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Il calendario della crisi. Conte in Parlamento il 18 e il 19

calendario della crisi
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte

Il presidente del Consiglio non vuole sfuggire al raffronto in aula, nonostante da più parti gli fosse stato suggerito di lasciar sbollire i renziani. Lo scontro Conte – Salvini dell’estate 2019 si ripeterà martedì prossimo, con Renzi. Ecco il calendario della crisi

Non si ripeterà quanto visto tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini nell’inverno del 2010, quando la crisi interna al centrodestra tra l’allora presidente del Consiglio e il presidente della Camera venne tenuta congelata per permettere alla Legge di Bilancio di completare l’iter. Uno stand by che aiutò Berlusconi, che alla fine la scampò per soli tre voti a Montecitorio, 314 a 311, con due astenuti: decisivi, riportano le cronache, i voti di Calearo, Scilipoti e Cesario, oltre alle due defezioni all’interno di Fli. E dire che Giuseppe Conte avrebbe avuto tutte le scuse per calciare il pallone lontano, tra voti sullo scostamento di bilancio (calendarizzato per il 20 gennaio), sul Ristori quinquies e sullo stesso Recovery Plan.

QUAL È IL CALENDARIO DELLA CRISI

E infatti in un primo momento pareva che il presidente del Consiglio fosse stato consigliato in tal senso: lasciar sbollire gli animi, frapporre tra lui e Renzi il maggior numero di giorni possibili, augurarsi che nel frattempo i renziani realizzassero che il loro leader li sta conducendo fuori dal Parlamento.

Ma poi un po’ l’incontro con il capo dello Stato, Sergio Mattarella, che non vuole si perda tempo nell’incertezza in piena crisi sanitaria ed economica, un po’ la convinzione di essere già sopravvissuto una volta a un simile duello (nel 2018, quando a sfidarne l’autorità fu Matteo Salvini) che comporta anche quel pizzico di scaramanzia da “tattica che vince non si cambia”, sembrano aver spinto Conte ad accelerare.

CONTE È SALITO AL COLLE

Ieri alle 16 l’auto blu di Giuseppe Conte ha varcato il portone del Quirinale ed è rimasta nei cortili della residenza del Presidente per circa un’ora. Secondo la nota ufficiale, Mattarella ha controfirmato il decreto con il quale, su proposta del premier, vengono accettate le dimissioni rassegnate di Teresa Bellanova dalla carica di Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Elena Bonetti dal dicastero della Famiglia e Ivan Scalfarotto dalla carica di Sottosegretario di Stato.

Nella medesima occasione, “Il Presidente del Consiglio ha illustrato al Presidente della Repubblica la situazione politica determinatasi a seguito di tali dimissioni e ha rappresentato la volontà di promuovere in Parlamento l’indispensabile chiarimento politico mediante comunicazioni da rendere dinanzi alle Camere”.

IL REDDE RATIONEM IL 18 E IL 19 GENNAIO

Le due date da cerchiare in rosso nel nostro calendario della crisi sono il 18 e il 19 gennaio. Lunedì prossimo Giuseppe Conte andrà a Montecitorio, già a “caccia” di responsabili. Ma l’appuntamento vero e proprio col destino del Conte bis si avrà l’indomani, alle 9:30, quando il premier inforcherà l’ingresso di Palazzo Madama. Non solo si ritroverà faccia a faccia col senatore Renzi, ma nella Camera Alta la maggioranza traballava già da tempo mentre ora, senza i 17 renziani più Renzi e senza l’ingresso di truppe cammellate (mastellate, malignano taluni), si dovrà registrare che non esiste più e non resterà che prendere atto della fine della sua seconda esperienza di governo.

Cosa accadrà? Lo spiegano i regolamenti parlamentari. Alla Camera dei deputati “In occasione di dibattiti in Assemblea su comunicazioni del Governo o su mozioni, ciascun deputato può presentare una proposta di risoluzione, che è votata al termine della discussione”. Al Senato della Repubblica “Sulle comunicazioni del Governo si apre un dibattito a sé stante quando ne facciano richiesta otto senatori. In tal caso il Presidente, sentito il Governo, dispone l’iscrizione dell’argomento all’ordine del giorno dell’Assemblea non oltre il terzo giorno dalla richiesta. In occasione del dibattito ciascun Senatore può presentare una proposta di risoluzione, che è votata al termine della discussione”. Per tradizione, al termine della discussione, può essere presentata dai Capi-gruppo della maggioranza una risoluzione che approva le dichiarazioni del governo così da andare alla conta e verificare subito se l’esecutivo ha i numeri. Di norma viene posta la fiducia: escamotage essenziale per rafforzare l’esecutivo qualora la scampi, dato che la fiducia resetta tutto ciò che c’è stato prima e il governo esce dall’appuntamento nuovamente con “pieni poteri”.

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