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PNRR, riforme e bonus. Tutte le misure travolte dalla caduta di Draghi

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Sono davvero tante le riforme e le norme rimaste a metà del guado. Alcune potrebbero essere recuperate in extremis dall’esecutivo rimasto in carica per il disbrigo degli affari correnti

Si sperava che almeno i 191 miliardi di fondi del PNRR servissero ad allontanare lo spettro della crisi, ma così non è stato. Nel passaggio di consegne tra questo e il prossimo esecutivo ci saranno dunque anche i compiti a casa chiesti dall’Ue. Nel primo semestre è stato centrato l’obiettivo di 45 progetti, necessari per richiedere la seconda tranche da 24 miliardi. Ora, come ha ricordato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, parlando al Senato, ne mancano 55 da portare a conclusione entro la fine dell’anno, ai quali si aggiungono i progetti di riforma richiesti per ottenere una nuova tranche, come  la delega fiscale per la riforma del sistema tributario che superato il nodo del catasto ed era riuscita a raggiungere la commissione al Senato. La materia però è divisiva quindi potrebbe essere lasciata nel cassetto. Si vuole salvare quasi certamente il dl Concorrenza ma esentando i tassisti: quando il testo ripartirà già oggi dalla Camera verrà stralciato l’articolo 10.

I PROVVEDIMENTI D’URGENZA

Al 21 agosto cesserà lo sconto di 30 centesimi delle accise dei carburanti – dalla benzina al gasolio – che l’esecutivo aveva attuato in primavera per evitare salassi a famiglie e industrie. In teoria un governo dimissionario in carica solo per il disbrigo degli affari correnti non dovrebbe poter prorogare misure che comportano altra spesa, ma data l’eccezionalità del periodo e dato che difficilmente si leveranno pareri contrari, anche dall’opposizione, l’esecutivo potrebbe comunque provvedere, rifinanziando pure gli interventi sulle bollette di gas e luce, che hanno bloccato gli oneri di sistema, in scadenza a fine settembre.

Destinate al limbo le misure in scadenza sul fronte pensionistico, Quota 102, l’Ape Sociale e Opzione Donna. L’esecutivo dimissionario aveva ipotizzato di prorogare questi ultimi due meccanismi e stava studiando un nuovo regime per consentire una maggiore flessibilità in uscita che fosse contemporaneamente sostenibile per i conti pubblici, come aveva spiegato ancora in Senato Mario Draghi.

Più incerta la Nadef, che deve essere approvata entro il 27 settembre, poi entro il 15 ottobre le previsioni in essa contenute vanno inviate all’Ue mentre il governo ha tempo fino al 20 dello stesso mese per il varo della Legge di Bilancio. Senza licenziamento da parte del Parlamento della manovra entro la fine dell’anno, scatterebbe l’esercizio provvisorio, che in teoria consente alle casse dello Stato di risparmiare (infatti era accettata serenamente dai governi della Prima Repubblica che vi incappavano), ma sarebbe un danno in un periodo tanto turbolento.

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