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Pd, verso le primarie: “Difficile competere con Bonaccini”. Parla Stefano Ceccanti

Ceccanti Su Sfida Per Segreteria PD

Conversazione con il prof. Stefano Ceccanti sulla sfida per la segreteria del Pd, le elezioni in Lombardia e il caso “Panzeri” che ha scosso il Parlamento europeo

“C’è il rischio di una deriva greca o francese del Pd, devo farlo anche se la ragione me lo sconsiglia”. Con queste parole Gianni Cuperlo ha annunciato la sua candidatura alla segreteria del Pd. Salgono così a quattro i candidati alla guida del partito. L’ex presidente del Partito Democratico e Paola De Micheli, corrono contro i favoriti Stefano Bonaccini, attuale governatore dell’Emilia Romagna, e l’ex leader di Occupy Pd, Elly Schlein. L’ex ministro delle infrastrutture De Micheli aveva provato a convincere Cuperlo a candidarsi in ticket con lei, ma l’esponente di SinistraDem ha preferito la corsa solitaria.

Dei movimenti interni al Pd in vista delle primarie ne abbiamo parlato con il costituzionalista ed ex deputato del Pd Stefano Ceccanti.

A novembre ci fu un appello di donne dem nel quale si chiedeva di anticipare il congresso del Pd. Sono tornati sul tema anche l’on. Orfini e il sindaco Ricci. Lei crede che sia possibile e utile?

Penso che quando in un partito il segretario si dimette e dice che non si ricandida si apra quello che nella Chiesa cattolica si chiama ‘sede vacante’ e che debba essere chiusa quanto prima. Infatti gli ultimi conclavi sono stati rapidi. Però eviterei ora di terremotare il calendario. Ci si dovrà pensare in sede di revisione dello Statuto consentendo una procedura rapida, soprattutto in casi come questo.

Con la candidatura di Gianni Cuperlo siamo arrivati con Cuperlo a quattro candidati alla segreteria del Pd. Cosa ne pensa?

Che al primo turno ci possa essere un ventaglio ampio di candidati penso che sia un aiuto alla partecipazione. Fra l’altro tutti e quattro, Cuperlo compreso, condividono l’idea di concentrarci ora sul Congresso e di prendere il giusto e lungo tempo per una fase costituente dopo il Congresso, (questa era la richiesta fatta da un gruppo di noi col convegno del 22 dicembre). Per cui c’è un positivo elemento di unità da non sottovalutare. Un elemento che fino a pochi giorni fa, quando ancora giravano toni ingiustamente liquidatori sul manifesto e sulla fase iniziale di vita del Pd, non era affatto scontato.

Al momento tra gli amministratori sembra convincere di più la candidatura alla segreteria del Pd di Bonaccini. Cosa dovrebbero fare gli altri candidati, Schlein, De Micheli, Cuperlo per rassicurare i territori?

Francamente non me la sento di dare consigli su questo piano agli altri tre candidati anche perché anche io ritengo decisamente più convincente Bonaccini. L’onere della prova spetta a loro. Il loro compito non è però facile. Il segretario del Pd è eletto con le primarie aperte perché è la persona che il Pd offre al paese anche come potenziale candidato Premier. Da questo punto di vista credo che aver governato come Presidente una Regione così importante e aver guidato la Conferenza delle Regioni rappresenta un vantaggio enorme rispetto al quale non è facile competere. Magari gli altri candidati potrebbero provare a spostare il confronto su altri criteri.  Vorrei aggiungere un’altra cosa.

Prego.

Vedo che qualcuno sullo statuto ripropone la polemica contro le primarie aperte. Si dice, ed è vero, che esse sono legate all’idea per la quale il segretario è anche il candidato premier. A questo punto si aggiunge che sarebbe un’impostazione superata perché il sistema è più frammentato. Ma cosa significa? Il destracentro è frammentato ma la leader è Meloni perché guida il primo partito. L’obiezione non ha quindi senso a meno di non adottare una posizione subalterna e rinunciataria per la quale il PD si dovrebbe rassegnare ad essere il secondo partito cedendo a quel punto necessariamente la leadership della coalizione a Giuseppe Conte. In tutta l’Europa continentale i sistemi sono diversi e si governa con coalizioni ma doverosamente esse sono guidate dal leader del primo partito perché si fa riferimento alle scelte degli elettori. Non è perché oggi in Germania le coalizioni sono a 3 invece che a 2 che si deflette da questo sano criterio.

In Lombardia la candidatura di Majorino, un uomo di sinistra, risponde alle esigenze di tutela delle fasce più deboli. Ma riuscirà a rassicura anche il ceto medio produttivo?

Confesso di non essere competente sulla situazione lombarda. Dal momento però che nelle elezioni regionali a turno unico pesano di più liste e candidati al Consiglio regionale, rispetto alle elezioni dei sindaci a doppio turno, immagino che la coalizione si porrà seriamente questo problema a quel livello di scelta

Spostandoci in Europa, in merito al caso Panzeri Brando Benifei, capogruppo dem al Parlamento europeo, propone di introdurre una norma interna al Pd per evitare le porte girevoli. Lei cosa ne pensa? E secondo lei quanto tempo dovrebbe intercorrere tra un incarico parlamentare e uno in un’azienda privata?

Il Parlamento Europeo è un’istituzione cui il Trattato di Lisbona ha attribuito poteri cruciali nella politica commerciale estera; poteri in grado di bloccare accordi importantissimi. Se si sa questo il problema delle porte girevoli va affrontato seriamente. Senza nulla togliere al Belgio, andrebbe anche affrontato però un problema evidente di asimmetria: ha senso, come ha già notato il professor Guazzarotti, che sia responsabile la giustizia belga, cioè di uno Stato membro, per reati europei? C’è un problema di federalizzazione del sistema giudiziario almeno per i reati europei

Come si può evitare che siano elette persone che all’interno del parlamento lavorano, senza dichiararlo prima, per gli interessi di una parte e non di tutti?

Il sistema dei partiti europeo è ancora fortemente destrutturato, spetta quindi per ora alla responsabilità dei partiti nazionali e manca ancora una vera sfera pubblica europea che eserciti un effettivo controllo, per quanto siano mediamente bravissimi i pochi giornalisti che coprono le istituzioni europee. I media dovrebbero investire di più su questo.

A Orvieto il 14 e 15 gennaio lei insieme a Morando, Tonini ed altri, con l’associazione Libertà Eguale parlerete del futuro del centrosinistra. Ci sarà una posizione precisa sul Congresso del Pd?

Quella non è una sede di partito, verranno persone tutte di centrosinistra ma molte delle quali non sono organiche al Pd. Quello sarà poi un piano di scelte personali. Mi sembra però al momento di registrare, salva la doppia verifica da una parte con le persone e dall’altra rispetto all’evoluzione delle piattaforme dei quattro candidati, che tra coloro che sono iscritti al Pd e che vorranno votare ci sia un’ampia preferenza per Bonaccini per la segreteria del Pd. D’altronde l’associazione trae le sue radici da un incrocio fecondo tra la componente riformista-migliorista del Pci, tra il cattolicesimo liberale e il socialismo riformista, quindi ha un imprinting preciso di cultura di sinistra liberale di governo che in partenza avvicina di più ad alcuni candidati piuttosto che ad altri. Ma lo verificheremo puntualmente lì.

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