Italia

Pnrr, Dpcm Covid, cartelle, licenziamenti: tutte le emergenze di Draghi

emergenze Draghi

Dai Dpcm con le restrizioni anti contagio al blocco dei licenziamenti, fino alle cartelle esattoriali congelate. Sono davvero tante le emergenze che attendono Draghi

Non si è ancora insediato, non è ancora stato formato, non è neppure chiaro il perimetro della maggioranza che lo sosterrà, ma è già pacifico che il governo Draghi non può permettersi di perdere nemmeno un giorno perché sono davvero tante le emergenze che attendono di essere affrontate fin dal primo Consiglio dei ministri.

Le emergenze per Draghi

Molti dossier che non possono prendere polvere mentre sono sulla scrivania del presidente del Consiglio li abbiamo già visti nei giorni scorsi. A questi però si aggiungono vere e proprie emergenze nazionali, cui Draghi dovrà obbligatoriamente dare la precedenza.

La prima riguarda il Dpcm da rinnovare. Il nuovo governo dovrà decidere se prorogarlo e quindi prorogare anche i divieti di spostamenti tra le Regioni, oppure mitigare le restrizioni. Peraltro i giuristi dibattono se tale proroga possa essere posta in essere dal governo dimissionario: difficile però ipotizzare che un esecutivo in carica solo per sbrigare gli affari correnti abbia il potere di limitare le libertà costituzionali.

Occorre decretare con urgenza anche una nuova sospensione delle cartelle esattoriali (ricordiamo che al momento sono congelate tanto la riscossione coattiva quanto l’attività di notifica degli avvisi) che altrimenti rischia di esplodere il prossimo 28 febbraio, inondando di colpo i contribuenti con oltre .34 milioni di cartelle esattoriali e avvisi di accertamento.

Tempo un mese e ci sarà da prendere una decisione anche su una terza proroga, quella sul blocco dei licenziamenti, che al momento è prevista in scadenza entro il 30 marzo. È il motivo per il quale i sindacati scalpitano per incontrare Draghi così da porre il tema, che apostrofano come “bomba sociale” in cima a tutte le emergenze sulla sua scrivania. L’incontro sarebbe dovuto avvenire ieri, Lunedì 8 febbraio, ma poi il presidente del Consiglio incaricato ha preferito accelerare col secondo giro di consultazioni.

Ultimo ma non per importanza, c’è da mettere seriamente mano al Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, bocciato poche ore fa da Bankitalia, Corte dei Conti e dall’Ufficio parlamentare di bilancio. A giudicare dai rilievi mossi dai tre organismi, allo stato attuale non passerebbe mai il vaglio della Commissione europea e, se non vogliamo correre il rischio di perdere i 209 miliardi del Recovery Fund / Next Generation Eu conviene redigere un documento molto più completo e coerente. Entro e non oltre il 30 aprile.

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