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Non è un Paese per giovani. Soprattutto post Covid

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Ragazzi dimenticati a casa, parcheggiati davanti a computer, alle prese con una DAD incapace di sostituire la scuola. E il governo soltanto ora corre ai ripari mettendo al centro del piano vaccinale i giovani

Il governo di Giuseppe Conte ha commesso tanti errori, perdonabili, per carità, visto che c’era in atto una emergenza senza pari e l’Italia non aveva piani per affrontarla. Ma tra questi uno grida ancora vendetta: aver dimenticato i giovani, lasciati a casa fingendo che tutto andasse bene, che la DAD fosse in grado di supplire più che degnamente la didattica tradizionale. C’era persino chi, dalle parti del dicastero dell’Istruzione a guida Lucia Azzolina, nel primo periodo presentò la scuola via Zoom e Google Meet come quella del futuro, dalla quale non si sarebbe più tornati indietro. Il sistema, invece, è stato fallace, caratterizzato da sbagli enormi. Qui su Policy Maker lo abbiamo detto e ripetuto più volte. Ora lo certifica persino il nuovo piano d’azione di Mario Draghi, che vede proprio i giovani al centro della campagna vaccinale non appena si saranno messe in sicurezza le categorie più fragili.

L’AUMENTO DI SUICIDI TRA GIOVANI E GIOVANISSIMI

Partiamo anzitutto da un dato, il più inquietante: sono aumentati gli atti di autolesionismo e persino tentativi di suicidio tra i ragazzi. Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, in audizione alle commissione riunite del Senato, Istruzione pubblica, beni culturali e Igiene e Sanità, lo ha riferito ieri: «alcuni neuropsichiatri infantili autorevoli» testimoniano «l’incremento di accesso nei Pronto soccorso di adolescenti che hanno compiuto atti suicidari, fortunatamente quasi sempre non andati a buon fine e atti di autolesionismo».

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Un paradosso vero e proprio per una fascia della popolazione sostanzialmente immune (nel senso che non sviluppa la malattia nella forma più grave) al Covid-19, come sempre Locatelli ha ricordato: «Nella popolazione pediatrica il rischio di andare incontro a patologia grave da Covid è contenuto se non irrilevante, per tutto questo fortunatamente il prezzo pagato in termine di vite perse nella popolazione pediatrica è stato di 19 pazienti sotto i 18 anni che hanno perso la vita e spesso c’era una patologia concomitante». I giovanissimi «possono però essere esposti da stress in seguito alle misure per contenere la pandemia». E la mala gestio del governo sul fronte della scuola si riverbera in questo incredibile numero di nuovi casi di tentati suicidi tra giovani e giovanissimi.

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Per questo adesso l’ordine pare essere quello che l’anno scolastico 2021-2022 non debba più contemplare DAD e giorni a casa: «Soprattutto in vista della ripresa dell’anno scolastico il prossimo anno – ha spiegato Locatelli in commissione – è importante mettere in campo strumenti per una didattica in presenza significativamente maggiore rispetto agli ultimi due anni, con un occhio particolare a quanto attiene il trasporto pubblico locale e con l’attivazione di percorsi vaccinali, una volta che siano approvati dall’Agenzia del farmaco, anche per la popolazione pediatrica».

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