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Tutti i guai del Piano vaccini. E le Regioni litigano con lo Stato

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Il ministero della Salute stoppa il piano vaccinale di Regione Lombardia; Veneto e Piemonte spingono per poter acquistare da sole le fialette che occorrono; dubbi sull’effettiva utilità delle Primule. Il Piano vaccini è già un caos

Tra i tanti dossier emergenziali che Mario Draghi erediterà da Giuseppe Conte, assieme alla campanella della nota cerimonia, rischia di non esserci solo il piano vaccini, così come sottolineato da Sergio Mattarella che lo ha posto al centro della ventura azione di governo, ma anche un rapporto sempre più logoro con la Regione Lombardia.

Prima di andarsene e spegnere la luce del suo ufficio al dicastero della Sanità (ma potrebbe pure rimanere: è uno dei pochi esponenti politici dati quasi per certi), Roberto Speranza ha deciso di congelare il piano vaccini lombardo. Da quanto apprende Policy Maker, pare che la notizia sia stata accolta malissimo dal presidente Attilio Fontana: ci sarebbe stata anche una telefonata tra gli ultimi piani del Pirellone e il ministro uscente dai toni eccezionalmente duri, al limite del diverbio. E Fontana avrebbe detto che intende procedere comunque.

Leggi anche: ESCLUSIVA POLICY – Ecco il Piano Vaccini della Fase 2

Sì, perché quello bloccato a Roma doveva essere il fiore all’occhiello di Milano per uscire dall’angolo dopo le tante critiche piovute sul Pirellone di non aver saputo affrontare adeguatamente l’emergenza sanitaria. Un piano molto ambizioso, affidato all’ex numero 1 della Protezione civile Guido Bertolaso, che nell’emergenza Covid-19 aveva già diretto i lavori di costruzione dell’Ospedale in Fiera di Milano, finito a sua volta al centro di numerose polemiche per via della sua dubbia utilità e per il fatto di essere un reparto di terapia intensiva slegato dagli altri nosocomi urbani. Ora il piano vaccini lombardo promette di vaccinare h24 come una catena di montaggio, così da inoculare le dosi del vaccino a 10 milioni di italiani residenti in Lombardia, un sesto della popolazione nazionale, già entro l’estate.

 

 

Ma il piano vaccini lombardo non è il solo fronte aperto tra lo Stato e le Regioni. Almeno due scalpitano infatti per potersi svincolare dalla distribuzione nazionale degli antidoti e acquistarli in totale autonomia. Il primo ad avanzare tale istanza è stato Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ora ci sta pensando anche Alberto Cirio, numero 1 del Piemonte. C’è però un duplice ordine di problemi: da un lato non potranno acquistare prodotti non autorizzati dall’Ema, l’agenzia europea del farmaco e dall’equivalente italiana Aifa. Dunque niente vaccini russi o cinesi, per intenderci. In più, senza l’ombrello europeo, Piemonte e Veneto dovranno acquistare i vaccini a prezzo di mercato e c’è già chi ipotizza che nella fretta succeda ciò che abbiamo visto in questi anni negli acquisti delle siringhe, con Regioni che le pagavano esponenzialmente di più di altre, procurando un serio danno alla finanza pubblica. Come se tutto ciò non bastasse, c’è la Liguria guidata da Giovanni Toti che contesta il Piano vaccinale del Commissario all’emergenza Covid Domenico Arcuri e sostiene che i primi a essere vaccinati dovrebbero essere i transfrontalieri.

Ma non è finita qui, perché le Regioni del Sud temono di essere lasciate indietro, perciò chiedono a gran voce che Roma arruoli “un esercito sanitario”, magari risparmiando sugli 8 milioni di euro stanziati per la costruzione delle “primule”, i tendoni in cui verranno eseguite le vaccinazioni. Contro questi ambulatori ambulanti si schiera un sempre maggior numero di detrattori: c’è chi sostiene che non potranno essere posizionate a caso nelle città, perché bisognerà tenere in considerazione l’alto afflusso di persone che andranno e verranno da questi punti nevralgici, con pesanti ricadute sul traffico in un periodo in cui in pochi usano i mezzi pubblici e chi pensa che Regioni, Comuni e Province possano mettere a disposizione spazi idonei al chiuso così da risparmiare qualche soldo. Insomma, a metà febbraio non solo il piano vaccini non ha ancora preso piede, ma non si è ancora deciso dove piantare le tende. E nemmeno se piantarle davvero.

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