTITO VERDE DI CARLO DE BENEDETTI (PATRON DI UN QUOTIDIANO VERDE)

“Un partito progressista che non mette in cima al suo programma questi due punti non serve a niente, e infatti fa la fine del Pd; che ha conquistato la borghesia e ha perso il popolo”, disse De Benedetti in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera a novembre scorso. L’impronta del suo Domani è stata sin da subito verde, con il giornalista Ferdinando Cotugno a seguire pedissequamente le vicende verdi.

Dopo lo scoppio del caso Soumahoro, racconta Il Giornale, “la testata diretta da Stefano Feltri «caldeggia», a suon di articoli ed editoriali, la nascita di un nuovo ambientalismo in Italia, che possa archiviare la stagione dell’ecologismo ideologico di Pecoraro Scanio, Grazia Francescato e dei vari Fratoianni. Il sogno è un partito dei Verdi con Chiara Ferragni al timone”. Tempi maturi già a inizio gennaio, faceva sapere il quotidiano che sta per passare alla famiglia Angelucci.

Adesso, insomma, l’impegno per una forza politica ambientalista e fortemente di sinistra sembra farsi sempre più concreta. Come racconta anche Il Foglio di oggi nella rubrica Passeggiate romane, spiegando che la proposta sembra andare non verso il modello dei moderati tedeschi. “Tutt’altro: un partito verde molto radicale. Ancora non è certo che alla fine l’operazione vada effettivamente in porto, ma quel che è sicuro è che De Benedetti ne sta parlando e chiedendo consigli”.

CHI E’ IL POSSIBILE FONDATORE DEI NUOVI VERDI RADICALI ITALIANI

Carlo De Benedetti da ragazzo andava al mare a Stintino, raccontava sempre al Corsera qualche mese fa. A maggio, Francesco Damato scriveva qui su Policy Maker che “solo qualche mese fa, riconoscendo i limiti del suo nuovo giornale, aveva confidato a Lilli Gruber, che ogni tanto lo invita nel salotto televisivo dell’editore Cairo, che il quotidiano preferibile per una informazione quotidiana più completa fosse La Stampa, oggi schierata contro Putin assai più chiaramente e convintamente del Corriere. Cui egli ha quindi preferito ora affidare, ripeto, le sue opinioni o i suoi umori sulla guerra che per “procura” americana starebbero conducendo gli ucraini per salvare la loro pelle, dopo avere in parecchi già perduto la casa e i campi. Dove non cresce più il grano cadendovi i missili e altri ordigni russi di fuoco”.

Imprenditore, dirigente d’azienda ed editore italiano – torinese – naturalizzato svizzero, De Benedetti ha studiato al Politecnico di Torino, dove si è laureato nel 1958 in ingegneria elettrotecnica. Per poi avviare il suo percorso come uomo d’azienda, in quella di famiglia anzitutto: la Compagnia Italiana Tubi Metallici, fondata dal padre Rodolfo nel 1921.

Nel 1972,  insieme al fratello Franco, acquisisce la società di affari immobili quotata in Borsa Gilardini. Nel 1974 viene nominato come diventa presidente dell’Unione Industriali di Torino, nel 1975 è presidente regionale degli industriali del Piemonte. L’anno dopo ancora, viene nominato amministratore Fiat e acquisisce le “Concerie industriali riunite” per trasformarle in CIR – Compagnie Industriali Riunite. Nel 1978 entra in Olivetti, diventandone il numero uno cinque anni dopo e per tredici anni.

E ancora: fondatore della CDB Web tech, presidente del Gruppo Editoriale L’Espresso e oggi patron di Editoriale Domani. Secondo Il Sole 24 Ore, il suo patrimonio si aggira sui 600 milioni di euro.

 

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