Agcom: c’è obbligo di iscrizione al Roc per le concessionarie di pubblicità sul web

La decisione fa seguito a una sentenza del TAR del Lazio del 14 febbraio 2018, nella quale è stata sancita la stretta dipendenza tra l’obbligo di comunicare i dati allo IES e l’iscrizione al ROC

Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha dato mandato agli uffici competenti di diffidare le concessionarie di pubblicità sul web che conseguono ricavi in Italia, anche con sede legale all’estero, a iscriversi al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC). La decisione fa seguito a una sentenza del TAR del Lazio del 14 febbraio 2018, nella quale è stata sancita la stretta dipendenza tra l’obbligo di comunicare i dati relativi all’Informativa Economica di Sistema (IES), già gravante sulle suddette concessionarie, e l’iscrizione al ROC

Il Governo, la metamorfosi di Conte e il fiato sul collo di Moody’s

Le tensioni politiche nella maggioranza, in particolare tra i vice presidenti Di Maio e Salvini, costringono il premier Conte a scendere dal pero, anzi, ad arrampicarsi sugli specchi. I Graffi di Damato

Oltre le paturnie di Di Maio, qualche verità su pace fiscale e condoni

In Italia si condona, ma non si affronta il vero problema: non si abbassano mai le tasse. L’articolo di Roberto Penna per Atlantico Quotidiano

Manovra, le contromosse leghiste all’attacco grillino

È pace armata tra Lega e M5S dopo la “crisi” che ha fatto temere per la tenuta del governo. Ieri la giornata ha portato a un crescendo di tensione, con accuse incrociate tra leghisti e M5S sulla “manina” che, secondo il vicepremier Luigi Di Maio, avrebbe modificato il dl fiscale, aprendo la strada a un condono indigeribile per i pentastellati.

LO SCOPPIO

Una guerra iniziata in modo strisciante ieri mattina, poi deflagrata apertamente, mentre il premier Giuseppe Conte, a Bruxelles, era nell’imbarazzante condizione di cercare di convincere i partner europei e le istituzioni Ue della bontà della manovra mentre in Italia i suoi vice se le davano di santa ragione a mezzo stampa. Una situazione che avrebbe portato il premier a minacciare le dimissioni, pur smentite da Palazzo Chigi. Conte, dopo lunghi contatti telefonici con Di Maio e Matteo Salvini, ha deciso di convocare per domani mattina un Consiglio dei Ministri per esaminare nuovamente il decreto. Cdm a cui, alla fine, anche il titolare del Viminale, dopo un iniziale “no”, ha detto di voler partecipare, aprendo la strada alla distensione.

LE PRIME RAPPRESAGLIE

Ma intanto, stamani, si registrano le prime “rappresaglie” parlamentari leghiste. A iniziare è stato Riccardo Molinari, capogruppo del Carroccio alla Camera, che ha annunciato un emendamento contro il condono edilizio a Ischia (territorio particolarmente importante per il campano Di Maio) dicendosi certo che “gli amici dei 5 Stelle lo appoggeranno”. A stretto giro il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, in vista dell’inizio dell’esame della legge sulla legittima difesa martedì al Senato, ha auspicato che non ci siano “scherzi da parte di avversari o alleati”. La terza, forse la più pesante, è stata la sottolineatura leghista del fatto che “in nessuno dei provvedimenti del governo ci saranno aumenti delle assicurazioni auto nelle aree in cui oggi si paga meno”. Cioè al Nord.

INTANTO IN TRANSATLANTICO

Segnali chiari che la situazione non è chiusa e che mostrano che, per la prima volta da quando è nato il governo, è stata toccata la “pancia” del Parlamento. Ieri in Transatlantico i leghisti erano presenti in forze già dalla prima mattina. Riuniti in capanelli scorrevano le agenzie, commentavano le dichiarazioni di Di Maio, ci ridevano su. “Non so nulla, che è successo? Ho visto ai Tg che c’è stata un po’ di confusione: raccontatemi. Siamo a corto di notizie”, sorrideva sornione Massimo Garavaglia, viceministro all’Economia molto vicino al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, finito nel mirino pentastellato. Pochi i deputati grillini di peso presenti, tutti un po’ scossi per quello che stava accadendo. “Chissà se arriviamo a lunedì”, si è lasciato andare uno di loro. Mentre il presidente della Camera Roberto Fico si diceva “fermamente contrario” al condono, sottolineando la “spaccatura” ancora non molto evidente ma che esiste nel Movimento tra l’ala di “sinistra” e quella governista di Di Maio.

CHI GONGOLA

E mentre il Pd martellava il governo, ma distratto dalle partite al proprio interno, era il centrodestra a fregarsi le mani. I rumors dicono infatti che, in caso di caduta del governo, si potrebbe riaprire la strada a un governo di coalizione Lega-Forza Italia-FdI, sostenuto da fuoriusciti M5S. “Non c’è nulla di deciso – spiega una fonte di Forza Italia – ma se la situazione esplode, se lo spread è fuori controllo, se cade il governo, fatta tutta la liturgia, i parlamentari si trovano. C’è il gruppo Misto, con alcuni M5S i contatti ci sono già, sicuramente ci sarebbe anche qualcuno del Pd”. Un’altra ipotesi invece è che sia proprio il M5S a voler rompere, perché in nome di questo ‘matrimonio’ con la Lega starebbe derogando troppo della sua mission. In quel caso potrebbe riaprirsi, dopo il congresso, la partita con il Pd chiusa a maggio da Matteo Renzi. Ma è uno scenario che tra i dem reputano davvero improbabile. “Comunque questa è ancora fantapolitica – conclude un deputato di FdI, grande conoscitore degli umori dei parlamentari -. Adesso devono superare lo scoglio della manovra, se ce la fanno poi arrivano sicuramente alle europee. Dopo le elezioni il film può cambiare completamente e chi vivrà vedrà”.

Manovra e condono, come si è mosso il Quirinale su Palazzo Chigi

I graffi di Damato su quello che sta succedendo al Quirinale per colpa di Palazzo Chigi

Cosa dice la ricerca dell’Istituto superiore di Sanità (ISS) sulle ludopatie

I giocatori problematici non sarebbero scoraggiati dal distanziometro e la pubblicità non inciderebbe in nessun modo sul loro comportamento

Ecco la lettera dell’Europa contro la manovra del governo

La manovra italiana presenta una deviazione “senza precedenti” nella storia del Patto di Stabilità e Crescita. Non lascia dubbi sul pensiero della Commissione Ue la lettera inviata dal vicepresidente della  Commissione, Valdis Dombrovskis, e dal commissario agli Affari  economici, Pierre Moscovici, al ministro dell’Economia,  Giovanni Tria. La decisione del governo italiano di pianificare “un’espansione fiscale vicina al 1% di Pil” e “una deviazione dagli obiettivi pari all’1,5%” non hanno riscontro, si legge nella lettera. Viene evidenziato, inoltre un “non rispetto particolarmente serio con gli obblighi del Patto” e chiede al Governo di dare una risposta ai rilievi entro lunedì 22 ottobre a mezzogiorno per rispondere. Qui il testo completo della lettera.

Bonomi (Assolombarda) bacchetta Di Maio e Salvini su manovra, Alitalia e pensioni

Non le ha mandate a dire Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, al governo gialloverde.

Chi c’è dietro le “manine” evocate da Di Maio?

Prima del Dl fiscale c’erano stati il Decreto dignità e il provvedimento su Genova

Lo scorso luglio era successo con il Decreto Dignità: Luigi Di Maio aveva denunciato una manomissione del testo evocando il complotto delle lobby. Stavolta nel mirino del leader pentastellato è finito il dl fiscale che, a suo dire, sarebbe arrivato al Quirinale manomesso. “Se ci facciamo passare sotto al naso provvedimenti così, allora cominciano i problemi grossi – ha detto Di Maio a Porta a Porta su Rai1 – questo è il governo col più alto numero di nemici. Hanno già provato a farci giochetti con il decreto Dignità”. A settembre, invece, era stato il provvedimento su Genova a far gridare allo scandalo.

LA “MANINA” SUL DL FISCALE ARRIVA DAL MEF?

Ma procediamo con ordine. L’ultima “manina”, quella che secondo il vicepremier ha modificato il testo del decreto fiscale inserendo delle norme sul condono e lo scudo fiscale per i capitali all’estero – portando a evocare denunce alla Procura della Repubblica e promesse di “non voto” – secondo il Fatto Quotidiano sarebbe opera della Direzione generale delle Finanze diretta da Fabrizia Lapecorella. Anche se non è chiaro come e da chi la bozza sia stata scritta i funzionari del Mef, hanno assicurato di aver solo eseguito le indicazioni della presidenza del Consiglio che vengono dal sottosegretario, Giancarlo Giorgetti. A Porta a Porta Di Maio alla domanda di Vespa se dietro questa vicenda possa esserci proprio Giorgetti, Di Maio ha risposto di non credere a tale eventualità provocando anche la replica di Matteo Salvini: “Noi siamo gente seria non sappiamo niente di decreti truccati”. Sempre il Fatto Quotidiano racconta che stavolta gli uffici ministeriali vengono bacchettati, sia pure indirettamente, dallo stesso Quirinale che avrebbe invitato il ministero a rimuovere quella norma. Fonti dell’alto Colle romano, infatti, hanno fatto sapere al quotidiano di aver “chiesto di modificare le parti sulle depenalizzazioni” pur non sapendo “come le modifiche saranno effettuate”.

I PUNTINI AL POSTO DELLE CIFRE SULLE COPERTURE DEL DECRETO GENOVA

Sul decreto per la ricostruzione di Ponte Morandi erano stati invece lasciati degli spazi vuoti al posto delle cifre sulle coperture finanziarie dopo il passaggio della bozza alla Ragioneria di Stato, che aveva rifiutato la bollinatura. Come raccontava Repubblica (in un articolo a firma di Carmelo Lopapa) gli spazi bianchi spuntati che sostituivano le cifre delle coperture, “riguardavano i costi per gli aiuti alle aziende, le misure sull’area del porto e della zona franche, la deroga alla riforma Madia per le assunzioni nella Pa”. ma nel testo sarebbero emersi altri punti poco chiari come i risarcimenti indeterminati, la ricostruzione affidata a un soggetto diverso da Autostrade senza la revoca della concessione, e la richiesta di finanziamenti al concessionario stesso.

GLI EFFETTI NEGATIVI SULL’OCCUPAZIONE DEL DECRETO DIGNITÀ

In precedenza c’era stato il Decreto Dignità come ricorda il Corriere della Sera che “nottetempo avrebbe inserito nella relazione tecnica al dl dignità i dati sugli effetti negativi sull’occupazione” investendo a più livelli il rapporto fiduciario tra Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Economia, Ragioneria Generale dello Stato e Inps. In quell’occasione, il vicepremier pentastellato aveva individuato la manina “non nell’ambito del Ministero dell’Economia” ma “forse di Boeri, dicevano – che ha manomesso la relazione tecnica del ‘decreto dignità’ inserendo la cifra di 8 mila disoccupati”, scrive Il Foglio ricordando anche un’altra manina: “Quella dietro la vicenda del master in America (tarocco) di Rocco Casalino”.

Pd. Una riunione di under 35 potrebbe lanciare una nuova candidatura

Pd. All’associazione Centofiori una riunione di under 35  del partito potrebbe dare del filo da torcere ai big che hanno già annunciato la loro candidatura

In principio fu il solo governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Poi si aggiunsero l’affascinante renziano a fasi alterne Matteo Richetti, il pugliese Francesco Boccia in quota Michele Emiliano, e Dario Corallo, candidatosi a sorpresa con un selfie – i millennials fanno così, dice lui – scattato alla Marcia della Pace, in onore dei bei tempi della sinistra movimentista. E infine aleggia un convitato di pietra: l’ex Ministro dell’Interno Marco Minniti, ancora indeciso sullo sciogliere o meno la riserva.

LA RIUNIONE DEGLI UNDER 35 ALL’ASSOCIAZIONE CENTOFIORI

Ma domenica pomeriggio – quando si stava già smontando Piazza Grande, il “villaggio” romano in cui Zingaretti ha lanciato la corsa alla leadership (sia mai che il Governatore del Lazio si spostasse oltre le Mura Aureliane) – nella sede dell’Associazione Centofiori di via Goito si incontrava qualche decina di giovani dirigenti e amministratori del Partito Democratico che a quanto pare di arrendersi all’assetto esistente non ne vogliono proprio sapere.

AUTOCONVOCAZIONE SUI SOCIAL PER I MILLENIALS DEL PD

“Un’autoconvocazione in piena regola, partita con un tam-tam di chiamate, messaggi WhatsApp, contatti personali. Alla fine, siamo oltre 70”, dicono alcuni partecipanti alla riunione all’associazione Centofiori. “Giovani amministratori eletti a suon di voti, dirigenti nazionali del Pd e della giovanile, militanti, esponenti di storiche associazioni del centrosinistra. L’unico denominatore comune è quello generazionale: tutti under 35, molti ventenni, di ogni sensibilità e provenienza, da chi ha seguito l’avventura di Renzi a chi si colloca nella sinistra dem, cattolici e laici, lavoratori, studenti e ricercatori”.

I VOLTI NOTI TRA GLI AUTOCONVOCATI

Alcune presenze di rilievo tra i ragazzi di Centofiori: l’eurodeputato spezzino Brando Benifei, l’outsider alle primarie per la candidatura a sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, il giovane consigliere regionale lombardo Jacopo Scandella. Tanto nord, ma anche il Sud di Marco Schirripa, da Reggio Calabria in Direzione Nazionale, il Segretario della Giovanile barese Davide Montanaro e dirigenti nazionali dei Giovani Democratici come il Presidente Michele Masulli e Vittorio Pecoraro, responsabile dell’organizzazione. Tra i più giovani Margherita Colonnello, 26 anni, consigliere comunale di Padova, Vittorio Ivis, 27, Segretario Provinciale a Padova, e Giacomo Fisco, che a soli 23 anni è già consigliere comunale a Varese.

LE PREOCCUPAZIONI PER LO STATO DEL PARTITO

Gli invitati all’assemblea del Centofiori, preoccupati dello stato del partito, ora sembrano voler muoversi sul serio, portandosi un bel pezzo che sui territori chiede iniziative forti, radicali e unitarie. Una questione di sopravvivenza, insomma: assieme alle diverse proposte sulla democrazia interna del partito (qualcuno sembra esserci rimasto male per come siano state stilate quelle sfortunate liste elettorali di marzo…), pare sia stata anche ventilata la possibilità di una ulteriore candidatura, all’insegna della cosiddetta “autonomia generazionale”. I riferimenti concreti? L’esperienza di Padova, dove il Pd riesce a governare con Coalizione Civica, così come quella di Milano, dove il partito è sempre in dialogo con movimenti civici di ogni natura.

LA NASCITA DI UNA NUOVA CANDIDATURA

E dopo questa riunione? Ci sarà a breve una nuova “chiamata alle armi”, un evento pubblico dove i “ragazzi del Centofiori” puntano a fare il pieno, con almeno 300 partecipanti. Da segnare in calendario il weekend del 10 e 11 novembre, data in cui il Segretario Maurizio Martina dovrebbe anche convocare l’Assemblea Nazionale. L’intenzione dichiarata per ora sembra solo quella di lanciare un documento radicale per i candidati già in campo. Ma in una fase in cui ancora nulla è deciso, nessuno può dire se da quella stessa assemblea non possa anche partire una candidatura che sparigli le carte. La porta insomma non è ancora chiusa: avremo un quinto o sesto candidato al congresso del Partito Democratico? Intanto qualche big incomincia a informarsi e a far squillare i telefoni.

Perché Di Maio strepita sulla manovra? I Graffi di Damato

Il vice presidente del Consiglio Di Maio denuncia la manovra “manipolata” alla Procura. Parte la caccia alla streghe grillina. I graffi di Damato

Ecco l’ultima versione del Dl fiscale dopo il cdm

Al suo interno, tra gli altri provvedimenti, la rottamazione Ter, lo stralcio dei debito con il fisco fino a mille euro, lo slittamento del pagamento dell’Iva al momento in cui la fattura viene incassata

Arriva l’ultima versione del Dl fiscale messa a punto dal governo nel Consiglio dei ministri di lunedì. Il testo che Policy Maker ha visionato è datato 16 ottobre e prevede, tra le altre cose, la rottamazione Ter per chi aveva già beneficiato della rottamazione bis e ha versato almeno una rata, lo stralcio dei debito con il fisco fino a mille euro nel periodo che va dal 2000 al 2010, l’obbligo di fatturazione elettronica dal primo gennaio 2019, riducendo per i primi sei mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici, lo slittamento del pagamento dell’Iva al momento in cui la fattura viene incassata e l’obbligo generalizzato di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi.

Stralciata la norma per “consentire la conclusione ordinata della procedura di liquidazione coatta amministrativa dell’Ente strumentale alla Croce rossa italiana”. Spunta la sanatoria per le società e le associazioni sportive dilettantistiche non in regola con il versamento delle imposte. Infine, è prevista all’articolo 9 una “dichiarazione integrativa speciale”: fino “al 31 maggio 2019 i contribuenti possono correggere errori od omissioni ed integrare, con le modalità previste dal presente articolo, le dichiarazioni fiscali presentate entro il 31 ottobre 2017 ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive delle imposte sui redditi, delle ritenute e dei contributi previdenziali, dell’imposta sul valore degli immobili all’estero, dell’imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’imposta sul valore aggiunto. L’integrazione degli imponibili è ammessa nel limite di 100.000 euro per singola imposta e per periodo di imposta e comunque non oltre il 30 per cento di quanto già dichiarato”.

Qui il testo completo.

Ecco il progetto di Autostrade per la ricostruzione di Ponte Morandi

Inviato al commissario Marco Bucci nei giorni scorsi, il progetto di Autostrade prevede una ricostruzione in nove mesi e penali superiori a quelle previste dalla legge in caso di ritardo. Il video-rendering del progetto

In nove mesi demolizione e ricostruzione di Ponte Morandi con “garanzie” molto solide: vale a dire assumendo impegni contrattuali che prevedono – in caso di ritardi – il pagamento di penali ben superiori a quelle previste dalla legge. È quanto garantisce Autostrade per l’Italia nel progetto inviato al commissario Marco Bucci nei giorni scorsi, mantenendo così l’impegno che aveva assunto nel corso dell’audizione alla Camera dedicata al Decreto Genova. (qui il video-rendering)

ASPI SI DICHIARA DISPONIBILE A SVILUPPARE ANCHE ALTRE OPZIONI PROGETTUALI

L’invio fa seguito alla consegna da parte di Castellucci a Toti e Bucci – avvenuta il 20 settembre scorso – di una serie di opzioni progettuali che prevedevano diverse soluzioni di demolizione e ricostruzione, con tempi complessivi compresi tra 9 e 16 mesi. Nella lettera di accompagnamento del progetto inviata al Commissario, ASPI dichiara la più completa disponibilità anche a sviluppare su indicazione del Commissario anche altre opzioni progettuali (garantendone la realizzazione nei tempi più celeri possibili), oltre a quella già studiata di integrazione del progetto ASPI con il “progetto Piano”.

COSA PREVEDE IL PROGETTO

Il nuovo viadotto Polcevera ha uno sviluppo longitudinale complessivo pari a 1054 m, suddivisi in 9 campate con luci di 55 m + 110 m + 3×148 m +110 m + 55 m. Il progetto è composto da 40 elaborati tecnici e strutturali, accompagnati da una relazione generale. Il nuovo ponte sarà sostenuto da un totale di otto piloni di cui sei aventi forma a “V” e due verticali a “I”. Le prime hanno un interasse alla base di circa 10 m e si allargano fino a raggiungere i 40 m in corrispondenza dell’impalcato, diminuendo di fatto la luce di esercizio dell’impalcato. (qui il progetto completo del ponte)

LE OPERE DI VIABILITÀ LOCALE A GENOVA REALIZZATE IN TEMPI-RECORD DA PAVIMENTAL. A BOLOGNA RICOSTRUZIONE RECORD

Le opere di ricostruzione della viabilità locale a Genova finora fatte – Via del Papa e relativo bypass e via 30 Giugno – sono state realizzate in tempi-record da Pavimental con la regìa di ASPI. La capacità di Autostrade per l’Italia di realizzare opere complesse in tempi rapidi è stata dimostrata di recente a Bologna, dove il 1 ottobre ASPI ha riaperto al traffico il raccordo autostradale tra A1 e A14 e la tangenziale sud di Bologna, dopo aver realizzato la ricostruzione in soli 55 giorni (contro previsioni iniziali di 5 mesi)

Europa, non è scontata la vittoria dei sovranisti secondo Eurobarometro

Per Eurobarometro nella maggior parte degli Stati membri la popolazione è soddisfatta di Ue e moneta unica. In Italia la percentuale più bassa di chi considera positivamente l’adesione del proprio paese all’Unione europea

Sovranisti e populisti travolgeranno l’Europa a maggio? Prenderanno la guida delle istituzioni europee per cambiare da dentro la struttura dell’Unione? Le cose non sembrano così facili almeno a giudicare dai sondaggi.

FORZE ANTIEUROPEISTE ANCORA LONTANE DALLA STANZA DEI BOTTONI?

Se secondo un recente sondaggio della Reuters, alle prossime elezioni le forze antieuropeiste, cioè Lega, M5s e i loro alleati continentali non riusciranno a superare quota 17 per cento dei seggi, il sondaggio di Eurobarometro evidenzia una crescita dell’apprezzamento per l’Unione europea nella maggior parte degli Stati membri con il 65% degli italiani che si dichiara favorevole all’euro, anche se gli intervistati sono i meno entusiasti dell’appartenenza all’Ue rispetto al passato.

IL SONDAGGIO EUROBAROMETRO

Secondo i dati dell’ultimo sondaggio Eurobarometro il 68% degli europei ritiene che il proprio paese ha tratto beneficio dall’appartenenza all’Ue. Inoltre, il 62% degli intervistati considera positivamente l’adesione del proprio paese all’Unione europea (62%). Queste percentuali sono le più alte registrate negli ultimi 25 anni. Fanno eccezione solo pochi Paesi, tra cui l’Italia. Il 43% degli italiani intervistati, difatti, pensa che l’Italia abbia tratto beneficio dall’essere membro Ue, il dato più basso di tutti i paesi europei. Questo dato è comunque in crescita di 4 punti percentuali rispetto a settembre 2017, e mostra un trend positivo negli ultimi anni. La grande maggioranza degli italiani (65%) dichiara, inoltre, di essere favorevole all’euro, con una crescita di quattro punti rispetto a marzo 2018 e con una percentuale superiore alla media Ue (61%).

TAJANI: IN ALCUNI STATI MEMBRI, TRA CUI L’ITALIA, LA PERCENTUALE DI CHI PENSA CHE L’APPARTENENZA ALL’UE SIA POSITIVA È ANCORA TROPPO BASSA

“In quasi tutta Europa cresce l’apprezzamento per l’appartenenza all’Unione e per i benefici che ne derivano, con livelli record dal 1983. Anche la moneta unica piace alla grande maggioranza dei cittadini. In Italia il gradimento per l’Euro supera la media europea – 65% contro il 61% -, ed è cresciuto del 4% rispetto a marzo 2018 – ha commentato il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani -. Ma non possiamo certo cullarci sugli allori. In alcuni Stati membri, tra cui l’Italia, la percentuale di chi pensa che l’appartenenza all’Ue sia positiva è ancora troppo bassa. Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per dimostrare che l’Unione sa dare risposte davvero efficaci ai principali problemi degli europei, come immigrazione, sicurezza e disoccupazione”.

BREXIT: IN CASO DI NUOVO REFERENDUM 66% VOTEREBBE PER RESTARE

Quasi tutti i dati che misurano il sostegno per l’Ue mostrano una significativa ripresa dopo il referendum nel Regno Unito nel 2016, con una percentuale crescente di europei che si dimostra preoccupata per gli effetti della Brexit. In caso di referendum nel proprio Paese, il 66% degli intervistati voterebbe per restare nell’Ue, e solo il 17% per l’uscita. In crescita anche gli europei che si dicono soddisfatti del funzionamento democratico dell’Ue (49%, +3% rispetto ad aprile), mentre il 48% ritiene che la propria voce sia importante nell’Unione Europea.

IL 48% DEGLI INTERVISTATI VORREBBE CHE L’UE SVOLGESSE UN RUOLO PIÙ SIGNIFICATIVO IN FUTURO

Per quanto riguarda l’immagine del Parlamento, un terzo (32%) ha un’opinione positiva, un quinto (21%) esprime un parere negativo e una maggioranza relativa (43%) rimane neutrale. Il 48% degli intervistati vorrebbe che l’Ue svolgesse un ruolo più significativo in futuro, mentre il 27% preferirebbe fosse ridimensionato. Cresce la consapevolezza delle elezioni europee del prossimo anno, con il 41% che identifica correttamente la data nel Maggio 2019 – un aumento di nove punti percentuale rispetto ad un’indagine analoga di sei mesi fa, e il 51% degli intervistati si dichiara interessato alla tornata elettorale europea. Tuttavia, il 44% ancora non sa dire quando si voterà.

IMMIGRAZIONE AL PRIMO POSTO NELL’AGENDA DEI TEMI PRIORITARI

L’immigrazione è al primo posto nell’agenda dei temi prioritari per l’imminente campagna elettorale (50%), seguita dall’economia (47%) e dalla disoccupazione giovanile (47%), mentre la lotta al terrorismo scende al quarto posto con il 44%. Priorità simili anche per i cittadini italiani, anche se l’immigrazione è percepita come tema chiave da ben il 71% degli intervistati. Seguono l’economia con il 62% e la disoccupazione giovanile al 59%.

Le contropartite a 5 Stelle dei Pentastellati per Salvini sulla manovra

I Graffi di Damato sulle contropartite grilline a Salvini dopo le rinunce sulla manovra

Manovra: in attesa dell’Ue è scontro Upb-Tria sulla validazione del Def

Per l’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb) non ci sono informazioni obsolete all’origine della mancata validazione

Malgrado il via libera alla manovra da parte del Consiglio dei ministri non si placano le tensioni sia all’interno sia a livello europeo. L’ultimo scontro in ordine di tempo è quello tra l’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb) e il ministro dell’Economia Giovanni Tria sul nota di aggiornamento al Def. La decisione dell’Upb di non validare i numeri della Nadef è stata presa “sulla base esclusivamente delle variabili esogene e delle informazioni sulla struttura della manovra fornite dal Mef, informazioni che non si devono ritenere né parziali né obsolete”, ha precisato l’ufficio. Come dire, in sostanza, che è il Mef ad aver fornito i dati sulla base dei quali è stata effettuata la valutazione, a cui si sono aggiunte alcune variabili esterne prese in considerazione da tutti quelli che si sono occupati del controllo del documento – e cioè l’Ufficio parlamentare di bilancio e i previsori del panel Upb (CER, Prometeia, REF.ricerche) – che hanno utilizzato informazioni recenti e complete. Al contrario di quanto ha precisato il Mef pubblicando il Dpb e dando conto della mancata validazione dell’Upb.

COME NASCE LA QUERELLE

Tempi e modi della manovra, ecco dettagli e rumors“Nel Dpb 2019 pubblicato in data odierna il Governo, dando conto della mancata validazione da parte dell’Upb delle previsioni macroeconomiche programmatiche 2019, afferma sorprendentemente a pagina 6 che ‘oggetto di discussione dovrebbe essere unicamente la valutazione dell’impatto sul quadro macroeconomico della manovra di finanza pubblica, e non la misura in cui la previsione ufficiale si discosta da quelle formulate da altri analisti, pubblicate in tempi diversi e sulla base di informazioni parziali o obsolete”, ha chiarito Upb.

LA VALUTAZIONE DELL’IMPATTO POSITIVO DELLA MANOVRA SULLA CRESCITA REALE È RISULTATA INFERIORE A QUELLA IMPLICITA NELLA PREVISIONE DEL GOVERNO

“Al riguardo l’Upb ribadisce che la validazione delle previsioni macroeconomiche programmatiche riguarda il quadro nella sua interezza. In ogni caso, rispetto allo scenario a legislazione vigente, la valutazione dell’impatto positivo della manovra sulla crescita reale è risultata, per tutti i previsori del panel Upb (CER, Prometeia, REF.ricerche), inferiore a quella implicita nella previsione del Governo. Un divario ancora più ampio rispetto alle stime ufficiali, sempre per tutti i previsori del panel Upb, si riscontra nella valutazione dell’impatto della manovra sulla crescita nominale. Si ribadisce inoltre che la decisione è stata presa utilizzando il modello di previsione dell’Upb e quelli degli istituti che fanno parte del panel, sulla base esclusivamente delle variabili esogene e delle informazioni sulla struttura della manovra fornite dal Ministero dell’Economia e finanze dopo la pubblicazione della Nadef, informazioni che non si devono ritenere né parziali né obsolete”, conclude Upb.

DIFFICILE IL PIL ALL’1,5% e IL CALO DEL DEBITO PER L’UPB

Già nei giorni scorsi aveva inviato una lettera al ministro Tria per ufficializzare la non validazione al Def motivandola con il fatto che le previsioni programmatiche per il 2019 “si collocano fuori dall’intervallo accettabile allo stato delle informazioni attualmente disponibili”, come riporta il Sole 24 Ore. Aggiungendo che la valutazione “discende dai significativi e molteplici disallineamenti sulle principali variabili del quadro programmatico, con riferimento sia alla crescita economica sia ai prezzi”. “La decisione è tra l’altro corroborata – aggiunge la lettera – dalle informazioni più aggiornate sulle tendenze congiunturali e dal confronto con le previsioni di altre istituzioni”. Nel mirino le previsioni relative a un calo del debito pubblico che secondo l’Upb potrebbe crescere almeno di un punto in più nel 2021 e le attese “ottimistiche” sul Pil (nella Nadef si indica una crescita dell’1,5% nel 2019).

JUNCKER: SE ACCETTASSIMO SFORAMENTI ITALIA ALCUNI PAESI CI COPRIREBBERO DI INGIURIE E INVETTIVE

Non un inizio positivo, dunque, per il percorso della manovra che dovrà essere valutata da Bruxelles. La prima critica è arrivata in queste ore dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker: “Se accettassimo il derapage” previsto dalla manovra rispetto alle regole europee “alcuni Paesi ci coprirebbero di ingiurie e invettive con l’accusa di essere troppo flessibili con l’Italia” ha detto Jean-Claude Juncker in un incontro con la stampa italiana. La dinamica della finanza pubblica italiana “mi dà molte preoccupazioni” ma “non abbiamo pregiudizi: ne discuteremo con l’Italia come facciamo con tutti gli altri Paesi”.

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