Italia

Governo, una partita intrecciata di ambizioni e di intrighi. Ma tutto si risolverà con un compromesso

deleghe

Non solo di partiti, fra i quali si stenta a capire chi è più dilaniato all’interno fra il movimento di Grillo e il Pd. I graffi di Francesco Damato

Dalle lingue di fuoco di ieri, ispirate dalla foto del manifesto sull’Amazzonia che brucia, alle acque limacciose di oggi, quando è cominciato per la crisi di governo il conto alla rovescia delle nuove consultazioni al Quirinale. Che Mattarella sembrava addirittura tentato dalla clamorosa decisione di annullare, o quanto meno di ridurre al minimo come segno della rassegnazione all’epilogo peggiore per i suoi gusti: lo scioglimento anticipato delle Camere reclamato soprattutto da Matteo Salvini, pur tra contorsioni che hanno obiettivamente compromesso la sicurezza, o spavalderia, ostentata inizialmente dal leader leghista fra spiagge e palchi da comizio.

CHE COSA SI BISBIGLIA DAL QUIRINALE SULLA CRISI DI GOVERNO

Nonostante gli incontri domenicali fra capigruppo ed esperti su quello che potrebbe essere il programma di un governo composto da grillini e Pd, la Repubblica di carta ha offerto ai lettori la rappresentazione pessimistica di una “fumata nera” e di un “futuro grigio”. Eppure il Corriere della Sera ha ricevuto una corrispondenza del solerte Marzio Breda che ha titolato ottimisticamente, o quasi: “Adesso il Quirinale vede uno spiraglio”, per quanto attenuato, ridotto, contraddetto, come preferite, dai “tatticismi” ancora temuti dal presidente della Repubblica. Che pertanto avrebbe avvertito nelle ultime notizie raccolte direttamente o dai suoi collaboratori “poco più che indizi di buona volontà”, presumibilmente da parte soprattutto del Pd. Il cui veto alla conferma di Conte a Palazzo Chigi per l’esigenza della “discontinuità” si è tradotto nel principale ostacolo a un accordo.

COME DISCUTONO E SI DIVIDONO I GRILLINI

La Stampa, solitamente bene informata, o la più informata tra i giornali italiani delle vicende grilline, ha preannunciato in prima pagina “un jolly” dei pentastellati per Palazzo Chigi, non si sa se teso più a rimuovere la candidatura di Conte – che dal G7 di Biarritz è rimasto in permanente contatto telefonico con Roma scherzando con i giornalisti sul casinò francese dove si svolge il vertice internazionale e sul casino, senza accento, della crisi italiana – o a compensarla con altre concessioni al Pd, come l’esclusione di Luigi Di Maio dal nuovo governo e/o un bel bottino di dicasteri. Ma del Pd si continua a diffidare molto nella redazione del Fatto Quotidiano, pur schierato maggiormente a favore dell’intesa “giallorosa”, come la chiama il direttore Marco Travaglio per renderla forse meno indigesta o allarmante, non solo per i tifosi della Roma, dell’intesa “giallorossa”.

I SILURI DEL FATTO QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO AL PD

La “cattiveria” di giornata del Fatto Quotidiano riguarda proprio il partito di Zingaretti e dice: “Trattare con il Pd sta facendo apprezzare a Di Maio l’affidabilità di Salvini”, d’altronde tanto generoso ormai col vice presidente e pluriministro uscente, nonché capo formale del movimento grillino, da avergli proposto la presidenza del Consiglio, negatagli l’anno scorso, pur di riesumare la maggioranza gialloverde.

LO SCENARIO

In una partita così intrecciata di ambizioni e di intrighi personali, e non solo di partiti, fra i quali si stenta a capire chi è più dilaniato all’interno fra il movimento di Grillo e il Pd, forse c’è solo da stringere i denti e sperare che finisca presto, in un verso o nell’altro. Ma il guaio è che c’è il rischio che finisca né in un verso né in un altro, con una soluzione provvisoria: il solito compromesso che non ci mandi a votare ma neppure ci risparmi una campagna elettorale permanente, già calendarizzata del resto con le elezioni regionali in programma fra l’autunno di questo mancato anno “bellissimo” di Conte e la primavera del 2020.

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