Italia

Il conto salatissimo del Covid ai ristoratori: perdite per 38 miliardi

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Fipe: “La ristorazione italiana non ha pace: ogni volta che si avvicina la scadenza delle misure restrittive, ne vengono annunciate di nuove e si riparte da zero”

Lockdown e dpcm vari sono costati a baristi e ristoratori 37,7 miliardi di euro di perdite in tutto il 2020. “Circa il 40% dell’intero fatturato annuo del settore”, denuncia Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, “è andato in fumo”. E adesso la categoria scopre amaramente che continuano le restrizioni così come i weekend chiusi in casa. “La ristorazione italiana non ha pace: ogni volta che si avvicina la scadenza delle misure restrittive, ne vengono annunciate di nuove e si riparte da zero”, ha sbottato Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe-Confcommercio, commentando l’ultimo decreto emanato dal Consiglio dei ministri.

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LE RIVENDICAZIONI DEI RISTORATORI

Con più agenti di polizia per le strade che clienti ai tavoli anche la ripartenza post lockdown si è rivelata una penosa continuazione della quarantena sanitaria. Sono tantissimi i ristoratori che hanno preferito tenere chiuso per non aggiungere alle ingenti perdite anche i costi di gestione. Per questo la Fipe – Confcommercio, insieme alle principali sigle sindacali del Commercio e del Turismo, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, ha scritto al ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, chiedendo un incontro urgente per elaborare insieme un piano organico di interventi per le imprese e i lavoratori dei Pubblici Esercizi, anche con l’obiettivo di programmare una riapertura in sicurezza dei locali.

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Il punto di partenza della discussione saranno proprio i conti di fine anno elaborati dall’Ufficio Studi di Fipe, che ha messo in luce come il colpo più duro al settore sia arrivato dalle chiusure di novembre e dicembre. Storicamente, nel periodo delle festività dicembrine per una parte rilevante dei locali si arriva a generare fino al 20% del fatturato annuo: nel quarto trimestre 2020, invece, le perdite registrate hanno superato i 14 miliardi di euro, con un meno 57,1% dei ricavi, peggio ancora di quello che era successo nel II trimestre, quello del primo lockdown.

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“Anche il primo provvedimento del 2021 – ha detto Stoppani, numero 1 dell’associazione che raggruppa ristoratori e baristi – ha disposto la chiusura di bar e ristoranti nei fine settimana, lasciando gli imprenditori nell’incertezza dall’11 gennaio in poi, con i danni e le distorsioni che ne conseguono”. Stoppani lamenta il fatto che il suo settore ha già “pagato un prezzo altissimo, ma soprattutto che ha già dimostrato di poter lavorare in totale sicurezza”. Per questo “non è più accettabile che i pubblici esercizi, insieme a pochi altri settori, siano i soli a farsi carico dell’azione di contrasto alla pandemia, richiesti di un sacrificio sociale non giustificato dai dati e non accompagnato da adeguate e proporzionate misure compensative”. “È indubbio – ha concluso il presidente di Fipe – che per uscire da questa crisi ci sia bisogno del contributo di tutti, ma proprio per questo non si può imputare sulle spalle sempre delle stesse categorie il peso del contenimento della pandemia, affossando nel frattempo un settore strategico per l’economia del Paese e per la vita quotidiana delle persone”.

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