Politici e giornalisti? Fratelli coltelli. Cronaca e storia

I graffi di Damato

Da maggio telefonare in Europa costerà meno

Il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo al pacchetto telecomunicazioni che oltre a fissare un tetto per le chiamate, rende possibili le reti 5G per il 2020 e crea un sistema per le emergenze.

Le mani della Mafia sul gioco. Cafiero de Raho: Proibizionismo non è la soluzione

Per il procuratore antimafia e antiterrorismo la politica deve prestare attenzione alle infiltrazioni criminali nel settore delle scommesse per non distruggere l’economia sana e pulita

I clan hanno messo le mani sul mondo del betting e nascoste dietro le piattaforme di gioco hanno finito per spartirsi il mercato e controllare in maniera diretta o indiretta giocate per 4,5 miliardi di euro. È questo l’esito di un’inchiesta che ha visto lavorare insieme Guardia di Finanza, polizia, carabinieri e Dia coordinati dalla Direzione nazionale Antimafia e Antiterrorismo, guidata dal procuratore Federico Cafiero de Raho, che ha messo insieme i filoni investigativi sviluppati dalle procure di Bari, Reggio Calabria e Catania.

CAFIERO DE RAHO: LIBERTÀ DI GIOCARE PRIMO DIRITTO DA RISPETTARE, IL PROIBIZIONISMO NON È LA SOLUZIONE

“Il gioco è un un settore di grande rischio, e tutto questo va contrastato, ma pensare di intervenire vietando di giocare non garantisce una libertà che deve essere il primo diritto da rispettare”, ha spiegato il procuratore antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero de Raho, sottolineando che si tratta di “formare le persone, educare, vigilare e intervenire non solo con la repressione ma attraverso altri organi e credo che la politica dovrebbe spingere in questa direzione. Il proibizionismo – ha ammesso – non è assolutamente una soluzione”. Il procuratore ha poi esortato la politica a prestare attenzione alle infiltrazioni delle mafie nel settore delle scommesse perché in caso contrario, ha concluso il procuratore nazionale antimafia, “l’economia sana e pulita continuerà ad essere infiltrata dalle mafie e il sud continuerà ad essere la zavorra dell’economia del paese. Se non battiamo le mafie, l’economia italiana non sarà in grado di decollare”.

L’INCHIESTA: 68 ARRESTATI TRA I CLAN

‘Ndrangheta reggina, mafia catanese, famiglie pugliesi risultano tutte coinvolte nel mondo delle scommesse per incamerare milioni su milioni, lavare denaro, ripulirlo e reimpiegarlo in attività immobiliari e acquisto di azioni. In manette sono finite 68 persone tra boss e gregari delle più note famiglie di Reggio Calabria, Catania e Puglia ma anche imprenditori e prestanome, tutti a vario titolo accusati di associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e autoriciclaggio, illecita raccolta di scommesse online e connessa fraudolenta sottrazione ai prelievi fiscali dei relativi guadagni. Sotto sequestro sono finiti beni per oltre 1 miliardo di euro, ma i numeri potrebbero salire visto che sono in corso oltre 80 perquisizioni sono in corso in tutta Italia. In sostanza i clan si erano spartiti il mercato delle scommesse online, accumulando guadagni immensi poi reinvestiti in patrimoni immobiliari e posizioni finanziarie all’estero intestati a persone, fondazioni e società, con la complicità di diversi prestanome. E proprio per rintracciare il patrimonio accumulato ed effettuare i sequestri è stata fondamentale la collaborazione di Eurojust e delle autorità giudiziarie di Austria, Svizzera, Regno Unito, Isola di Man, Paesi Bassi, Curacao, Serbia, Albania, Spagna e Malta. Ma soprattutto le dichiarazioni di un pentito, un professionista del betting, che ha operato con i vari clan per lo sviluppo e l’imposizione sul mercato di varie piattaforme di gioco.

Giornalisti in piazza in tutta Italia, è scontro con M5S

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: a rischio la libera manifestazione del pensiero. Il premier da Palermo: La stampa attacca duramente e ci sta che arrivino risposte eccessive. Cgil, Cisl e Uil al fianco dei giornalisti

Autostrade. I concessionari dovranno investire anche dopo la scadenza della concessione. L’emendamento del M5S al dl fiscale

DL fiscale: i concessionari autostradali dovranno continuare a investire per “garantire il mantenimento o l’aumento degli standard di sicurezza” anche dopo che la concessione è scaduta, con incassi da pedaggio che devono rimaere fermi in attesa che si concluda l’assegnazione della nuova concessione. È quanto prevede un emendamento del relatore Emiliano Fenu (M5s) al decreto fiscale depositato in Commissione Finanze del Senato.

DL FISCALE: LE CONCESSIONI SCADUTE

La norma si applica alle concessioni scadute alla data di entrata in vigore del decreto convertito. Tra queste la Ativa (Torino-Quincinetto-Ivrea, sistema tangenziale di Torino), l’autostrada del Brennero e la A21 – Torino Piacenza. L’emendamento prevede che venga stipulato entro sei mesi un atto aggiuntivo con il concessionario uscente “senza riconoscimento di alcuna proroga dell’attuale scadenza della concessione” che preveda in attesa dello svolgimento della nuova gara “la progettazione e la realizzazione con procedura di evidenza pubblica, degli urgenti interventi necessari a garantire il mantenimento e/o l’aumento degli standard di sicurezza dell’infrastruttura autostradale”. L’atto aggiuntivo conterrà un piano economico finanziario “da porre a base di gara per l’affidamento della concessione” e che deve prevedere che i proventi annuali da pedaggio rimangano costanti per tutto il periodo concessorio. Eventuali maggiori introiti derivanti dai criteri fissati dall’Autorità dei Trasporti saranno versati al Ministero delle Infrastrutture per finanziare l’attività di controllo e di messa in sicurezza.

PROLUNGATA LA PACE FISCALE

Governo e relatore hanno presentato un pacchetto di emendamenti che prevede, tra l’altro, un allungamento della pace fiscale. Fino al 31 maggio 2019, è la proposta, i contribuenti potranno correggere errori od omissioni e integrare non più solo le dichiarazioni fiscali presentate entro il 31 ottobre 2017 ma anche quelle “tardive”, relative agli anni precedenti al 2017, presentate entro i 90 giorni successivi. Un emendamento prevede anche la possibilità di accedere alla definizione agevolata delle controversie anche in caso di accoglimento parziale del ricorso o, comunque, di soccombenza ripartita tra il contribuente e l’Agenzia delle entrate.

NOVITÀ SPORTIVA

In arrivo novità anche per il mondo dello sport: un emendamento del governo prevede il passaggio di competenza al Tar delle controversie sportive, incluso quelle calcistiche.

Manovra, la risposta del Governo alla Commissione europea

Ecco il testo della lettera a firma del ministro dell’Economia Giovanni Tria indirizzata al vice presidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis e al commissario per gli Affari economici Pierre Moscovici, di accompagnamento al nuovo testo del Documento programmatico di bilancio

Le tensioni a 5 stelle in Senato sul condono

I graffi di Damato

DL Semplificazione: dalle comunicazioni Iva alla Tasi, ecco gli emendamenti della maggioranza

La Guardia di Finanza non avrà più l’obbligo di effettuare controlli ogni cinque anni nei confronti delle imprese medio-grandi. È quanto prevede un emendamento di Alberto Gusmeroli (Lega) presentato alla proposta di legge sulla semplificazione fiscale, all’esame della commissione Finanze della Camera. Gusmeroli è, insieme a Carla Ruocco del M5s, presidente della commissione, primo firmatario del provvedimento. Gli emendamenti presentati sono poco più di 200.

NOVITÀ PER LA TASI

La stessa Ruocco ha presentato alcuni emendamenti. Uno prevede la soppressione del pagamento della Tasi (Tributo per i servizi indivisibili) per i cosiddetti “immobili merce”, cioè che le imprese edili hanno costruito ma non sono ancora riuscite a vendere. Al momento la normativa prevede che non siano esentati dal pagamento. La Ruocco, con un altro emendamento, chiede anche di sopprimere gli Isa, gli indicatori di affidabilità, i “successori” degli studi di settori. L’Agenzia delle Entrate dovrebbe utilizzare gli Isa dal gennaio 2019 per valutare l’affidabilità di imprese e professionisti. Se l’emendamento fosse approvato, gli Isa verrebbero cancellati per tutte le categorie già del periodo di imposta 2018. Un altro emendamento della Ruocco propone che lo spesometro con cui le aziende comunicano le operazioni transfontaliere all’Agenzia delle Entrate diventi un obbligo annuale e non più mensile.

SULLE COMUNICAZIONE IVA…

Tra i vari interventi previsti dalla proposta di legge, con l’articolo uno “si provvede all’abolizione delle comunicazioni dei dati delle liquidazioni dell’imposta sul valore aggiunto (Iva) in concomitanza con l’avvio a regime dell’obbligo di fatturazione elettronica tra operatori economici residenti, stabiliti o identificati nel territorio dello Stato” mentre “l’articolo 3 vieta all’amministrazione finanziaria di chiedere ai contribuenti, in sede di controllo formale delle dichiarazioni dei redditi, dati e informazioni già in possesso della stessa”.

RAPPORTI CON L’AGENZIA DELLE ENTRATE

Nell’ottica di semplificare i rapporti con il fisco, con l’articolo 6 si prevede l’adozione di provvedimenti del direttore dell’Agenzia delle entrate per la semplificazione dei modelli dichiarativi, con cadenza annuale mentre l’articolo 7 semplifica l’autodichiarazione del rispetto del limite di franchigia da parte del percipiente, a vario titolo, di compensi, rimborsi, premi e indennità erogati da associazioni sportive dilettantistiche.

Per quanto riguarda i contenziosi, l’articolo 11 mira a introdurre il contraddittorio tra il contribuente e l’ufficio finanziario come fase “endoprocedimentale obbligatoria in tutti i procedimenti di controllo fiscale”, da attuare in via preventiva rispetto alla formazione dell’atto impositivo. “La previsione – spiegano i proponenti – costituisce applicazione dei princìpi espressi nello statuto dei diritti del contribuente, incrementa l’apporto probatorio fondante il recupero a tassazione e definisce in maniera più puntuale il quantum dell’obbligazione tributaria, in ossequio ai princìpi di effettività, realtà e attualità della capacità contributiva.

FATTURA ELETTRONICA

L’articolo 15, infine, mitiga il trattamento sanzionatorio nel primo anno di applicazione dell’obbligo di fatturazione elettronica delle operazioni relative all’Iva, nonché quello applicabile in caso di errata applicazione dell’inversione contabile.

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