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“Elly Schlein è l’unica che ha la capacità di cambiare il Pd”. Parla Pasquino

Direzione Pd, Ok Al Voto Online. Parla Pasquino

Conversazione con il prof. Gianfranco Pasquino, professore emerito di scienza politica, sul Partito Democratico alle prese con la direzione, le primarie e i sondaggi.

Dopo una lunga trattativa il Partito Democratico, nel corso di una Direzione serale, ha trovato un accordo sulla data delle primarie, che si terranno il prossimo 26 febbraio, e sull’apertura al voto online. Una vittoria, parziale, della corrente che sostiene Elly Schlein, candidata alle primarie che promette di promuovere le istanze più contemporanee, dai temi ambientali ai diritti civili.

In questi primi mesi di Governo Meloni, il Pd ha avuto un approccio confuso al ruolo dell’opposizione. Specchio delle incertezze sono le geometrie variabili delle alleanze con le quali si presenta alle prossime elezioni regionali: alleato con il Terzo Polo nel Lazio e con il M5S in Lombardia.

Del rimescolamento delle carte all’interno del Partito Democratico, alle prese con la fase congressuale, ne abbiamo parlato con il politologo Gianfranco Pasquino, professore emerito di scienza politica, da poco in libreria con l’autobiografia “Tra scienza e politica. Una autobiografia” (ed. Utet).

Perché c’è tutta questa confusione nel Pd?

Non è confusione, è una battaglia politica. C’è qualcuno che pensa che tenendo le primarie può vincere, qualcuno che crede che se ci saranno primarie online avrà voti in più, e io credo che questa versione sia corretta. Si combatte una battaglia politica in cui si discute il metodo migliore per ottenere la partecipazione e riuscire, al tempo stesso, a vincere.

Che effetto hanno tutti i subbugli del Partito Democratico sull’elettorato?

Su questo punto specifico l’elettorato aspetta solo di conoscere le regole e poi si comporterà di conseguenza. Sicuramente ci sono migliaia di elettori che non andranno ai gazebo e che preferirebbero esprimere il loro voto online, questo è assolutamente sicuro. Quindi Bonaccini, e quelli che volevano i voti al gazebo, stavano sostenendo un’operazione che non avrebbe favorito la partecipazione. Il problema vero è che le regole sono sempre manipolabili e le hanno manipolate in continuazione. E quando dico le hanno mi riferisco ai candidati, ai capicorrente e qualche volta anche il segretario stesso, è una situazione che non va bene.

Secondo lei perché Elly Schlein ha lanciato sul tavolo anche il tema del voto online all’interno dell’ecosistema del Pd, che già sobbolliva, e che si è dimostrato divisivo?

Se il partito vuole cambiare deve trovare anche delle forme innovative di partecipazione. Elly Schlein è l’unica che ha la capacità di cambiare il partito, tutti gli altri sono, in un modo o in un altro la continuità. Bonaccini è la continuità con Renzi, Cuperlo è la continuità con la componente ex comunista e allo stesso modo la De Micheli, anche se lei ha una storia più articolata. Se vogliono cambiare devono cambiare anche le regole. Tra l’altro le vecchie regole in passato non hanno date grande prova di successo.

I due favoriti alle primarie del 26 febbraio sono Elly Schlein e Stefano Bonaccini. Secondo lei chi è il vero candidato dell’apparato?

Bonaccini, senza dubbio. È il candidato della continuità, sarà la stessa storia con qualche innovazione verbale. Io non gli ho ancora sentito dire nulla sul partito che immagina perché ricordo a tutti che bisogna eleggere il segretario del partito e non il candidato alla presidenza del consiglio che non arriverà mai per questo partito.

Quindi secondo lei se dovesse essere eletto Bonaccini nulla cambierebbe.

Pochissimo, quello che i politici chiamano cambiamenti cosmetici. Dirà di essere bravo ad amministrare, cosa che è in parte vera in parte no, ma non ci ha detto in che modo fare affluire iscritti. Ha detto una cosa importante, che non ci saranno candidati paracadutati, però altre cose non le ho sentite.

Invece se dovesse essere eletta Elly Schlein?

Ma a dire la verità non ho sentito molto nemmeno da lei, però proprio per questo, e perché lei non ha una storia di partito, c’è uno spazio inevitabile di innovazione: deve fare qualche cosa di nuovo.

Tra circa un mese ci saranno elezioni regionali, alle quali il Pd si presenta con una geometria variabile delle alleanze. I risultati delle elezioni regionali avranno effetto sulle primarie?

Questo è difficile dirlo perché probabilmente nel Lazio, dove avrebbe potuto vincere con un’alleanza con il M5S, probabilmente il Pd non vincerà. In Lombardia è abbastanza difficile che vinca, sarebbe una straordinaria sorpresa. Ma tale sorpresa sarebbe attribuita a chi? Quale dei candidati può dire che in Lombardia si è visto il partito che immaginano e che riesce a vincere? Non penso che ci saranno conseguenze, a meno che non ci sia un vincitore e questo esprima sostegno a uno dei candidati in ballo.

Non sarebbe stato più opportuno fare le primarie prima delle elezioni regionali ed arrivare con una classe dirigente rinnovata?

No, perché le primarie riguardano il partito e non i candidati in Lombardia. È tutta un’altra storia. Le primarie vanno fatte bene e separatamente da altre elezioni.

Secondo l’ultimo sondaggio il Pd è dato al 14%, secondo lei è sottostimato?

Direi di sì. E poi i sondaggi strutturalmente hanno la capacità di fissare le preferenze di voto nel momento in cui fanno la domanda. Però tra la domanda, le preferenze e le elezioni c’è una campagna elettorale durante la quale i candidati riuscirebbero a convincere più del 14% degli elettori, non può essere che il Pd sia al 14% dell’elettorato. Tra gli intervistati sì però secondo me non è particolarmente significativo, non è certamente positivo ma non va tenuto in grandissimo conto, questa è solo la fotografia di oggi, non ci dice nulla di quello che succederà quando si voterà. Le prime elezioni vere saranno quelle della primavera del 2024, le elezioni europee perché sono nazionali. Al momento non mi preoccuperei più di tanto.

Un risultato, quello del sondaggio, che può derivare da un’opposizione un po’ confusa?

Sì, l’opposizione è confusa. Perché sono tre opposizioni, una di queste, quella di Azione, è molto disponibile e dice tutto quello che le serve per guadagnare qualche spazio, non ha una linea politica vera, non è chiaro cosa voglia fare. Conte rafforza la sua presenza, e questo va bene, però ha alcune posizioni che, secondo me il Pd non potrà mai condividere e dunque rende complicata l’alleanza. Quindi sono divise, una di loro è manipolatoria, quella di Azione, e l’altra di Conte è abbastanza confusa.

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