Ecco chi è Vecciarelli il nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa

Ex pilota di Caccia il generale ha ricoperto numerosi e prestigiosi incarichi tra cui rappresentante italiano presso l’Agenzia di difesa europea (Eda) e l’Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti (Occar)

Sfide e baruffe delle elezioni midterm

L’approfondimento di Marco Orioles

Tav, sabato a Torino in piazza categorie produttive a sostegno grandi opere

“Non siamo contro qualcuno, ma contro una politica che non tiene conto della realtà che tutti noi cittadini viviamo ogni giorno”, le parole delle associazioni pro Tav

In piazza, sabato prossimo, senza etichette, bandiere e simboli a sostegno della Torino-Lione e di una nuova politica delle infrastrutture. Lo hanno deciso le associazioni d’impresa, dei lavoratori di categoria e degli ordini professionali di Torino e provincia che nel pomeriggio si sono per concordare una linea d’azione comune per la crescita e lo sviluppo del territorio.

“CONTRO UNA POLITICA CHE NON TIENE CONTO DELLA REALTÀ CHE TUTTI NOI CITTADINI VIVIAMO”

“Lavorare tutti insieme per lo sviluppo e la crescita di Torino, del suo territorio e dell’Italia. Con decisione: uniti per il bene della nostra comunità, per il suo benessere attuale e futuro in Europa. Senza etichette politiche ma con la forte consapevolezza dell’importanza del ruolo di cittadini che amano questo Paese. Non siamo – è stato sottolineato -, contro qualcuno, ma contro una politica che non tiene conto della realtà che tutti noi cittadini viviamo ogni giorno, una politica che non dà futuro alle nostre imprese, attività, al lavoro e ai nostri figli”.

IL SISTEMA ECONOMICO CHE CHIEDE STRUMENTI PER LO SVILUPPO E NON PER LA DECRESCITA

Le associazioni produttive hanno stabilito quindi l’organizzazione di eventi che facciano sentire il peso e il significato della posizione di tutto il sistema economico che chiede strumenti per lo sviluppo e non per la decrescita. In particolare, nelle prossime settimane le organizzazioni d’impresa promuoveranno la convocazione a Torino dei loro Consigli generali nazionali sul tema delle infrastrutture e della Torino Lione. L’ordine degli Architetti insieme alle Associazioni d’impresa si è fatto promotore di un successivo incontro per condividere sintetici punti programmatici e tecnici da offrire all’Amministrazione.

CHI HA PARTECIPATO ALL’INCONTRO

All’incontro hanno partecipato rappresentanti di Api Torino, Confapi Piemonte, Unione Industriale Torino, Amma, Federmeccanica, Confindustria Piemonte, Cna, Confartigianato, Ascom e Confesercenti Torino, Confagricoltura Piemonte, Cia, Ance Torino e Piemonte, Collegio Edile Confapi Torino, Federalberghi Torino e Piemonte, Cdo Piemonte, Legacoop Piemonte, Confcooperative Torino/Piemonte Nord, Giovani di Yes4To, Consulta degli Ordini e Collegi Professionali Torino, Unioncamere Piemonte, Ordine degli Architetti e dei Commercialisti Torino, Fim Torino, Fismic,Fillea Cgil Torino, Fillea Cgil Piemonte, Filca Cisl Torino, Feneal Uil Piemonte.

I due fuochi di Matteo Salvini

I graffi di Damato

Tria oggi a Bruxelles ma la maggioranza è ancora divisa

Il 13 novembre è la data ultima fissata nella lettera inviata dalla Commissione al nostro governo mentre il 21 novembre dovrebbe pubblicare il parere definitivo sulla legge di bilancio avviando la procedura di infrazione

Il trambusto sulla prescrizione

I graffi di Damato

Tutte le tensioni nel governo Conte fra M5s e Lega

I Graffi di Francesco Damato sulle tensioni interne al Governo Conte

Rinnovabili. Le reazioni al Decreto FER

Secondo ANIE Rinnovabili si tratta di un testo migliorato che però necessita ancora di interventi su idroelettrico e clausola di salvaguardia tecnologica nei registri

Prolungamento temporale delle procedure d’asta e incremento della capacità di potenza dei registri e delle aste del gruppo A (eolico e fotovoltaico) e B (idroelettrico, geotermoelettrico, gas residuati da processi di depurazione e impianti a gas di discarica) per i quali si prevedono rispettivamente 920 MW e 100 MW aggiuntivi. Limitazioni al contingente di potenza del comparto idroelettrico a 190 MW rispetto ai 375 della bozza dello scorso febbraio. Incremento della decurtazione della tariffa incentivante dal 10% al 20% per quegli impianti che utilizzano componenti rigenerate nel comparto eolico. Sono alcune delle novità della nuova bozza di DM FER 2018-2020 in corso di valutazione.

PER ANIE RINNOVABILI LA NUOVA BOZZA DEL DM È MIGLIORATA MA SONO ANCORA NECESSARI ALCUNI INTERVENTI

Positivi i primi commenti sulle modifiche apportate nella nuova bozza del DM FER “secondo quanto si apprende da testi pubblicati dalla stampa di settore sia per il prolungamento temporale delle procedure sia per l’incremento della capacità di potenza dei registri e delle aste del gruppo A e B per i quali si prevedono rispettivamente 920 MW e 100 MW aggiuntivi. Attenzione però che, fatta eccezione per alcune tipologie, gli impianti che saranno commissionati presumibilmente dopo il 31 dicembre 2020 potrebbero non beneficiare del principio della priorità di dispacciamento in virtù del futuro regolamento europeo del market design incluso nel Clean Energy Package”, avverte l’associazione.

PINORI (ANIE): LE TEMPISTICHE SI STANNO ESTENDENDO ECCESSIVAMENTE E NON C’È ANCORA NESSUNA BOZZA DEL SECONDO DECRETO PER LE FER INNOVATIVE

Secondo il Presidente, Alberto Pinori, “le tempistiche si stanno estendendo eccessivamente visti i passaggi presso l’Autorità per l’Energia e la Conferenza Stato Regioni e soprattutto presso la Commissione Europea, cui la bozza di DM sarà sottoposta. C’è il rischio che la prima procedura possa slittare ulteriormente. Siamo inoltre perplessi per il fatto che non vi è ancora alcuna bozza del secondo decreto ministeriale per lo sviluppo delle FER Innovative”.

NESSUN PASSO AVANTI SUL COMPARTO IDROELETTRICO SECONDO ANIE

ANIE Rinnovabili considera, inoltre, che “non si siano fatti passi avanti sul comparto idroelettrico per il quale da un lato si limita il contingente di potenza che tra registri e aste cuba 190 MW (nella bozza dello scorso febbraio i MW erano 375, cioè -50%) e dall’altro limita le tipologie di impianto solo a quelle previste dall’art. 4 comma 3 lettere i e ii del DM 23.6.2016 (nella bozza dello scorso febbraio le tipologie di impianto erano anche quelle delle lettere iii e iv e anche quelle dell’art. 3 comma 5 lettera c) punto 2). Si accoglie favorevolmente il chiarimento che gli impianti idroelettrici costruiti su acquedotti siano ad acqua fluente, ma occorre annoverare tra gli impianti ad acqua fluente anche quelli realizzati su canali irrigui o a DMV per i quali il produttore di energia non dispone della autonoma possibilità di utilizzo della risorsa oggetto della concessione e della piena autonomia di modulazione del volume d’acqua utile ai fini della produzione di energia elettrica”.

BENE PER ANIE LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA TECNOLOGICA INTRODOTTA PER LE ASTE

L’Associazione è “soddisfatta anche per l’introduzione della clausola di salvaguardia tecnologica all’interno dei gruppi A e B introdotta dal nuovo art. 20 per le aste, ma non comprende il motivo per il quale non possa essere adottata anche per i registri, dato che per questi ultimi la tariffa incentivante base della singola tecnologia differisce maggiormente rispetto a quella prevista nelle aste; a titolo esemplificativo nel gruppo A delle aste eolico e fotovoltaico partono entrambi da una tariffa base di 70 €/MWh, mentre nel medesimo gruppo A dei registri l’eolico parte da una tariffa base di 150 o di 90 €/MWh contro una tariffa del fotovoltaico pari a 110 o a 90 €/MWh. Si ritiene indispensabile che tale clausola di salvaguardia tecnologia sia introdotta anche per i registri”.

ANIE SODDISFATTA DELL’INCREMENTO DELLA DECURTAZIONE DELLA TARIFFA INCENTIVANTE DAL 10% AL 20% PER GLI IMPIANTI CHE UTILIZZANO COMPONENTI RIGENERATE NEL COMPARTO EOLICO

Da ultimo ANIE Rinnovabili “apprezza l’incremento della decurtazione della tariffa incentivante dal 10% al 20% per quegli impianti che utilizzano componenti rigenerate nel comparto eolico, ma confida che l’incremento della tariffa incentivante del 7% (da 140 a 150 €/MWh) vada a compensare l’incremento di decurtazione e quindi la decurtazione dev’essere ragionevolmente incrementata e non inferiore al 30%”.

Come la Lega sta sorpassando M5S

I Graffi di Francesco Damato sui sondaggi tra Lega e Cinque Stelle 

Elezioni midterm. Ecco tutte le sfide per l’America di Trump

L’articolo di Stefano Graziosi sulle elezioni midterm in Usa del prossimo 6 novembre

Il Veneto vuole tornare alla leva obbligatoria. E presenta una proposta di legge

Valorizzare le radici geografiche dei giovani senza mettere in secondo piano il percorso scolastico per otto mesi

Ripristinare un periodo di servizio civile o militare obbligatorio, “della durata di otto mesi”, a partire dal 2021 “con l’obiettivo di costruire una cultura della solidarietà” e di porre “i giovani in condizione di rispondere ad alcuni bisogni primari del loro territorio, soprattutto in situazioni in cui dovessero manifestarsi necessità particolari, dando modo a tutti di rendersi utili alla società nell’ambito per il quale ognuno si può sentire più portato: la difesa civile o quella militare”. Ci sta pensando seriamente il Consiglio Regionale del Veneto che ha presentato una proposta di legge in Parlamento in tal senso.

OBIETTIVO VALORIZZARE LE RADICI GEOGRAFICHE

Il punto di partenza della proposta regionale è quello di “valorizzare le proprie radici geografiche” dedicando al territorio di appartenenza “un periodo della propria vita durante il quale svolgere forme di servizio civile o militare”. Dopo la riforma della leva nei primi anni del duemila, rileva infatti la proposta veneta, “il senso di appartenenza al territorio che si percepiva” è “in parte venuto a scemare”.

PERCORSO SCOLASTICO MAI IN SECONDO PIANO

La scelta tra il servizio civile e quello militare, “prevista in maniera paritaria per gli uomini e le donne”, potrà essere fatta prima dello svolgimento del servizio, “che dovrà essere prestato nel periodo di tempo intercorrente tra il raggiungimento della maggiore età e il compimento di ventotto anni, compatibilmente con il percorso scolastico del cittadino, che non sarà in alcun modo posto in secondo piano”.

SERVIZIO CIVILE PRESSO ASSOCIAZIONI ACCREDITATE O SERVIZIO CIVILE

Se per la scelta del servizio militare si potranno valutare le diverse opportunità di ferma esistenti al momento dell’entrata in vigore della legge, spiega la proposta per quanto riguarda il servizio civile, “questo dovrà essere svolto presso le associazioni nazionali o locali di protezione civile accreditate”, secondo modalità che saranno disciplinate in successivi decreti di attuazione della delega. “Il servizio civile o militare sarà svolto da ciascun giovane nell’ambito della propria regione, così da dare forza al territorio di appartenenza”, chiarisce il testo.

QUANTO COSTA LA PROPOSTA

Gli oneri correnti sono quantificati nella proposta in 500.000 euro nell’esercizio finanziario 2018, in 4,5 milioni nel 2019 e in 2,5 milioni nel 2020. Quelli in conto capitale sono stimati in 4 milioni nel 2018, 25 milioni nel 2019 e altrettanti nel 2020.

Che cosa succede tra Quirinale e Palazzo Chigi?

Il commento di Francesco Damato sulle tensioni fra Governo Conte e Mattarella

Cosa c’è dietro gli attacchi al Capo di Gabinetto del Mef Roberto Garofoli

Il Fatto Quotidiano, prima, e i 5 Stelle, poi, accusano il tecnico del ministero guidato da Tria di essere la “manina” dietro il dl fiscale, ma le tempistiche sembrano dire altro

Il caso che sembra scuotere il ponte di Ognissanti sembra riguardare il coinquilino di via XX Settembre, il Capo di Gabinetto Roberto Garofoli, riconfermato a sorpresa dopo essere stato già nello stesso ruolo con il Ministro Padoan durante i governi Renzi e Gentiloni.

PER IL FATTO QUOTIDIANO E’ L’UOMO DIETRO IL FINANZIAMENTO DA 84 MILIONI ALLA CROCE ROSSA IN LEGGE DI BILANCIO

Con un articolo pubblicato il 31 ottobre, infatti, il Fatto Quotidiano gli imputa di essere l’uomo dietro il finanziamento di 84 milioni alla Croce Rossa Italiana inserito nell’ultima bozza della legge di bilancio, finanziamento difeso dal Ministro Tria di fronte alla legittima richiesta di spiegazioni da parte del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Secondo la ricostruzione de Il Fatto Quotidiano, quegli 84 milioni – che nella realtà sarebbero stati richiesti dal Ministero della Salute per ovviare al pagamento dei TFR ai lavoratori dell’ente ora in liquidazione – rappresenterebbero la contropartita di Garofoli nei confronti della Croce Rossa Italiana per una vicenda riguardante un immobile del centro di Molfetta.

AL CENTRO DI TUTTO UNA CASA A MOLFETTA?

La famiglia di Garofoli aveva infatti acquistato nel 2006 un appartamento nella cittadina barese, immobile che per un sesto era però rimasto proprietà della Croce Rossa Italiana. Dopo una serie di contenziosi, le parti giungono finalmente ad un accordo nel dicembre del 2017, quando Garofoli versa 28mila euro all’ente per il “sesto mancante”, cifra ritenuta congrua da tutti gli uffici di controllo sia del Comune che della stessa Croce Rossa. A quel tempo – nel dicembre del 2017 – il governo guidato da Paolo Gentiloni era sulla via delle dimissioni in vista delle elezioni politiche del 4 marzo, e difficilmente l’allora Capo Gabinetto Garofoli poteva immaginare di essere richiamato a gestire, nello scorso giugno, la macchina del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Allo stesso modo, era difficile per Garofoli pensare di poter favorire l’inserimento di un articolo nella legge di bilancio del 2019. Ancora il Fatto Quotidiano ha continuato la sua offensiva oggi 1 novembre, contestando a Garofoli l’attività detenuta dalla moglie e dal padre, una casa editrice che svolge corsi specializzanti per giuristi, per il quale Garofoli aveva ricevuto regolare nulla osta proprio dal Consiglio di Stato, a cui lo stesso Capo Gabinetto aveva dato trasparenza dei fatti. In entrambi i casi, la tempistica delle accuse del Fatto Quotidiano può lasciare perplessi. E come spesso accade, gli umori della stampa anticipano quelli della politica: non è un caso che diversi Cinque Stelle, da Silvestri a Carabetta a Lannutti, abbiano attaccato duramente il Capo Gabinetto in queste ore.

FORTE LA VOGLIA DEI M5S DI TROVARE LA “MANINA”

Sembra insomma forte la voglia all’interno del Movimento di trovare, tra gli alti funzionari dei ministeri, quella “manina” di cui prima di tutti aveva parlato Luigi Di Maio per la questione riguardante i condoni, e che ora potrebbe materializzarsi proprio nella figura di Garofoli. Un modo per indebolire politicamente un Ministro, Tria, che più volte ha espresso la volontà di rispettare le regole di bilancio imposte dalla Commissione Europea.

Toninelli, il ministro più a rischio del M5S. Ecco perché

Altra gaffe sulle grandi opere, questa volta su Gronda e Terzo Valico, all’insegna dello scambio politico all’interno del governo giallo-verde

Ennesimo giro di valzer sulle grandi opere. Protagonisti, ancora una volta, i Cinque Stelle e in primis il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli che grazie alle sue gaffes, assieme al vicepremier Luigi Di Maio per via dei mancati stop a Ilva e Tap, viene indicato come uno dei principali responsabili delle troppe “aperture” fatte sui dossier caldi e delle marce indietro rispetto alle promesse elettorali.

TONINELLI SUL FILO DEL RASOIO?

I notisti politici da tempo considerano Toninelli come uno dei possibili “sacrificati” sull’altare del rimpasto pre-Europee per le sue gaffes che non hanno risparmiato, da ultimo, lo scambio politico con la Lega, anticipato da Repubblica il 18 ottobre scorso, sulle grandi opere liguri con il Terzo Valico “dentro”, per usare un gergo calcistico, e la Gronda negli spogliatoi.

SCAMBIO TERZO VALICO-GRONDA

E infatti come scrive sempre La Repubblica (Edizione Genova) del 31 ottobre “ogni verdetto ufficiale sulle infrastrutture arriverà solo al termine dell’ormai celebre valutazione costi-benefici. Però Toninelli mostra di avere già le idee chiare su quello che attende la Liguria, vale a dire Terzo Valico e Gronda. E se il primo è sostanzialmente troppo avanti per essere fermato, la seconda si può anche stoppare, visto che i cantieri devono ancora essere aperti e che l’assunto che regge (reggeva) la realizzazione era l’allungamento di quattro anni della concessone ad Autostrade”. Ma le cose stanno realmente così?

AUTOSTRADE PER L’ITALIA: PROGETTO GRONDA SUL TERRITORIO E’ GIA’ UNA REALTA’

Secca la replica di Autostrade per l’Italia sulle affermazioni del ministro (sulla Gronda “non esiste niente. Il progetto è fermo”): “Il progetto definitivo ha già ottenuto da tempo non solo le autorizzazioni urbanistiche e ambientali, ma anche la pubblica utilità preordinata agli espropri. Ad oggi sono stati completati gli espropri di 98 unità abitative, le cui famiglie stanno ultimando i propri trasferimenti; sono peraltro in corso le attività per la ricollocazione di oltre 30 unità produttive, di cui 27 già completate”. Insomma, i cantieri non saranno aperti ma le opere propedeutiche sono iniziate da tempo. “Tutte le aree di cantiere sono state acquisite in occupazione temporanea per oltre 270.000 mq e sono stati formalizzati oltre il 60% degli accordi per la rimozione delle interferenze – ha aggiunto Autostrade -. Il progetto Gronda è stato avviato agli inizi degli anni 2000 ed è passato attraverso anni di studi e analisi, anche di costi-benefici. Nel 2009 è stato oggetto del primo dibattito pubblico mai tenutosi in Italia, durato oltre 6 mesi e conclusosi con il favore del territorio, che ne attende ora la realizzazione. Il solo progetto esecutivo, di cui si attende la imminente approvazione per poter partire con le attività di predisposizione degli scavi, conta ben 12.000 tavole. A riprova della completezza e concretezza del progetto. Ad oggi Autostrade per l’Italia resta in attesa solo del via libera da parte del MIT – ritenuto dovuto ed imminente – del progetto esecutivo per avviare i lavori di realizzazione”.

MONDO DELLE IMPRESE IN CAMPO PER DIRE SI ALLE GRANDI OPERE

Anche il mondo delle imprese, intanto, è sceso in campo a sostegno delle infrastrutture come riporta sempre La Repubblica. “’Rimettere in discussione Tav e Terzo Valico è un colpo mortale alle possibilità di sviluppo del Nordovest, delle sue imprese, dei suoi occupati, della possibilità di realizzare una migliore coesione sociale’ spiegano in una lettera congiunta i presidente di Assolombarda, Unione industriali di Torino e Confindustria Genova a nome di 545mila imprese. Chiedono alla politica nazionale e locale ‘di smettere veti ideologici buoni forse in campagna elettorale ma dai quali deriva solo un aggravarsi del ritardo e dei costi logistici che frenano le imprese del Nordovest’. A firmare l’appello, ‘un grande appello alla responsabilità sul futuro del nostro Paese’ in queste ore ‘decisive per le scelte del nuovo governo e dei territori’ sono i presidenti di Assolombarda, Carlo Bonomi, dell’Unione industriali di Torino Dario Gallina e di Confindustria Genova, Giovanni Mondini. Tav e Terzo Valico ‘sono fondamentali e interconnesse – scrivono – Il Terzo Valico sull’asse verso il Centro Europa, abbatte il vantaggio finora conseguito dai porti nordeuropei sul primo porto commerciale container d’Italia’”.

Chi sono e cosa faranno i nuovi vertici dei tg Rai

I graffi di Damato

Sarei umanamente e professionalmente grato a Luigi Di Maio, ma anche a Matteo Salvini, se evitassero di applicare alla Rai, dopo le nomine effettuate dal Consiglio di Amministrazione dell’era gialloverde, la stessa denominazione data all’accidentata manovra finanziaria del loro governo.

Non siamo approdati alla Rai “del popolo”, come si è detto appunto della manovra, dalla Rai  “dei partiti”, come l’azienda radiotelevisiva di Stato è stata definita, a torto o ragione, nella lunga stagione della lottizzazione. Così la chiamò all’esordio l’indimenticato e indimenticabile Alberto Ronckey. Che da “ingegnere” -come l’aveva definito con affettuosa ironia sull’Unità Fortebraccio quando ancora Alberto dirigeva La Stampa, lacerandosi ogni notte davanti agli errori che scopriva leggendone le prime copie- ad ogni sfornata di nomine  nel palazzone di viale Mazzini sapeva distinguerne il colore politico: un precursore, nel campo dell’informazione radiotelevisiva, di Massimiliano Cencelli. Il cui “manuale” fu adottato dalle correnti della Dc per distribuirsi le cariche, di partito e di governo e sottogoverno dopo ogni congresso o crisi ministeriale.

Ronckey, in verità, commentava le nomine dall’alto, in editoriali dove non faceva nomi. Ma parlandone con lui, mi resi conto che conosceva quel mondo a menadito.

Se poi Di Maio avrà trovato la disinvoltura di parlare di “Rai del popolo” dopo che avrò finito di scrivere queste righe, me ne farò una ragione. Ma il popolo non c’entra per nulla, è chiaro. Siamo rimasti alla Rai dei partiti, in una versione tuttavia peggiorata rispetto al passato, recente e non. Siamo approdati alla Rai del governo, perché accordo, spartizione e quant’altro sono stati raggiunti fra i soli partiti della maggioranza, almeno a livello dei telegiornali, perché una traccia di opposizione si trova solo alla direzione della radio, dove è stato trasferito Luca Mazzà, il direttore uscente del Tg3, l’ex lontano Telekabul di Alessandro Curzi.

Non si era mai visto, francamente, nulla di simile, forse neppure ai tempi della Rai del pur storico direttore generale Ettore Bernabei, l’uomo di fiducia di Amintore Fanfani. Sotto la cui ferma regìa  il cosiddetto pluralismo nel settore dell’informazione si esauriva nel perimetro della Dc, ma con poche -debbo aggiungere- e fortunate eccezioni professionali a sinistra dello scudo crociato, mai comunque a livello direttivo.

Le forme saranno pure state salvate, con le nomine proposte formalmente al Consiglio dall’amministratore delegato Fabrizio Salini, ma non sono state per niente salvate nelle trattative fra i due soli partiti che si sono arrogati il ruolo di “editori di riferimento” dei telegiornali. Così una volta scappò di dire con onestà a Bruno Vespa parlando del tg 1 che dirigeva e della Dc che ve lo aveva mandato premiandone, per carità, le indubbie doti e competenze professionali. Di cui egli dà ancora prova nel salotto televisivo di Porta a Porta, promosso da Giulio Andreotti a “terza Camera”, dopo quelle decisamente più affollate di Montecitorio e di Palazzo Madama.

Con i tempi che corrono, e con la conoscenza che ho della Rai, non foss’altro per avervi per qualche anno collaborato, apprezzandone il personale molto più di quanto abbia mostrato anche di recente Di Maio parlandone come di una folla di “raccomandati” e “parassiti”, temo di dover rimpiangere la vecchia lottizzazione. Che ha regalato al pubblico, almeno per i miei gusti, e grazie proprio alla presenza dell’opposizione, la terza rete di Angelo Guglielmi.

D’altronde, mi è già accaduto di fronte alle convulsioni del Pd, dove il cosiddetto fuoco amico è superiore spesso a quello del nemico, di rimpiangere il “centralismo democratico” di memoria togliattiana.

Nonostante queste premesse, vorrei fare gli auguri di buon lavoro ai nuovi direttori dei telegiornali della Rai: Giuseppe Carboni al Tg1, Gennaro Sangiuliano al Tg 2, Giuseppina Paterniti al Tg 3 e Alessandro Casarin ai telegiornali regionali.

Pur nominati nel peggiore o più vecchio dei modi, come preferite, essi meritano il credito che impone la loro professione. Sono sicuro che una cartolina di auguri gliel’avrebbe mandata anche il mio vecchio amico e compianto Andrea Barbato.

Il loro successo dipenderà dalla misura in cui sapranno affrancarsi dal bicolore gialloverde che le circostanze, diciamo così, hanno voluto che li selezionasse. Voglio ignorare le diverse tonalità  del gialloverde con cui sono stati descritti nella cronache delle trattative politiche che hanno preceduto la loro nomina per rendere i miei auguri non di circostanza, ma autentici.

 

 

TUTTI I GRAFFI DI DAMATO

Tagli alla difesa e arriva Centrale per opere pubbliche. Ecco il testo della Manovra bollinata

Spese militari ridotte, fondi decurtati alle Regioni che non tagliano i vitalizi, salta il Fondo per le politiche della famiglia e arriva la Centrale per la progettazione delle opere pubbliche. Sono alcune delle norme contenute nella bozza della Manovra, bollinata dalla Ragioneria di Stato, che Policy Maker è in grado di anticipare integralmente

TAGLIO ALLE SPESE MILITARI

“Le spese militari sono ridotte di euro 60 milioni annui a decorrere dall’anno 2019 e di ulteriori euro 531 milioni nel periodo dal 2019 – 2031”. È quanto si legge nell’ultima bozza della manovra, dove poi si specifica che “con apposito decreto, il ministro della Difesa di concerto con il ministro dell’Economia e delle finanze, entro il 30 gennaio 2019, ridetermina i programmi di spesa dei settori interessati e le relative consegne”.

ATTENZIONE ALLE REGIONI

Le Regioni che non provvederanno al taglio dei vitalizi si vedranno decurtati i fondi nella misura dell’80%. Lo stabilisce l’articolo 75 dell’ultima bozza della manovra circolata. Sebbene accanto alla misura ci sia scritto “in attesa di valutazione politica”.

SALTA IL FONDO PER LE POLITICHE DELLA FAMIGLIA

Nell’ultima bozza della Manovra uscita dal vertice di ieri sera a Palazzo Chigi, salta la norma che era contenuta nella versione precedente e che incrementava di 100 milioni di euro a partire dal 2019 il Fondo per le politiche della famiglia.

ARRIVA LA CENTRALE PER LE OPERE PUBBLICHE

Dall’ultima bozza della Manovra arriva all’art. 17 la Centrale per la progettazione delle opere pubbliche, che opererà, in autonomia amministrativa, organizzativa e funzionale, sotto la responsabilità di un Coordinatore che ne dirige l’attività e può stipulare convenzioni. La Centrale, su richiesta delle amministrazioni centrali e degli enti territoriali interessati, si occupa della progettazione di opere pubbliche.

Sono alcune delle norme contenute nell’ultima bozza della Manovra, bollinata dalla Ragioneria di Stato e inviata al Quirinale, che Policy Maker è in grado di anticipare integralmente (qui il testo integrale)

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