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Salta il duello tv Meloni-Schlein. Ecco chi ha detto no al confronto

Duello Tv Agcom

Agcom: “duello tv” tra Meloni e Schlein “legittimo se lo accetta maggioranza liste”. Torna in pista la proposta di Enrico Mentana?

Il duello tv tra la premier Meloni e la segretaria del Pd Schlein annunciato nel salotto di Bruno Vespa non si terrà più. Ad annunciarlo la stessa Rai. Dopo la (non) decisione dell’Agcom, secondo cui la parità di trattamento può essere garantita soltanto dall’offerta a tutti i soggetti politici della medesima opportunità di confronto, è stato fatto un passo indietro.

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha spiegato che le trasmissioni “possono considerarsi legittime ove il relativo format sia accettato da una larga maggioranza delle liste in competizione elettorale e comunque dalla maggioranza delle liste con rappresentanza in Parlamento”. Eventuali spazi compensativi per coloro che dovessero rinunciare al format dei confronti dovranno essere organizzati nel rispetto del principio delle stesse opportunità di ascolto.

L’AGCOM ATTENTA A NON RIMANERE COL CERINO IN MANO

L’Agcom quindi ha preferito non rimanere col cerino in mano sulla querelle in corso, buttando la palla di nuovo nell’agone politico, ben sapendo quale potesse essere l’esito. Per la serie, decidano le forze politiche cosa fare. E così è stato. La maggioranza delle liste ha manifestato la propria contrarietà al duello tv sic et simpliciter tra le due donne della politica italiana. E non solo tra le fila delle opposizioni, vedasi la ritrosia dello stesso segretario di Forza Italia Antonio Tajani.

NO AL DUELLO TV DA FI-M5S-AZ-AVS

La Rai attraverso una nota ha infatti comunicato che “soltanto quattro delle otto liste rappresentate in Parlamento hanno accettato l’invito di Rai a un confronto a due tra leader sulla base della forza rappresentativa”. A favore del format, oltre a FdI e Pd, si era già espresso il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, e anche il leader di Iv, Matteo Renzi (in rappresentanza della lista Stati Uniti d’Europa). Contrario invece, come detto, Tajani. Stesso discorso per il segretario di Azione, Carlo Calenda, per il M5S di Giuseppe Conte e per Avs.

VESPA: CON STOP CONFRONTO NON VINCE DEMOCRAZIA, RIVEDERE PAR CONDICIO

Non è tardato ad arrivare il commento dello stesso Vespa: “Nelle ultime due tornate elettorali (2022/2024) non ci è stato possibile trasmettere confronti tra il presidente del Consiglio (ieri Letta, oggi Meloni) e il leader più rappresentativo dell’opposizione (ieri Meloni, oggi Schlein). Ci è stato proibito il confronto tra due donne che per la prima volta nella storia italiana sono al vertice nei rispettivi ruoli. E’ una vittoria della democrazia? Non ne sono convinto. Tutte le forze politiche hanno sempre avuto e sempre avranno il giusto spazio nelle nostre trasmissioni. E nel 2024 i quattro partiti favorevoli al confronto (FdI, Pd, Lega e Stati Uniti d’Europa) rappresentano il 63.32 per cento delle forze parlamentari. L’esasperazione della par condicio non giova a nessuno. Non a caso i tecnici ne invocano da tempo la revisione. Si avrà il coraggio di farlo?”.

COME ANDRA’ A FINIRE?

Chissà se adesso si concretizzerà la proposta suggerita da Tajani, ovvero che “sarebbe meglio fare all’americana. Con tutti i leader in scena, così si rispetta la par condicio e lo spirito del sistema elettorale. In questa tornata di votazioni non c’è centrodestra contro centrosinistra, ma uno schema di gara differente: non tra due schieramenti ma tra tanti partiti”. Oppure se torna in pista la proposta di Enrico Mentana, di ospitare su La7 il 5 e 6 giugno il duello tv tra tutte le liste.

Leggi anche: Duello tv, cosa prevede il modello all’americana e perché Tajani sgomita

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