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Inrete, Utopia, Dini, Comin: se al lobbista piace (da morire) l’editoria

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I lobbisti italiani sono alla ricerca di piazze virtuali: sono sempre più numerosi, infatti, quelli che decidono di creare giornali sul web. Ecco chi c’è dietro ad alcuni dei progetti editoriali più recenti

Ci sono lobbisti e lobbisti. Ci sono i lobbisti puri; i lobbisti che offrono anche servizi di comunicazione e i lobbisti che si stanno appassionando all’editoria. Segno dei tempi e forse anche di un cambiamento che questa difficile professione impone a coloro che vogliono “incidere”. In Italia il mercato della lobby è florido, specialmente se pensiamo che negli ultimi anni le attività del legislatore, a diversi livelli, si sono complicate e moltiplicate e i gruppi di interesse, le aziende, hanno necessità di capire subito gli scenari e di incidere su coloro che prendono decisioni.

Per questo, i lobbisti di casa nostra si stanno attrezzando, non solo facendo leva sull’advocacy, attività molto complicata per sua natura, ma andando direttamente a creare dei “luoghi”, che internet consente di sviluppare velocemente ed in modo flessibile, o dei veri e propri giornali sul web (leggi anche: Cattaneo Zanetto & Co, Comin & Partners, Inrete: quanto guadagna chi fa lobby?).

TRUE-NEWS.IT: IL SITO DI INRETE

Prendiamo il caso di Inrete, società fondata da Simone Dattoli, con sede a Roma e Milano (dove ruota il centro delle sue attività legate alla Regione Lombardia), che da qualche mese ha creato un sito di informazione True-news.it, testata registrata al Tribunale di Milano nel 2020 e diretta da Fabio Massa. Come si presenta True-news? Leggiamo dal sito della testata: “Un mondo complessivo di relazioni tra contenuti e persone che rimane in equilibrio tra bisogno di informare, capacità di creare contatto, autorevolezza, contemporaneità. Un sistema verticale ed orizzontale, multicanale, pop eppure con pubblici selezionati, che si snoda lungo vari media (giornale online, newsletter dedicate, Instagram news, televisione, radio, eventi dal vivo). Nato dall’esperienza di Inrete e di Esclusiva Srl (che hanno dato vita alla nuova joint venture Inpagina), è qualcosa di unico nel panorama italiano, per l’autorevolezza e per la capacità di raccontare e parlare alla parte produttiva del Paese”. Tra i canale della testata che fa riferimento a Inrete non solo politica, economia e sport, ma anche un segmento dedicato al mondo del pharma e agli eventi. Tra questi ultimi quelli curati direttamente dall’agenzia per la maggior parte in Lombardia. Sulla carta un progetto generalista, molto ambizioso già in partenza, ma che già si definisce “qualcosa di unico” nel panorama italiano…

THE WATCHER POST: IL CANE DA GUARDIA DI UTOPIA

Un’altra iniziativa da segnalare, nata nell’ambito delle attività di Utopia Lab, società di Public, Media e Legal Affairs, fondata da Giampiero Zurlo, è il giornale online The Watcher Post, thewatcherpost.it, che si propone di essere il “cane da guardia” del sistema politico ed economico. Così si presenta la testata diretta da Pietro Tatafiore: “The Watcher Post è una testata giornalistica di analisi politica ed economica, con un occhio sempre attento anche ai fenomeni sociali e culturali della contemporaneità. L’obiettivo editoriale è quello di rispondere alla domanda di informazione approfondita che proviene dagli stakeholder istituzionali e non, nonché dai player del mondo imprenditoriale, associativo, finanziario, culturale e mediatico. Il team di redazione, diretto da Piero Tatafiore, è composto da giornalisti e da professionisti della comunicazione e delle relazioni istituzionali, supportati da collaboratori ed editorialisti esperti in affari interni, esteri ed economici. Perché il nome The Watcher Post? All’indomani dell’indipendenza americana il costituzionalismo statunitense con tale espressione volle rappresentare la funzione sociale che i mezzi di stampa, e in generale coloro i quali lavoravano nel mondo dell’informazione e delle relazioni pubbliche, avrebbero dovuto svolgere per la società civile: essere i guardiani del sistema, dei “WatchDog”, cioè dei veri e propri “Cani da Guardia” nei confronti del potere politico ed economico. Questa Testata giornalistica auspica di interpretare nel migliore dei modi questa funzione”. The watcher post offre una serie di servizi ed approfondimenti sui temi più vari, dall’economia alla politica, passando per l’innovazione e la salute. Molto sinergica la collaborazione tra The Watcher Post e gli Utopia Studios, una creatura alla quale Zurlo ha molto lavorato in questi mesi, un vero e proprio palinsesto fatto di dirette, rassegna stampa nazionale ed internazionale, che si avvale della collaborazione di editorialisti e commentatori come Daniele Capezzone.

DECODE39: LA SCOMMESSA (ANCHE) DI GIANLUCA COMIN

Uno degli esperimenti più recenti nell’ambito editoria e lobby è quello di Decode39 (Geopolitical Insights from Italy, recita la testata), nato nell’alveo delle attività della rivista Formiche. L’intento di decode39.com è molto alto. Informare in inglese e in lingua araba i lettori del panorama internazionale sulle questioni italiane. Spesso e volentieri, però, si trovano più che gli insight, le traduzioni in inglese degli articoli della testata Formiche. Decode39 nasce come spin-off di Formiche. La società editoriale Decode39 Srl è stata costituita a Febbraio del 2021 e ha questo assetto societario: 70% delle quote di Lola Media Group, società che controlla la rivista fondata da Paolo Messa, il 20% di Futuro2020 Srl, società posseduta interamente da Gianluca Comin (titolare della società di lobby e comunicazione Comin&Partners), e il restante delle quote divise tra alcuni collaboratori della testata, ad iniziare dal direttore di Decode39, Valeria Covato, fino a Francesco Bechis, Gabriele Carrer e Antonio Lanzavecchia. La società, con un capitale di 10 mila euro, è anche dotata di un consiglio di amministrazione presieduto da Federico Vincenzoni e formato da Enrico Comin, Stefano Ragugini e Luca Bader, ex componente del Cda di Leonardo e stretto collaboratore di Paolo Gentiloni, quando questi era ministro degli Esteri e Presidente del Consiglio. Si tratta del secondo esperimento editoriale parallelo a Formiche, dopo la sospensione delle pubblicazioni dell’agenzia di stampa Cyberaffairs della società in liquidazione Nina Cyber edizioni. Cyberaffairs era diretta da Michele Pierri, attualmente uno dei responsabili editoriali di Linkedin Italia. (leggi anche: Sono Michele Pierri e Marco Valsecchi i news editor di LinkedIn in Italia. )

DALL’EDITORIA AL LOBBY: FRANCESCO DINI FONDA LA DINI ROMITI CONSULTING

Chi invece non è mai uscito dal settore editoria e media e si è messo in proprio come lobbista è Francesco Dini, storico capo del Public Affairs del Gruppo Cir che fa riferimento alla famiglia De Benedetti, che con Roberta Romiti ha fondato recentemente la Dini Romiti Consulting, una società di consulenza con esperienza nei settori del Public e Regulatory Affairs e delle Media Relations. “Dini Romiti Consulting è specializzata nell’analisi economico-politica, nell’attività di rappresentazione del posizionamento della vostra azienda, nell’ambito di tutte le fasi del processo legislativo e decisionale nel monitoraggio istituzionale delle tematiche che vi interessano. Individua le opportunità di confronto pubblico con le istituzioni di riferimento, gestisce per voi un network di contatti istituzionali con il quale sviluppare confronti costanti nei settori d’interesse e definisce con voi le strategie e i contenuti a sostegno del vostro business. Inoltre, Dini Romiti Consulting opera nell’ambito dei processi di M&A e di valorizzazione degli asset”. Francesco Dini attualmente è vice presidente di Fieg, la federazione italiana degli editori, ed è in GEDI, il gruppo editoriale che controlla La Repubblica e L’Espresso di proprietà di Exor, vice presidente di Elemedia (Radio Deejai, Radio Capital e Radio m2o). Dini è anche consigliere di amministrazione di Gedi News Network ed è consigliere di ANSA e Audipress.

Per chiudere, in Parlamento ultimamente si sta discutendo di regolamentazione delle lobby, un disegno di legge che prevede in uno dei passaggi, all’articolo 4 comma 6 che “non possono iscriversi nel Registro per la rappresentanza di interessi (…) gli iscritti all’Ordine dei giornalisti”. Ma questa sembra essere un’altra storia.

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