I trambusti fra Di Maio e Salvini sulla Manovra e non solo

Domani Bruxelles aspetta la lettera di risposta dell’Italia alla richiesta di chiarimenti sul debito, ma la confusione sembra regnare sovrana dalle parti di piazza Colonna.

Tav, Raggi, giornali. Che cosa agita il Movimento 5 Stelle

I Graffi di Damato

Le poche gioie e i molti dolori di Giovanni Tria

I Graffi di Damato

Gli emendamenti di Lega e 5 Stelle al Decreto fiscale

Eliminare lo “scudo” penale, legato al condono, per le frodi con fatture false o altri espedienti. È la richiesta avanzata dal Movimento 5 Stelle con un emendamento al decreto fiscale depositato in commissione Finanze al Senato. L’emendamento chiede di sopprimere l’intero comma 9 dell’articolo 9, che disciplina la nuova “dichiarazione integrativa speciale”.

Il termine per la presentazione degli emendamenti scadeva ieri: ne sono stati depositati 578. Gli emendamenti del relatore e del governo sono invece ammessi
per tutto il corso dell’esame del provvedimento.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

La Pubblica amministrazione non potrà più respingere le fatture elettroniche inviate dalle aziende fornitrici. E’ quanto prevede un emendamento al decreto fiscale presentato dal Movimento 5 stelle in commissione Finanze al Senato. L’emendamento, è la spiegazione, nasce dopo la segnalazioni da parte delle imprese di “un ampio ricorso e un uso improprio da parte delle P.A. medesime dello strumento del rifiuto delle fatture”.

Sempre sul tema, un altro emendamento M5s prevede che solo l’Agenzia delle Entrate possa effettuare il servizio di conservazione delle fatture elettroniche e degli altri documenti da trasmettere attraverso il Sdi. In questo modo verrebbero esclusi i servizi privati di conservazione, per “garantire certezza e affidabilità nel tempo alla suddetta procedura di conservazione, sancendone la natura di servizio pubblico e ribadendone il carattere gratuito”.

Ancora sul tema della Pubblica amministrazione, una proposta della Lega prevede che le transazioni con le aziende farmaceutiche per il ripiano della spesa farmaceutica siano “valide per la parte pubblica con la sola sottoscrizione di Aifa” e diventino “efficaci a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto”.

ROTTAMAZIONE CARTELLE

Molti emendamenti riguardano il tema della rottamazione delle cartelle. Una proposta della Lega è quella di estendere la rottamazione degli atti del procedimento di accertamento anche agli avvisi bonari. Inoltre si chiede che sia “ammessa la definizione delle irregolarità formali, che non abbiano comportato un minor versamento di imposte, commesse nella tenuta della contabilità, registrazioni, fatturazioni e ogni altro adempimento contabile, relativamente all’interpretazione o applicazione del reverse charge o delle altre norme di legge materia tributaria, relativamente ai periodi di imposta dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2017”. La definizione delle irregolarità formali “è ammessa mediante pagamento di euro 150 per ogni periodo di imposta” in due soluzioni di pari importo entro il 31 maggio 2019 ed entro il 30 novembre 2019 senza interessi.

Un emendamento del M5s propone invece che, a decorrere dal 2020, il numero massimo delle rate della ‘rottamazione ter’ sia elevato a 20 per permettere il pagamento di importi più bassi, agevolando il contribuente. Sempre i pentastellati chiedono che in caso di pagamento rateale, la rottamazione dei processi verbali di constatazione e gli atti del procedimento di accertamento si perfezionino con il pagamento di metà delle rate previste. Questo per evitare il rischio di “fuga” che era stato ipotizzato nel corso delle audizioni dalla Corte dei Conti.

SIGARETTE ELETTRONICHE

Novità in vista per le sigarette elettroniche, su cui la Lega ha presentato due emendamenti. In primo luogo si chiede di permettere ai rivenditori autorizzati la vendita online, nel territorio italiano, delle sigarette elettroniche. Resterebbe invece il divieto per la vendita all’estero. Inoltre si propone di tagliare definitivamente il maxi-prelievo del 58,5% sulle e-cig, i dispositivi e le parti di ricambio, introdotto nel 2013 dal governo Letta.

MONEY TRANSFER

Introdurre una tassa dell’1,5% sui money transfer verso i Paesi non appartenenti all’Ue. E’ quanto chiede un emendamento della Lega. La nuova imposta si applicherebbe a decorrere dal primo gennaio 2019 a tutte le operazioni, salvo le transazioni commerciali, di importo superiore a 10 euro. Inoltre, si legge nell’emendamento, “i trasferimenti di denaro, ad esclusione delle transazioni commerciali, effettuati verso Paesi non appartenenti all’Unione europea, sono perfezionate esclusivamente su canali di operatori finanziari che consentono la piena tracciabilità dei flussi”.

CAPORALATO

Un tavolo operativo “allo scopo di promuovere la programmazione di una proficua strategia per il contrasto al fenomeno del caporalato e del connesso sfruttamento lavorativo in agricoltura” è quello che chiede un emendamento del Movimento 5 stelle. Il tavolo, operativo per tre anni, sarà “composto da rappresentanti del ministero dell’Interno, del ministero delle Politiche agricole alimentari forestali e del Turismo, del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Anpal, dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dell’Inps, del Comando Carabinieri per la tutela del Lavoro, della Guardia di Finanza, delle Regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano, dell’Anci”.

Perché Mistral Air (Poste Italiane) ha fatto innervosire i piloti

Anp: Annunciato sciopero di 48 ore dei piloti della compagnia Mistral Air (Poste Italiane)

Paradise Papers: Ue interviene su agevolazioni fiscali per yacht e aerei di Italia e Gb

Secondo Bruxelles, misure di questo tipo “possono creare gravi distorsioni della concorrenza”

Durerà il compromesso sulla prescrizione?

I graffi di Damato

La manovra? Ancora tutta da scrivere. Parla il prof Celotto

Incognite sulle misure da un probabile futuro maxi-emendamento che riscriverà parte della legge di Bilancio. L’intervista al professor Alfonso Celotto, ordinario di Diritto Pubblico all’Università Roma Tre

Con il varo della legge di Bilancio da parte della maggioranza giallo-verde sono emerse in modo palese l’eterogeneità delle proposte delle due anime che combinano la compagine governativa e le difficoltà legate ai vincoli europei e agli esigui margini di manovra lasciati dalle scarse risorse finanziarie. Secondo il professor Alfonso Celotto, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Roma Tre, esiste infatti “uno iato evidente tra ciò che è stato detto in Consiglio dei ministri il 15 ottobre e ciò che poi effettivamente c’è dentro la manovra 15 giorni dopo. Misure come il reddito di cittadinanza, la flat tax e quota 100 sulle pensioni sono state prima annunciate salvo poi riscontrare esiti differenti nella realtà – ha sottolineato in un’intervista a Policy Maker -. Ciò conferma le difficoltà di questo governo di coalizione, con due partiti molto differenti tra loro per programmi e per intenzioni, nello scrivere la legge più importante dell’anno” all’interno della quale si stanno cercando “di mettere insieme, anche sulla base del contratto di governo, progetti e idee che non riescono a trovare una quadra” soprattutto a livello “di conti e a livello europeo”.

LA MANOVRA È ANCORA TUTTA DA SCRIVERE

“Abbiamo una procedura di appartenenza all’euro riassunta nell’art. 126 del Trattato che ricorda una serie di passaggi importanti che vanno seguiti prima e dopo l’approvazione della legge di bilancio – ha aggiunto Celotto -. All’Italia è capitato già in passato di subire dei rilievi da parte di Bruxelles. Ma questa volta sono stati particolarmente duri e pesanti in risposta ai nostri partiti che si erano posti in aperto contrasto con l’Europa”. “La mia impressione – ha precisato il professore di Roma Tre – è che la vera manovra la vederemo in futuro negli emendamenti che verranno formulati o più probabilmente nel maxi emendamento finale. Qui c’è anche una curiosità tecnica perché finora la maggioranza ha cercato di non porre fiducie o maxi emendamenti” salvo in queste ore con il decreto sicurezza. “Mi chiedo – ha proseguito Celotto – se il governo riuscirà o meno ad approvare la legge di Bilancio senza predisporre un maxi-emendamento come avvenuto negli ultimi anni o se a fronte dei migliaia di proposte di modifica verso fine novembre lo vedremo spuntare. In quel caso ci troveremo, dunque, di fronte a una riscrittura del testo, a una ‘manovra ritardata’ dovuta a una mancanza di accordo iniziale per via delle difficoltà dei partiti a mettere insieme i vari elementi che li compongono e a rinviare il tentativo di conciliazione: anche perché la coperta rimane corta e i soldi sono pochi. E la mancanza di un fondo economico spendibile in una situazione di crisi che persiste, porta a grandi difficoltà nel mettere insieme sviluppo e idee da campagna elettorale”.

CLIMA DA CONTINUA CAMPAGNA ELETTORALE

“Peraltro – ha ammesso il professore a Policy Makerci troviamo in una situazione di continua campagna elettorale, dove l’annuncio vale moltissimo. Ai partiti serve trovare un nemico perché se non si riescono a fare le cose è più facile prendersela con tecnici, burocrati e macchina dello Stato. Ma le difficoltà, probabilmente, stanno proprio nelle complessità di trovare una linea, un indirizzo politico che metta insieme queste posizioni eterogenee”.

ANCORA PRESTO PER CAPIRE SE L’EUROPA BOCCERÀ LA MANOVRA

L’Europa boccerà la manovra? “Non lo so è tutto da vedere – ha evidenziato Celotto -. Diciamo che non sappiamo ancora quale manovra sarà. La procedura per ora e consistita in uno scambio di lettere. Anche i governi precedenti hanno avuto lettere di richiamo: per ora vedo una interlocuzione aperta non vedo una bocciatura. La vera procedura si intensificherà il prossimo anno quando la manovra sarà stata approvata. L’Europa comunque non poteva non spedire la lettera di richiamo soprattutto a fronte degli annunci politici fatti. Vederemo più avanti cosa succederà con la troika e con tutto il resto, ma per ora è ancora presto”.

SPENDING REVIEW? IL TAGLIABILE È STATO TAGLIATO. PRIMA O POI POTREBBE ARRIVARE IL MOMENTO DI UNA PATRIMONIALE

Vi spiego perché per Tria il sentiero della manovra è strettoIl premier Giuseppe Conte ha parlato di possibili tagli alla spesa se non ci sarà crescita. “Si fa spending review dal 1992, abbiamo sempre tagliato in maniera lineare più o meno le stesse voci. Noi sappiamo che la spesa pubblica è di circa 800 miliardi di euro, due terzi dei quali sono concentrati su pensioni, sanità, stipendi e interessi sul debito pubblico che per varie ragioni non saranno toccati – ha detto Celotto -. Ormai nei ministeri il tagliabile è già stato tagliato quindi o si toccano queste voci oppure l’altra soluzione è un aumento delle entrate che passa per un altra misura tragica cioè una patrimoniale, un prestito forzoso. Una misura impossibile da un punto di vista politico anche se forse da un punto di vista di bilancio prima o poi il momento arriverà visto che il debito pubblico è sempre lì”.

Vi racconto il pasticcio della prescrizione

I graffi di Damato

Vertice Palazzo Chigi, trovato accordo su prescrizione

Il governo gialloverde ha sciolto il nodo prescrizione, almeno per ora. L’articolo di Alberto Ferrarese

Tutte le reazioni alla cacciata di Battiston dalla guida dell’Asi

Chi gioisce e chi lamenta il siluramento di Roberto Battiston da presidente dell’Agenzia spaziale italiana

Aprire la “scatola nera” che regola i big data

Secondo il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Martusciello è necessario per evitare distorsione delle regole democratiche

“Le dinamiche della Rete introducono delle criticità potenzialmente molto rilevanti sui meccanismi informativi, suscettibili di produrre alterazioni importanti anche se Internet non è ancora il principale mezzo per reperire notizie e se gli utenti sembrano oscillare tra diffidenza e fiducia rispetto ad esso”. Lo ha detto il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Martusciello, intervenuto oggi all’Internet Governance Forum Italia 2018 presso l’Università Luiss di Roma.

ALGORITMI POSSONO FAR FUNZIONARE AL MEGLIO LE REGOLE DEMOCRATICHE QUANTO DISTORCERLE

“La potenza degli algoritmi affascina e spaventa. Si parla – ha ricordato – di un’intelligenza artificiale in grado di trovare velocemente un filo logico in enormi insiemi di dati non strutturati che è però asservita a obiettivi ed esigenze ‘molto umane’. Strumenti la cui potenza può essere utilizzata tanto per far funzionare al meglio le regole democratiche quanto per distorcerle nel modo più subdolo ed efficace possibile”. L’impegno è sicuramente quello di scongiurare il secondo scenario, “ma per far ciò occorre mettere in campo un’attività che passa per azioni concrete, e che, almeno per ora, non può che essere co-regolamentare. Tuttavia, lo sforzo deve essere maggiore”, ha aggiunto il Commissario. “Il nuovo paradigma richiede di aprire la scatola nera che regola i processi propri dell’ecosistema dei Big Data. È necessario comprendere i momenti e le modalità di acquisizione del dato, il funzionamento degli algoritmi, i modi di conservazione e analisi, le informazioni derivate, e gli usi che ne derivano”.

SOTTOLINEATA LA NECESSITÀ DI INTRODURRE UN PRINCIPIO DI ACCOUNTABILITY PER PIATTAFORME E ALGORITMI

Sebbene, una soluzione condivisa ed efficace non sia ancora riconosciuta, “da più parti è stata sottolineata la necessità di introdurre un principio di accountability per piattaforme e algoritmi. Ecco che allora, laddove sono in discussione diritti sociali e politici, sembra sempre più utile ipotizzare un approccio ex ante alla regolamentazione del dato. Il tema vero è quello di realizzare un framework moderno e flessibile, volto a contemperare il massimo livello di diffusione dei contenuti, con le misure poste a presidio dei diritti degli utenti-elettori”, ha concluso Martusciello.

Giochi, posti di lavoro a rischio con legge regionale pugliese. Ma spunta la proroga

Secondo uno studio dell’Eurispes sono a rischio l’80% delle sale gioco legali e novemila posti di lavoro. Se il Consiglio approverà il rinvio della legge si dovrà attendere una legge quadro nazionale

Chiusura dell’80% delle sale gioco legali e novemila posti di lavoro a rischio e in Puglia con la Legge regionale sul gioco che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 20 dicembre. A certificare il problema è uno studio dell’Eurispes, presentato a Bari, dal titolo “Gioco legale e dipendenze in Puglia”, realizzato nel quadro delle attività dell’Osservatorio Permanente su giochi, legalità e patologie.

IL DISTANZIOMETRO COLPISCE ANCHE LE VECCHIE ATTIVITÀ DAL 20 DICEMBRE

La legge pugliese impone a partire da fine dicembre la chiusura di circa 700 punti gioco, collocati al di sotto dei 500 metri dai punti sensibili senza di fatto ridurre i rischi legati alle ludopatie, osserva l’Eurispes. Nelle ultime ore è intervenuta però la richiesta di proroga da parte della Commissione sanità della Regione Puglia che ha approvato all’unanimità una proposta di modifica della legge regionale contro il gioco patologico, elaborata dopo un lungo confronto tra istituzioni e associazioni degli operatori, che riguarda proprio il rinvio dell’entrata in vigore di quanto stabilito nella legge regionale approvata nel 2013. In tale disposizione sono contenute misure che dispongono una distanza di almeno 500 metri tra sale da gioco e luoghi sensibili come scuole, luoghi di culto e impianti sportivi. Il testo originario prevedeva l’immediata applicazione del “distanziometro” per le nuove attività, mentre per quelle già esistenti troppo vicine ai luoghi sensibili concedeva cinque anni di tempo – in scadenza appunto il 20 dicembre – prima dello stop definitivo.

PROROGA DOVRÀ PASSARE IL VAGLIO DELL’AULA DURANTE IL PROSSIMO CONSIGLIO REGIONALE

Con il via libera della Commissione sanità regionale si è deciso di non procedere sulla base di alcuni emendamenti che posticipavano l’entrata in vigore della legge al 2020 ma di attendere l’emanazione di un Testo Unico in materia di prevenzione e trattamento del gioco d’azzardo patologico a livello nazionale. Ma l’ok della Commissione Sanità non è ancora risolutivo dell’intera questione visto che il provvedimento dovrà passare il vaglio dell’Aula durante il prossimo Consiglio regionale, ancora da fissare.

COSA DICE LO STUDIO EURISPES SULLA PUGLIA

Gli “esercizi dedicati” nella Regione Puglia ad oggi sono 856: 6 sale Bingo, 330 sale dedicate (VLT), 395 negozi di gioco (agenzie di scommesse con Awp / Vlt), 125 agenzie scommesse (senza Awp / Vlt). L’occupazione media stimata per le singole categorie è di 40 addetti per ogni sala Bingo, 4 addetti per ciascuna sala dedicata, negozio di gioco e 3 addetti per ogni agenzia di scommesse. Facendo un calcolo, si arriva a quantificare il totale di persone occupate in 3.615 unità. Ipotizzando la chiusura dell’80% di loro, si avrebbe una perdita di 2.891 posti di lavoro.Bisogna poi prendere in considerazione l’indotto degli “esercizi dedicati” e di quelli “generalisti”, in particolare, le aziende di noleggio che gestiscono e manutengono gli apparecchi AWP e VLT, circa una trentina in Puglia. Per questa attività, sono occupati, nelle funzioni amministrative, gestionali e tecniche, 1085 addetti: anche in questo caso, ipotizzando il taglio dei volumi del gioco paro all’80%, si avrebbe una ulteriore perdita occupazione di 868 addetti. Passando poi all’area degli “esercizi generalisti” che offrono gioco legale, si sono potuti calcolare quelli che ospitano almeno un apparecchio slot, che sono 4.293 (soprattutto bar e tabacchi). La media degli addetti per esercizio è di 3,5 persone: quindi il volume occupazionale complessivo è di 15.025 addetti. I ricavi mensili, ascrivibili alla quota che rimane all’esercente dalla vendita di gioco legale, sono valutabili tra i 1.500 e i 3.000 euro. Ipotizzando la cessazione dell’80% dell’offerta del gioco legale, la riduzione del guadagno degli esercenti potrebbe generare l’espulsione di circa 1,5 addetto per ogni esercizio, ovvero un calo occupazionale di 5.151 lavoratori. In sintesi, arriviamo alla cifra di 8.911 lavoratori che stanno rischiano di perdere il posto di lavoro. 

DISTANZIOMETRO INEFFICACE PER CONTRASTARE IL “PROBLEM GAMBLING” SECONDO L’ISS

Tra l’altro è anche tutta da verificare l’utilità di norme come il distanziometro nel contrasto alle ludopatie. L’Istituto superiore di Sanità (ISS) ha infatti bocciato il modello Di Maio evidenziando come gli 1,5 milioni di giocatori problematici – che non necessariamente sono giocatori patologici ma coloro che faticano a gestire il tempo da dedicare al gioco e a controllare la spesa -, non troverebbero nessuno scoraggiamento da misure quali il distanziometro. Il distanziometro, infatti, secondo l’indagine dell’ISS non è uno strumento efficace per contrastare il “problem gambling”. Anzi. Dal rapporto emerge che il giocatore problematico predilige i luoghi lontani da casa e dal lavoro, quelli che garantiscono la maggior privacy o con un’area fumatori. Quest’ultimo aspetto è direttamente legato ai giocatori problematici perché tra loro è maggiore la percentuale di chi fuma o di chi consuma alcolici 4 o più volte a settimana. Anche l’Eurispes, nel tentativo di fornire un contributo di riflessione sulla validità dello strumento del distanziometro, ha elaborato i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Secondo l’istituto di ricerca l’11,3% dei giocatori “problematici” preferisce giocare in luoghi lontani da casa, contro il 2,5% di quelli “sociali”, e il 10,7% dei “problematici” ha una predilezione per gli esercizi che garantiscono maggior privacy, rispetto all’1,5% dei giocatori “sociali”. Dunque, il giocatore problematico ricerca luoghi lontani che garantiscono privacy e che, in qualche misura, occultano la loro condizione di giocatori. (Qui la ricerca Eurispes)

Prescrizione e Sicurezza: la partita a scacchi di Di Maio e Salvini continua

L’articolo di Alberto Ferrarese
Prima incassare, poi trattare. È la linea che Matteo Salvini ha dettato dal Ghana. Il ministro dell’Interno è rientrato dall’Africa e arriverà al Senato, dove questa mattina sarà votato il decreto legge sulla sicurezza, punto fondamentale delle politiche leghiste. Il governo ha posto la questione di fiducia, con l’inizio delle dichiarazioni di voto alle 9.30 e poi la chiama dei senatori. Il sì dell’aula pare scontato, nonostante le contrarietà dei ‘dissidenti’ del Movimento 5 stelle, ma il voto sarà anche l’occasione per misurare con i numeri la compattezza della maggioranza giallo-verde. “Dopo mesi di lavoro, arriva il voto finale al senato sul decreto sicurezza e immigrazione, con il quale vorrei regalare a questo paese un po’ di regole e un po’ di ordine”, ha scritto trionfante Salvini prima di partire.

IL NODO PRESCRIZIONE

Solo dopo aver marcato un punto importante a suo favore, Salvini potrà mettersi al tavolo per affrontare il nodo della prescrizione, su cui da ieri è braccio di ferro tra Lega e M5s. I pentastellati vogliono inserire nel ddl anticorruzione l’allungamento dei tempi di prescrizione, con una sospensione dei termini dopo la sentenza di primo grado. Per superare l’ammissibilità, ieri i relatori hanno ritirato l’emendamento, presentando uno identico, ma con l’aggiunta di inserire nel titolo “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione” la dizione “nonché in materia di prescrizione del reato”. Una mossa che ha fatto infuriare l’opposizione, ma anche irritare non poco la Lega. “Se è così non lo votiamo”, assicura un deputato di prima fascia del Carroccio. Oggi la seduta delle commissioni riunite Giustizia e Affari costituzionali sono state rimandate più volte, per guadagnare tempo in attesa di una possibile soluzione. Salvini offre il suo ok alla riforma della prescrizione, ma in un ddl apposito. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (con il supporto di Di Maio) lo vuole subito, perchè un provvedimento ad hoc, nell’ingolfamento di fine anno del Parlamento, è il ragionamento del Guardasigilli, rischia di essere rimandato sine die. Conte cerca, come sempre, una mediazione, che però appare quanto mai difficile.

CHI PESA DI PIÙ SUL PIATTO DELLA BILANCIA DELL’ESECUTIVO

Questa volta, infatti, in ballo non c’è solo un provvedimento, per quanto importante. Ci sono i rapporti di forza all’interno dell’esecutivo. I sondaggi dei giorni scorsi che davano in calo i cinque stelle, infatti, hanno fatto scattare l’allarme nel Movimento. Di Maio è stretto tra la difficoltà nei rapporti con l’alleato e la crescente ‘fronda’ interna, che inizia a far sentire la propria voce. “Abbiamo subito troppo l’iniziativa e la comunicazione leghista – riflette un parlamentare M5s di prima fascia – e i risultati si vedono. Non possiamo più arretrare su questioni che per noi sono fondamentali come il tema della giustizia. Dobbiamo mostrare che il governo porta un cambiamento vero”. Per questo quell’emendamento sulla prescrizione è la linea Maginot dei cinque stelle, il limite che non può essere violato.

Concessioni, difficoltà dell’Anac a monitorare gli aeroporti

Particolarmente complessa è stata l’attività di monitoraggio dei Concessionari aeroportuali. È quanto si legge nell’atto di segnalazione inviato il 2 novembre a Governo e Parlamento in tema di affidamenti dei concessionari dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).

In qualità di soggetto deputato a svolgere funzioni di monitoraggio e vigilanza, l’Anac presieduta da Raffaele Cantone, ha portato una serie di verifiche nel corso delle quali ha incrociato i dati forniti dagli enti pubblici concedenti e dalle società concessionarie su vari settori, dalle autostrade al gas, dai rifiuti agli aeroporti, ai sensi dell’art.177 del D.lgs. n. 50/2016.

Tuttavia, per i concessionari aeroportuali l’Autorità non è stata in grado di portare a termine l’attività di censimento.

CONCESSIONARI AEROPORTUALI NON PERVENUTI

Si legge infatti nell’atto che soltanto alcuni concessionari di servizi aeroportuali hanno inviato il modulo, anche se solo parzialmente compilato, pertanto non è stato possibile utilizzarne i dati indicati per l’attività di censimento di cui sopra.

LA GIUSTIFICAZIONE DI ASSAEROPORTI

Non erano tenuti. È stata questa la difesa mossa da Assaeroporti, l’Associazione rappresentante i concessionari degli Aeroporti italiani che ha precisato che i propri iscritti erano esentati dalla compilazione del Modulo giacché l’art.177 del D.lgs. n. 50/2016 non troverebbe loro applicazione in quanto ricadenti nei settori speciali.

LA PRECISAZIONE DELL’ANAC

A questo proposito l’Autorità presieduta da Cantone ha ribadito che i settori speciali non potevano essere considerati esonerati in quanto, in questa fattispecie, non si trattava di attività di vigilanza in senso proprio ma di un censimento, benché la stessa attività di vigilanza poteva essere comunque esercitata ai sensi dell’art. 213, comma 3, lett. a), del D.lgs. n. 50/2016.

RICORSO PUR DI NON RISPONDERE

Non c’è stato proprio verso. Come riportato nel documento dell’Anac, lo scorso 12 febbraio, i concessionari dei più grandi o importanti scali italiani, hanno fatto ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro l’Autorità stessa per l’annullamento di due note di richiesta/sollecito di inoltro dei Moduli. Non è finita: il 4 giugno i concessionari aeroportuali hanno depositato al Consiglio di Stato una memoria in sede di esame delle linee guida n. 11 volt ad affermare l’inapplicabilità delle stesse ai gestori aeroportuali.
Tant’è che a oggi l’indagine sullo stato delle concessioni aeroportuali risulta non pervenuta per mancanza di dati.

LE LAMENTELE DI CANTONE

“Alcuni concessionari si sono rifiutati di collaborare e sono arrivati a impugnare il provvedimento con cui chiedevamo gli atti, in particolare i concessionari aeroportuali”. Lo ha raccontato lo stesso presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone in un’intervista al Fatto Quotidiano.

Tra i concessionari aeroportuali ad aver fatto ricorso contro il provvedimento dell’Anac anche Aeroporti di Roma, società che gestisce gli aeroporti romani di Fiumicino e Ciampino, controllata di Atlantia, la stessa holding che detiene il controllo di Autostrade per l’Italia. Proprio per Aspi, l’Authority presieduta da Cantone ha rilevato il massimo scollamento tra i dati economici comunicati dal Mit in quanto concedente e quelli comunicati invece dalle società concessionarie, che tendono a “sottostimare gli adempimenti a loro carico”.

“I concessionari sono soggetti che utilizzano beni pubblici – ha concluso il Presidente dell’Anac – Lo Stato decide di far gestire questi beni ai privati, ma alcuni si considerano ormai i veri proprietari. Abbiamo segnalato tutto a Palazzo Chigi e ai ministeri competenti. Speriamo intervengano”.

Come si sta aggrovigliando la matassa della prescrizione

I graffi di Damato

Neppure la soddisfazione espressa, a torto o a ragione, per i risultati delle elezioni americane di medio termine, e sostanziale pareggio, dal presidente Donald Trump, da cui viene cordialmente chiamato Giuseppi, ha sollevato Conte a Palazzo Chigi dall’angoscia che, alla guida del governo italiano, e a dispetto della serenità che ostenta pubblicamente, gli sta procurando l’ultima lite fra i grillini e i leghisti. Che è notoriamente scoppiata sul tema della prescrizione, dopo che il guardasigilli pentastellato Alfonso Bonafede ha cercato di farne introdurre la sostanziale abolizione con un emendamento dei suoi colleghi di partito alla legge “spazzacorrotti” in esame alla Camera.

Questa volta è più nervoso del solito, pur con quegli “occhi placidi di cerbiatto” certificatigli da Bruno Vespa nel suo solito libro natalizio in uscita, anche il vice presidente grillino del Consiglio Luigi Di Maio. Che, rientrato dalla Cina, non ha gradito l’indisponibilità ad un vertice immediato da parte dell’omologo Matteo Salvini, rientrato a sua volta dall’Africa ma interessato a chiudere prima la partita del “suo” decreto legge sulla sicurezza, giocata al Senato col calcio di rigore, chiamiamolo così, della votazione di fiducia. Cui si ricorre quando le acque sono agitate nella maggioranza e qualcuno -in questo caso sotto le cinque stelle- viene tentato di giocare sporco nelle votazioni a scrutinio segreto sugli emendamenti.

Salvini in questi giorni è alle prese anche con la delusione sentimentale procuratagli con foto e versi diffusi in rete dalla ormai ex fidanzata Elisa Isoardi. Cui il ministro dell’Interno ha risposto, sempre in rete, e tra fiori, con un messaggio a tutto il pubblico, maschile ma soprattutto femminile, solidale con lui. “Notte amici, vado a letto sicuramente triste, ma sereno”, ha scritto il Matteo padano. Sereno, però, prescrizione permettendo, vista la fretta che hanno gli alleati di governo di passare dalla “ragionevole durata dei processi”, garantita dall’articolo 111 della Costituzione, ai “processi eterni”, come lo stesso Salvini li ha giustamente definiti dissentendo dalla controriforma propostasi dal guardasigilli. Che vuole togliere ogni limite di tempo dopo la sentenza di primo grado per l’espletamento del secondo e terzo grado di giudizio. E già il ministro della Giustizia Bonafede è più generoso o garantista -pensate un po’- rispetto a quei magistrati come Piercamillo Davigo e Nino Di Matteo, per fortuna in dissenso da molti altri, che vorrebbero cestinare la prescrizione nel momento in cui il pubblico ministero comincia a indagare, o chiede il rinvio a giudizio, o l’ottiene.

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