Gli amministratori leghisti cercano un portavoce a Roma, l’uomo perfetto è il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, uomo schivo, attento al buon governo che piace anche oltre i confini di via Bellerio
Il partito di Giancarlo Giorgetti esiste solo sulla carta, ma il suo nome basta a rendere incandescente la poltrona di Matteo Salvini. I malumori all’interno della Lega sono di vecchia, vecchissima data. Gli inciampi di quello che un tempo era “Il capitano” e che portò la Lega al risultato – storico – del 34,3%, sono divenuti troppi e da via Bellerio sono stanchi di limitarsi a lanciare frecciatine.
I “CARBONARI” DEL PIRELLONE
Così scende in campo la vera forza della Lega: i suoi amministratori. Venerdì scorso, come riportato dal Foglio, si è tenuta una riunione a Milano con i governatori del Carroccio e di un nuovo statuto, quello del Plfi, il Partito Liberale Federalista Italiano.
Al tavolo ci sarebbe stato anche il ministro dell’Economia , informato del progetto e della nascita dello statuto. Ma il punto politico è il segnale che arriva dai territori : l’area dei governatori vuole far sapere di esserci e di avere un peso nella discussione sul futuro del partito. Non a caso, i detrattori di Salvini, gli contestano di non essere stato capace di farsi ponte tra le esigenze dei territori e la vita politica capitolina.
IL PARTITO CHE NON C’È (ANCORA)
Il nome, Partito Liberale Federalista Italiano, sembra quasi un manifesto più che un marchio definitivo. Il Plfi sarebbe soprattutto un dispositivo politico: una carta da tenere sul tavolo, un modo per far capire alla leadership della Lega che una parte del partito sta ragionando sugli scenari futuri. Lo statuto sarebbe stato scritto da una mano esperta e conosciuta negli ambienti della Lega lombarda. Non un dettaglio secondario: nella politica dei partiti, spesso, il contenitore conta meno del messaggio che porta con sé. governatori lo spinge a guidare la svolta.
E il messaggio è rivolto a Salvini: il malessere interno non sarebbe rientrato e una parte del Carroccio vuole più spazio per la componente territoriale.
IL NODO DEI GOVERNATORI
La riunione milanese raccontata dal Foglio era stata convocata come appuntamento tra governatori della Lega. Tra i presenti vengono individuati Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e Luca Zaia. Sono gli amministratori che rappresentano la Lega delle Regioni, quella che ha costruito consenso sul territorio e che guarda con attenzione al tema dell’autonomia e del rapporto con Roma.
La tensione di fondo è sempre la stessa: quanto spazio resta per l’anima originaria del Carroccio dentro un partito diventato nazionale? La trasformazione voluta da Salvini ha allargato il perimetro elettorale della Lega, ma ha anche aperto una discussione mai completamente risolta sull’identità politica.
IL FATTORE GIORGETTI
Non è la prima volta che il nome di Giorgetti viene associato ai possibili equilibri futuri della Lega: ministro dell’Economia, uomo di governo, esponente della vecchia scuola del partito, riferimento per chi immagina un Carroccio più vicino alla tradizione amministrativa del Nord.
Il tema non è soltanto la nascita di un nuovo soggetto, ma la possibilità che dentro il partito qualcuno stia già ragionando sul “dopo”. E un futuro con un ruolo meno centrale per Matteo Salvini non può che passare dagli amministratori leghisti.

