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I Rettori italiani prendono posizione: ecco le linee guida sulle proteste nelle Università

Rettori Crui

L’assemblea della Crui approva un documento dopo le proteste negli atenei in merito agli scenari di guerra in Medio oriente. I Rettori italiani: “Istanze giovani non possono rimanere inascoltate”

Dopo settimane di proteste, disordini e giornate di forti tensioni anche con veri e propri scontri fisici tra studenti e polizia (gli ultimi a La Sapienza al corteo pro Palestina), i Rettori italiani prendono posizione. All’esito dell’Assemblea della Crui, è stato approvato un documento dal titolo: “Buone prassi principi e proposte per affrontare nelle università italiane le tematiche delle crisi internazionali e umanitarie”, redatto dai Rettori Montanari, Bonini, Lippiello e Tottoli.

RETTORI CRUI: “SIAMO CONTRO LA GUERRA MA NON TAGLIAMO I PONTI”

Ecco il testo del documento.

Dopo gli anni della pandemia il nostro Paese sta vivendo un periodo di forte incertezza a causa di conflitti che cambiano velocemente, e con i mezzi peggiori, lo scenario internazionale.
La mobilitazione di tante e tanti, a cominciare dalle studentesse e dagli studenti universitari, deve farci riflettere. Come per la tutela dell’ambiente, anche contro la guerra i giovani ci chiedono di assumerci delle responsabilità. Questa istanza non può rimanere inascoltata. Essa ci interpella sul ruolo che le università devono avere. Ruolo che non è soltanto quello di preparare i lavoratori del futuro, ma innanzitutto di formare persone dotate di capacità critica, di profondità di pensiero, di visione, di storia, nella cornice dei valori consacrati nella nostra Costituzione e sui quali si fonda la nostra convivenza.

In conformità ai principi costituzionali ed alle norme internazionali, che riconoscono i diritti innati delle persone umane, che sanciscono il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e che promuovono la cooperazione fra i popoli, appare necessario ribadire che la pace è un diritto fondamentale della persona e dei popoli. Così come il collegamento “tra gli Atenei di tutti i Paesi al di sopra dei confini e al di sopra dei conflitti fra gli Stati”, come ha ribadito il Presidente Mattarella nei giorni scorsi all’Università di Trieste “Se si recide questo collegamento – ha proseguito – questo prezioso scambio di riflessioni, di collaborazioni, di esperienze, non si aiutano i diritti, non si aiuta la libertà né la pace, ma si indebolisce la forza del dibattito, della critica, del dissenso”.

L’impegno a promuovere una cultura della pace e dei diritti umani non può che avvenire mediante iniziative culturali e di ricerca, di educazione e di informazione. In particolare, le università possono rappresentare, attraverso un’azione di diplomazia scientifica, un veicolo per la costruzione della pace tra i popoli.

Premessa

Le università sono:
comunità che, attraverso la formazione, la ricerca e il dialogo, generano e trasmettono sapere critico e innovazione;
istituzioni che intrattengono relazioni accademiche di ricerca, di didattica e diffusione del sapere con tutte le comunità scientifiche del mondo all’insegna del rispetto reciproco;
luoghi di accoglienza per ricercatori e docenti di università in fuga da teatri di guerra o da dove vi sia mancanza di libertà;
luoghi privilegiati di apprendimento della diversità e della pari dignità di ogni essere umano in ogni sua espressione;
promotori di cultura, che affermano il diritto e dovere di organizzare al proprio interno momenti di riflessione e studio, nella logica del confronto, anche aspro, ma sempre rispettoso e volto a politiche di pace;
luoghi che ospitano iniziative culturali aperte al pubblico, che può partecipare attivamente secondo i principi di confronto e tolleranza;
comunità scientifiche libere: indipendenti da ogni forma di potere e dai Governi;
sedi naturali del confronto e del pensiero critico che, pertanto, non accettano l’uso della violenza in ogni sua forma.

RETTORI CRUI: “L’AGENDA NON LA DECIDE CHI CONTESTA”

Buone prassi in caso di eventi particolarmente sensibili:
si organizzino eventi finalizzati al confronto e al contradditorio critico garantendo la pluralità dell’offerta culturale in ateneo;
la responsabilità organizzativa sia sempre di personale o di organismi interni alle università anche quando tali iniziative siano proposte da soggetti esterni;
si abbia cura di programmarli in modo da consentire il libero dibattito, la critica e l’eventuale dissenso al fine di garantire la massima sicurezza dei partecipanti;
in caso di interruzioni o fenomeni di intolleranza, si decida di svolgere eventi in altra modalità (per esempio online) ma si eviti di cancellarli: l’agenda delle università non la decida chi contesta;
si risponda alle contestazioni non diminuendo, o eliminando, le occasioni di confronto, ma al contrario proponendo occasioni anche aperte alla cittadinanza e dedicate ai temi controversi, da svolgersi nel modo più inclusivo;
si comunichino con chiarezza alla stampa e alla cittadinanza la natura degli eventi e la politica culturale che li sorregge.
Si evidenziano, tra le altre, le seguenti proposte e richieste:
ci si impegni a promuovere l’uso della diplomazia scientifica come strumento di pace, nel pieno rispetto degli articoli 11 e 33 della Costituzione e in tal senso si affronti il tema dell’uso pacifico dei risultati della ricerca. A tal fine CRUI, INFN, CNR e altri Enti di Ricerca hanno avviato una riflessione comune sull’uso del risultato della ricerca affinché questi abbiano un effetto positivo per il benessere della persona e per fini pacifici;
si sostengano i progetti di Scholars at Risk, e un progetto nazionale di accoglienza di ricercatori e studenti provenienti dai Paesi interessati dalla crisi;
si organizzino incontri pubblici dove ospitare gli esponenti delle organizzazioni umanitarie e della società civile che operano nelle zone di guerra perché possano raccontare la loro esperienza e promuovere forme di sostegno, anche economico, a tale azione umanitaria;
si promuovano nelle università linee di ricerca per la trasformazione non violenta dei conflitti;
si organizzino eventi nazionali sui temi della pace (tra i quali l’assemblea nazionale di Runipace e il convegno della European Peace Research Association);
si pianifichi sin da ora che la Giornata dell’Università del 20 marzo 2025 “Università Svelate” sia dedicata anche ai temi della pace.

PRESIDENTE CRUI: “NESSUN BOCOTTAGGIO DAGLI ATENEI ITALIANI

A margine della seduta dell’Assemblea della Conferenza dei rettori delle Università italiane, è stata la stessa presidente Giovanna Iannantuoni a prendere la parola: “Non c’è nessun boicottaggio da parte degli atenei italiani nei rapporti scientifici esistenti con le università israeliane. Nessun ateneo ha mai votato per il boicottaggio della collaborazione scientifica, solo alcuni Senati accademici per la sospensione di singoli bandi. Siamo è rimaniamo aperti a collaborare con tutti”.

“Questo è un primo passo di un percorso complesso di dialogo – ha aggiunto -: non vogliamo nascondere problematiche nè le istanze importanti che gli studenti pongono, ovvero il tema della pace. Ricordo le parole di Mattarella a Trieste: gli atenei sono luoghi di libertà anche di dissenso e di critica forte e motivata. Dobbiamo conservare e difendere l’autonomia e la libertà dell’università che deve rimanere a disposizione della società, un luogo sicuro dove poter esprimere le proprie opinioni. Gli scontri creano una preoccupazione legata alle manifestazioni singole, non siamo preoccupati che la situazione possa degenerare, siamo 85 rettori, ogni rettore è autonomo nella propria azione, non siamo un insieme di persone che cercano di difendere un proprio interesse siamo qui per difendere la libertà di pensiero”.

PRESIDENTE CRUI: “ATENEI FORMANO GIOVANI AD AUTONOMIA DI PENSIERO”

La presidente della Crui Iannantuoni ha infine rivendicato come “le regole del dialogo devono essere rispettate bisogna parlare e ascoltare. Ieri è iniziato un percorso in cui gli scienziati di università ed enti di ricerca hanno iniziato a discutere dell’uso pacifico dei risultati della ricerca, anche l’Ue lo sta facendo e noi vogliamo far parte di queste riflessioni con un approccio scientifico. Non vogliamo formare le opinioni degli studenti ma l’autonomia critica affinché i ragazzi si formino una propria idea, non sarò certo io a dire ai ragazzi cosa è giusto e cosa sbagliato”. E ancora: “siamo aperti a collaborare al di là dei confini e dei conflitti con tutti altrimenti non dovremmo collaborare con tanti e questo è impossibile. Gli atenei sono indipendenti, liberi, autonomi”.

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