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Il programma di Luigi di Maio (di Impegno Civico)

Di Maio

Cosa promette ai suoi elettori Luigi di Maio di Impegno Civico

Si ispira alle api, sentinelle dell’ambiente, il programma di Luigi di Maio, leader di Impegno Civico.

Il Ministro degli esteri uscente, che dopo essersi staccato dal Movimento 5 Stelle correrà in solitudine, alle elezioni Politiche del 25 settembre, e promette più attenzione ai giovani, ai diritti alla salute e alle famiglie.

Riportiamo, di seguito, il programma integrale.

Impegno Civico è un appello alle italiane e agli italiani di buona volontà. Per superare le difficoltà di questo periodo dobbiamo impegnarci tutti, a partire dal quotidiano nel nostro Comune, e lavorare insieme per le priorità del Paese. Il miglior modo per non farci paralizzare dalla paura di un domani incerto è agire adesso per costruire un nuovo futuro.

Dobbiamo proteggere il Paese dalle conseguenze delle emergenze scatenate dalla crisi energetica e dall’inflazione crescente. Dobbiamo garantire ai giovani e alle famiglie una prospettiva di vita all’altezza dei loro sogni e ambizioni. Dobbiamo consentire agli imprenditori di poter sviluppare le loro iniziative senza essere frenati da una burocrazia oppressiva e da un’eccessiva tassazione. Dobbiamo agire per salvaguardare l’ambiente e il paesaggio, la bellezza dell’Italia, e prevenire le conseguenze del cambiamento climatico, dalle siccità alle alluvioni, anche investendo risorse economiche importanti nel solco del PNRR. Dobbiamo sostenere il territorio e gli amministratori locali, rendendo più efficace la loro azione e offrendo loro un maggiore spazio di manovra.

Da un lato è necessario un programma d’intervento immediato per abbassare le bollette, il costo dei carburanti, dei beni alimentari e di prima necessità per proteggere il potere d’acquisto e il risparmio degli italiani. Dall’altro è necessario un programma di ampio respiro per affrontare i problemi che il nostro Paese si trascina dietro da decenni e che ci hanno impedito di avere una crescita uniforme nel territorio e in linea col resto d’Europa.

Pochissime aree, concentrate soprattutto nel Nord, hanno tenuto il ritmo degli altri paesi europei mentre in altre zone del Paese vasti gruppi di lavoratori, dipendenti e autonomi, vedono i loro introiti mensili fermi da anni, mentre i loro risparmi vengono intaccati. Nel suo discorso al Senato della Repubblica, il 17 febbraio 2021, il Presidente del Consiglio Mario Draghi aveva tracciato, con grande lucidità e chiarezza, le linee guida di un processo riformatore. Noi vogliamo proseguire sull’unica strada praticabile perché l’Italia esca dall’angolo e ritorni ad essere uno dei paesi guida dell’Unione Europea e del mondo occidentale.

L’ingrediente essenziale è uno: più sviluppo. Più sviluppo sostenibile per sbloccare il Paese.

In questo percorso non saremo soli. Durante la crisi del Covid non siamo stati soli, l’Europa si è dimostrata solidale e ci ha aiutato a superare quei momenti drammatici. Così sarà anche domani.

L’appartenenza alla famiglia europea è un valore imprescindibile. Abbiamo un’enorme quantità di fondi europei da gestire nei prossimi 5 anni: oltre 400 miliardi. Ora più che mai serve uno sforzo di programmazione e coordinamento tra governo, regioni e comuni, tra pubblico e privato. Servono conoscenza del Paese, visione di insieme e capacità di dialogo con tutti gli attori sociali. Quello che non serve sono gli interessi di parte. Dobbiamo cooperare umilmente e con caparbietà affinché l’Italia ritorni a crescere: economicamente, socialmente e culturalmente.

Più sviluppo per l’ambiente

L’ape presente nel nostro simbolo richiama in prima istanza l’amore per l’ambiente e l’ecosistema, ma anche la coscienza dei rischi del “climate change”. L’ape rischia di scomparire a causa dei danni provocati dall’inquinamento senza controllo e senza le api la stessa esistenza umana può essere compromessa. Niente impollinazione, niente cibo, niente vita. Le api sono sentinelle ambientali, ognuno di noi deve esserlo. La crisi del cambiamento climatico è la più grave del nostro secolo, ma anche la nostra più grande opportunità. Da esso dipendono tutti gli aspetti della nostra vita: quello economico, quello sanitario, quello lavorativo. Dobbiamo puntare sulla ricerca e creare nuovi posti di lavoro: i green jobs. La comunità scientifica internazionale ci ha detto che dobbiamo agire ora. Milioni di giovani in tutto il mondo che hanno riempito le piazze per chiedere alla Politica di non rimandare più. Abbiamo tutti i mezzi necessari per poter stare dalla parte giusta della storia.

L’ambiente e il paesaggio italiani devono essere tutelati e valorizzati. Dobbiamo investire risorse economiche importanti in questa direzione. La priorità è di sviluppare in pieno la Missione 2 del PNRR che prevede un finanziamento di 59,5 miliardi di euro fino al 2026 per il sistema produttivo, di cui poco meno di 23,8 miliardi per la transizione energetica e la mobilità sostenibile. Rimane l’obiettivo della neutralità climatica al 2050. La nostra Costituzione ora “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi” e prevede che “la legge dello stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Per attuare quanto previsto dalla Carta proponiamo una Legge Nazionale sul Clima e l’istituzione della figura del Garante Nazionale dei Diritti e del Benessere Animale. Dobbiamo infine evitare che la transizione ecologica la paghino sempre i soliti. Il costo sociale deve essere azzerato con una programmazione seria e puntuale.

Più sviluppo più giovani in Italia

I giovani sono il futuro del nostro Paese e dell’Europa. Dobbiamo creare le condizioni affinché i nostri giovani scelgano l’Italia come sede della loro crescita e prosperità; dobbiamo fare in modo che chi è andato all’estero a cercar fortuna possa tornare a casa sua. Bisogna garantire un salario equo: ogni persona deve essere retribuita in relazione alla sua formazione e alle sue esperienze; bisogna garantire la possibilità di potersi comprare una casa, agevolando proprio i giovani che iniziano o hanno già iniziato un percorso lavorativo. L’Italia deve essere attrattiva per i nostri giovani e per i giovani di tutta Europa.

Più sviluppo più diritto alla salute

La pandemia ha confermato l’importanza di avere un sistema sanitario nazionale diffuso e radicato nel territorio. Malgrado la carenza di materiali e di strutture adeguate, l’eroico impegno di medici e infermieri ha consentito una grande risposta all’emergenza Covid, di questo il Paese sarà sempre riconoscente. La salute si sta inoltre affermando come valore guida degli stili di vita dei cittadini. Per questo dobbiamo sviluppare i servizi sanitari di prossimità e prevenzione, investire su nuove risorse e soprattutto sulla ricerca, che è stata essenziale per produrre il vaccino anti Covid. Per una sanità pubblica efficiente occorre incoraggiare lo sviluppo di un mercato dei servizi sanitari di prossimità sui territori, che sia destinato a integrare il Servizio sanitario nazionale e la medicina di base e ambulatoriale. Importantissimo, nella prevenzione e promozione della salute, l’investimento sulle politiche sportive e l’attenzione a nuovi fenomeni amplificati dal Covid come quello della DCA (Disturbo del Comportamento Alimentare), che colpisce in particolare i giovanissimi.

Più sviluppo più lavoro meno povertà

Senza sviluppo aumenta la povertà, in particolare fra le giovani generazioni e le famiglie monoreddito. La stagnazione genera imprese deboli, che licenziano con facilità perché vivono al margine e sono incapaci di adottare tecnologie avanzate mentre, al contempo, la crescente domanda di intervento pubblico aumenta tassazione e prelievi contribuitivi. Il PNRR mette a disposizione 6,6 miliardi per le politiche del lavoro, all’interno della Missione 5 ‘Inclusione e coesione’.
Dobbiamo favorire le assunzioni a tempo indeterminato e fare in modo che il posto di lavoro sia un luogo sicuro per tutte le lavoratrici e i lavoratori del nostro Paese firmando nuovi accordi con le imprese e incentivando la cultura della sicurezza. C’è bisogno di un grande patto tra tutti gli attori (Lavoratori, Datori di lavoro, Stato, Regioni, Parti Sociali e Associazioni). Quello che conta è la cultura della prevenzione.

Più sviluppo più famiglie

Senza sviluppo mancano le prospettive per la persona. Nel 2021 il tasso di natalità è stato il più basso di sempre con 1,17 figli per donna. Occorre investire sulla qualità della vita. Un rinnovato ottimismo nel futuro contribuirà indubbiamente alla nascita di nuove famiglie che si adopereranno nella costruzione di un Paese più solido, più giusto e più prospero. La partecipazione al lavoro delle donne, l’aumento dei lavori ad alto valore aggiunto e l’offerta dei servizi, come gli asili nido, che rendono la natalità compatibile con l’impegno lavorativo sono la base su cui iniziare a costruire. Per favorire questo obbiettivo occorre sostenere nelle imprese l’adozione di modelli organizzativi che valorizzino l’autonomia personale nella scelta dei tempi, dei luoghi e delle modalità di lavoro. Occorre inoltre rafforzare la normativa per raggiungere in un tempo ragionevole la parità di genere nelle nomine pubbliche.

Più sviluppo più istruzione

Per la scuola, l’università e la ricerca scientifica pubblica e privata servono più soldi. Dalla formazione dei nostri ragazzi dipende il futuro dell’Italia. Siamo fra gli ultimi nell’Unione europea in tutti questi terreni ed il distacco dai paesi leader si accentua ogni anno.  La scuola è oggi vittima della burocrazia. Occorre ridare dignità all’istruzione, ricreare quello spazio di libertà e di creatività che favorisca la crescita umana e professionale delle giovani generazioni, fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del Paese. Gli ITS devono diventare un percorso verso l’eccellenza. I giovani universitari devono poter contare oltre che sulle borse di studio, su un sostegno per i fuori sede. Bisogna implementare nuovi strumenti per favorire il riscatto della laurea. Un sistema educativo e della ricerca che si modernizza sarà in grado di creare innovazione scientifica e tecnologica e di preparare i giovani per lavori ad alta produttività. Bisogna rimettere al centro la cultura e il ruolo degli insegnanti, inclusi i collaboratori dei dirigenti e le figure strategiche di sistema, anche nella governance delle istituzioni scolastiche.

Più sviluppo più imprese più grandi

Senza sviluppo le imprese rimangono sottodimensionate e non hanno le risorse necessarie per investire nelle nuove tecnologie, questo le rende scarsamente competitive generando bassa produttività e perdita di competitività. Nel settore dei servizi la produttività del lavoro è ferma da decenni così come le dimensioni delle imprese. I tentativi di riforma per aumentare concorrenza, produttività e dimensione aziendale vengono ostacolati. Milioni di micro e piccoli imprenditori lottano per la sopravvivenza tra burocrazia, oneri contributivi, pressione fiscale e mancanza di risorse finanziarie. Svilupparsi in queste condizioni è difficilissimo. Dobbiamo liberare le imprese dalle zavorre che non le fanno decollare. Dobbiamo proseguire con il taglio al cuneo fiscale per le imprese e trovare strumenti che garantiscano loro una maggiore liquidità. Bisogna fare ordine e razionalizzare i bonus per le imprese per eliminare quelli che non tirano o hanno un tiraggio limitato e utilizzare queste risorse per abbassare le tasse a partire dall’IRAP. Dobbiamo far sviluppare il nostro sistema imprenditoriale. Sono essenziali i decreti flussi per rispondere efficacemente alle esigenze del mondo produttivo nazionale che richiede manodopera specializzata nelle aziende e nel settore agroalimentare. Il Made in Italy è fondamentale per lo sviluppo delle nostre imprese e, considerati i risultati raggiunti, va rilanciato e potenziato il Patto per l’Export.

Più sviluppo del territorio

Il nostro Paese è fatto di tanti territori diversi e ognuno di loro deve preservare la sua unicità e su questo fondare il suo sviluppo. In prima linea ci sono gli amministratori locali: dobbiamo sostenerli e liberare le loro energie. Con una maggiore autonomia e libertà di azione, più garanzie sul loro operato e una minore burocrazia, a parità di lavoro possono moltiplicare i risultati ottenuti attualmente. Il loro impegno civico, indiscutibile, dobbiamo far sì che non sia sprecato, ma valorizzato al massimo. Bisogna avere riguardo dei piccoli comuni aumentandone i poteri e le risorse. I sindaci devono essere protagonisti dell’attuazione del PNRR e sono in prima linea nel contrasto ai cambiamenti climatici: devono porter investire sulle Comunità Energetiche e finanziare progetti comunali per il risanamento ambientale tramite la creazione di un Fondo Nazionale. Per il Sud deve nascere la Riserva Naturale dell’agricoltura e della ricerca industriale, i sindaci devono monitorare l’efficacia delle politiche attive del lavoro. L’autonomia differenziata non è una soluzione, è fondamentale invece garantire la massima coesione territoriale attraverso i livelli essenziali delle prestazioni.

Più sviluppo meno debito cattivo

Lo stesso deficit pubblico, ogni giorno più drammatico, è per buona parte causa ed effetto dell’assenza di sviluppo: una pressione fiscale sempre più alta ed irrazionale strangola la crescita economica. Bisogna spostare le risorse fiscali verso spese produttive e contemporaneamente operare una riduzione e razionalizzazione della pressione fiscale.

Più sviluppo più energia rinnovabile

Sviluppo economico e transizione energetica vanno di pari passo, come ci insegnano sia la scienza che l’esperienza dei paesi che hanno coniugato le due cose, facendo diventare l’efficienza energetica e l’adozione di fonti energetiche economicamente efficienti ed ambientalmente non dannose dei volani di sviluppo. Le scelte energetiche sono una questione di sicurezza nazionale e vanno fatte nell’ottica della collocazione internazionale dell’Italia. La guerra in Ucraina e la conseguente crisi energetica segnano il ritorno del primato della politica. I governi europei devono definire politiche energetiche sostenibili sia dal punto di vista ambientale che da quello geopolitico. L’energia è il motore della transizione ecologica e dell’economia circolare e allo stesso tempo il campo dove si gioca la sicurezza dell’Italia e dell’Europa. Bisogna proseguire la politica di accordi internazionali di diversificazione delle fonti realizzata dal Governo Draghi e ottenere il tetto al prezzo del gas russo. Tra gli altri interventi, accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, aumentare il teleriscaldamento e favorire la creazione di Comunità Energetiche.

Più sviluppo più libertà e democrazia

La nostra libertà e la tenuta delle istituzioni democratiche, la nostra appartenenza al mondo occidentale ed alle sue istituzioni di cooperazione e mutua difesa, hanno creato le condizioni per lo sviluppo economico che ha caratterizzato l’Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Con la CECA e la CEE prima e con l’Unione Europea e l’euro poi, con la NATO e le altre organizzazioni internazionali di cui fa parte, il nostro Paese è cresciuto fino a diventare una delle prime sette potenze mondiali. L’alleanza dei paesi occidentali ci ha protetto dalle conseguenze più gravi delle crisi finanziarie ed economiche che altrimenti avrebbero rischiato di distruggere la tenuta sociale e politica dell’Italia, lasciandoci alla mercè di potenze autoritarie a noi ostili. Oggi che queste minacce si concretizzano nell’invasione russa dell’Ucraina, la nostra scelta convinta e irreversibile al Patto Atlantico ed alla costruzione di un’Unione Europea sempre più forte, democratica e coesa rappresentano la nostra stella polare. La libertà e la democrazia sono valori non negoziabili. L’Italia è una grande comunità di persone. La paura non ci deve paralizzare. Ogni italiano ha diritto ad avere il proprio ruolo nel contributo al suo benessere e al benessere di tutti. Nessuno deve essere escluso. Ognuno è importante. L’Impegno Civico è la strada da seguire.

 

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